ROMA - Nicola Cosentino non è candidato con il Pdl. Si chiude così l'incredibile vicenda che ha tenuto in scacco il partito di Silvio Berlusconi per quasi una settimana.
Ci sono volute maratone notturne, riunioni-fiume e mediazioni infinite per arrivare al risultato auspicato dal Cavaliere. «Dovevo dare un segnale, non potevo fare altro» è il ragionamento dell'ex premier. Che però non nasconde rabbia e disappunto per le dinamiche che hanno portato all'esclusione di quello che un tempo era un suo fedelissimo.
Compreso il giallo delle carte sparite: l'ex coordinatore campano le porta con sé dopo aver saputo dello stop definitivo (circostanza poi smentita dal Pdl) e costringe così i dirigenti del partito a raccogliere di nuovo le firme di accettazione delle candidature, all'hotel Terminus di Napoli. Gli aspiranti parlamentari si precipitano infatti all'albergo in una vera e propria corsa contro il tempo.
Con l'uscita di scena di Cosentino vengono sconfitti anche coloro che lo avevano sostenuto fino all'ultimo: il coordinatore nazionale Denis Verdini e il commissario campano del Pdl Nitto Francesco Palma. A spuntarla è invece il segretario Angelino Alfano, che chiarisce: «Noi abbiamo scelto di non ricandidare Cosentino e crediamo di avere fatto la scelta giusta. Una scelta fondata sulla inopportunità da noi considerata grave di una sua ricandidatura. Questo non significa che abbiamo abbandonato la nostra fede nel principio di non colpevolezza fino a giudizio definitivo o la nostra idea che lui sia innocente».
Ad Alfano fa eco il governatore della Campania Stefano Caldoro che, sul suo blog, scrive: «Un passo indietro era inevitabile, ma questo non può rappresentare una condanna per Cosentino, che non è il mostro che in questi giorni viene descritto». Palma non nasconde il suo disappunto: «Nicola non ha detto nulla ma era evidentemente dispiaciuto. E' un uomo intelligente, ha compreso la situazione generale del partito e della politica». L'ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, che è ricandidato, parla a sua volta di «esclusione dolorosa».
Il caos nel Pdl è inevitabile. Le liste vengono infatti presentate alla Corte d'Appello in extremis e c'è chi teme un nuovo caso Formigoni a causa di possibili problemi burocratici e procedurali. A tal proposito Palma sottolinea: «La documentazione che ho presentato è quella pervenuta e acquisita a Roma, non è la documentazione raccolta presso l'hotel Terminus di Napoli. Mi sono recato alla Corte d'Appello di Napoli per presentare le liste. Abbiamo dovuto attendere l'arrivo di Paolo Russo da Roma perché vi erano due dichiarazioni di accettazione che mancavano, c'erano quelle di candidabilità e certificati di iscrizione elettorale. Per evitare di tornare per reintegrare la documentazione ho aspettato Paolo Russo. Appena è arrivato ho proceduto al deposito delle liste di Senato e Camera. Da Cosentino ho avuto l'intera documentazione alle 16, quando ero a Caserta».
La vicenda, scatena una valanga di polemiche. Interne e non. Tra gli esclusi dalle candidature per conquistare un posto nel prossimo parlamento c'è il vicecommissario campano del Pdl Mario Landolfi: «Il mio nome non è neppure arrivato al tavolo in cui si decidevano le liste perché penso di essere rimasto vittima di un veto di Palma. E' chiaro che c'è stata una pulizia etnica nei confronti di coloro che provengono da An».
Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani va all'attacco: «Mi preme sottolineare la distanza stellare tra il modo di procedere del Pdl e il nostro. La vicenda Cosentino è tra il grottesco e lo scandaloso».
Il presidente della Camera Gianfranco Fini rincara la dose: «Il caso l'ho posto io nel 2010. Se si vanno a vedere le motivazioni della mia espulsione dal Pdl, c'era anche il fatto di aver messo in discussione che si è innocenti fino al terzo grado di giudizio. Mi chiedo in quale altra democrazia, degna di questo nome, si sarebbe vissuto un simile psicodramma».
Per il leader del movimento arancione, Antonio Ingroia, è arrivato il momento di voltare pagina: «Se persino Berlusconi non è riuscito a tenere duro con un suo amico come Cosentino, significa che siamo al fondo della pagina, che il berlusconismo è finito».
Nichi Vendola, leader di Sel, è durissimo: «C'è profumo di camorra che insegue il centrodestra». E Massimo D'Alema ironizza: «Berlusconi chiede a indagati e imputati di non scendere in campo ma dovrebbe applicare questa regola prima su se stesso». Beppe Grillo, che guida il Movimento a cinque stelle, ci scherza su ma non troppo: «Cosentino che scappa con le liste? Un mito. Siamo al mercato del pesce, si sta sgretolando tutto. Ormai i cittadini hanno capito e a noi, di questo passo, ci toccherà andare a governare». Infine Antonio Di Pietro: «La propaganda attivata dal Pdl sulle liste pulite è nauseante e ridicola».
di Napoli Magazine
22/01/2013 - 12:22
ROMA - Nicola Cosentino non è candidato con il Pdl. Si chiude così l'incredibile vicenda che ha tenuto in scacco il partito di Silvio Berlusconi per quasi una settimana.
Ci sono volute maratone notturne, riunioni-fiume e mediazioni infinite per arrivare al risultato auspicato dal Cavaliere. «Dovevo dare un segnale, non potevo fare altro» è il ragionamento dell'ex premier. Che però non nasconde rabbia e disappunto per le dinamiche che hanno portato all'esclusione di quello che un tempo era un suo fedelissimo.
Compreso il giallo delle carte sparite: l'ex coordinatore campano le porta con sé dopo aver saputo dello stop definitivo (circostanza poi smentita dal Pdl) e costringe così i dirigenti del partito a raccogliere di nuovo le firme di accettazione delle candidature, all'hotel Terminus di Napoli. Gli aspiranti parlamentari si precipitano infatti all'albergo in una vera e propria corsa contro il tempo.
Con l'uscita di scena di Cosentino vengono sconfitti anche coloro che lo avevano sostenuto fino all'ultimo: il coordinatore nazionale Denis Verdini e il commissario campano del Pdl Nitto Francesco Palma. A spuntarla è invece il segretario Angelino Alfano, che chiarisce: «Noi abbiamo scelto di non ricandidare Cosentino e crediamo di avere fatto la scelta giusta. Una scelta fondata sulla inopportunità da noi considerata grave di una sua ricandidatura. Questo non significa che abbiamo abbandonato la nostra fede nel principio di non colpevolezza fino a giudizio definitivo o la nostra idea che lui sia innocente».
Ad Alfano fa eco il governatore della Campania Stefano Caldoro che, sul suo blog, scrive: «Un passo indietro era inevitabile, ma questo non può rappresentare una condanna per Cosentino, che non è il mostro che in questi giorni viene descritto». Palma non nasconde il suo disappunto: «Nicola non ha detto nulla ma era evidentemente dispiaciuto. E' un uomo intelligente, ha compreso la situazione generale del partito e della politica». L'ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, che è ricandidato, parla a sua volta di «esclusione dolorosa».
Il caos nel Pdl è inevitabile. Le liste vengono infatti presentate alla Corte d'Appello in extremis e c'è chi teme un nuovo caso Formigoni a causa di possibili problemi burocratici e procedurali. A tal proposito Palma sottolinea: «La documentazione che ho presentato è quella pervenuta e acquisita a Roma, non è la documentazione raccolta presso l'hotel Terminus di Napoli. Mi sono recato alla Corte d'Appello di Napoli per presentare le liste. Abbiamo dovuto attendere l'arrivo di Paolo Russo da Roma perché vi erano due dichiarazioni di accettazione che mancavano, c'erano quelle di candidabilità e certificati di iscrizione elettorale. Per evitare di tornare per reintegrare la documentazione ho aspettato Paolo Russo. Appena è arrivato ho proceduto al deposito delle liste di Senato e Camera. Da Cosentino ho avuto l'intera documentazione alle 16, quando ero a Caserta».
La vicenda, scatena una valanga di polemiche. Interne e non. Tra gli esclusi dalle candidature per conquistare un posto nel prossimo parlamento c'è il vicecommissario campano del Pdl Mario Landolfi: «Il mio nome non è neppure arrivato al tavolo in cui si decidevano le liste perché penso di essere rimasto vittima di un veto di Palma. E' chiaro che c'è stata una pulizia etnica nei confronti di coloro che provengono da An».
Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani va all'attacco: «Mi preme sottolineare la distanza stellare tra il modo di procedere del Pdl e il nostro. La vicenda Cosentino è tra il grottesco e lo scandaloso».
Il presidente della Camera Gianfranco Fini rincara la dose: «Il caso l'ho posto io nel 2010. Se si vanno a vedere le motivazioni della mia espulsione dal Pdl, c'era anche il fatto di aver messo in discussione che si è innocenti fino al terzo grado di giudizio. Mi chiedo in quale altra democrazia, degna di questo nome, si sarebbe vissuto un simile psicodramma».
Per il leader del movimento arancione, Antonio Ingroia, è arrivato il momento di voltare pagina: «Se persino Berlusconi non è riuscito a tenere duro con un suo amico come Cosentino, significa che siamo al fondo della pagina, che il berlusconismo è finito».
Nichi Vendola, leader di Sel, è durissimo: «C'è profumo di camorra che insegue il centrodestra». E Massimo D'Alema ironizza: «Berlusconi chiede a indagati e imputati di non scendere in campo ma dovrebbe applicare questa regola prima su se stesso». Beppe Grillo, che guida il Movimento a cinque stelle, ci scherza su ma non troppo: «Cosentino che scappa con le liste? Un mito. Siamo al mercato del pesce, si sta sgretolando tutto. Ormai i cittadini hanno capito e a noi, di questo passo, ci toccherà andare a governare». Infine Antonio Di Pietro: «La propaganda attivata dal Pdl sulle liste pulite è nauseante e ridicola».