Fatih Terim. Un nome ed un cognome scolpiti nella storia del calcio internazionale. L’allenatore turco nasce ad Adana il 4 settembre del 1953. Nelle sue venne scorre una passione tale che solo una piazza come quella del Galatasaray può contenere; tuttavia è un uomo al quale piace sperimentare e nel 2000, all’indomani della conquista della Coppa UEFA con i giallorossi, approda sulla panchina della Fiorentina. L’idea di conoscere un nuovo calcio lo affascina, la piazza toscana lo attira. Il presidente dei gigliati, Vittorio Cecchi Gori, vede in lui l’Imperatore che può risollevare le sorti di una squadra che ha visto perdere, dopo oltre un decennio, il suo uomo chiave: Gabriel Omar Batistuta. Terim mastica un calcio offensivo e attua subito una rivoluzione, i suoi calciatori lo adorano e ancora oggi conservano un ottimo ricordo delle sue gesta sportive.
D’altronde la bacheca parla chiaro: otto campionati di Turchia, tre coppe e quattro supercoppe lo incoronano l’allenatore più vincente dell’Anatolia. Indipendentemente dal palmarès, Terim ha sempre colpito i massimi esperti per l’umanità messa al servizio delle proprie squadre e dei suoi giocatori. Tra questi figura anche Sandro Cois che a Firenze con la maglia Viola ha vissuto otto stagioni intense ed è intervenuto ai microfoni del Golden Foot per parlare della filosofia, del carisma e di Fatih Terim.
“Abbiamo preso Terim perché è capace di vincere anche senza grandi campioni”. Una dichiarazione quella di Vittorio Cecchi Gori che sottolinea l’enorme carisma dell’allenatore turco. Si avvertiva questa caratteristica dentro e fuori dal campo?
“Assolutamente sì. Terim è stato un allenatore carismatico e di grande personalità. Un allenatore molto bravo, anche dal punto di vista tattico sapeva lavorare bene. Voleva sempre una squadra aggressiva, una squadra che faceva pressing alto, una squadra corta, una squadra che andava nell’uno contro uno e riempiva molto bene l’area”.
Qual era il segreto di Terim?
“Riusciva ad entrare nella testa di ognuno di noi. Riusciva a tenere tutti sul pezzo, chi giocava e chi no. Era amato infatti anche da quelli che giocavano poco. È stato un allenatore, secondo me, molto bravo a lavorare sulla testa dei giocatori, a coinvolgere tutti e credo che sia stato quello il suo punto di forza”.
Puoi raccontarci un aneddoto relativo al tuo rapporto con Terim?
“Dopo pochi giorni di ritiro in Austria, mi sono accorto che fumava dei sigari dal profumo buonissimo. Gli ho chiesto dove li acquistassi e mi ha risposto dicendomi che non si trovavano da nessuna parte. Così mi regalò una scatola di questi sigari e io ne fumavo uno ogni tanto. Quando tornammo a Firenze, nel giro di 10 giorni, mi arrivò uno scatolone pieno di sigari. Questo era Terim. Azzardando un paragone, si potrebbe dire che Terim ha molto di Mourinho. Perché come Mourinho anche Terim è un allenatore che lavora tanto sulla testa dei ragazzi, dei giocatori e delle famiglie. È chiaro, Terim non ha vinto come Mourinho, non vincerà mai come Mourinho perché pochi faranno come ha fatto lui”.
Quanto è stata importante l’impronta di Terim nella vittoria della Coppa Italia al termine della stagione 2000/2001?
“L’ultima Coppa Italia che abbiamo vinto a Firenze è normale che l’80/90% di quel successo fosse di Terim perché Mancini è arrivato alla fine”.
Secondo te come mai Terim non è mai riuscito a vincere in Italia?
“Forse in Italia lui non ha vinto perché, come prima cosa, è stato un allenatore molto schietto e questo non capita spesso. Il secondo motivo è perché non hanno avuto la pazienza di aspettarlo. L'andar via da Firenze per noi è stata una cosa negativa, credo ci siano state delle discussioni interne con il presidente. Il ricordo che rimane di Terim è veramente bellissimo”.
di Napoli Magazine
07/10/2022 - 14:10
Fatih Terim. Un nome ed un cognome scolpiti nella storia del calcio internazionale. L’allenatore turco nasce ad Adana il 4 settembre del 1953. Nelle sue venne scorre una passione tale che solo una piazza come quella del Galatasaray può contenere; tuttavia è un uomo al quale piace sperimentare e nel 2000, all’indomani della conquista della Coppa UEFA con i giallorossi, approda sulla panchina della Fiorentina. L’idea di conoscere un nuovo calcio lo affascina, la piazza toscana lo attira. Il presidente dei gigliati, Vittorio Cecchi Gori, vede in lui l’Imperatore che può risollevare le sorti di una squadra che ha visto perdere, dopo oltre un decennio, il suo uomo chiave: Gabriel Omar Batistuta. Terim mastica un calcio offensivo e attua subito una rivoluzione, i suoi calciatori lo adorano e ancora oggi conservano un ottimo ricordo delle sue gesta sportive.
D’altronde la bacheca parla chiaro: otto campionati di Turchia, tre coppe e quattro supercoppe lo incoronano l’allenatore più vincente dell’Anatolia. Indipendentemente dal palmarès, Terim ha sempre colpito i massimi esperti per l’umanità messa al servizio delle proprie squadre e dei suoi giocatori. Tra questi figura anche Sandro Cois che a Firenze con la maglia Viola ha vissuto otto stagioni intense ed è intervenuto ai microfoni del Golden Foot per parlare della filosofia, del carisma e di Fatih Terim.
“Abbiamo preso Terim perché è capace di vincere anche senza grandi campioni”. Una dichiarazione quella di Vittorio Cecchi Gori che sottolinea l’enorme carisma dell’allenatore turco. Si avvertiva questa caratteristica dentro e fuori dal campo?
“Assolutamente sì. Terim è stato un allenatore carismatico e di grande personalità. Un allenatore molto bravo, anche dal punto di vista tattico sapeva lavorare bene. Voleva sempre una squadra aggressiva, una squadra che faceva pressing alto, una squadra corta, una squadra che andava nell’uno contro uno e riempiva molto bene l’area”.
Qual era il segreto di Terim?
“Riusciva ad entrare nella testa di ognuno di noi. Riusciva a tenere tutti sul pezzo, chi giocava e chi no. Era amato infatti anche da quelli che giocavano poco. È stato un allenatore, secondo me, molto bravo a lavorare sulla testa dei giocatori, a coinvolgere tutti e credo che sia stato quello il suo punto di forza”.
Puoi raccontarci un aneddoto relativo al tuo rapporto con Terim?
“Dopo pochi giorni di ritiro in Austria, mi sono accorto che fumava dei sigari dal profumo buonissimo. Gli ho chiesto dove li acquistassi e mi ha risposto dicendomi che non si trovavano da nessuna parte. Così mi regalò una scatola di questi sigari e io ne fumavo uno ogni tanto. Quando tornammo a Firenze, nel giro di 10 giorni, mi arrivò uno scatolone pieno di sigari. Questo era Terim. Azzardando un paragone, si potrebbe dire che Terim ha molto di Mourinho. Perché come Mourinho anche Terim è un allenatore che lavora tanto sulla testa dei ragazzi, dei giocatori e delle famiglie. È chiaro, Terim non ha vinto come Mourinho, non vincerà mai come Mourinho perché pochi faranno come ha fatto lui”.
Quanto è stata importante l’impronta di Terim nella vittoria della Coppa Italia al termine della stagione 2000/2001?
“L’ultima Coppa Italia che abbiamo vinto a Firenze è normale che l’80/90% di quel successo fosse di Terim perché Mancini è arrivato alla fine”.
Secondo te come mai Terim non è mai riuscito a vincere in Italia?
“Forse in Italia lui non ha vinto perché, come prima cosa, è stato un allenatore molto schietto e questo non capita spesso. Il secondo motivo è perché non hanno avuto la pazienza di aspettarlo. L'andar via da Firenze per noi è stata una cosa negativa, credo ci siano state delle discussioni interne con il presidente. Il ricordo che rimane di Terim è veramente bellissimo”.