Che bella freccia all’arco di Gasp. Uno di quegli elementi che possono colpire al cuore gli avversari e sprizzano di veleno giocate non banali. Estro, rapidità. Iago Falque ha iniziato a esercitarsi nel giardino della sua infanzia, quando passava ore a giocare a calcio e si sbucciava le ginocchia sul cemento. Quante finte per sgusciare via, quanti calci per segargli le gambe. Tutto fa. “I primi ricordi con il pallone? Su un campetto con la superficie dura come pietra. In un camping a mezzora da casa che in estate frequentavo con gli amici. Quando cadevi, erano guai”. Il gusto per i numeri si è affinato con l’età, non è scomparso il divertimento. E’ cambiato però come il contorno. “Il calcio è diventato una professione, con il peso delle responsabilità, delle pressioni, dei risultati. Ma sono fortunato a fare il lavoro che mi piace”.
Sono parecchie, a dirla tutta, le cose che gli piacciono. “Scoprire la città dove vivo, passeggiare con la fidanzata, svagarmi con un film al cinema, portare il cane a spasso, conoscere nuove località nei giorni liberi”. L’impatto con il club più antico d’Italia, com’è stato? “Ho trovato un ambiente ottimo a livello di gruppo. Tanti giovani con cui ho legato e con una grande voglia di fare. Al Ferraris non avevo mai giocato, troppo giovane in precedenza. Mi ha colpito lo stadio, lì si respira un’atmosfera argentina. E poi quella gradinata (dice così, non curva) là in fondo. Beh, è impressionante e lascia il segno”.
Gli piace come gioca il Genoa. “La nostra mentalità è di cercare il risultato attraverso il gioco. Sotto il profilo della preparazione si lavora tanto in settimana, anche sotto l’aspetto fisico. E’ un bene perché serve a farsi trovare pronti quando conta. Dopo Napoli e Fiorentina siamo concentrati sulla Lazio. E’ una squadra di valore, con giocatori come Candreva. Lo conosco, non bene, da quando giocavo nella Primavera della Juve e lui in prima squadra. Ho visto che ha segnato domenica. Spero non faccia brutti scherzi la prossima”.
di Napoli Magazine
17/09/2014 - 21:36
Che bella freccia all’arco di Gasp. Uno di quegli elementi che possono colpire al cuore gli avversari e sprizzano di veleno giocate non banali. Estro, rapidità. Iago Falque ha iniziato a esercitarsi nel giardino della sua infanzia, quando passava ore a giocare a calcio e si sbucciava le ginocchia sul cemento. Quante finte per sgusciare via, quanti calci per segargli le gambe. Tutto fa. “I primi ricordi con il pallone? Su un campetto con la superficie dura come pietra. In un camping a mezzora da casa che in estate frequentavo con gli amici. Quando cadevi, erano guai”. Il gusto per i numeri si è affinato con l’età, non è scomparso il divertimento. E’ cambiato però come il contorno. “Il calcio è diventato una professione, con il peso delle responsabilità, delle pressioni, dei risultati. Ma sono fortunato a fare il lavoro che mi piace”.
Sono parecchie, a dirla tutta, le cose che gli piacciono. “Scoprire la città dove vivo, passeggiare con la fidanzata, svagarmi con un film al cinema, portare il cane a spasso, conoscere nuove località nei giorni liberi”. L’impatto con il club più antico d’Italia, com’è stato? “Ho trovato un ambiente ottimo a livello di gruppo. Tanti giovani con cui ho legato e con una grande voglia di fare. Al Ferraris non avevo mai giocato, troppo giovane in precedenza. Mi ha colpito lo stadio, lì si respira un’atmosfera argentina. E poi quella gradinata (dice così, non curva) là in fondo. Beh, è impressionante e lascia il segno”.
Gli piace come gioca il Genoa. “La nostra mentalità è di cercare il risultato attraverso il gioco. Sotto il profilo della preparazione si lavora tanto in settimana, anche sotto l’aspetto fisico. E’ un bene perché serve a farsi trovare pronti quando conta. Dopo Napoli e Fiorentina siamo concentrati sulla Lazio. E’ una squadra di valore, con giocatori come Candreva. Lo conosco, non bene, da quando giocavo nella Primavera della Juve e lui in prima squadra. Ho visto che ha segnato domenica. Spero non faccia brutti scherzi la prossima”.