Roberto D'Aversa, ormai ex allenatore del Torino, ha rilasciato un'intervista a Tuttosport: "Una storia d’amore interrotta. Possiamo definirli così i miei 3 mesi e mezzo col Toro. Per come è andata a finire, la definizione è giusta. Sono stati molto intensi. La società ha deciso di cambiare, ma questo non cancella un periodo tanto forte e ricco di sentimenti, valori e successi, vissuto in una piazza molto importante. Io sarei rimasto molto volentieri. Ci speravo. Era un mio obiettivo, dopo quello più importante: la salvezza del Toro, la valorizzazione dei giocatori. rrivai nello scetticismo generale e i problemi erano tanti. Alla fine sono andato via con una valanga di messaggi di stima. "Avevo sempre reputato il Toro una realtà importante, ma non immaginavo che allenare questa squadra, lavorare in questo ambiente, nel mondo granata, fosse così affascinante e speciale, per quanto anche difficile e complicato. Anche se non ha voluto tenermi, con il presidente è rimasto un ottimo rapporto. E l’ho ringraziato perché mi ha dato la possibilità, il privilegio di allenare una squadra così importante. Il presidente e il direttore hanno fatto scelte diverse e io devo accettarle. Avevo già cominciato a intuire che molto probabilmente non sarei rimasto, nonostante il buon lavoro svolto. Ma sono andato avanti senza distrazioni, pensando solo al bene del Torino e della squadra. Ho provato dispiacere ad aver dovuto lasciare il Toro. Mi sarebbe piaciuto andare avanti, ma restano un’esperienza positiva e tanti bei ricordi. L’unica cosa che posso dire è che è mancata un po’ di chiarezza nei miei confronti. Ma mi fermo qui. Cosa ho fatto per invertire la rotta del Torino? Quel giorno, all’improvviso sospesi la partitella. E li misi tutti a correre. Pensai subito a mettere regole ferree. Gioia, speranza, entusiasmo, rinascite, emozioni, unità, soddisfazioni, vittorie. Il popolo del Toro merita tutto questo. Non appena arrivato a Torino, già alla prima sera, dopo cena, chiesi al mio collaboratore Sullo di portarmi a Superga. Arrivammo lì poco prima di mezzanotte nel silenzio totale, nel buio. Un’emozione incredibile: era la prima volta per me. Sentii i brividi sotto la pelle. Nuove emozioni incredibili le provai di nuovo il 4 maggio, quando tutti insieme salimmo con grandissima umiltà a rendere onore a quella squadra senza pari e a tutti i caduti. Abate? È un allenatore bravo, ha dimostrato di avere buon idee. L’ho conosciuto, è anche un bravo ragazzo. Gli auguro ogni bene col Toro e di godere della spinta di tutto il popolo granata. Se un giorno capitasse, tornerei volentieri! È una storia d’amore interrotta con tutto il mondo del Toro".
di Napoli Magazine
06/07/2026 - 05:00
Roberto D'Aversa, ormai ex allenatore del Torino, ha rilasciato un'intervista a Tuttosport: "Una storia d’amore interrotta. Possiamo definirli così i miei 3 mesi e mezzo col Toro. Per come è andata a finire, la definizione è giusta. Sono stati molto intensi. La società ha deciso di cambiare, ma questo non cancella un periodo tanto forte e ricco di sentimenti, valori e successi, vissuto in una piazza molto importante. Io sarei rimasto molto volentieri. Ci speravo. Era un mio obiettivo, dopo quello più importante: la salvezza del Toro, la valorizzazione dei giocatori. rrivai nello scetticismo generale e i problemi erano tanti. Alla fine sono andato via con una valanga di messaggi di stima. "Avevo sempre reputato il Toro una realtà importante, ma non immaginavo che allenare questa squadra, lavorare in questo ambiente, nel mondo granata, fosse così affascinante e speciale, per quanto anche difficile e complicato. Anche se non ha voluto tenermi, con il presidente è rimasto un ottimo rapporto. E l’ho ringraziato perché mi ha dato la possibilità, il privilegio di allenare una squadra così importante. Il presidente e il direttore hanno fatto scelte diverse e io devo accettarle. Avevo già cominciato a intuire che molto probabilmente non sarei rimasto, nonostante il buon lavoro svolto. Ma sono andato avanti senza distrazioni, pensando solo al bene del Torino e della squadra. Ho provato dispiacere ad aver dovuto lasciare il Toro. Mi sarebbe piaciuto andare avanti, ma restano un’esperienza positiva e tanti bei ricordi. L’unica cosa che posso dire è che è mancata un po’ di chiarezza nei miei confronti. Ma mi fermo qui. Cosa ho fatto per invertire la rotta del Torino? Quel giorno, all’improvviso sospesi la partitella. E li misi tutti a correre. Pensai subito a mettere regole ferree. Gioia, speranza, entusiasmo, rinascite, emozioni, unità, soddisfazioni, vittorie. Il popolo del Toro merita tutto questo. Non appena arrivato a Torino, già alla prima sera, dopo cena, chiesi al mio collaboratore Sullo di portarmi a Superga. Arrivammo lì poco prima di mezzanotte nel silenzio totale, nel buio. Un’emozione incredibile: era la prima volta per me. Sentii i brividi sotto la pelle. Nuove emozioni incredibili le provai di nuovo il 4 maggio, quando tutti insieme salimmo con grandissima umiltà a rendere onore a quella squadra senza pari e a tutti i caduti. Abate? È un allenatore bravo, ha dimostrato di avere buon idee. L’ho conosciuto, è anche un bravo ragazzo. Gli auguro ogni bene col Toro e di godere della spinta di tutto il popolo granata. Se un giorno capitasse, tornerei volentieri! È una storia d’amore interrotta con tutto il mondo del Toro".