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GOLDEN FOOT - Nuno Gomes su Terim: "Fu lui a portarmi alla Fiorentina"
07.10.2022 13:48 di Napoli Magazine
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Nell’estate del 2000 Fatih Terim, carismatico allenatore turco del Galatasaray, approda sulla panchina della Fiorentina, prendendo il posto del grande Giovanni Trapattoni. La società toscana, durante quella sessione estiva di calciomercato perde anche Gabriel Batistuta che si trasferisce alla Roma. Il nuovo corso viola ha dunque bisogno di forze fresche e l’imperatore turco chiama personalmente Nuno Gomes, attaccante portoghese in forza al Benfica. Tra i due nasce fin da subito un bellissimo feeling sia in campo che soprattutto fuori. Purtroppo il passaggio di Terim a Firenze durerà fin troppo poco, ma sarà sufficiente per lasciare un segno tangibile della sua presenza. I microfoni del Golden Foot hanno avuto l’onore di ospitare proprio Nuno Gomes che ci ha parlato del suo rapporto con il tecnico turco, intervallato da un aneddoto molto interessante e curioso che riguarda il numero di maglia del bomber portoghese.
 

 


Il tuo approdo alla Fiorentina, nella stagione 2000-2001, è avvenuto grazie anche alla presenza sulla panchina toscana di Fatih Terim. Come si svolse effettivamente la vicenda?


“In quel periodo avevo appena terminato gli Europei del 2000 con il Portogallo. Mi trovavo in vacanza quando dalla Fiorentina mi chiamarono l’amministratore delegato e successivamente Giancarlo Antognoni che lavorava per i viola. Dopo un paio di giorni ho ricevuto una telefonata anche da Fatih Terim. Il tecnico turco mi spiegò il progetto e mi disse che mi voleva molto, perché, per il suo modo di giocare, mi vedeva bene all’interno della squadra. Quella fu una chiacchierata normale tra allenatore e giocatore ed accettai di andare a Firenze. Quando arrivai in ritiro era già agosto, perché chiaramente essendo arrivato in semifinale con il Portogallo avevo usufruito più tardi delle vacanze. Ho conosciuto bene fin da subito il mister perchè siamo rimasti nello stesso albergo per due-tre settimane, prima che trovassi casa per vivere a Firenze. Ho capito subito che tipo di persona fosse ed anche i tifosi si sono subito innamorati del suo modo di lavorare, di gestire la rosa e di trasmettere le proprie idee. Purtroppo Terim è rimasto poco tempo con noi, però ha lasciato il segno sulle nostre teste e su tutti quelli che hanno lavorato con lui. Era uno di noi e ci difendeva fino alla fine contro tutti e tutto”.

 


Dal punto di vista tattico e per quello che riguarda la sua personalità, che allenatore hai avuto modo di scoprire?


“Lui era uno che ci faceva sempre credere nelle nostre capacità e nelle nostre qualità. Ci spingeva a fare meglio, a lottare per i tre punti contro qualsiasi rivale e ci caricava con la sua grinta, con il suo modo di fare, spingendoci a credere sempre in noi. Il suo segreto era quello di essere convincente, ci spingeva a fare bene ed in campo ognuno di noi dava il meglio. Sentivamo la sua fiducia nei nostri confronti ed eravamo sempre vogliosi di dare il massimo”.
 

 


Hai aneddoti particolari che riguardano il tuo trascorso a Firenze con Fatih Terim?


“Terim voleva che noi fossimo liberi dai problemi extracalcio. Ci voleva bene e chiedeva di essere concentrati in allenamento ed in partita. L’aneddoto che vi posso raccontare è quello relativo al mio numero di maglia. Mi ricordo che la notte prima di firmare il contratto con la Fiorentina ero in albergo con lui. Quella sera eravamo a cena insieme, con le nostre famiglie e due tre dirigenti, anche per parlare della presentazione con la stampa. In quel frangente uscì fuori il discorso sul numero di maglia e per me si parlava della 9, visto che Batistuta era appena andato alla Roma. Io non volevo quella maglia, perchè avevo giocato sempre con la 21. Mi ricordo che il direttore sportivo spingeva per farmi prendere la 9 ed a quel punto Terim decise di provare ad accontentarmi, anche se il mio numero preferito era sulle spalle di Mauro Bressan. Il mister chiese il numero del mio compagno, lo chiamò e gli propose un cambio di casacca, proprio per accontentare le mie richieste. Bressan accettò senza problemi e così presi la 21. Io apprezzai moltissimo questo gesto e questo è un esempio di come lui volesse che io fossi contento”.

 


A livello di insegnamenti che cosa ti porti dietro dalla tua esperienza con Terim?


“Mi porto dietro soprattutto il suo modo di essere nei confronti del giocatore. Terim era una persona trasparente con tutti. Al mister non importava il nome del giocatore, ci gestiva senza nessuna distinzione. Persona molto gentile e divertente, era praticamente uno di noi. Una sorta di fratello maggiore. Aveva grandi qualità umane e con il suo modo di parlare e di gestire il gruppo era veramente un uomo buono. Terim era duro quando dovevamo allenarci e rilassato e divertente quando era il momento di scherzare. In ogni caso veniva fuori il suo modo di essere. Lui ci dava tutto ed alla fine noi andavamo in campo con quella voglia in più. Vi assicuro che per i calciatori è importante vedere che il proprio tecnico sia innanzitutto una brava persona”. 

 

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GOLDEN FOOT - Nuno Gomes su Terim: "Fu lui a portarmi alla Fiorentina"

di Napoli Magazine

07/10/2022 - 13:48

Nell’estate del 2000 Fatih Terim, carismatico allenatore turco del Galatasaray, approda sulla panchina della Fiorentina, prendendo il posto del grande Giovanni Trapattoni. La società toscana, durante quella sessione estiva di calciomercato perde anche Gabriel Batistuta che si trasferisce alla Roma. Il nuovo corso viola ha dunque bisogno di forze fresche e l’imperatore turco chiama personalmente Nuno Gomes, attaccante portoghese in forza al Benfica. Tra i due nasce fin da subito un bellissimo feeling sia in campo che soprattutto fuori. Purtroppo il passaggio di Terim a Firenze durerà fin troppo poco, ma sarà sufficiente per lasciare un segno tangibile della sua presenza. I microfoni del Golden Foot hanno avuto l’onore di ospitare proprio Nuno Gomes che ci ha parlato del suo rapporto con il tecnico turco, intervallato da un aneddoto molto interessante e curioso che riguarda il numero di maglia del bomber portoghese.
 

 


Il tuo approdo alla Fiorentina, nella stagione 2000-2001, è avvenuto grazie anche alla presenza sulla panchina toscana di Fatih Terim. Come si svolse effettivamente la vicenda?


“In quel periodo avevo appena terminato gli Europei del 2000 con il Portogallo. Mi trovavo in vacanza quando dalla Fiorentina mi chiamarono l’amministratore delegato e successivamente Giancarlo Antognoni che lavorava per i viola. Dopo un paio di giorni ho ricevuto una telefonata anche da Fatih Terim. Il tecnico turco mi spiegò il progetto e mi disse che mi voleva molto, perché, per il suo modo di giocare, mi vedeva bene all’interno della squadra. Quella fu una chiacchierata normale tra allenatore e giocatore ed accettai di andare a Firenze. Quando arrivai in ritiro era già agosto, perché chiaramente essendo arrivato in semifinale con il Portogallo avevo usufruito più tardi delle vacanze. Ho conosciuto bene fin da subito il mister perchè siamo rimasti nello stesso albergo per due-tre settimane, prima che trovassi casa per vivere a Firenze. Ho capito subito che tipo di persona fosse ed anche i tifosi si sono subito innamorati del suo modo di lavorare, di gestire la rosa e di trasmettere le proprie idee. Purtroppo Terim è rimasto poco tempo con noi, però ha lasciato il segno sulle nostre teste e su tutti quelli che hanno lavorato con lui. Era uno di noi e ci difendeva fino alla fine contro tutti e tutto”.

 


Dal punto di vista tattico e per quello che riguarda la sua personalità, che allenatore hai avuto modo di scoprire?


“Lui era uno che ci faceva sempre credere nelle nostre capacità e nelle nostre qualità. Ci spingeva a fare meglio, a lottare per i tre punti contro qualsiasi rivale e ci caricava con la sua grinta, con il suo modo di fare, spingendoci a credere sempre in noi. Il suo segreto era quello di essere convincente, ci spingeva a fare bene ed in campo ognuno di noi dava il meglio. Sentivamo la sua fiducia nei nostri confronti ed eravamo sempre vogliosi di dare il massimo”.
 

 


Hai aneddoti particolari che riguardano il tuo trascorso a Firenze con Fatih Terim?


“Terim voleva che noi fossimo liberi dai problemi extracalcio. Ci voleva bene e chiedeva di essere concentrati in allenamento ed in partita. L’aneddoto che vi posso raccontare è quello relativo al mio numero di maglia. Mi ricordo che la notte prima di firmare il contratto con la Fiorentina ero in albergo con lui. Quella sera eravamo a cena insieme, con le nostre famiglie e due tre dirigenti, anche per parlare della presentazione con la stampa. In quel frangente uscì fuori il discorso sul numero di maglia e per me si parlava della 9, visto che Batistuta era appena andato alla Roma. Io non volevo quella maglia, perchè avevo giocato sempre con la 21. Mi ricordo che il direttore sportivo spingeva per farmi prendere la 9 ed a quel punto Terim decise di provare ad accontentarmi, anche se il mio numero preferito era sulle spalle di Mauro Bressan. Il mister chiese il numero del mio compagno, lo chiamò e gli propose un cambio di casacca, proprio per accontentare le mie richieste. Bressan accettò senza problemi e così presi la 21. Io apprezzai moltissimo questo gesto e questo è un esempio di come lui volesse che io fossi contento”.

 


A livello di insegnamenti che cosa ti porti dietro dalla tua esperienza con Terim?


“Mi porto dietro soprattutto il suo modo di essere nei confronti del giocatore. Terim era una persona trasparente con tutti. Al mister non importava il nome del giocatore, ci gestiva senza nessuna distinzione. Persona molto gentile e divertente, era praticamente uno di noi. Una sorta di fratello maggiore. Aveva grandi qualità umane e con il suo modo di parlare e di gestire il gruppo era veramente un uomo buono. Terim era duro quando dovevamo allenarci e rilassato e divertente quando era il momento di scherzare. In ogni caso veniva fuori il suo modo di essere. Lui ci dava tutto ed alla fine noi andavamo in campo con quella voglia in più. Vi assicuro che per i calciatori è importante vedere che il proprio tecnico sia innanzitutto una brava persona”.