Nicolò Fagioli, centrocampista della Fiorentina e della Nazionale, si è raccontato a Sportweek. Ecco le sue parole in merito alla squalifica ai tempi in bianconero, allo stop e al prosieguo della sua carriera: “È stato strano perché io già sei mesi prima sapevo che sarei stato squalificato e, nonostante ciò, ho continuato a giocare”, ha dichiarato. “Sono grato alla Juve e ad Allegri, che erano a conoscenza della situazione e mi sono stati vicini. Prima di ogni partita il mister mi chiedeva: ‘Te la senti?’. E io rispondevo sempre: ‘Sì, voglio giocare’. Dei sette mesi in cui sono rimasto fermo, il primo è stato davvero difficile perché non ero abituato a stare lontano dal campo. Nei successivi sei, invece, sono stato bene, almeno all’inizio”. “Il problema di noi calciatori è che abbiamo tanto tempo libero e la noia prende il sopravvento, facendoti sbandare". Oggi la situazione è diversa: "Resto molto più tempo al campo. Arrivo alle otto-otto e mezza e torno a casa verso le tre e mezza-quattro. Prima restavo al centro sportivo tre o quattro ore in meno. A casa sto con la mia ragazza, il cane, i miei quando vengono a trovarmi. In estate gioco a tennis o a padel perché amo fare sport. Cose banali, ma che mi divertono”. Sul libro in suo aiuto: "La biografia di Djokovic, che considero un campione leggendario non solo nel tennis, ma nello sport in generale. C’era questa parola, 'inat', che riassume la voglia di combattere e non mollare mai che caratterizza il popolo serbo. Mi ha molto colpito e, sì, mi ha ispirato". Sul rapporto con Paolo Vanoli, tecnico della Viola: "Quando è arrivato, un anno fa, mi ha subito parlato in faccia. 'Tutti dicono che sei un fuoriclasse, un fenomeno, ma poi, stringi stringi, cosa hai fatto di così importante per essere descritto in questo modo?'. Quelle parole mi hanno smosso qualcosa dentro. Il primo mese non ho giocato tanto. Mi sono messo sotto, ho lavorato e mi sono conquistato il posto. L’obiettivo, ovviamente, è quello di non perderlo più".
di Napoli Magazine
10/10/2026 - 10:48
Nicolò Fagioli, centrocampista della Fiorentina e della Nazionale, si è raccontato a Sportweek. Ecco le sue parole in merito alla squalifica ai tempi in bianconero, allo stop e al prosieguo della sua carriera: “È stato strano perché io già sei mesi prima sapevo che sarei stato squalificato e, nonostante ciò, ho continuato a giocare”, ha dichiarato. “Sono grato alla Juve e ad Allegri, che erano a conoscenza della situazione e mi sono stati vicini. Prima di ogni partita il mister mi chiedeva: ‘Te la senti?’. E io rispondevo sempre: ‘Sì, voglio giocare’. Dei sette mesi in cui sono rimasto fermo, il primo è stato davvero difficile perché non ero abituato a stare lontano dal campo. Nei successivi sei, invece, sono stato bene, almeno all’inizio”. “Il problema di noi calciatori è che abbiamo tanto tempo libero e la noia prende il sopravvento, facendoti sbandare". Oggi la situazione è diversa: "Resto molto più tempo al campo. Arrivo alle otto-otto e mezza e torno a casa verso le tre e mezza-quattro. Prima restavo al centro sportivo tre o quattro ore in meno. A casa sto con la mia ragazza, il cane, i miei quando vengono a trovarmi. In estate gioco a tennis o a padel perché amo fare sport. Cose banali, ma che mi divertono”. Sul libro in suo aiuto: "La biografia di Djokovic, che considero un campione leggendario non solo nel tennis, ma nello sport in generale. C’era questa parola, 'inat', che riassume la voglia di combattere e non mollare mai che caratterizza il popolo serbo. Mi ha molto colpito e, sì, mi ha ispirato". Sul rapporto con Paolo Vanoli, tecnico della Viola: "Quando è arrivato, un anno fa, mi ha subito parlato in faccia. 'Tutti dicono che sei un fuoriclasse, un fenomeno, ma poi, stringi stringi, cosa hai fatto di così importante per essere descritto in questo modo?'. Quelle parole mi hanno smosso qualcosa dentro. Il primo mese non ho giocato tanto. Mi sono messo sotto, ho lavorato e mi sono conquistato il posto. L’obiettivo, ovviamente, è quello di non perderlo più".