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NEWS - Da Napoli una sollecitazione al Parlamento per una proposta di legge per l'affettività nelle carceri
14.06.2019 17:37 di Napoli Magazine

DA NAPOLI UNA SOLLECITAZIONE AL PARLAMENTO PER UNA PROPOSTA DI LEGGE PER L’AFFETTIVITA’ NELLE CARCERI. NEL CONVEGNO PRESENTATO ANCHE IL PROGETTO ARCHITTETONICO DEL NUOVO CARCERE DI NOLA.

 

“Riflettere sullo spazio fisico del carcere, in termini anche di edilizia, può sembrare un discorso che compete soltanto ad ingegneri, architetti o tecnici, in realtà, richiama la riflessione su altri temi sensibili come la vicinanza e la distanza nelle celle, carenze di spazio vitale, vuoto comunicativo e relazionale ed infine mancanza d’igiene, diffusamente da me denunciata nella relazione annuale” cosi Samuele Ciambriello Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Campania, aprendo i lavori del convegno: “Affettività e habitat: un binomio di diritti negato in carcere”, tenutosi ieri, presso l’Università telematica Pegaso al Centro Direzionale di Napoli. Tanti i punti su cui si è focalizzato Samuele Ciambriello, che  ha promosso questa iniziativa:” gli stati generali dell’esecuzione penale avevano due tavoli, sia sullo spazio della pena, che si poneva di individuare interventi architettonici degli Istituti, sia un altro tavolo che si è occupato del mondo degli affetti e della territorializzazione della pena”. Ponendo l’attenzione sull’affettività, Ciambriello dichiara:” Carcere e affettività sembrano due parole inconciliabili, perché se c’è qualcosa che nega la confidenza, la libertà di espressione dei sentimenti, questo è proprio il carcere. La questione poi pone un altro problema etico, è giusto concedere momenti di piacere a chi ha causato dolore ad altri? Nel carcere, in questo luogo senza tempo, vanno declinate l’affettività e la sessualità. Ai detenuti non si può negare il diritto di amare e di essere amati, il nucleo affettivo del reo va posto al centro dell’esecuzione penale, in quanto vera e propria risorsa, utile per mantenere i rapporti familiari ed efficace per evitare la recidiva”

 

Non sono mancati anche interventi e riflessioni comuni da operatori penitenziari, Garanti, politici, docenti universitari. Ha infatti preso parola ritenendosi pienamente d’accordo con Ciambriello anche Liberato Guerriero, PRAP Piemonte. Non sono mancati i ringraziamenti al Garante anche del Direttore Generale presso Università telematica Pegaso, Elio Pariota. “Grazie mille a Samuele Ciambriello per la sua battaglia per la rieducazione dei detenuti, perché solo in questo modo si può migliorare. Perché il carcere deve migliorare la persona e correggere il suo comportamento e non umiliare l’essere umano.” Il magistrato Francesco Cananzi che è intervenuto ha espresso il suo pensiero sulle carceri: “parlare di carcere e di dignità umana oggi sembra discostante ma questo è assurdo. Noi dobbiamo iniziare ad attuare la nostra Costituzione perché come dice Mattarella è la nostra cassetta degli attrezzi, dove poter partire e rintegrare nei migliori dei modi. Noi dobbiamo dare una chance al detenuto. Perché ricordate aveva ragione Kennedy, il degrado che sta dentro le carceri quello che troviamo fuori è anche peggio.” Non è mancata anche la sollecitazione di Luigi Romano, responsabile scientifico dell’osservatorio regionale sulle carceri di incentivare le ristrutturazioni delle carceri, invitando ad utilizzare centri urbani in disuso e riutilizzarli per il bene comune dei detenuti. A conclusione della presentazione non è mancato il toccante intervento della Consigliera della regione Campania Maria Antonietta Ciaramella: “Io che rappresento la politica ho il dovere di interrogarmi. E voi insieme a me. Chi nella vita non ha subito una violenza? Io nella mia vita ho subito una violenza grande, mi è stato tolto un fratello di 16 anni accoltellato per un cellulare. Io mi interrogo perché ho bisogno di capire il perché, il perché della deviazione. Perché se io mi ritengo una persona diversa, devo comportarmi da tale e quindi cercare di aiutare a ritornare sui passi giusti. Altrimenti anch’ io sarei una persona incivile. Noi dobbiamo ricordare a noi stessi e agli altri di quando parliamo di carceri, delle pene da scontare e siamo favorevoli all’ergastolo, dobbiamo ricordare che dietro ad un reato c’è una persona da aiutare. Perché seppur la distruggiamo non portiamo nessuno in vita ma creiamo solo altre vittime.” 

 

A metà mattinata si è discusso tanto sullo spazio della pena, e quindi dell’habitat. Alla presidenza Franco Corleone, garante delle persone private della libertà personale della regione Toscana ha dichiarato:” si dovrebbe creare nel carcere una biblioteca come luogo di funzione pubblica, una mensa come luogo di convivialità” e continua “ vogliamo un luogo in cui ci siano spazi per la sessualità, spazi in cui non ci sia un controllo per poter esercitare un diritto costituzionalmente riconosciuto:” Non sono mancati gli interventi tecnici di Luca Zevi, vice presidente dell’istituto nazionale di Architettura che nel corso del suo intervento ha presentato il progetto architettonico del nuovo carcere di Nola. Hanno preso parola anche Carlo Brunetti, direttore della casa di reclusione di Carinola; Marella Santangelo, professore associato di composizione architettonica e urbana che ha dichiarato “lo spazio deve assolvere ruoli differenti: spazio allo studio, lavoro, sport, privacy estrema, socialità ed affettività, questo rende l’ approccio architettonico rispetto allo spazio una cosa molto complessa, dal momento in cui riflettiamo sullo spazio non possiamo non riflettere sulle caratteristiche intorno”,  Marco Puglia, magistrato di sorveglianza e Monica Latini, assistente sociale U.I.E.P.E. Nel pomeriggio si è approfondito della socialità e dei rapporti all’interno delle carceri ad aprire il dibattito Stefano Anastasia, garante delle persone private della libertà personale della regione Lazio, portavoce garanti territoriali, che ha presentato un ipotesi di proposta di legge da affidare al Parlamento sul affettività in carcere, per ragioni pragmatiche e di diritto . Subito dopo sono intervenuti Grazia Zuffa, presidente dell’associazione” la società della ragione”; Don Franco Esposito, cappellano di Poggioreale; Carlotta Giaquinto, direttore della casa Circondariale di Pozzuoli; Filomena Capasso, magistrato di sorveglianza. Le conclusioni sono state svolte da Lucia Fortini, Assessore alle politiche sociali della Regione Campania.

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