Durante l'evento organizzato in occasione della finale di Coppa Italia U20, è intervenuto il direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici. Tra i temi toccati, Paratici si è soffermato molto sui settori giovani in Italia e le misure da adottare per migliorarli. "Cosa si può fare per colmare il gap tra Primavera e prima squadra? In termini di responsabilità mi sento arrabbiato con me stesso, dovremmo essere più responsabili con noi stessi: probabilmente come Federazione non facciamo abbastanza, altrimenti non avremmo così pochi calciatori in Premier League, che oggi è l’NBA del calcio".
Paratici ha poii proseguito: "Sono italiano e quindi mi sento responsabile per quello che non facciamo. Non vorrei solo che non si parlasse solo di Under 23, che è solo l’ultimo anello dei settori giovanili, è un post-formazione che c’è in tutti i settori italiani. La soluzione ai mali parte dai primi calci, da quelle persone nei club che ne fanno una vocazione. Dobbiamo ragionare su una scala più ampia, quella di selezione, formazione e delle infrastrutture".
Il direttore sportivo della Viola ha proseguito il suo discorso così: "Le valutazioni dei giocatori sono frettolose, sia in termini positivi sia negativi: non sento mai nessuno parlare di aspetto cognitivo o caratteriale. Parliamo solo di talento del numero 10 che ci manca, siamo molto superficiali e questo ci porta a non essere profondi nelle analisi. Siamo arrivati a un punto dove il calcio italiano va in estinzione se va avanti cosi. I nostri calciatori alla base non sono inferiori rispetto a quelli degli altri paesi. Siamo nati con questo DNA e avremo sempre questi giocatori, dipende come li formiamo e li alleniamo".
Paratici ha poi proseguito: "Per alzare la competitività dei nostri calciatori dobbiamo mettere insieme più calciatori possibili nello stesso gruppo. Se togliessimo qualche giocatore da ogni club per farli allenare a Coverciano in settimana e li “restituissimo” al club succederebbe una rivoluzione. Ci sono giocatori che hanno 100 partite in Primavera, non credo che serva: se non si hanno le seconde squadre, piuttosto troviamo un percorso alternativo ai nostri giocatori. È inutile far continuare a giocare i ventenni in Primavera".
Paratici ha poi voluto toccare il tema delle strutture e degli impainti sportivi delle società: "Il 33% è selezione, l’altro 33% selezione e l’ultimo è dato dalle infrastrutture. Le infrastrutture di oggi sono migliori rispetto a diversi anni fa. Il problema è come noi insegniamo ai calciatori, come li facciamo allenare e giocare. Le nostre grandissime qualità non sono complete, credo che questo sia il punto: abbiamo più campi di vent’anni fa e creiamo meno giocatori, perciò il problema non possono essere solo le infrastrutture".
di Napoli Magazine
29/04/2026 - 20:26
Durante l'evento organizzato in occasione della finale di Coppa Italia U20, è intervenuto il direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici. Tra i temi toccati, Paratici si è soffermato molto sui settori giovani in Italia e le misure da adottare per migliorarli. "Cosa si può fare per colmare il gap tra Primavera e prima squadra? In termini di responsabilità mi sento arrabbiato con me stesso, dovremmo essere più responsabili con noi stessi: probabilmente come Federazione non facciamo abbastanza, altrimenti non avremmo così pochi calciatori in Premier League, che oggi è l’NBA del calcio".
Paratici ha poii proseguito: "Sono italiano e quindi mi sento responsabile per quello che non facciamo. Non vorrei solo che non si parlasse solo di Under 23, che è solo l’ultimo anello dei settori giovanili, è un post-formazione che c’è in tutti i settori italiani. La soluzione ai mali parte dai primi calci, da quelle persone nei club che ne fanno una vocazione. Dobbiamo ragionare su una scala più ampia, quella di selezione, formazione e delle infrastrutture".
Il direttore sportivo della Viola ha proseguito il suo discorso così: "Le valutazioni dei giocatori sono frettolose, sia in termini positivi sia negativi: non sento mai nessuno parlare di aspetto cognitivo o caratteriale. Parliamo solo di talento del numero 10 che ci manca, siamo molto superficiali e questo ci porta a non essere profondi nelle analisi. Siamo arrivati a un punto dove il calcio italiano va in estinzione se va avanti cosi. I nostri calciatori alla base non sono inferiori rispetto a quelli degli altri paesi. Siamo nati con questo DNA e avremo sempre questi giocatori, dipende come li formiamo e li alleniamo".
Paratici ha poi proseguito: "Per alzare la competitività dei nostri calciatori dobbiamo mettere insieme più calciatori possibili nello stesso gruppo. Se togliessimo qualche giocatore da ogni club per farli allenare a Coverciano in settimana e li “restituissimo” al club succederebbe una rivoluzione. Ci sono giocatori che hanno 100 partite in Primavera, non credo che serva: se non si hanno le seconde squadre, piuttosto troviamo un percorso alternativo ai nostri giocatori. È inutile far continuare a giocare i ventenni in Primavera".
Paratici ha poi voluto toccare il tema delle strutture e degli impainti sportivi delle società: "Il 33% è selezione, l’altro 33% selezione e l’ultimo è dato dalle infrastrutture. Le infrastrutture di oggi sono migliori rispetto a diversi anni fa. Il problema è come noi insegniamo ai calciatori, come li facciamo allenare e giocare. Le nostre grandissime qualità non sono complete, credo che questo sia il punto: abbiamo più campi di vent’anni fa e creiamo meno giocatori, perciò il problema non possono essere solo le infrastrutture".