Ci sarà una ripresa
Difficile fare previsioni
Il giornalista Umberto Chiariello analizza su Radio Napoli Centrale la situazione in casa Napoli dopo il 4-3 al Bodo/Glimt in Champions League: "La partita contro il Bodo/Glimt era una condicio sine qua non. «Ma ti piace sempre parlare in latino?». Il latino non è soltanto un riferimento linguistico, ma anche concettuale: esprime idee che permettono di inquadrare gli argomenti con precisione. La condicio sine qua non è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per dirimere una questione. Significa che, se un determinato fatto non si verifica, le cose non possono andare come dovrebbero. Ma il suo verificarsi non basta, da solo, a garantire il raggiungimento dell'obiettivo. Sono un po' vago e criptico, quindi vado al sodo. Il Napoli non poteva permettersi di non vincere questa partita se voleva conservare le proprie ambizioni di qualificazione alla Champions League. Prima della gara, gli azzurri avevano ancora la possibilità di sperare nella qualificazione, ma per farlo avevano un'unica strada: battere il Bodo/Glimt. Bisognava farlo sapendo di affrontare una squadra capace di ripartire molto bene, ormai di livello internazionale. Non è certamente una formazione di prima fascia, e nemmeno di seconda, ma rappresenta un'ottima terza fascia. L'anno scorso è stata la bestia nera dell'Inter, battuta sia all'andata sia al ritorno, anche a San Siro. Quest'anno ha sconfitto il Borussia Dortmund e sta dominando con tranquillità il campionato norvegese. Insomma, non era un ostacolo semplice e, infatti, non si è rivelato tale. Il Bodo/Glimt è una buona squadra, così come è cresciuto il livello del calcio norvegese. Un movimento che, al di là di alcuni giocatori straordinari mai avuti prima nella propria storia, può ormai vantare talenti come Erling Braut Haaland, Martin Ødegaard, straordinario protagonista con l'Arsenal, e Antonio Nusa, esterno di grande valore, oltre ad altri elementi interessanti. Che cosa c'è da aggiungere? Il Napoli aveva quello che definirei un obbligo quasi giuridico, un imperativo categorico, per usare un'espressione filosofica cara a Immanuel Kant: vincere per continuare a coltivare la speranza. Il fatto che il Napoli abbia vinto e, almeno in parte, convinto, però, non autorizza a parlare di partita della svolta. Assolutamente no. Sarebbe un errore gravissimo pensarlo. Questa vittoria può rappresentare soltanto l'inizio di un percorso, si spera, positivo. Perdere o anche soltanto pareggiare contro il Bodo/Glimt avrebbe avuto conseguenze pesantissime. I norvegesi hanno rimontato due volte gli azzurri e, nel finale, con il 4-3, sono riusciti a mettere in ansia il Napoli per qualche secondo. La partita, del resto, si era subito messa in discesa: dopo neanche un minuto Politano ha realizzato un gol straordinario su un assist magnifico di Spinazzola. Una giocata tra amici, perché i due sono legatissimi. C'è un terzetto che vi svelo: Spinazzola, Di Lorenzo e Politano sono amici per la pelle, escono spesso insieme e anche le rispettive mogli si frequentano. Quella di Spinazzola per Politano è stata, dunque, una palla servita da amico ad amico. Il Napoli ha battuto il Bodo/Glimt, convincendo almeno in parte. Ha segnato quattro gol, con De Bruyne sontuoso in cabina di regia e McTominay tornato devastante. È inutile, però, elencare ancora una volta tutti i problemi della fase difensiva azzurra. Il Napoli non ha disputato una partita impeccabile dietro, Rrahmani continua a incappare in qualche amnesia di troppo e l'intero assetto difensivo merita una riflessione approfondita. La squadra tende ad abbassarsi e concede troppi gol. Tutto vero, ma resta il fatto che ieri il Napoli ha vinto e, almeno in parte, convinto. Era il minimo sindacale per continuare a coltivare l'ambizione di non buttare via la stagione. Un pareggio sarebbe stato già drammatico, sportivamente parlando, e avrebbe avuto conseguenze pesanti anche sul piano economico, come ha sottolineato Allegri. È sufficiente per parlare di sliding doors, di porte girevoli che cambiano il destino di una stagione? No, non ancora. Il vero momento decisivo potrebbe essere rappresentato dall'intera settimana, considerando il percorso che va dal Bodo/Glimt alla Roma. Escludo volutamente, per ora, la Juventus dal ragionamento, così come la successiva trasferta contro il Porto, che si preannuncia complicatissima in un clima infuocato e pieno di polemiche. Il Porto arriva da una terza sconfitta consecutiva in Champions League per Farioli, maturata in casa contro un PSG che non è certo una squadra qualunque, ma che in questa occasione è riuscito a imporsi nettamente. Ci attende un ambiente tutt'altro che semplice: andare a vincere in quelle condizioni sarà molto difficile, anche perché vedere il Porto perdere in casa con una simile frequenza è tutt'altro che abituale. Non è una situazione che gioca a nostro favore. Detto questo, una cosa è certa: la vera controprova arriverà sabato e sarà di altissimo livello. L'ostacolo rappresentato dalla Roma, in questo momento, è enorme. La squadra di Gasperini ieri ha passeggiato, pur schierando diverse riserve, e attraversa una condizione psicofisica straordinaria. Eppure deve fare i conti con assenze pesanti. Ha perso Svilar, uno dei migliori portieri del campionato insieme a Maignan, e Koné, perno del centrocampo e uno dei mediani più forti d'Europa, che ha anche iniziato a segnare con continuità, come dimostrano i due gol realizzati a San Siro. Mancherà anche Dybala, il giocatore dotato di maggiore classe della rosa, e potrebbe non esserci nemmeno il suo sostituto naturale, Pellegrini, altro elemento di qualità. Davanti potrebbe quindi toccare a Soulé e Malen, con Mora a supporto, anche se la formazione definitiva resta da capire. Gasperini, del resto, non sembra orientato a schierare due punte centrali contemporaneamente, per cui anche l'ottimo Castro potrebbe partire dalla panchina. Non conosciamo ancora l'undici titolare della Roma, ma è probabile che davanti a Gollini, ex portiere del Napoli che in azzurro era stato presentato quasi come un fenomeno senza poi confermare quelle aspettative, venga schierato il consueto terzetto difensivo composto da Mancini, Hermoso e N'Dicka. È una linea arretrata molto forte, difficile da superare. Per Højlund sarà un compito complicato, soprattutto perché N'Dicka è uno dei difensori più forti del campionato. Il duello con il centravanti danese sarà particolarmente impegnativo. A centrocampo, invece, c'è un giovane che si sta prendendo la scena: Pisilli, destinato a sostituire Koné. È un talento che ha dimostrato anche una certa confidenza con il gol. Al suo fianco dovrebbe esserci un mediano più posizionale, perché la Roma alterna un centrocampista capace di coprire il campo da un'area all'altra a un elemento incaricato di garantire equilibrio. Se dovesse recuperare Cristante, potrebbe essere lui a giocare dal primo minuto; altrimenti toccherebbe a De Roon. Se Cristante non dovesse essere ancora pronto, andrebbe in panchina e De Roon partirebbe titolare. Il dubbio riguarda soprattutto le fasce. In teoria, Gasperini dovrebbe schierare Molina a destra e Wesley a sinistra. Quest'ultimo, pur essendo destro, viene spesso impiegato sulla corsia mancina, ma può giocare anche a destra, il suo ruolo naturale. La caratteristica interessante dei due esterni giallorossi è proprio la versatilità: sono tra i pochi giocatori del campionato capaci di agire indifferentemente su entrambe le fasce. Entrambi sono destri, ma sanno utilizzare bene anche il sinistro, soprattutto Molina, che è particolarmente abile con entrambi i piedi. Gasperini può quindi invertirli anche a partita in corso, se lo ritiene opportuno. La soluzione più probabile resta Molina a destra e Wesley a sinistra, ma bisognerà capire se ci sarà spazio anche per Lulli, un ragazzo che sta bruciando le tappe e che rappresenta una valida alternativa. Se Wesley dovesse giocare a sinistra, si troverebbe nella zona di campo presidiata da Di Lorenzo e Politano. Molina, invece, agirebbe sulla corsia opposta, dalle parti di Spinazzola e Lang. Il Napoli, dal canto suo, dovrebbe confermare la formazione vista contro il Bodo/Glimt. Almeno, è quello che mi auguro. Alle spalle di Malen potrebbero agire Soulé e Mora, giocatore pagato molto dal Porto e considerato in patria un autentico talento, ma che finora non ha ancora mostrato tutto ciò che ci si aspettava da lui. Davanti, però, c'è un attaccante straordinario: Malen. È davvero fortissimo. Non riesco a capire come facesse a non essere titolare in Inghilterra. È vero che all'Aston Villa aveva davanti un centravanti di grande livello, ma come si fa a lasciare in panchina un giocatore del genere? Anche in nazionale viene spesso schierato sull'esterno, quando potrebbe essere impiegato da centravanti. Se hai a disposizione un attaccante così, perché non farlo giocare nel suo ruolo? Per Rrahmani, e per chiunque dovesse sostituirlo, sarà una serata complicata. Bisognerà capire se giocheranno Rafa Marín o Badiashile: la scelta è ancora da valutare. Di certo, contro questa Roma sarà dura. Anche con diverse assenze, la squadra giallorossa dispone di un undici di tutto rispetto. E sarà proprio contro la Roma che il Napoli dovrà dimostrare di essere davvero in grado di cambiare passo. Capiremo se la vittoria contro il Bodo/Glimt è stata soltanto un brodino prima di una nuova crisi, sportivamente parlando, oppure l'inizio di una risalita, magari favorita da un'intuizione di Allegri. Non possiamo considerare Allegri un maestro del calcio moderno, e questo si può dire senza timore di essere smentiti. Ma è certamente uno stratega, un allenatore capace di trovare soluzioni geniali. E l'idea di utilizzare Kevin De Bruyne da regista potrebbe rivelarsi la svolta della stagione. Chi accanto a lui? McTominay, come incursore, sembra una certezza. L'altro posto a centrocampo è il vero dubbio: Anguissa oppure Lobotka? È questa una delle principali questioni da risolvere, insieme al solito ballottaggio tra Spinazzola e Olivera. Per il resto, al netto delle possibili alternative in difesa rappresentate da Rafa Marín e Bashir, non mi aspetto grandi cambiamenti rispetto agli undici che hanno battuto il Bodo/Glimt. Anguissa e Politano meritano la conferma alle spalle di Højlund. McTominay, dopo aver superato i problemi fisici che lo avevano condizionato, è tornato a essere il giocatore devastante che conoscevamo. E su questo c'è poco da discutere. La Roma, però, è un ostacolo altissimo. Sarà lei a dirci se la vittoria contro il Bodo/Glimt resterà soltanto un brodino, o meglio, come ha detto divertito De Paola, un «bodino». Oppure se Allegri abbia davvero scoperto il Gerovital della sua squadra: Kevin De Bruyne nel ruolo di playmaker. Per la prima volta nella sua carriera, lui che era una guardia tiratrice, è diventato il regista della squadra. Visto che si parla tanto di basket applicato al calcio, tra Rizzetta e De Laurentiis, vuoi vedere che anche Max Allegri sta cominciando ad adeguarsi?".
di Napoli Magazine
21/10/2026 - 22:20
Il giornalista Umberto Chiariello analizza su Radio Napoli Centrale la situazione in casa Napoli dopo il 4-3 al Bodo/Glimt in Champions League: "La partita contro il Bodo/Glimt era una condicio sine qua non. «Ma ti piace sempre parlare in latino?». Il latino non è soltanto un riferimento linguistico, ma anche concettuale: esprime idee che permettono di inquadrare gli argomenti con precisione. La condicio sine qua non è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per dirimere una questione. Significa che, se un determinato fatto non si verifica, le cose non possono andare come dovrebbero. Ma il suo verificarsi non basta, da solo, a garantire il raggiungimento dell'obiettivo. Sono un po' vago e criptico, quindi vado al sodo. Il Napoli non poteva permettersi di non vincere questa partita se voleva conservare le proprie ambizioni di qualificazione alla Champions League. Prima della gara, gli azzurri avevano ancora la possibilità di sperare nella qualificazione, ma per farlo avevano un'unica strada: battere il Bodo/Glimt. Bisognava farlo sapendo di affrontare una squadra capace di ripartire molto bene, ormai di livello internazionale. Non è certamente una formazione di prima fascia, e nemmeno di seconda, ma rappresenta un'ottima terza fascia. L'anno scorso è stata la bestia nera dell'Inter, battuta sia all'andata sia al ritorno, anche a San Siro. Quest'anno ha sconfitto il Borussia Dortmund e sta dominando con tranquillità il campionato norvegese. Insomma, non era un ostacolo semplice e, infatti, non si è rivelato tale. Il Bodo/Glimt è una buona squadra, così come è cresciuto il livello del calcio norvegese. Un movimento che, al di là di alcuni giocatori straordinari mai avuti prima nella propria storia, può ormai vantare talenti come Erling Braut Haaland, Martin Ødegaard, straordinario protagonista con l'Arsenal, e Antonio Nusa, esterno di grande valore, oltre ad altri elementi interessanti. Che cosa c'è da aggiungere? Il Napoli aveva quello che definirei un obbligo quasi giuridico, un imperativo categorico, per usare un'espressione filosofica cara a Immanuel Kant: vincere per continuare a coltivare la speranza. Il fatto che il Napoli abbia vinto e, almeno in parte, convinto, però, non autorizza a parlare di partita della svolta. Assolutamente no. Sarebbe un errore gravissimo pensarlo. Questa vittoria può rappresentare soltanto l'inizio di un percorso, si spera, positivo. Perdere o anche soltanto pareggiare contro il Bodo/Glimt avrebbe avuto conseguenze pesantissime. I norvegesi hanno rimontato due volte gli azzurri e, nel finale, con il 4-3, sono riusciti a mettere in ansia il Napoli per qualche secondo. La partita, del resto, si era subito messa in discesa: dopo neanche un minuto Politano ha realizzato un gol straordinario su un assist magnifico di Spinazzola. Una giocata tra amici, perché i due sono legatissimi. C'è un terzetto che vi svelo: Spinazzola, Di Lorenzo e Politano sono amici per la pelle, escono spesso insieme e anche le rispettive mogli si frequentano. Quella di Spinazzola per Politano è stata, dunque, una palla servita da amico ad amico. Il Napoli ha battuto il Bodo/Glimt, convincendo almeno in parte. Ha segnato quattro gol, con De Bruyne sontuoso in cabina di regia e McTominay tornato devastante. È inutile, però, elencare ancora una volta tutti i problemi della fase difensiva azzurra. Il Napoli non ha disputato una partita impeccabile dietro, Rrahmani continua a incappare in qualche amnesia di troppo e l'intero assetto difensivo merita una riflessione approfondita. La squadra tende ad abbassarsi e concede troppi gol. Tutto vero, ma resta il fatto che ieri il Napoli ha vinto e, almeno in parte, convinto. Era il minimo sindacale per continuare a coltivare l'ambizione di non buttare via la stagione. Un pareggio sarebbe stato già drammatico, sportivamente parlando, e avrebbe avuto conseguenze pesanti anche sul piano economico, come ha sottolineato Allegri. È sufficiente per parlare di sliding doors, di porte girevoli che cambiano il destino di una stagione? No, non ancora. Il vero momento decisivo potrebbe essere rappresentato dall'intera settimana, considerando il percorso che va dal Bodo/Glimt alla Roma. Escludo volutamente, per ora, la Juventus dal ragionamento, così come la successiva trasferta contro il Porto, che si preannuncia complicatissima in un clima infuocato e pieno di polemiche. Il Porto arriva da una terza sconfitta consecutiva in Champions League per Farioli, maturata in casa contro un PSG che non è certo una squadra qualunque, ma che in questa occasione è riuscito a imporsi nettamente. Ci attende un ambiente tutt'altro che semplice: andare a vincere in quelle condizioni sarà molto difficile, anche perché vedere il Porto perdere in casa con una simile frequenza è tutt'altro che abituale. Non è una situazione che gioca a nostro favore. Detto questo, una cosa è certa: la vera controprova arriverà sabato e sarà di altissimo livello. L'ostacolo rappresentato dalla Roma, in questo momento, è enorme. La squadra di Gasperini ieri ha passeggiato, pur schierando diverse riserve, e attraversa una condizione psicofisica straordinaria. Eppure deve fare i conti con assenze pesanti. Ha perso Svilar, uno dei migliori portieri del campionato insieme a Maignan, e Koné, perno del centrocampo e uno dei mediani più forti d'Europa, che ha anche iniziato a segnare con continuità, come dimostrano i due gol realizzati a San Siro. Mancherà anche Dybala, il giocatore dotato di maggiore classe della rosa, e potrebbe non esserci nemmeno il suo sostituto naturale, Pellegrini, altro elemento di qualità. Davanti potrebbe quindi toccare a Soulé e Malen, con Mora a supporto, anche se la formazione definitiva resta da capire. Gasperini, del resto, non sembra orientato a schierare due punte centrali contemporaneamente, per cui anche l'ottimo Castro potrebbe partire dalla panchina. Non conosciamo ancora l'undici titolare della Roma, ma è probabile che davanti a Gollini, ex portiere del Napoli che in azzurro era stato presentato quasi come un fenomeno senza poi confermare quelle aspettative, venga schierato il consueto terzetto difensivo composto da Mancini, Hermoso e N'Dicka. È una linea arretrata molto forte, difficile da superare. Per Højlund sarà un compito complicato, soprattutto perché N'Dicka è uno dei difensori più forti del campionato. Il duello con il centravanti danese sarà particolarmente impegnativo. A centrocampo, invece, c'è un giovane che si sta prendendo la scena: Pisilli, destinato a sostituire Koné. È un talento che ha dimostrato anche una certa confidenza con il gol. Al suo fianco dovrebbe esserci un mediano più posizionale, perché la Roma alterna un centrocampista capace di coprire il campo da un'area all'altra a un elemento incaricato di garantire equilibrio. Se dovesse recuperare Cristante, potrebbe essere lui a giocare dal primo minuto; altrimenti toccherebbe a De Roon. Se Cristante non dovesse essere ancora pronto, andrebbe in panchina e De Roon partirebbe titolare. Il dubbio riguarda soprattutto le fasce. In teoria, Gasperini dovrebbe schierare Molina a destra e Wesley a sinistra. Quest'ultimo, pur essendo destro, viene spesso impiegato sulla corsia mancina, ma può giocare anche a destra, il suo ruolo naturale. La caratteristica interessante dei due esterni giallorossi è proprio la versatilità: sono tra i pochi giocatori del campionato capaci di agire indifferentemente su entrambe le fasce. Entrambi sono destri, ma sanno utilizzare bene anche il sinistro, soprattutto Molina, che è particolarmente abile con entrambi i piedi. Gasperini può quindi invertirli anche a partita in corso, se lo ritiene opportuno. La soluzione più probabile resta Molina a destra e Wesley a sinistra, ma bisognerà capire se ci sarà spazio anche per Lulli, un ragazzo che sta bruciando le tappe e che rappresenta una valida alternativa. Se Wesley dovesse giocare a sinistra, si troverebbe nella zona di campo presidiata da Di Lorenzo e Politano. Molina, invece, agirebbe sulla corsia opposta, dalle parti di Spinazzola e Lang. Il Napoli, dal canto suo, dovrebbe confermare la formazione vista contro il Bodo/Glimt. Almeno, è quello che mi auguro. Alle spalle di Malen potrebbero agire Soulé e Mora, giocatore pagato molto dal Porto e considerato in patria un autentico talento, ma che finora non ha ancora mostrato tutto ciò che ci si aspettava da lui. Davanti, però, c'è un attaccante straordinario: Malen. È davvero fortissimo. Non riesco a capire come facesse a non essere titolare in Inghilterra. È vero che all'Aston Villa aveva davanti un centravanti di grande livello, ma come si fa a lasciare in panchina un giocatore del genere? Anche in nazionale viene spesso schierato sull'esterno, quando potrebbe essere impiegato da centravanti. Se hai a disposizione un attaccante così, perché non farlo giocare nel suo ruolo? Per Rrahmani, e per chiunque dovesse sostituirlo, sarà una serata complicata. Bisognerà capire se giocheranno Rafa Marín o Badiashile: la scelta è ancora da valutare. Di certo, contro questa Roma sarà dura. Anche con diverse assenze, la squadra giallorossa dispone di un undici di tutto rispetto. E sarà proprio contro la Roma che il Napoli dovrà dimostrare di essere davvero in grado di cambiare passo. Capiremo se la vittoria contro il Bodo/Glimt è stata soltanto un brodino prima di una nuova crisi, sportivamente parlando, oppure l'inizio di una risalita, magari favorita da un'intuizione di Allegri. Non possiamo considerare Allegri un maestro del calcio moderno, e questo si può dire senza timore di essere smentiti. Ma è certamente uno stratega, un allenatore capace di trovare soluzioni geniali. E l'idea di utilizzare Kevin De Bruyne da regista potrebbe rivelarsi la svolta della stagione. Chi accanto a lui? McTominay, come incursore, sembra una certezza. L'altro posto a centrocampo è il vero dubbio: Anguissa oppure Lobotka? È questa una delle principali questioni da risolvere, insieme al solito ballottaggio tra Spinazzola e Olivera. Per il resto, al netto delle possibili alternative in difesa rappresentate da Rafa Marín e Bashir, non mi aspetto grandi cambiamenti rispetto agli undici che hanno battuto il Bodo/Glimt. Anguissa e Politano meritano la conferma alle spalle di Højlund. McTominay, dopo aver superato i problemi fisici che lo avevano condizionato, è tornato a essere il giocatore devastante che conoscevamo. E su questo c'è poco da discutere. La Roma, però, è un ostacolo altissimo. Sarà lei a dirci se la vittoria contro il Bodo/Glimt resterà soltanto un brodino, o meglio, come ha detto divertito De Paola, un «bodino». Oppure se Allegri abbia davvero scoperto il Gerovital della sua squadra: Kevin De Bruyne nel ruolo di playmaker. Per la prima volta nella sua carriera, lui che era una guardia tiratrice, è diventato il regista della squadra. Visto che si parla tanto di basket applicato al calcio, tra Rizzetta e De Laurentiis, vuoi vedere che anche Max Allegri sta cominciando ad adeguarsi?".