Avevo twittato, dopo aver visto Samp-Roma: “Pensate un po'. Se il Napoli facesse filotto nelle prossime tre partite potrebbe raggiungere la Roma. Ma questo Napoli ha la forza di farlo?”
Il Napoli ha subito, il giorno dopo, asfaltato il Verona con punteggio tennistico, per poi tornare da Bergamo con rimpianti alti quanto un grattacielo e 7 punti di distacco dalla Roma, facile vincitrice con il piccolo Cesena.
Pareggio che bruciava sulla pelle, tanto che titolai il mio editoriale “Così fa male!” e scrissi:
“Stasera Rafa, che ha pescato l'anno scorso a piene mani nella Casa Blanca delle merengues, è stato tradito proprio dai “blancos” Albiol, Calletì e Higuain. Incredibile ma vero. Gli uomini di maggior esperienza internazionale, quelli che dovrebbero garantire il salto di qualità, stasera hanno frenato con i loro errori la corsa del Napoli. Per una volta, Rafa non c'entra molto. La verità è che certi treni non passano due volte, e la sensazione che ne ricaviamo è che l'annata con i due rocamboleschi pareggi lombardi (Inter e Atalanta) abbia fatto girare la stagione in maniera non troppo positiva. Ora solo il San Paolo ruggente può aiutare a modificare la tendenza, con una gara della svolta, stavolta in positivo. Battere la Roma si può, considerando che i giallorossi un pezzettino del loro cervello ce l'avranno a Monaco di Baviera, dove andranno terrorizzati dopo lo choc subito. Bisogna approfittarne, anche se è vero che hanno recuperato morale dopo l'insperata sconfitta della Juve che proprio Allegri non è. Non so se si vince con la Roma, posso solo augurarmelo. So però che è possibile”.
Sì, era possibile, è stato possibile. Ed i “blancos” si sono riscattati. Non tanto Albiol, autore di una buona gara ma che nel primo tempo con un errore marchiano di disimpegno stava mandando in porta Gervinho, quanto i terribili Higuain - cinque gol nelle ultime tre partite nonostante l’errore di Bergamo dal dischetto, un gol in acrobazia subito ed un assist al bacio (il terzo) al compagno Callejon - e Calletì - che dopo una traversa ed uno “scavetto” troppo debole salvato sulla linea, ha timbrato da par sua, con un taglio da grande attaccante, l’ottava rete in dieci gare, sempre più capocannoniere - hanno suggellato una grande vittoria.
Una delle più belle partite dell’intera gestione Benitez, la migliore dell’anno di sicuro, sia per la qualità ed il nome dell’avversario sia per come è venuta la vittoria, fin troppo striminzita nel punteggio, generoso con i romani: ben 9 palle gol a zero (solo due straccetti di tiro di Florenzi per la Lupa), tra cui due clamorose traverse, un paio di parate importanti di De Sanctis ed un salvataggio sulla linea, a rimarcare la netta superiorità del Napoli, che ha letteralmente schiantato la Roma.
Vista dal punto di vista degli avversari, questa sconfitta ha dato un’altra picconata alla loro autostima, già vacillante dopo lo scoppolone col Bayern (e chissà cosa accadrà a Monaco).
Il presuntuoso Garcia, che prima della sfida coi tedeschi parlava manco avesse tra le mani il Real Madrid, ora si lecca le ferite, e non sa cosa rispondere, se è un problema di testa o di gambe; certo che la Roma vista la San Paolo è parsa molto giù atleticamente e con due terzini inadeguati.
Come il confronto Robben-Cole fu il mis-match di Coppa, al San Paolo quello Insigne-Torosidis è stato il mis-match decisivo, con Lorenzino che ha offerto un Optalidon negli spogliatoi allo stralunato avversario, tanto il mal di testa causato.
Ma tutto il Napoli è stato tonico, corto, organizzato, con un Koulibaly semplicemente mostruoso svettare e dominare su ogni pallone partendo pure all’arrembaggio con una velocità impressionante in contropiede.
Avevo detto sin dal primo giorno che KK lo ritenevo più forte di Fernandez, da me mai amato e definito Ceppone per la sua legnosità, anche se nel gioco aereo non vale ancora l’argentino.
Avevo invero anche sostenuto che Koulibaly però non poteva rappresentare il giocatore che subito poteva far fare il salto di qualità alla difesa azzurra, essendo un giocatore ancora da sgrezzare e formare compiutamente, come si dimostrano gli errori nell’uno contro uno, i falli stupidi a volte fatti per esuberanze, le amnesie nel gioco aereo.
Avrei preferito subito un giocatore più rodato, magari da affiancarlo, visto che Albiol non mi convince proprio. Se però Kalidou è quello visto contro la Roma va dato atto che la crescita è stata impressionante e che non dobbiamo aspettare due anni per avere uno dei difensori più forti del mondo.
Poiché una rondine non fa primavera, aspettiamo altre prove di questo livello che diano continuità al giudizio entusiastico di sabato, ma certo la sua prova contro la Roma è impressa nella retina dei nostri occhi.
Se questo sarà il livello di KK da ora in avanti, saremmo ben lieti di osannare chi l’ha preso, lo scouting tanto criticato del Napoli. A farne di errori di valutazione così, ne saremmo sempre contenti!
Piuttosto, la partita con la Roma apre a 3 interrogativi importanti: primo, se il Napoli sa giocare così divinamente, perché lo fa solo ora, perché quell’avvio di stagione stentato?
La delusione del mancato rafforzamento al calcio mercato, una precaria condizione atletica conseguenza anche del mondiale, lo choc della disfatta di Bilbao e la conseguente uscita dal grande palcoscenico europeo che tanto attizza i giocatori (e la folla) oltre che rimpinguare le casse del Presidente? Sono questi i motivi, e quale quello preponderante?
La seconda questione, consequenziale alla prima: perché il Napoli non gioca sempre così, con questa intensità? Può il Napoli, per meglio dire, avere sempre questa intensità?
Se l’assunto è: per giocare così bene il Napoli di Benitez ha bisogno di questa intensità, è in grado di averla sempre, o per caso il Napoli di Benitez ci regala quelle 8-10 partite all’anno che rubano l’occhio per poi scadere nello stanco tran-tran visto molte volte dello stucchevole palleggio orizzontale?
Insomma, per vincere e convincere, bisogna giocare sempre sopra le righe, o forse a volte bisogna adeguarsi alla partita per portare a casa il risultato, come ha fatto sabato Rafa con l’ingresso in campo di Gargano a rafforzare la fase interdittiva? In fin dei conti questo e non altro (una maggiore duttilità tattica) chiedevamo a Rafa, oltre a metterci la “capa” ed il “corazon”.
A tutti quelli che mi rinfacciano l’editoriale post Udinese in cui dissi che Benitez andava cacciato, invito a rileggere le mie parole che scrissi il 22 settembre scorso nell’editoriale “Capolinea” che meglio chiariscono il mio pensiero dell’epoca:
“Io so solo una cosa: tanti anni di calcio me l’hanno insegnato. Un allenatore può sbagliare anche più volte, ma deve stare sul pezzo. Se non trasmette più stimoli alla squadra, se non ha il polso più dello spogliatoio, se non riesce a dare un’anima al gruppo, in una parola: se non ci crede più, allora va cambiato di corsa. O Rafa raddoppia, ci mette la capa ed il corazon, o deve andare via, subito. Tertium non datur. Altrimenti sarà un’agonia. Ed infatti il Napoli è già in agonia: 3 sconfitte su 6 partite, come inizio non c’è male. Che altro dobbiamo aspettare per capire che il Re è nudo?
Vorrei ricordare che le critiche subissarono Benitez, non tanto le mie che contano relativamente poco - ma che lui ha ascoltato, ve lo garantisco, avendo un addetto stampa personale spagnolo che segue tutto – quanto tutto il mondo dei media, partendo dalla Gazzetta, che titolò: “Benitez in confusione”. Chiedete coerenza pure alla Gazzetta, allora!
La verità è che bisogna contestualizzare i momenti. “Quel” Benitez scoglionato andava cacciato, “questo” Benitez, che ha ritrovato orgoglio (magari saranno servite pure le critiche!) e le motivazioni, va blindato.
Perché nessuno disconosce l’importanza di Rafa per questa squadra che può, con pochi innesti diventare vincente, io per primo.
La terza domanda prende spunto da quella posta da Antonio Corbo nel suo editoriale di ieri su Repubblica: “inizio di una cavalcata o capolavoro di un giorno”?
Insomma, il Napoli si deve limitare – avendo ritrovato se stesso e la voglia di stupire - al realistico obiettivo del terzo posto, considerando che oltretutto si stanno di nuovo squagliando le milanesi, la Fiorentina è molto attardata e la sola Lazio sembra in questo momento rappresentare un ostico avversario, non certo la meteora Sampdoria, oppure - viste le ubbie di Juventus, che nella gestione Allegri convince poco, e soprattutto della Roma smarrita di questi tempi ed in crisi d’identità - si può rialzare la testa, nonostante la falsa partenza, e pensare e sperare in una rimonta che avrebbe del clamoroso, non dico per lo scudetto (sarebbe troppo al momento, ma una gara come quella di sabato riapre al sogno), ma per una qualificazione diretta alla Champions?
Sono tutti interrogativi che forse possono perfino essere retorici, contenendo probabilmente in se la risposta.
VIDEO - Chiariello dopo Udinese-Napoli >>>
di Napoli Magazine
03/11/2014 - 12:16
Avevo twittato, dopo aver visto Samp-Roma: “Pensate un po'. Se il Napoli facesse filotto nelle prossime tre partite potrebbe raggiungere la Roma. Ma questo Napoli ha la forza di farlo?”
Il Napoli ha subito, il giorno dopo, asfaltato il Verona con punteggio tennistico, per poi tornare da Bergamo con rimpianti alti quanto un grattacielo e 7 punti di distacco dalla Roma, facile vincitrice con il piccolo Cesena.
Pareggio che bruciava sulla pelle, tanto che titolai il mio editoriale “Così fa male!” e scrissi:
“Stasera Rafa, che ha pescato l'anno scorso a piene mani nella Casa Blanca delle merengues, è stato tradito proprio dai “blancos” Albiol, Calletì e Higuain. Incredibile ma vero. Gli uomini di maggior esperienza internazionale, quelli che dovrebbero garantire il salto di qualità, stasera hanno frenato con i loro errori la corsa del Napoli. Per una volta, Rafa non c'entra molto. La verità è che certi treni non passano due volte, e la sensazione che ne ricaviamo è che l'annata con i due rocamboleschi pareggi lombardi (Inter e Atalanta) abbia fatto girare la stagione in maniera non troppo positiva. Ora solo il San Paolo ruggente può aiutare a modificare la tendenza, con una gara della svolta, stavolta in positivo. Battere la Roma si può, considerando che i giallorossi un pezzettino del loro cervello ce l'avranno a Monaco di Baviera, dove andranno terrorizzati dopo lo choc subito. Bisogna approfittarne, anche se è vero che hanno recuperato morale dopo l'insperata sconfitta della Juve che proprio Allegri non è. Non so se si vince con la Roma, posso solo augurarmelo. So però che è possibile”.
Sì, era possibile, è stato possibile. Ed i “blancos” si sono riscattati. Non tanto Albiol, autore di una buona gara ma che nel primo tempo con un errore marchiano di disimpegno stava mandando in porta Gervinho, quanto i terribili Higuain - cinque gol nelle ultime tre partite nonostante l’errore di Bergamo dal dischetto, un gol in acrobazia subito ed un assist al bacio (il terzo) al compagno Callejon - e Calletì - che dopo una traversa ed uno “scavetto” troppo debole salvato sulla linea, ha timbrato da par sua, con un taglio da grande attaccante, l’ottava rete in dieci gare, sempre più capocannoniere - hanno suggellato una grande vittoria.
Una delle più belle partite dell’intera gestione Benitez, la migliore dell’anno di sicuro, sia per la qualità ed il nome dell’avversario sia per come è venuta la vittoria, fin troppo striminzita nel punteggio, generoso con i romani: ben 9 palle gol a zero (solo due straccetti di tiro di Florenzi per la Lupa), tra cui due clamorose traverse, un paio di parate importanti di De Sanctis ed un salvataggio sulla linea, a rimarcare la netta superiorità del Napoli, che ha letteralmente schiantato la Roma.
Vista dal punto di vista degli avversari, questa sconfitta ha dato un’altra picconata alla loro autostima, già vacillante dopo lo scoppolone col Bayern (e chissà cosa accadrà a Monaco).
Il presuntuoso Garcia, che prima della sfida coi tedeschi parlava manco avesse tra le mani il Real Madrid, ora si lecca le ferite, e non sa cosa rispondere, se è un problema di testa o di gambe; certo che la Roma vista la San Paolo è parsa molto giù atleticamente e con due terzini inadeguati.
Come il confronto Robben-Cole fu il mis-match di Coppa, al San Paolo quello Insigne-Torosidis è stato il mis-match decisivo, con Lorenzino che ha offerto un Optalidon negli spogliatoi allo stralunato avversario, tanto il mal di testa causato.
Ma tutto il Napoli è stato tonico, corto, organizzato, con un Koulibaly semplicemente mostruoso svettare e dominare su ogni pallone partendo pure all’arrembaggio con una velocità impressionante in contropiede.
Avevo detto sin dal primo giorno che KK lo ritenevo più forte di Fernandez, da me mai amato e definito Ceppone per la sua legnosità, anche se nel gioco aereo non vale ancora l’argentino.
Avevo invero anche sostenuto che Koulibaly però non poteva rappresentare il giocatore che subito poteva far fare il salto di qualità alla difesa azzurra, essendo un giocatore ancora da sgrezzare e formare compiutamente, come si dimostrano gli errori nell’uno contro uno, i falli stupidi a volte fatti per esuberanze, le amnesie nel gioco aereo.
Avrei preferito subito un giocatore più rodato, magari da affiancarlo, visto che Albiol non mi convince proprio. Se però Kalidou è quello visto contro la Roma va dato atto che la crescita è stata impressionante e che non dobbiamo aspettare due anni per avere uno dei difensori più forti del mondo.
Poiché una rondine non fa primavera, aspettiamo altre prove di questo livello che diano continuità al giudizio entusiastico di sabato, ma certo la sua prova contro la Roma è impressa nella retina dei nostri occhi.
Se questo sarà il livello di KK da ora in avanti, saremmo ben lieti di osannare chi l’ha preso, lo scouting tanto criticato del Napoli. A farne di errori di valutazione così, ne saremmo sempre contenti!
Piuttosto, la partita con la Roma apre a 3 interrogativi importanti: primo, se il Napoli sa giocare così divinamente, perché lo fa solo ora, perché quell’avvio di stagione stentato?
La delusione del mancato rafforzamento al calcio mercato, una precaria condizione atletica conseguenza anche del mondiale, lo choc della disfatta di Bilbao e la conseguente uscita dal grande palcoscenico europeo che tanto attizza i giocatori (e la folla) oltre che rimpinguare le casse del Presidente? Sono questi i motivi, e quale quello preponderante?
La seconda questione, consequenziale alla prima: perché il Napoli non gioca sempre così, con questa intensità? Può il Napoli, per meglio dire, avere sempre questa intensità?
Se l’assunto è: per giocare così bene il Napoli di Benitez ha bisogno di questa intensità, è in grado di averla sempre, o per caso il Napoli di Benitez ci regala quelle 8-10 partite all’anno che rubano l’occhio per poi scadere nello stanco tran-tran visto molte volte dello stucchevole palleggio orizzontale?
Insomma, per vincere e convincere, bisogna giocare sempre sopra le righe, o forse a volte bisogna adeguarsi alla partita per portare a casa il risultato, come ha fatto sabato Rafa con l’ingresso in campo di Gargano a rafforzare la fase interdittiva? In fin dei conti questo e non altro (una maggiore duttilità tattica) chiedevamo a Rafa, oltre a metterci la “capa” ed il “corazon”.
A tutti quelli che mi rinfacciano l’editoriale post Udinese in cui dissi che Benitez andava cacciato, invito a rileggere le mie parole che scrissi il 22 settembre scorso nell’editoriale “Capolinea” che meglio chiariscono il mio pensiero dell’epoca:
“Io so solo una cosa: tanti anni di calcio me l’hanno insegnato. Un allenatore può sbagliare anche più volte, ma deve stare sul pezzo. Se non trasmette più stimoli alla squadra, se non ha il polso più dello spogliatoio, se non riesce a dare un’anima al gruppo, in una parola: se non ci crede più, allora va cambiato di corsa. O Rafa raddoppia, ci mette la capa ed il corazon, o deve andare via, subito. Tertium non datur. Altrimenti sarà un’agonia. Ed infatti il Napoli è già in agonia: 3 sconfitte su 6 partite, come inizio non c’è male. Che altro dobbiamo aspettare per capire che il Re è nudo?
Vorrei ricordare che le critiche subissarono Benitez, non tanto le mie che contano relativamente poco - ma che lui ha ascoltato, ve lo garantisco, avendo un addetto stampa personale spagnolo che segue tutto – quanto tutto il mondo dei media, partendo dalla Gazzetta, che titolò: “Benitez in confusione”. Chiedete coerenza pure alla Gazzetta, allora!
La verità è che bisogna contestualizzare i momenti. “Quel” Benitez scoglionato andava cacciato, “questo” Benitez, che ha ritrovato orgoglio (magari saranno servite pure le critiche!) e le motivazioni, va blindato.
Perché nessuno disconosce l’importanza di Rafa per questa squadra che può, con pochi innesti diventare vincente, io per primo.
La terza domanda prende spunto da quella posta da Antonio Corbo nel suo editoriale di ieri su Repubblica: “inizio di una cavalcata o capolavoro di un giorno”?
Insomma, il Napoli si deve limitare – avendo ritrovato se stesso e la voglia di stupire - al realistico obiettivo del terzo posto, considerando che oltretutto si stanno di nuovo squagliando le milanesi, la Fiorentina è molto attardata e la sola Lazio sembra in questo momento rappresentare un ostico avversario, non certo la meteora Sampdoria, oppure - viste le ubbie di Juventus, che nella gestione Allegri convince poco, e soprattutto della Roma smarrita di questi tempi ed in crisi d’identità - si può rialzare la testa, nonostante la falsa partenza, e pensare e sperare in una rimonta che avrebbe del clamoroso, non dico per lo scudetto (sarebbe troppo al momento, ma una gara come quella di sabato riapre al sogno), ma per una qualificazione diretta alla Champions?
Sono tutti interrogativi che forse possono perfino essere retorici, contenendo probabilmente in se la risposta.
VIDEO - Chiariello dopo Udinese-Napoli >>>