Calcio
IL PARERE - Jacomuzzi: "Conte? Speriamo rimanga al Napoli, con lui i calciatori crescono"
05.03.2026 14:59 di Napoli Magazine
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A "1 Football Club", su 1 Station Radio, è intervenuto Carlo Jacomuzzi, presidente dell’Aioc ed ex direttore sportivo di Napoli ed Atalanta. 

Presidente, vorrei partire da quanto accaduto ieri sera, grosse polemiche e addirittura il designatore arbitrale Gianluca Rocchi è dovuto uscire scortato dalla polizia dopo Carrarese-Catanzaro. Da dove nasce, secondo lei, questo clima così violento?

"Nasce da una mancanza di educazione e d'intelligenza. Non voglio puntare il dito contro una sola categoria, tifosi, media, dirigenti, siamo coinvolti un po' tutti. Io dico sempre che allo stadio si dovrebbe andare per divertirsi e per sostenere la propria squadra, non per partire già con l'idea di giudicare ogni errore e di contestare. Purtroppo in Italia questa è diventata un'abitudine e non siamo riusciti, io per primo, a trasmettere ai tifosi un altro tipo di cultura sportiva. Quello che è successo ieri l'ho letto e mi sembra assurdo, ma purtroppo nel nostro Paese accadono anche queste cose. Il tifoso spesso vive la partita in maniera sbagliata: invece di andare allo stadio per urlare a favore della propria squadra, si va per insultare l'avversario o l'arbitro, per sfogare tensioni personali. Questo non è sport. Se vai in altri Paesi la situazione è diversa. In Germania, in Inghilterra, si va allo stadio per divertirsi, per bere una birra con gli amici, per sostenere la squadra. Qui invece spesso si va per insultare e non per incitare. Questo è un problema culturale e dobbiamo avere il coraggio di dirlo".

Presidente, questo clima può essere incattivito anche dalle tante polemiche arbitrali sollevate spesso dai diretti protagonisti, quindi calciatori, allenatori e dirigenti?

"Sì, certo. Infatti non ho puntato il dito solo sui tifosi o sui giornalisti. Ho detto che siamo tutti responsabili, anche noi dirigenti. Dobbiamo essere i primi a dare un esempio e a educare al rispetto. Lo sport deve essere divertimento. Non può diventare la causa di incidenti, di violenze, di lanci di oggetti. Abbiamo visto cose assurde negli stadi, situazioni che non dovrebbero esistere. Dire che debbano intervenire solo federazione o lega non basta. Più si cerca di reprimere e più certe cose rischiano di ripetersi. Serve invece un lavoro culturale da parte di tutti, dirigenti, società, tifoserie organizzate. Bisogna riportare lo sport alla sua dimensione naturale, cioè il divertimento".

Presidente, uno dei motivi per cui lo spettacolo rischia di perdere fascino può essere anche l'uso del VAR, con queste lunghe attese che spesso spezzano il ritmo della partita. Non sarebbe meglio lasciare più responsabilità all'arbitro in campo?

"Condivido pienamente. Una volta decideva l'arbitro, poteva sbagliare oppure fare la scelta giusta, ma la decisione era sua. Quando invece intervengono continuamente da fuori, l'arbitro perde autorevolezza. Se viene corretto ogni volta, allora il tifoso pensa che abbia sbagliato e si sente autorizzato a contestarlo. Abbiamo creato un sistema troppo complicato. Ci sono persone lontane, in una sala, che rivedono l'episodio e suggeriscono cosa fare. Ma il calcio è uno sport fatto da uomini: sbaglia l'attaccante quando tira fuori, può sbagliare anche l'arbitro. Se togliamo questa dimensione umana, il calcio perde parte del suo fascino".

Un altro aspetto riguarda il gioco stesso, spesso la Serie A viene percepita come lenta e molto strategica, quasi troppo cerebrale. Forse per questo alcuni giocatori che arrivano da altri campionati, come la Premier League o l'Olanda, sembrano più diretti e spettacolari. Non trova?

"Corretto. In alcuni Paesi il calcio è molto più semplice e diretto. Un giocatore pensa a fare la giocata, a verticalizzare, a cercare la porta. Qui invece a volte complichiamo tutto: troppa tattica, troppi ragionamenti. In Olanda, per esempio, la mentalità è molto chiara, se posso attaccare, attacco. Se sbaglio, pazienza, ma l'importante è provarci. Da noi invece si tende a pensare troppo e questo alla lunga penalizza anche lo spettacolo. Lo stesso discorso vale per la nazionale. Chiunque venga convocato sarà sempre oggetto di critiche, perché in Italia siamo tutti allenatori e tutti tecnici. Ma adesso la cosa più importante è tornare al Mondiale. Speriamo di riuscirci, anche vincendo magari una partita all'ultimo minuto. L'importante è esserci".

Lei ha indossato la maglia del Torino e a Napoli ha lavorato da dirigente. Chi arriva meglio alla sfida tra le due alla sfida di domani sera al Maradona?

"È una partita molto interessante. Il Napoli negli ultimi anni ha vissuto fasi diverse, ha giocato un calcio molto tecnico con grandi campioni, ma oggi con Antonio Conte sta assumendo una mentalità più vicina a quella del Torino. Parlo di grinta, determinazione, cattiveria agonistica, orgoglio. Sono caratteristiche che storicamente appartengono al Torino e che oggi si vedono molto anche nel Napoli. Il Torino vive da sempre di passione e identità. Il Napoli oggi sta ritrovando quella stessa passionalità grazie al lavoro dell'allenatore. Conte è uno che trasmette voglia di vincere, concentrazione e mentalità. Per questo credo che sarà una partita molto bella, non solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello caratteriale. Vedremo due squadre molto determinate".

Secondo lei Antonio Conte resterà al Napoli anche nella prossima stagione?

"Conte speriamo rimanga al Napoli, con lui i calciatori crescono. Me lo auguro. Quando un ambiente è sereno e i risultati arrivano, è più facile continuare insieme. In più vedo che si sta creando un movimento importante anche a livello giovanile. Quando un ragazzo cresce nel settore giovanile e arriva in prima squadra diventa un esempio per tanti altri. È successo in passato con giocatori come Fabio Cannavaro e può succedere ancora. Se il club continua a valorizzare i giovani e a costruire un progetto solido, allenatori come Conte sono stimolati a restare. Conte è uno che, se vede un giocatore forte, lo fa giocare senza guardare la carta d'identità. Non gli interessa l'età o da dove viene: se merita, gioca. E questo è un segnale molto positivo per tutto il movimento".

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IL PARERE - Jacomuzzi: "Conte? Speriamo rimanga al Napoli, con lui i calciatori crescono"

di Napoli Magazine

05/03/2026 - 14:59

A "1 Football Club", su 1 Station Radio, è intervenuto Carlo Jacomuzzi, presidente dell’Aioc ed ex direttore sportivo di Napoli ed Atalanta. 

Presidente, vorrei partire da quanto accaduto ieri sera, grosse polemiche e addirittura il designatore arbitrale Gianluca Rocchi è dovuto uscire scortato dalla polizia dopo Carrarese-Catanzaro. Da dove nasce, secondo lei, questo clima così violento?

"Nasce da una mancanza di educazione e d'intelligenza. Non voglio puntare il dito contro una sola categoria, tifosi, media, dirigenti, siamo coinvolti un po' tutti. Io dico sempre che allo stadio si dovrebbe andare per divertirsi e per sostenere la propria squadra, non per partire già con l'idea di giudicare ogni errore e di contestare. Purtroppo in Italia questa è diventata un'abitudine e non siamo riusciti, io per primo, a trasmettere ai tifosi un altro tipo di cultura sportiva. Quello che è successo ieri l'ho letto e mi sembra assurdo, ma purtroppo nel nostro Paese accadono anche queste cose. Il tifoso spesso vive la partita in maniera sbagliata: invece di andare allo stadio per urlare a favore della propria squadra, si va per insultare l'avversario o l'arbitro, per sfogare tensioni personali. Questo non è sport. Se vai in altri Paesi la situazione è diversa. In Germania, in Inghilterra, si va allo stadio per divertirsi, per bere una birra con gli amici, per sostenere la squadra. Qui invece spesso si va per insultare e non per incitare. Questo è un problema culturale e dobbiamo avere il coraggio di dirlo".

Presidente, questo clima può essere incattivito anche dalle tante polemiche arbitrali sollevate spesso dai diretti protagonisti, quindi calciatori, allenatori e dirigenti?

"Sì, certo. Infatti non ho puntato il dito solo sui tifosi o sui giornalisti. Ho detto che siamo tutti responsabili, anche noi dirigenti. Dobbiamo essere i primi a dare un esempio e a educare al rispetto. Lo sport deve essere divertimento. Non può diventare la causa di incidenti, di violenze, di lanci di oggetti. Abbiamo visto cose assurde negli stadi, situazioni che non dovrebbero esistere. Dire che debbano intervenire solo federazione o lega non basta. Più si cerca di reprimere e più certe cose rischiano di ripetersi. Serve invece un lavoro culturale da parte di tutti, dirigenti, società, tifoserie organizzate. Bisogna riportare lo sport alla sua dimensione naturale, cioè il divertimento".

Presidente, uno dei motivi per cui lo spettacolo rischia di perdere fascino può essere anche l'uso del VAR, con queste lunghe attese che spesso spezzano il ritmo della partita. Non sarebbe meglio lasciare più responsabilità all'arbitro in campo?

"Condivido pienamente. Una volta decideva l'arbitro, poteva sbagliare oppure fare la scelta giusta, ma la decisione era sua. Quando invece intervengono continuamente da fuori, l'arbitro perde autorevolezza. Se viene corretto ogni volta, allora il tifoso pensa che abbia sbagliato e si sente autorizzato a contestarlo. Abbiamo creato un sistema troppo complicato. Ci sono persone lontane, in una sala, che rivedono l'episodio e suggeriscono cosa fare. Ma il calcio è uno sport fatto da uomini: sbaglia l'attaccante quando tira fuori, può sbagliare anche l'arbitro. Se togliamo questa dimensione umana, il calcio perde parte del suo fascino".

Un altro aspetto riguarda il gioco stesso, spesso la Serie A viene percepita come lenta e molto strategica, quasi troppo cerebrale. Forse per questo alcuni giocatori che arrivano da altri campionati, come la Premier League o l'Olanda, sembrano più diretti e spettacolari. Non trova?

"Corretto. In alcuni Paesi il calcio è molto più semplice e diretto. Un giocatore pensa a fare la giocata, a verticalizzare, a cercare la porta. Qui invece a volte complichiamo tutto: troppa tattica, troppi ragionamenti. In Olanda, per esempio, la mentalità è molto chiara, se posso attaccare, attacco. Se sbaglio, pazienza, ma l'importante è provarci. Da noi invece si tende a pensare troppo e questo alla lunga penalizza anche lo spettacolo. Lo stesso discorso vale per la nazionale. Chiunque venga convocato sarà sempre oggetto di critiche, perché in Italia siamo tutti allenatori e tutti tecnici. Ma adesso la cosa più importante è tornare al Mondiale. Speriamo di riuscirci, anche vincendo magari una partita all'ultimo minuto. L'importante è esserci".

Lei ha indossato la maglia del Torino e a Napoli ha lavorato da dirigente. Chi arriva meglio alla sfida tra le due alla sfida di domani sera al Maradona?

"È una partita molto interessante. Il Napoli negli ultimi anni ha vissuto fasi diverse, ha giocato un calcio molto tecnico con grandi campioni, ma oggi con Antonio Conte sta assumendo una mentalità più vicina a quella del Torino. Parlo di grinta, determinazione, cattiveria agonistica, orgoglio. Sono caratteristiche che storicamente appartengono al Torino e che oggi si vedono molto anche nel Napoli. Il Torino vive da sempre di passione e identità. Il Napoli oggi sta ritrovando quella stessa passionalità grazie al lavoro dell'allenatore. Conte è uno che trasmette voglia di vincere, concentrazione e mentalità. Per questo credo che sarà una partita molto bella, non solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello caratteriale. Vedremo due squadre molto determinate".

Secondo lei Antonio Conte resterà al Napoli anche nella prossima stagione?

"Conte speriamo rimanga al Napoli, con lui i calciatori crescono. Me lo auguro. Quando un ambiente è sereno e i risultati arrivano, è più facile continuare insieme. In più vedo che si sta creando un movimento importante anche a livello giovanile. Quando un ragazzo cresce nel settore giovanile e arriva in prima squadra diventa un esempio per tanti altri. È successo in passato con giocatori come Fabio Cannavaro e può succedere ancora. Se il club continua a valorizzare i giovani e a costruire un progetto solido, allenatori come Conte sono stimolati a restare. Conte è uno che, se vede un giocatore forte, lo fa giocare senza guardare la carta d'identità. Non gli interessa l'età o da dove viene: se merita, gioca. E questo è un segnale molto positivo per tutto il movimento".