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IL RACCONTO - Marco Paoloni: "Ho ricominciato a vivere, nel calcio ci sono poche amicizie vere"
26.03.2020 17:32 di Napoli Magazine Fonte: Europacalcio.it

Un anno esatto fa era stata emessa la sentenza con cui Marco Paoloni è stato assolto con formula piena dalla pesante accusa di aver somministrato, nell’ormai lontano ottobre 2010, del Minias (ovvero del sonnifero) nelle bottigliette d’acqua di alcuni ex compagni di squadra durante l’intervallo di quel Cremonese-Paganese. Paoloni era il portiere grigiorosso.

 

Proprio da lì era partita la maxi-inchiesta relativa al calcio scommesse denominata “Last Bet”, che aveva visto coinvolte diverse persone e numerosi calciatori, molti dei quali anche famosi. Quando era ufficialmente scoppiato lo scandalo, ovvero a giugno 2011, l’ex giocatore difendeva la porta del Benevento, con le “streghe” in procinto di disputare i play-off.


Il suo calvario è durato otto anni, e a inizio inchiesta era stato anche radiato dalla Federcalcio. Quattro anni fa, ha pubblicato il libro “Over – La scommessa della verità”, al fine di raccontare e far conoscere meglio la sua storia.


 E ora, a distanza di un anno dalla sentenza del Tribunale di Cremona, Paoloni – cresciuto nel vivaio della Roma e durante il percorso calcistico anche giocatore di Teramo, Ternana e Ascoli – si è raccontato a “Europa Calcio“.

 

Dodici mesi esatti fa, la sentenza che le ha tolto di dosso quel macigno che si portava dietro da anni. Com’è cambiata ora la sua vita?

 

“Sì, è passato un anno. Personalmente sono cambiate tante cose, in quanto per tantissimo tempo mi hanno dipinto come un persona che non sono: non ho mai fatto un gesto del genere, ossia drogare i miei compagni di squadea. Per la mia immagine è stata una grande rivincita, ma ho sempre avuto fiducia nella giustizia italiana. Diversamente, sono ancora oggi arrabbiato con quella sportiva, che mi ha tolto il sogno di proseguire la mia carriera da calciatore. E’ da un anno che ho ricominciato a vivere, prima vivevo con l’ansia e volte ero pieno di stress“.

 

Lei ora ha una compagna, con la quale ha avuto anche due figli. Quanto è stata importante in questi anni?

 

“Si chiama Sabrina e ci siamo conosciuti nel 2013. Per il momento non siamo sposati, ma abbiamo coronato il nostro amore con la nascita di due bambini, Lorenzo e Vittoria. Mi è stata vicina e mi ha supportato sin da subito, specie all’inizio“.

 

Anche se non è più un giocatore professionista, è in qualche modo rimasto nel mondo del calcio?

 

“Sì, due volte alla settimana alleno dei bambini in una scuola calcio del mio paese (Civitavecchia, ndr). All’inizio la vedevo come un’attività di volontariato, ma poi l’ho sentita molto di più, per anni ho fatto il calciatore. Per il resto faccio il papà, la mia compagna lavora e devo stare dietro ai due bambini“.

 

E’ rimasto in contatto con alcuni suoi vecchi compagni delle squadre in cui ha giocato?

 

“Molto pochi, li conto con le dita di una mano. Con l’esperienza della squalifica ho capito che nel mondo del calcio non c’è una amicizia vera, e quella che c’è è veramente poca. Anche in quel caso ci sono dietro interessi economici che vanno oltre il rapporto umano“.

 

Nel suo libro racconta che la sua dipendenza dal gioco era iniziata all’incirca nel suo ultimo periodo ad Ascoli, che ha poi dato vita a tutto il resto. Prima di quel momento, conserva ancora dei momenti della sua carriera?

 

“Certo, in primo luogo il campionato europeo giocato da titolare e vinto con l’Italia Under 19. In squadra con me c’erano anche Chiellini, Ferronetti, Mantovani, Padoin e Pazzini. E’ stato davvero un grandissimo momento. Ricordo con grande piacere anche il mio esordio in B con la maglia della Ternana, avevo 19 anni. Ma non dimentico nemmeno Ascoli, professionalmente è stato un bel periodo“.

 

Per concludere, c’è qualcosa che si sente di consigliare ai giovani che intraprendono questo percorso?

 

“Quello del calciatore è senza dubbio il lavoro più bello del mondo, ma è al contempo molto particolare e pericoloso. Bisogna stare sempre attenti a quello che si fa e a ciò che si dice. Ai ragazzi dico di pensare solo ad allenarsi e a giocare, e soprattutto di essere responsabili: quando si guadagna tanto in giovane età, è facile rischiare di commettere degli errori. I soldi sono importanti ma non fanno la felicità, e a volte danno alla testa. Inoltre, dico di stare lontani da persone che hanno, o che possono avere, interessi diversi dai tuoi e che ti possono portare in brutte strade“.

 

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