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BRENTFORD - Kayode: "Alla Fiorentina sono stato da Dio, Aquilani grande mister, Italiano? Gli devo tanto"
07.05.2026 22:26 di Napoli Magazine
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Michael Kayode, terzino del Brentford, ha rilasciato un'intervista a Chiamarsibomber: "Fiorentina? Sono stato da Dio e Aquilani è un grande mister tatticamente e umanamente. Mi ha aiutato a crescere sotto tantissimi aspetti. Con lui ho vinto Coppa Italia e Supercoppa Italiana Primavera. Mi ha dato davvero tanto… Italiano? Mi chiamò in prima squadra durante il Mondiale visto che mancavano tanti giocatori e prima di esordire ho fatto 12 panchine. È un allenatore con grandissimi valori: ha una mentalità incredibile, ti vuole sempre sul pezzo e non accetta che sbagli. Avere un allenatore così a 18 anni fa tanto. Poi un giorno mi schierò titolare contro il Genoa e io pensai ‘ma come è possibile?!’. Non me lo aspettavo proprio. Gli devo tanto. Mi ha aiutato tenendomi sempre sul pezzo, non voleva che mi accontentassi e che avessi sempre la fame di migliorarmi. Per un giovane è fondamentale, perché tanti dopo una partita in Serie A credono di essere arrivati". 

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BRENTFORD - Kayode: "Alla Fiorentina sono stato da Dio, Aquilani grande mister, Italiano? Gli devo tanto"

di Napoli Magazine

07/05/2026 - 22:26

Michael Kayode, terzino del Brentford, ha rilasciato un'intervista a Chiamarsibomber: "Fiorentina? Sono stato da Dio e Aquilani è un grande mister tatticamente e umanamente. Mi ha aiutato a crescere sotto tantissimi aspetti. Con lui ho vinto Coppa Italia e Supercoppa Italiana Primavera. Mi ha dato davvero tanto… Italiano? Mi chiamò in prima squadra durante il Mondiale visto che mancavano tanti giocatori e prima di esordire ho fatto 12 panchine. È un allenatore con grandissimi valori: ha una mentalità incredibile, ti vuole sempre sul pezzo e non accetta che sbagli. Avere un allenatore così a 18 anni fa tanto. Poi un giorno mi schierò titolare contro il Genoa e io pensai ‘ma come è possibile?!’. Non me lo aspettavo proprio. Gli devo tanto. Mi ha aiutato tenendomi sempre sul pezzo, non voleva che mi accontentassi e che avessi sempre la fame di migliorarmi. Per un giovane è fondamentale, perché tanti dopo una partita in Serie A credono di essere arrivati".