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VIDEO 25 MINUTI - De Laurentiis a beIN Sports: "Napoli, si sogna col Real, farei un film su Messi, la verità su Higuain, lo stadio, Milik e Sarri"
06.02.2017 19:44 di Napoli Magazine

NAPOLI - Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista a beIN Sports.

 

 

"E' un po' complicato parlare della mia entrata nel mondo del calcio - ha affermato Aurelio De Laurentiis come evidenziato da "Napoli Magazine" -, perchè tutti quanti sono estremamente tifosi, io lo sono diventato perchè ho capito la filosofia del calcio attraverso la filosofia che conoscevo molto bene ed è quella napoletana, una filosifia di vita tutta particolare. Avevo sempre immaginato di unire i contenuti filmici e dello sport.  La cosa più popolare a livello di sport  per un italiano è il calcio, a livello di cinema è quello americano. Nel lontano 2004 mentre stavo a Los Angeles finendo un film con Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow e Jude Law, ho detto 'ragazzi, abbiamo finito di girare, prendiamoci sane vacanze, ci rivediamo a settembre' e son venuto a Capri, come ogni anno, per me lì è la seconda casa, quella estiva. Aprendo i giornali ho visto una cosa incredibile: il Calcio Napoli non esisteva più. Mi sembrava un incubo, quasi uno scherzo della natura e mi sono informato con i miei avvocati. Senza sapere che mi avrebbero fatto ripartire dalle serie più basse, mettendo 32 milioni cash per avere un pezzo di carta. Mi fu detto che era una città ferita a morte, che lo stadio apparteneva al Comune e che il Comune non faceva un lavoro allo stadio da 30 anni. Mi fu detto che avrei potuto giocare al San Paolo ma avendolo a disposizione solo nel giorno della partita, che non c'erano calciatori perchè il Napoli era fallito. Partimmo dalla serie C1 e così cominciò la mia esperienza incredibile, da Hollywood cominciai ad andare su tutti i campi di Serie C, nei piccoli paesini dove quando io arrivavo, mi volevano ammazzare e io mi dovevo chiudere negli spogliatoi per 4-5 ore, beccavamo gli sputi sulla testa. Poi ritornai ad Hollywood, c'era un film che doveva uscire in tutto il mondo e devo dire che l'amico Galliani del Milan, che io conoscevo perchè ero amico di Berlusconi, mi prestò due calciatori, uno si chiama Abate che gioca ancora nel Milan. Ho giocato contro il Barcellona nel Gamper e ci ho giocato in amichevole in estate a Ginevra. Col Real Madrid non mi è mai capitato di giocare, secondo me nessuna squadra è imbattibile, sono molto le circostanze che determinano il risultato di una partita. Il Napoli è cresciuto moltissimo in questi anni, è l'unica squadra italiana che da sette anni gioca in Europa, la Juventus credo che siano 5 anni che gioca in Europa. Il fatturato che fa il Napoli è forse un quarto di quello del Real Madrid, del Manchester City, del Manchester United, al di là del fatto che poi molto spesso i proprietari di queste squadre hanno delle caratteristiche diverse. I tifosi hanno un loro concetto che appartiene all'antichità, al passato. Cantano "il calcio siamo noi", lo capisco, anche io al posto loro direi così, ma il calcio moderno non si basa più sui 10-15mila frequentatori dello stadio, assidui, che vengono sempre. Tra i 60mila ce ne sono 20mila assidui. Noi abbiamo 4milioni e mezzo di tifosi in Italia e altrettanti nel mondo. Questi non vanno allo stadio. Ormai lo stadio, attraverso la tecnologia, è diventato virtuale. I giovanissimi sono abituati a giocare sul web, non hanno quella capacità di resistenza per un'ora e 45 minuti per vedersi una partita compresi l'intervallo, vogliono le sintesi, vogliono interagire, avere strumenti tecnologici adatti. Il mondo del calcio e dei tifosi è secondo me in grande trasformazione, quindi anche gli stadi di calcio che un tempo venivano concepiti come l'Allianz Arena, come i più bei stadi inglesi ormai non hanno più senso, tra 10 anni avremo stadi da 15-20mila posti. Credo che tutte le squadre debbano temere una squadra rivale, forse il Napoli ha più fame del Real Madrid che ha vinto di tutto e di più e che viene dall'essere il campione della scorsa stagione. Se il Real Madrid dovesse perdere lo scettro, e anche se dovesse battere il Napoli non è detto che possa ripetere l'impresa dello scorso anno, però per il Real perdere non sarebbe un dramma, per il Napoli vincere sarebbe un atto eroico, ci sono certe gare che valgono più di un campionato. Quando il Napoli gioca contro la Juve, nemica atavica, se il Napoli vince andata e ritorno, vale tutta l'annata, se dovssimo passare il turno col Real, varrà tutta l'annata, non è il fatto di dover pretendere di vincere la Champions, ci si proverà ovviamente, i ragazzi saranno carichi di entusasmo, il pubblico ci accompagnerà, mi fa piacere regalare sogni, è nel mio dna di produttore cinematografico. Cristiano Ronaldo ha dimostrato che fuori dal campo riusciva più dell'allenatore stesso a motivare i suoi compagni, quando fuori per un incidente, da bordo campo contnuava a urlare e sbracciarsi per i suoi compagni, è un fuoriclasse, non averlo contro sarebbe il top del top. La Juve l'altr'anno ci ha dato una grande possibilità perchè era partita molto male e noi molto bene, ma penso che noi siamo più forti dello scorso anno, la mancanza di un giocatore come Higuain, ha fatto capire all'allenatore che bisognava tornare a un gioco di squadra per il quale lui è stato sempre un grandissimo creatore, ha fatto di necessità virtù e ha rimesso in pista tutti i calciatori. Se avesse avuto Milik non infortunato, forse avrebbe fatto lo stesso errore di considerarlo l'ideale sostituto di Higuain, mentre abbiamo bisogno di far lavorare la squadra intera, cosa che lui ha fatto intelligentemente. E' inutile parlare della Juve,  è la squadra che fa il fatturato più alto in Italia, si identifica con la volontà di Andrea Agnelli di voler vincere qualcosa a tutti i costi, perchè non è in gioco solo il risultato di una squadra, ma è in gioco anche la carriera all'interno della famiglia, dove i ruoli sono ben definiti o  in via di definizione. Quindi bisognerebbe vedere dopo la partenza di Andrea Agnelli verso nuove esperienze e nuovi lidi cosa accadrà all'interno della Juventus. Higuain ha una famiglia straordinaria divisa in due bilance: una bilancia che è più sentimentale, rappresentata dal papà e da Higuain stesso e una bilancia più commerciale, rappresentata dalla mamma e dal figlio Nicolas. Ci siamo incontrati con Nicolas e il padre all'aeroporto di Venezia dove facemmo il contratto, nell'estate precedente l'ultima stagione che ha giocato con noi e io feci la proposta di un innalzamento dello stipendio già alto per Gonzalo tant'è che di fronte alla mia proposta, il papà e Nicolas si ritenevano sufficientemente soddisfatti. Abbiamo rimandato alle settimane successive la definizione cartacea di questa prosecuzione, alla scadenza del contratto mancavano ancora due anni, c'era questa clausola di rescissione di 95 milioni all'estero, 90 milioni in Italia. Dopodichè le priorità in una giornata di lavoro sono centinaia, quindi a un certo punto a più riprese abbiamo ricontattato il signor  Nicolas che verso il mese di gennaio ha cominciato a dire 'ma tu non hai una squadra forte', ed era l'anno in cui poi Gonzalo ha fatto il suo record di gol. Allora gli rispondevo 'strano, non hai fiducia in tuo fratello se dici che la squadra non è forte',  mi rispondeva 'ma lui non vuol giocare con Tizio' ed il riferimento era ad un giocatore di grande valore, straniero, che sta militando ancora con noi e sta lavorando benissimo. 'Non vuole lavorare con Caio'. Allora ho detto 'scusami, perchè? Credi che il giocatore faccia il risultato?' Tant'è che poi l'anno scorso il Leicester ha battuto squadre con giocatori più importanti di nome. Quindi sembrava quasi che a lui interessasse più avere una squadra di nomi e stars piuttosto che stare in una squadra dove io ho sempre detto 'dobbiamo scoprire nuovi talenti'.  A un certo punto benchè avessi offerto più di quanto ha percepito dalla Juve, stante quello che ho letto dalla stampa, lui è andato alla Juve, probabilmente ha considerato 'sto invecchiando, ho una certa età, voglio giocare in una squadra che mi fa vincere uno scudetto, dove io sarò la primadonna di questo scudetto, forse vincerò anche in Champions'. Io glielo auguro, dopo averlo augurato a me, ovviamente. Io non voglio andare allo stadio perchè  è fatiscente, io ho detto che lo stadio è come una toilette sporchissima, utilizzando un termine molto più volgare e non ci voglio andare perchè non mi appartiene. Quando ho scelto Sarri c'è stata una rivoluzione in città, i tifosi hanno detto 'ma come? Uno che allenava l'Empoli viene ad allenare il Napoli?'. Quando abbiamo fatto non risultato nelle prime tre partite e Sarri mi diceva 'gliel'avevo detto, io le prime 6-7-8 partite le perdo sempre', io gli rispondevo 'Maurizio, ti ho scelto io, bisogna che cambi modulo' e insieme al d.s. siamo andati a convincerlo di utilizzare il 4-3-3. Gli dicevamo che il trequartista come all'Empoli qui non c'era, ma aveva un tridente offensivissimo. Lui si è messo a giocare col 4-3-3  e ha cominciato a vincerle tutte una dopo l'altra. Con Sarri c'è una forte sintonia, la diversità dove sta? Io sono napoletano, lui è nato a Napoli ma si è trasferito subito in Toscana. Io ho fatto molti film coi toscani che sono arguti ma si sentono anche i migliori del mondo, sono anche molto solitari, non vogliono condividere con gli altri la loro nobiltà, forse perchè hanno inventato la lingua italiana e si sentono dei super italiani ad oltranza. Lui è uno stakanovista, grandissimo lavoratore, ma ha in testa solo il calcio, non pensa alla moglie, agli amici, ai figli, pensa solo al calcio, e per lui è una piacevole tortura. Maradona ha un suo problema col Fisco italiano che ancora secondo le mie informazioni non ha messo a posto. Il problema al momento con Maradona è che se faccio un contratto e lo pago, per il Fisco divento anche io perseguibile, divento uno fuori legge. Bisogna che risolva il suo problema con lo Stato Italiano e poi a quel punto, se dirà 'sono libero, troviamo una soluzione per me', a me piacerebbe fare tanti Napoli nel mondo tutti guidati come creatività da un genio come Maradona. Parte in un film? Avevo scelto Higuain ma in un tuffo a Capri si è spaccato uno zigomo e l'ho dovuto sostituire con Reina che è un grande attore. Se dovessi fare un film sul calcio, farei la storia di Messi e prenderei Messi che la racconta come se lui fosse un grande raccontatore di come lui impossibilitato da piccolo è diventato il più grande campione del mondo.  Secondo me la storia di Messi sarebbe di grande interesse, di grande esempio per tutti quanti perchè dal suo impegno, serietà e amore per quello che fa, è nato il suo successo".

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