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L'APPUNTO
INTERVISTA DOPPIA - Posillipo, Paride Saccoia e Luca Marziali a "NM": "Ecco le analogie tra calcio e pallanuoto, la mentalità è la stessa: gli obiettivi"
15.01.2018 10:16 di Napoli Magazine

NAPOLI - Da un lato c’è il calcio, dall’altro il resto del Mondo dello sport. Accade in Italia, dove certo il giuoco della sfera è lo sport nazionale, quello che riempie stadi e paginoni di giornali (a volte pure troppo e pure a caso) e va anche bene così: il cuore, soprattutto a Napoli, batte azzurro, è chiaro. E a palla ferma si fa quasi fatica a superare il week end. Ma il Mondo, l’Italia e Napoli non sono affatto solo gli 11 contro 11: ci sono infatti anche i 7 contro 7, quelli del glorioso Settebello che tanta soddisfazione ha saputo regalare alla bandiera tricolore.  Due tempi da 45’ per il rettangolo verde, 4 da 8’ per la vasca color azzurro: quella dei pallanuotisti, appunto. E proprio Napoli vanta nomi che nei decenni, neppure troppo lontani, han portato la gloria a questo sport e alla città. E a dare tanti figli alla causa, è stato uno dei circoli più importanti di Napoli: il Circolo Nautico Posillipo. Sportivi i calciatori, sportivi chiaramente (se non di più) i pallanuotisti. Si gioca tutti in serie A1 maschile (e Napoli di squadre in A ne ha ben tre). Eppure tra i primi e i secondi, in mezzo ci passa il mare del Golfo blu. E non a giusta causa: sportivi tutti dicevamo ma la differenza sta nella vita di quando si esce da un campo o da una vasca, dove, anche qui la fatica è bella tosta, anche perché “l’uomo non è fatto per stare in acqua”. Nella speranza che qualcosa cambi, a favore di un gran bello sport come la pallanuoto, quella differenza noi l’abbiamo chiesta a due atleti della prima squadra rossoverde: il napoletanissimo capitano Paride Saccoia e il marchigiano Luca Marziali, che tra le fatiche di alternare sport, lavoro e studio, ci hanno parlato anche di qualche limite ma soprattutto di quanto la pallanuoto sia uno sport che insegna non solo a competere per vincere ma anche, e forse soprattutto, a vivere. Ecco l'intervista concessa a "NapoliMagazine.Com".

 

Pallanuotisti del Circolo Nautico Posillipo: come siete arrivati alla massima serie di questo sport?

 

Paride: "Io sono nato praticamente in acqua. A 4 anni facevo nuoto qui al Circolo, a 14 mi sono avvicinato alla pallanuoto, uno sport di squadra. Dopo un paio di anni sono arrivato a fare presenze nel Grande Posillipo. Da due anni sono anche il capitano, con grande orgoglio".

Luca: "Ho iniziato nuotando per problemi di schiena. Poi essendo di Fermo, dove la pallanuoto non ha grande seguito, mi sono spostato e sono andato prima ad Ancona e poi in Liguria. Poi sono stato nell’Acquachiara, contro Paride, cui ho dato parecchi ceffoni. E dopo due anni sono arrivato al Posillipo e da 4 anni vivo qui, a Napoli".

 

Com’è la giornata tipo di un pallanuotista?

 

Paride: "Beh, diciamo che ci alleniamo almeno due ore al mattino e due ore al pomeriggio. Più a volte la palestra. Ci alleniamo molto di più rispetto ad altre categorie di atleti perché, come dico, sempre “l’uomo non è fatto per stare in acqua” e quindi gran parte dell’allenamento serve anche a questo, ad abituare il corpo. Per quanto mi riguarda, mi sono laureato l’anno scorso in economia aziendale. E da quest’anno la mia giornata si divide tra la pratica di commercialista e l’allenamento: diciamo 5 ore a 5".

Luca: "Io mi sto per laureare in ingegneria civile, mi manca l’ultimo esame: mi sveglio-studio-allenamento-pranzo-studio-allenamento".

Paride: "La pallanuoto è uno sport di sacrifici, soprattutto per chi studia e in tutto questo ci vuole anche la vita privata a cui non rinunciamo. Anzi, è fondamentale".

Luca: "Sennò si impazzisce!".

 

Quali sono le differenze umane e tecniche tra chi pratica il calcio e chi la pallanuoto?

 

Paride: "La mentalità sportiva è la stessa, a livello umano non ci sono differenze. Più che altro c’è la differenza economica che comunque ti condiziona. Un calciatore che guadagna tanto si dedica in maniera diversa allo sport, noi ci alleniamo anche di più ma dobbiamo avere uno sguardo al futuro, oltre che al presente. E noi siamo un po’ più “normali”: loro giovanissimi guadagnano tanto e questo cambia le cose".

Luca: "Noi come pallanuotisti abbiamo l’ostacolo economico ma è anche giustificato, vista la differenza di seguito tra i due sport e non perché la pallanuoto non sia un bello sport ma semplicemente è meno comprensibile mentre il calcio lo conoscono e, bene o male, lo capiscono tutti. In fondo, la prima cosa che si fa sin da bambini è dare un calcio ad un pallone… Non trovo però analogie".

Paride: "A noi piace comunque il calcio!".

 

Qual è il clima tra le squadre della pallanuoto?

 

Paride: "Beh, la mentalità sportiva dovrebbe essere uguale per tutti gli sport. Si gioca, vince il migliore e poi si è pronti a confrontarsi".

 

Cosa pensi della possibilità del terzo tempo nel calcio?

 

Luca: "Mah, credo che sia difficile nel calcio, a prescindere dalla categoria: il tifoso va allo stadio per tifare la propria squadra, ma non tutti sono tifosi: alcuni vanno allo stadio solo per fare casino, si sa".

 

Quando uno nasce calciatore sa che sarà quella la sua carriera, che morirà calciatore. Cosa succede invece ad un pallanuotista? Che ruolo assume poi ad un certo punto la pallanuoto nella vita di un atleta che come dicevate anche voi, deve guardare al futuro in modo concreto?

 

Paride: "Io nasco nuotatore e lo sport è la cosa principale a prescindere. Lo sport ti forma, è vita. La pallanuoto è la mia vita. Mi ha dato una buna educazione: lo sport fa parte della mia vita e non potrei immaginare la mia vita senza sport e questo vale per tutti gli atleti".

 

E che ruolo avrà nella vita di un ingegnere civile?

 

Luca: "Sto cercando il filo conduttore tra le due cose ma è dura. Per ora sono ancora uno studente. Quello che è certo è che sinora la pallanuoto mi ha insegnato anche a superare tante difficoltà nella vita, senza la pallanuoto non ce l’avrei fatta, mi ha insegnato a soffrire e combattere soprattutto. E l’aiuto anche di una squadra che ti supporta, ti fa capire anche tante dinamiche nella vita".

 

Voi non solo vi allenate tanto ma dovete anche pensare a realizzarvi nella vita, insomma...

 

Luca: "In realtà, se parliamo di allenamenti ci alleniamo anche troppo! Come si faceva anni fa e poi si è scoperto che fare determinati allenamenti fa anche male… Nel calcio forse, tornando al paragone, c’è più cura dei dettagli o dei ruoli".

Paride: "Credo che oggi la pallanuoto sia arrivata ad un livello basso ed immeritato rispetto al passato. Ma lo sport insegna ad esser umile. Io sono fortunato…  Certo rispetto ad un calciatore magari no, ma ad un ragazzo che va solo all’università sì, certo. Lo ripeto: lo sport insegna tanto. Ci sono cose che non vanno, come ovunque, ma anche tanti aspetti positivi: noi facciamo uno sport che ci forma prima come uomini e poi come atleti. Quando ci sono invece tanti soldi che girano, spesso lo sport, la mentalità sportiva può passare in secondo piano".

 

Qual è per voi l’onere e l’onore del nome “Circolo Nautico Posillipo”?

 

Paride: "Io sono il capitano, per me è un onore, ho 28 anni e sono qui da 24. Ho giocato con grandi campioni e ricevere da loro la possibilità di continuare. Ma si può fare molto di più: noi siamo grati al circolo, ma vorremmo forse vedere più socie e creare una identità napoletana puntando sui giovani e puntando a restare in serie A1. Poi a fine anno ti dirò dove siamo arrivati, spero in alto".

Luca: "Sono affezionato al Posillipo, sto bene qui. La strada è quella di puntare sui giovani: io sono stato in giro negli anni e i giovani servono a questo, a dare continuità al circolo senza fare sforzi economici immensi. Insomma, puntiamo alla crescita dei giovani".

 

Sei tifoso?

 

Paride: "Certo! Del Napoli!".

Luca: "Io della Roma".

 

Vabbè, tu esci allora.

 

 

Nunzia Marciano

 

Napoli Magazine

 

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