La giornata dedicata alla “European Golden Boy Top 100”, svolta a Solomeo, si apre con l'intervento di diverse conoscenze del mondo del calcio. Tra i protagonisti, presente anche il d.s della Fiorentina Fabio Paratici che in apertura ha ricordato l’ex Presidente della Fiorentina, Rocco Commisso: “Il mio racconto è solo parziale perché l'ho conosciuto poco. Lo vivo tutti i giorni tramite la famiglia e le persone che lavorano con me: traspare il fatto che abbia trasmesso il senso di famiglia, dove tutti fossero trattati allo stesso modo”.
Il dirigente ha poi continuato ricordando l’importante eredità lasciata da Commisso: “Il colpo di mercato migliore di Commisso è stato costruire il centro sportivo perché resterà per sempre. Il Viola Park è forse migliore di quelli della Premier League, con il vantaggio di essere in Italia. È stato visionario anche in questo senso. Quando parlo con la famiglia c'è sempre il pensiero delle giovanili”.
“Bisogna dividere due aspetti: il livello del campionato e dei calciatori. Il primo è sceso in questi anni perché i migliori calciatori mondiali vanno di solito in Premier League e anche i migliori del campionato italiano vanno in Inghilterra”, ha dichiarato Paratici parlando del livello del calcio italiano. “Questo crea la necessità di avere sempre nuovi giocatori: il campionato italiano è diventato di passaggio. Per quanto riguarda i giocatori italiani, io penso siano molto bravi. In Premier League c’è Calafiori che ha vinto il campionato, Donnarumma che è uno dei migliori portieri. Il campionato italiano non è più la piattaforma migliore per formare calciatori di livello”, ha aggiunto.
“Ci sono molti club italiani che sono bravi. Il campionato italiano viene depauperato dalla Premier League ma ci sono alcune squadre che ogni anno trovano i giocatori. Si sono adattati e adeguati e noi italiani in questo siamo bravi. Siamo meno bravi nella programmazione”, ha detto Paratici continuando il paragone tra Italia e Inghilterra. “Le squadre della Premier sono sicuramente sono superpotenze del calcio, con un miliardo di fatturato. Le nostre big hanno 500 milioni di fatturato: sono sufficienti per creare delle rose molto competitive, un esempio è l'Inter. Ha portato due volte in tre anni la squadra in finale e so quanto è difficile arrivarci. Intanto bisogna usare il budget bene. Se formi i giocatori nel settore giovanile all'inizio li paghi meno. Ci sono mille modi per fare calcio ma ne devi avere uno e perseguirlo. Piano piano il risultato arriva”.
Il ds viola ha poi spiegato come poter migliorare e in particolare quali sono gli aspetti da prendere come riferimento dalla Premier League: “C'è sempre una via d'uscita e sono ottimista perché abbiamo un prodotto. Se non riusciamo a valorizzarlo è un problema nostro. Partiamo dal prodotto. Noi partiamo da un buon prodotto di base ed è una nostra responsabilità come dirigenti cercare di fare meglio. La Premier League ha creato un prodotto incredibile. La cosa che mi ha impressionato sono i criteri d'ingresso. C'è un punto fermo all'ingresso e serve quindi gente molto preparata che ha già lavorato a certi livelli. Ci sono i migliori che vengono anche da altre esperienze proprio perché c'è un criterio d'ingresso molto ristretto”.
Altro tema molto discusso negli ultimi mesi è anche il prossimo Mondiale e l'assenza dell'Italia. “La mancata qualificazione della Nazionale credo che sia un mistero: è un dramma. Le squadre che escono dalle coppe sono un termometro ma non sufficiente per dire che il calcio italiano è in crisi. La nazionale invece esprime il valore di un movimento ed è una responsabilità che dobbiamo prenderci”, ha commentato Paratici.
Il focus si sposta poi sui metodi di allenamento: “Non parliamo mai in Italia di metodologia di allenamento: ci alleniamo in maniera arcaica. Prendiamo spunto copiando senza capire cosa e cancelliamo ciò che di buono abbiamo. In Inghilterra non ci sono classifiche fino a quattordici anni, perché l'allenatore non lavora per il risultato ma per far migliorare il ragazzino. La competitività c'è naturalmente, non c'è bisogno di mettere la classifica. Poi ogni ragazzo ha una sua maturità. Ci sono dei ragazzi che giocano fino a cento partite nei campionati Primavera, non serve a niente. Su questi aspetti non facciamo sistema”.
Paratici si è espresso anche sugli algoritmi spiegando la sua posizione: “C'è un metodo di selezione, ogni club ne ha uno. Arrivi da calciatori da tutto il mondo a dieci giocatori per ruolo. Anche io ho studiato gli sviluppi della tecnologia. Ti danno una mano, però poi rimane il fatto che non ci sarà mai nessun algoritmo che ti può dire la personalità o il coraggio di una persona. Rimane l'istinto e la sensibilità della persona che sceglie”.
Poi un tuffo nel passato ricordando gli anni passati in bianconero: “La riunione tipica era tutto il giorno. C'erano litigi che poi si smaltivano in mesi. Avere avuto persone di diversi Paesi e culture calcistiche ci ha migliorato. Grazie a loro siamo migliorati e ci hanno aperto la testa. Per noi la Juve è stata una grandissima scuola. Agnelli è stato un visionario secondo tutti i punti di vista. Ci ha spinto a migliorarci. Anche Marotta è stato un grande insegnante. Tutto il gruppo aveva una grandissima voglia di imparare, studiare e migliorare”.
“Chi fa calcio a un certo livello lo vedi, non so come spiegarlo. Si capisce se uno ha il sacro fuoco dentro o è sazio. Non so come si vede ma si sente. Il giocatore non devi vederlo ma sentirlo, quello che ti fa percepire è importante. E poi è importante conoscerlo, andarci a cena. Si capiscono tanti aspetti che ti portano a essere convinto o meno. Tutti noi dirigenti viviamo con il terrore della scelta e quindi ogni dettaglio ti aiuta a convincerti della scelta”, ha concluso Paratici.
di Napoli Magazine
20/05/2026 - 20:14
La giornata dedicata alla “European Golden Boy Top 100”, svolta a Solomeo, si apre con l'intervento di diverse conoscenze del mondo del calcio. Tra i protagonisti, presente anche il d.s della Fiorentina Fabio Paratici che in apertura ha ricordato l’ex Presidente della Fiorentina, Rocco Commisso: “Il mio racconto è solo parziale perché l'ho conosciuto poco. Lo vivo tutti i giorni tramite la famiglia e le persone che lavorano con me: traspare il fatto che abbia trasmesso il senso di famiglia, dove tutti fossero trattati allo stesso modo”.
Il dirigente ha poi continuato ricordando l’importante eredità lasciata da Commisso: “Il colpo di mercato migliore di Commisso è stato costruire il centro sportivo perché resterà per sempre. Il Viola Park è forse migliore di quelli della Premier League, con il vantaggio di essere in Italia. È stato visionario anche in questo senso. Quando parlo con la famiglia c'è sempre il pensiero delle giovanili”.
“Bisogna dividere due aspetti: il livello del campionato e dei calciatori. Il primo è sceso in questi anni perché i migliori calciatori mondiali vanno di solito in Premier League e anche i migliori del campionato italiano vanno in Inghilterra”, ha dichiarato Paratici parlando del livello del calcio italiano. “Questo crea la necessità di avere sempre nuovi giocatori: il campionato italiano è diventato di passaggio. Per quanto riguarda i giocatori italiani, io penso siano molto bravi. In Premier League c’è Calafiori che ha vinto il campionato, Donnarumma che è uno dei migliori portieri. Il campionato italiano non è più la piattaforma migliore per formare calciatori di livello”, ha aggiunto.
“Ci sono molti club italiani che sono bravi. Il campionato italiano viene depauperato dalla Premier League ma ci sono alcune squadre che ogni anno trovano i giocatori. Si sono adattati e adeguati e noi italiani in questo siamo bravi. Siamo meno bravi nella programmazione”, ha detto Paratici continuando il paragone tra Italia e Inghilterra. “Le squadre della Premier sono sicuramente sono superpotenze del calcio, con un miliardo di fatturato. Le nostre big hanno 500 milioni di fatturato: sono sufficienti per creare delle rose molto competitive, un esempio è l'Inter. Ha portato due volte in tre anni la squadra in finale e so quanto è difficile arrivarci. Intanto bisogna usare il budget bene. Se formi i giocatori nel settore giovanile all'inizio li paghi meno. Ci sono mille modi per fare calcio ma ne devi avere uno e perseguirlo. Piano piano il risultato arriva”.
Il ds viola ha poi spiegato come poter migliorare e in particolare quali sono gli aspetti da prendere come riferimento dalla Premier League: “C'è sempre una via d'uscita e sono ottimista perché abbiamo un prodotto. Se non riusciamo a valorizzarlo è un problema nostro. Partiamo dal prodotto. Noi partiamo da un buon prodotto di base ed è una nostra responsabilità come dirigenti cercare di fare meglio. La Premier League ha creato un prodotto incredibile. La cosa che mi ha impressionato sono i criteri d'ingresso. C'è un punto fermo all'ingresso e serve quindi gente molto preparata che ha già lavorato a certi livelli. Ci sono i migliori che vengono anche da altre esperienze proprio perché c'è un criterio d'ingresso molto ristretto”.
Altro tema molto discusso negli ultimi mesi è anche il prossimo Mondiale e l'assenza dell'Italia. “La mancata qualificazione della Nazionale credo che sia un mistero: è un dramma. Le squadre che escono dalle coppe sono un termometro ma non sufficiente per dire che il calcio italiano è in crisi. La nazionale invece esprime il valore di un movimento ed è una responsabilità che dobbiamo prenderci”, ha commentato Paratici.
Il focus si sposta poi sui metodi di allenamento: “Non parliamo mai in Italia di metodologia di allenamento: ci alleniamo in maniera arcaica. Prendiamo spunto copiando senza capire cosa e cancelliamo ciò che di buono abbiamo. In Inghilterra non ci sono classifiche fino a quattordici anni, perché l'allenatore non lavora per il risultato ma per far migliorare il ragazzino. La competitività c'è naturalmente, non c'è bisogno di mettere la classifica. Poi ogni ragazzo ha una sua maturità. Ci sono dei ragazzi che giocano fino a cento partite nei campionati Primavera, non serve a niente. Su questi aspetti non facciamo sistema”.
Paratici si è espresso anche sugli algoritmi spiegando la sua posizione: “C'è un metodo di selezione, ogni club ne ha uno. Arrivi da calciatori da tutto il mondo a dieci giocatori per ruolo. Anche io ho studiato gli sviluppi della tecnologia. Ti danno una mano, però poi rimane il fatto che non ci sarà mai nessun algoritmo che ti può dire la personalità o il coraggio di una persona. Rimane l'istinto e la sensibilità della persona che sceglie”.
Poi un tuffo nel passato ricordando gli anni passati in bianconero: “La riunione tipica era tutto il giorno. C'erano litigi che poi si smaltivano in mesi. Avere avuto persone di diversi Paesi e culture calcistiche ci ha migliorato. Grazie a loro siamo migliorati e ci hanno aperto la testa. Per noi la Juve è stata una grandissima scuola. Agnelli è stato un visionario secondo tutti i punti di vista. Ci ha spinto a migliorarci. Anche Marotta è stato un grande insegnante. Tutto il gruppo aveva una grandissima voglia di imparare, studiare e migliorare”.
“Chi fa calcio a un certo livello lo vedi, non so come spiegarlo. Si capisce se uno ha il sacro fuoco dentro o è sazio. Non so come si vede ma si sente. Il giocatore non devi vederlo ma sentirlo, quello che ti fa percepire è importante. E poi è importante conoscerlo, andarci a cena. Si capiscono tanti aspetti che ti portano a essere convinto o meno. Tutti noi dirigenti viviamo con il terrore della scelta e quindi ogni dettaglio ti aiuta a convincerti della scelta”, ha concluso Paratici.