Bruno Majorano, giornalista, è intervenuto telefonicamente al programma "Donne nel pallone", condotto da Sonia Sodano su Julie Italia: "Mi dispiace che sia passato un messaggio sbagliato". Il riferimento è alla pubblicazione di un articolo in cui vengono elencate le donne presenti nelle trasmissioni tv campane. Per le giornaliste della squadra di calcio a 5 dell'Odg Campania si è mancato di rispetto alla categoria professionale, tant'è che su Facebook è stato divulgato questo messaggio sui diversi profili delle giornaliste calciatrici: "Chiamatela dignità, chiamatela professionalità, chiamatela anni di gavetta e di lavoro, chiamatela sacrifici, tanti, ma anche soddisfazioni, ancora di più, chiamatela i sabati lavorativi senza straordinari e le domeniche senza riposo, chiamatela femminilità da difendere in un mondo di maschilismo esaltato. Chiamatelo come volete, noi lo chiameremo semplicemente amore, amore per un mestiere che si è e non solo si fa. Ed è in nome di quell’amore per il giornalismo e per lo sport, per il calcio che a Napoli è una fede, che abbiamo fondato una squadra di calcio, il cui motto è “togliamo i tacchi e mettiamo i tacchetti”, perché essere donne vuol dire esattamente questo: è cioè esserlo sempre e comunque. Siamo giornaliste, siamo le giornaliste della squadra femminile di calcio a 5 dell’ordine dei giornalisti della Campania. E quando lo diciamo sappiamo bene che nel migliore dei casi suscitiamo un sorriso, nel peggiore lasciamo perdere. Ma lo sappiamo e lo accettiamo, più o meno. È altro che non accettiamo: è dover leggere sul giornale di Napoli che un collega scrive un articolo sulle Telegiornaliste campane che riempiono i salotti televisivi per la loro avvenenza, anzi “avvenenti fattezze”, elencate a mó di catalogo da cui scegliere. Chiariamolo subito: nulla contro le elencate, anzi, nel caso, solidarietà per chi la vuole, rispetto per chi non la vuole. Il problema non è per le donne citate ma, al contrario, per quelle non citate, per tutte quelle che magari avvenenti lo sono eccome ma non è per quello che riempiono i salotti; per quelle che magari è con l’intelligenza che riempiono lo studio di un tg o quello di un programma elegante e mai volgare; per quelle che sanno scrivere e parlare perfettamente di calcio, e lo fanno senza doversi per forza mostrare ma farlo, mostrarsi nel caso, è una scelta, non certo una conditio sine qua non per lavorare. Ecco, queste donne qui, noi, per farla breve cosa siamo esattamente? Fiere di non essere in quella lista, chiariamolo, fierissime di non essere oggetto di una votazione squallida, chiariamo anche questo, ma ci chiediamo e chiediamo (abituate come siamo a fare domande): noi esattamente cosa siamo? Ovviamente noi lo sappiamo cosa siamo: donne, capaci, intelligenti, brave, competenti, e indignate, ma assai, dal fatto che ci si prenda la briga di sprecare carta e spazio web per “squallizzare” il binomio già di per sé difficile donne-calcio, come è in Italia, è chiaro, che è il paese civile (almeno così dicono) dove essere donna vale meno che essere uomo. Ecco cosa siamo e con questa lettera chiediamo che delle scuse siano fatte non solo a chi è una giornalista o Telegiornalista a prescindere dalle proprie fattezze ma per tutte le donne, tutte. Come vogliamo che qualcosa cambi se chi ha il dovere di essere quel famoso cane da guardia del potere si riduce ad essere compiacente cagnolino di compagnia dell’ipocrisia becera e maschilista così diffusa che vuole ancora le donne oggetto e mai soggetto? Ecco, nel salotto metteteci quel cagnolino, che noi siamo tutta un’altra storia". Il chiarimento dell'autore dell'articolo, che ha stemperato i toni, è arrivato in diretta a Julie Italia durante "Donne nel Pallone": "L'intento - ha chiosato Majorano - era di dare risalto alla figura femminile nel mondo del calcio e giornalistico, siamo tutti uguali ed abbiamo tutti le stesse competenze".
di Napoli Magazine
01/03/2019 - 01:10
Bruno Majorano, giornalista, è intervenuto telefonicamente al programma "Donne nel pallone", condotto da Sonia Sodano su Julie Italia: "Mi dispiace che sia passato un messaggio sbagliato". Il riferimento è alla pubblicazione di un articolo in cui vengono elencate le donne presenti nelle trasmissioni tv campane. Per le giornaliste della squadra di calcio a 5 dell'Odg Campania si è mancato di rispetto alla categoria professionale, tant'è che su Facebook è stato divulgato questo messaggio sui diversi profili delle giornaliste calciatrici: "Chiamatela dignità, chiamatela professionalità, chiamatela anni di gavetta e di lavoro, chiamatela sacrifici, tanti, ma anche soddisfazioni, ancora di più, chiamatela i sabati lavorativi senza straordinari e le domeniche senza riposo, chiamatela femminilità da difendere in un mondo di maschilismo esaltato. Chiamatelo come volete, noi lo chiameremo semplicemente amore, amore per un mestiere che si è e non solo si fa. Ed è in nome di quell’amore per il giornalismo e per lo sport, per il calcio che a Napoli è una fede, che abbiamo fondato una squadra di calcio, il cui motto è “togliamo i tacchi e mettiamo i tacchetti”, perché essere donne vuol dire esattamente questo: è cioè esserlo sempre e comunque. Siamo giornaliste, siamo le giornaliste della squadra femminile di calcio a 5 dell’ordine dei giornalisti della Campania. E quando lo diciamo sappiamo bene che nel migliore dei casi suscitiamo un sorriso, nel peggiore lasciamo perdere. Ma lo sappiamo e lo accettiamo, più o meno. È altro che non accettiamo: è dover leggere sul giornale di Napoli che un collega scrive un articolo sulle Telegiornaliste campane che riempiono i salotti televisivi per la loro avvenenza, anzi “avvenenti fattezze”, elencate a mó di catalogo da cui scegliere. Chiariamolo subito: nulla contro le elencate, anzi, nel caso, solidarietà per chi la vuole, rispetto per chi non la vuole. Il problema non è per le donne citate ma, al contrario, per quelle non citate, per tutte quelle che magari avvenenti lo sono eccome ma non è per quello che riempiono i salotti; per quelle che magari è con l’intelligenza che riempiono lo studio di un tg o quello di un programma elegante e mai volgare; per quelle che sanno scrivere e parlare perfettamente di calcio, e lo fanno senza doversi per forza mostrare ma farlo, mostrarsi nel caso, è una scelta, non certo una conditio sine qua non per lavorare. Ecco, queste donne qui, noi, per farla breve cosa siamo esattamente? Fiere di non essere in quella lista, chiariamolo, fierissime di non essere oggetto di una votazione squallida, chiariamo anche questo, ma ci chiediamo e chiediamo (abituate come siamo a fare domande): noi esattamente cosa siamo? Ovviamente noi lo sappiamo cosa siamo: donne, capaci, intelligenti, brave, competenti, e indignate, ma assai, dal fatto che ci si prenda la briga di sprecare carta e spazio web per “squallizzare” il binomio già di per sé difficile donne-calcio, come è in Italia, è chiaro, che è il paese civile (almeno così dicono) dove essere donna vale meno che essere uomo. Ecco cosa siamo e con questa lettera chiediamo che delle scuse siano fatte non solo a chi è una giornalista o Telegiornalista a prescindere dalle proprie fattezze ma per tutte le donne, tutte. Come vogliamo che qualcosa cambi se chi ha il dovere di essere quel famoso cane da guardia del potere si riduce ad essere compiacente cagnolino di compagnia dell’ipocrisia becera e maschilista così diffusa che vuole ancora le donne oggetto e mai soggetto? Ecco, nel salotto metteteci quel cagnolino, che noi siamo tutta un’altra storia". Il chiarimento dell'autore dell'articolo, che ha stemperato i toni, è arrivato in diretta a Julie Italia durante "Donne nel Pallone": "L'intento - ha chiosato Majorano - era di dare risalto alla figura femminile nel mondo del calcio e giornalistico, siamo tutti uguali ed abbiamo tutti le stesse competenze".