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INFO - Agenda settimanale degli spettacoli dall'1 al 7 dicembre 2025 in Campania, programmati dal Circuito Teatro Pubblico Campano
29.11.2025 15:12 di Napoli Magazine
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Agenda settimanale spettacoli dall'1 al 7 dicembre 2025 in Campania, programmati dal Circuito Teatro Pubblico Campano.

Cinema Teatro Italia di Eboli

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Martedì 2 dicembre, ore 20.45

Cinema Teatro Modernissimo di Telese

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Mercoledì 3 dicembre, ore 20.45

Teatro Comunale Mario Scarpetta di Sala Consilina

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Venerdì 5 dicembre, ore 20.45

Teatro Partenio di Avellino

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Sabato 6, ore 20.45, e domenica 7 dicembre, ore 18.00

Le prénom

Cena fra amici

di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte

versione italiana Fausto Paravidino

con

Lisa Galantini, Alberto Giusta, Davide Lorino, Elisabetta Mazzullo e Aldo Ottobrino

scene e costumi Laura Benzi

luci Sandro Sussi

regia Antonio Zavatteri

produzione Nidodiragno, Teatro Stabile di Verona

Quarantenni a confronto tra colpi di scena, battute comiche, amicizia, rancori e legami profondi. Serata conviviale a casa di due professori (liceo lei, università lui) dichiaratamente di sinistra. Tra parenti e amici inizia un gioco di provocazione e di verità che si allarga sino a diventare il ritratto di una generazione: tra piccole meschinità e grandi sentimenti.

Una sera come tante altre tra cinque amici quarantenni. Tutti appartenenti alla media borghesia. Oltre ai padroni di casa, ci sono il fratello di lei che fa l’agente immobiliare e la sua compagna in ritardo a causa di un impegno di lavoro con dei giapponesi, mentre l’amico single (sospettato di essere omosessuale) è trombonista in un’orchestra sinfonica. Quella sera, il fratello comunica alla compagnia che diventerà padre. Felicitazioni, baci e abbracci. Poi le solite domande: sarà maschio o femmina, che nome gli metterete?

Il futuro papà non ha dubbi che sarà maschio; ma lo sconcerto nasce quando egli comunica il nome che hanno deciso di mettere al figlio. Un nome che evoca imbarazzanti memorie storiche. Il dubbio è che si tratti di uno scherzo, ma la discussione degenera ben presto investendo valori e scelte personali.

Tra offese reciproche che non mancano di ferire tutti (nessuno escluso), nasce così il ritratto di una generazione allo sbando, dove tutti hanno qualche segreto da nascondere o da rinfacciarsi.

Teatro Delle Rose, Piano Di Sorrento

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Martedì 2 dicembre, ore 21.00

Teatro Lendi di Sant’Arpino (CE)

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Da mercoledì 3 a venerdì 5 dicembre, ore 20.45

Teatro Umberto di Nola

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Sabato 6 dicembre, ore 20.45

Teatro Eduardo De  Filippo di Agropoli

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Domenica 7 dicembre, ore 18.00

Magnifica presenza

uno spettacolo di Ferzan Ozpetek

con

Serra Yilmaz, Tosca D’Aquino, Erik Tonelli

e con

Toni Fornari, Luciano Scarpa, Tina Agrippino,

Sara Bosi, Fabio Zarrella

scene Luigi Ferrigno

costumi Monica Gaetani

luci Pasquale Mari

una coproduzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

e Fondazione Teatro della Toscana

Illusione e realtà, sogno e verità, amore e cinismo, cinema, teatro e incanto. Dopo Mine Vaganti, Ferzan Ozpetek torna al teatro con il nuovo adattamento di uno dei suoi successi cinematografici: Magnifica presenza.

Il regista, tra i più amati del nostro cinema, prosegue così il percorso inaugurato con Mine vaganti, e fa rivivere in teatro uno dei suoi film cult portando con sé in questa avventura una compagnia di attori esplosivi: Serra Yilmaz, Tosca D’Aquino, Erik Tonelli, Toni Fornari, Luciano Scarpa, Tina Agrippino, Sara Bosi, Fabio Zarrella.

Pietro è un giovane che si trasferisce a Roma con l’ambizione di diventare attore. La sua esistenza nella nuova abitazione romana viene tuttavia turbata da strane presenze, che solo lui può vedere; si tratta di una bizzarra compagnia teatrale con cui poi instaura un rapporto d’amicizia. Compatito dalla cugina Maria, che cerca di guarirlo da queste continue allucinazioni, Pietro tenterà invece di andare a fondo della storia, cercando di capire le ragioni che trattengono nel presente questa sorta di fantasmi.

La trama, che naviga tra il sogno e la realtà, promette di essere un’esperienza teatrale immersiva. Magnifica presenza rappresenta un’opportunità per il pubblico di assistere alla trasposizione teatrale di un film acclamato, evidenziando la capacità di Ozpetek di trasportare le sue storie dallo schermo al palcoscenico con maestria e sensibilità.

Teatro Barone di Melito di Napoli

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Venerdì 5 dicembre ore 20.45, Fuori abbonamento

Gianfranco Gallo in

Ti ho sposato per ignoranza

scritto e diretto da Gianfranco Gallo

con Gianluca Di Gennaro

e con Lisa Imperatore, Bianca Gallo, Alessia Cacace, Alfonso Strumolo

scenografie Clelio Alfinito, costumi Anna Giordano

assistente alla regia Alfonso Le Boffe

Ritorna in Teatro dopo 15 anni quello che ormai è diventato uno spettacolo Cult grazie ai Social. Alcuni brani esilaranti tratti dalla commedia, su Youtube e su altri siti, hanno raggiunto milioni di visualizzazioni, cosa molto rara per piccoli frammenti di Teatro di prosa. Mi è capitato di lavorare con tanti colleghi attori e registi di fama nazionale e non pochi di loro, anche insospettabili dai Jackal a Frassica, ai registi Manfredonia o Garrone mi hanno confessato che, almeno una volta al mese, li vanno a rivedere per farsi quattro risate.
La messinscena è un omaggio al Teatro dal quale provengo e dal quale sono partito, quel Teatro comico napoletano di nobile tradizione che porto con me come un fiore all’occhiello. Un Teatro i cui eroi furono Antonio Petito e la sua famiglia, Cammarano, Eduardo Scarpetta e tanti altri che traghettarono il palcoscenico partenopeo dalla Commedia dell’Arte ai testi di Eduardo e dei nuovi drammaturghi. Una antica farsa di Pasquale Petito è lo spunto per un esilarante spettacolo, il cui titolo originale, “’A scarrecavarrile” (“A Scarica barile”), spiega tutta la trama: storia di tradimenti e
perdoni nel segno di una grande tradizione comica rinnovata, protagonista incolpevole un bastone da uomo che fa da asse per una serie di costruzioni comiche di grande eleganza ed efficacia.

Il lavoro di Pasquale Petito mi ha interessato subito perché riferendosi a suo modo alla classica pochade francese e dunque allontanandosi dalle farse del più rinomato fratello Antonio Petito, anticipa lo stile e la forma di colui il quale fu forse il più grande commediografo napoletano e cioè Eduardo Scarpetta. Io mi sono divertito a metterci del mio per cui lo spettacolo acquista modernità

e forza nella rielaborazione, quasi una riscrittura per un testo del quale più che altro ho conservato lo spunto centrale che è poi la vera macchina teatrale dell’antica farsa. Una messa in scena di sicuro effetto che trascinerà lo spettatore in un’epoca, passata e indefinita allo stesso tempo, nella quale ritroverà una vis comica, un linguaggio e un’attualità del tutto originali e vicini al moderno sentire.

Una produzione Immaginando Produzioni

Teatro delle Arti di Salerno

Sabato 6, ore 20.45, e domenica 7 dicembre, ore 18.00

Anni ‘90…Noi che volevamo la favola!

uno spettacolo di Massimiliano Gallo

con Carmen Scognamiglio

e con il corpo di ballo Anni 90 Dance
 

musiche eseguite da Ensemble Napolinord Big Band

Eravamo rimasti alla caduta del muro di Berlino. Così era finito il mio spettacolo sugli anni 80: “Stasera, Punto e a Capo!”, quello in cui ho raccontato la mia adolescenza a metà tra purezza e infinito incanto.

Le immagini della caduta del Muro di Berlino, i berlinesi armati di piccone, le folle che attraversano il Checkpoint Charlie, gli abbracci tra sconosciuti, i balli in cima a quello che fino a poche ore prima era il simbolo della divisione del mondo in due fazioni.

Riguardando a quell’epoca, sembra che col muro sia caduta la prima casella di un domino di eventi positivi che negli anni successivi ha sconvolto gli equilibri del mondo. Insomma, sembrava tutto bellissimo ma forse niente é veramente cambiato!

Erano gli anni di “Certe Notti” di Ligabue, dell’ “Ombelico del mondo” di Jovanotti. Di Fiorello e del suo “Karaoke”, di “Non è la rai”, di “Bim, bum, bam” e di “Bay Watch”, di “Blob” e “Art Attack”, di “La vita è bella”, “Forrest Gump” e “Mamma, ho perso l’aereo”, de la pillola rossa o la pillola blu di “Matrix”.

Erano gli anni in cui si giocava a “Super Mario” e “Pac-Man”, in cui si parlava di un mondo da connettere. Erano gli anni del Viagra, come ha detto Douglas Coupland, lo scrittore che ha coniato il termine Generazione X: “La storia era finita, e la sensazione era ottima”.

Quello degli anni Novanta è stato apparentemente un decennio perfetto, ma in realtà sono molte le cose che preferiamo non ricordare sui nostri profili social, ma d’altronde fa piacere ricordare solo le cose belle.

Quello di cui la nostalgia non tiene conto è, per esempio, la guerra: dal massacro di Srebrenica al genocidio in Ruanda.

La stessa sorte è toccata alla svalutazione della Lira e alla progressiva perdita di potere d’acquisto da parte degli italiani successive a Mani Pulite, ed è proprio nel gennaio 1994 che con un videomessaggio di 9 minuti Silvio Berlusconi ha fatto il suo ingresso in politica, non uscendone per i vent’anni successivi.

È sempre in questo periodo che si è iniziata ad affermare in Italia la Lega Nord di Bossi che è arrivata al Governo.

Ed allora divertiamoci a raccontarli questi anni 90’, ridendo sulle nostre disgrazie, su quello che siamo stati e su quanto ci eravamo promessi. Che la festa continui…

 

Teatro Nuovo di Napoli

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Sabato 6 dicembre, ore 19.00

C’era una volta

Manuale di sopravvivenza per immagini
testo e regia Noemi Francesca

con Michelangelo Dalisi, Noemi Francesca

scene Cristiano Carotti

luci Carmine Pierri

aiuto regia e dramaturg Riccardo Festa

direttrice di scena Teresa Cibelli

datrice luci Desideria Angeloni

datore video Daniele Rosselli

testo vincitore del premio Nuove sensibilità 2024

nell’ambito della collaborazione tra i Premi Leo de Berardinis, promosso dal Teatro di Napoli, e Nuove Sensibilità 2.0, promosso dal Teatro Pubblico Campano

Cosa muore anzitutto quando qualcuno muore? C’è una particolare forma di trascendenza che potremmo quasi definire -mutuando l’espressione dalla tecnica cinematografica- una soggettiva, l’unicità di una postura alle prese con la scelta costante di decidere dove posare lo sguardo, cosa mettere a fuoco, dove soffermarsi, cosa lasciare fuori campo. 

C’era una volta. Manuale di sopravvivenza per immagini è il tentativo di evocare lo spegnersi di uno sguardo sul mondo, è la soggettiva di un uomo nella fase terminale della sua vita, alle prese con la veglia di parenti e amici, con gli ultimi sorrisi, gli ultimi saluti, gli ultimi sguardi, appunto.

L’incombenza della fine sradica la linearità del tempo, percepito qui come una parentesi nel tempo ordinario, come un in più di tempo, un in più di vita, dove il passato riemerge nella radicalità di un’eco ancora presente, in una forma mitica che suggerisce la lontananza dal mondo concreto della realtà di tutti i giorni.

Lo spettacolo si dispiega “come fosse” un film che al suo interno recupera il linguaggio privato del filmato di famiglia e lo fa reagire con quel particolare mito rappresentato dalla fiaba.

Nella prima infanzia, le fiabe, tutte le fiabe, arrivano in soccorso per aiutare a restituire senso al vissuto di incertezza che può colpire un bambino alle prese con le prime tortuose esperienze del suo cammino.

E se fosse così all’inizio come alla fine della vita? Se in prossimità della morte si potesse riscrivere il senso della vita alla luce di un’avventura?

Ed è così che nella rappresentazione di questo fine vita, parenti e amici evocano la presenza di personaggi fiabeschi, assumono agli occhi del morente quel particolare aspetto come sintesi ultima di una vita vissuta insieme, di un’avventura condivisa, facendo riemergere la memoria di un passato che, fondendosi a un presente incerto, crea l’immagine di un istante eterno e circolare, dell’unione impossibile dell’essere ancora col non essere più.

Teatro Pasolini di Salerno

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Da sabato 6 a lunedì 8 dicembre

(sabato e lunedì ore 20.00, domenica ore 18.00)

nell’ambito della rassegna Coniugare il Teatro - Scena Immersiva

Con le ali di Peter

tratto da J. M. Barrie

uno spettacolo di Giovanna Facciolo

con

Adele Amato de Serpis, Alessandro Esposito, Monica Costigliola,

Valentina Carbonara, Raffaele Parisi

scene Giovanna Napolitano

produzione I Teatrini

“Salve amici, io sono Peter e non ho mai smesso di volare, e voi?”

Come nel romanzo di Barry, Peter, il bambino che ha deciso di non crescere mai, ci ricorda che sappiamo e possiamo volare, e che se chiudiamo gli occhi, lo faremo con lui, atterrando sull’ Isola che non c’è, là “…dove si può rimanere bambini per sempre e divertirsi un sacco!”. 

Per incontrarlo, entreremo in punta di piedi in una notte stellata, dove il sogno sospende la realtà e la realtà diventa sogno. Dove WENDY può ancora aspettare Peter, di nuovo, ancora una volta. Forse l’ultima… E noi con lei.

Gianni e Michele sono già pronti per mille avventure e tutti diventeremo Bambini Smarriti, con tanto di giuramento e di sigillo, per non avere paura di niente e rimanere per sempre lì, nell’Isola che non c’è, dove i Pirati sono sempre in agguato e Capitan Uncino ha sempre un conto in sospeso con Peter… 

Peter, l’eterno fanciullo che abita sicuramente ancora in molti di noi. Con lui tutto è un gioco e la finzione è la realtà. Non c’è posto per nient’altro. Forse è per questo che è così distratto… “Wendy, se vedi che mi sto dimenticando di te, ripetimi spesso “sono Wendy”, così me ne ricorderò!…”

Lì, nell’Isola che non c’è, tra Fate, Sirene, bambine e bambini, molti sono i cuori che battono per Peter, e naturalmente anche quello di Wendy, che sogna però una vita da “grandi” con lui. Ma Peter desidera solo una mamma… e non è l’unico sull’isola che non c’è! 

Così è Wendy a rompere il gioco, decidendo di tornare a casa per continuare a crescere, come fanno tutti… sapendo che forse non tornerà più… 

 E noi?

 “…Tornerete a trovarmi presto vero? Io vi aspetto qui, nell’Isola che non c’è. Per sempreee!” 

 

Teatro Nuovo di Salerno

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Sabato 6, ore 21.00, e domenica 7 dicembre, ore 18.30

Due mariti per un bebè
di Rosario Verde, Marco Lanzuise

“Due Mariti per un Bebè” è una commedia brillante che mescola risate, tensione e sorprese, con un ritmo incalzante e gag esilaranti, trascinando il pubblico in un turbine di emozioni fino all’ultimo, inaspettato colpo di scena.

Antonio è un uomo onesto travolto dai debiti, che ha perso tutto: lavoro, casa e dignità. Dopo il fallimento della sua piccola manifattura di scarpe, che ha ceduto a causa della concorrenza cinese, è costretto a rifugiarsi con la moglie

Carla, bella e viziata, e la suocera Costanza, una donna eccentrica, nell’abitazione disastrata del fratello Pasquale, un truffatore incallito. La situazione familiare sembra già abbastanza complicata, ma la tempesta è appena iniziata.

L’incontro casuale con il Commendatore Mario De Pretis, una delle vittime di Pasquale, porta a galla una proposta impensabile: Antonio è l’esatto sosia di Giorgio, il figlio sfaticato e vizioso del Commendatore, che è sposato con Sara, una giovane e ricca donna che ha promesso al padre una cospicua somma di denaro non appena partorirà il primo figlio.

Ma Giorgio, nonostante sia sposato, non ha ancora consumato il matrimonio a causa di un blocco psicologico, mettendo a rischio la promessa fatta al padre. De Pretis propone ad Antonio uno scambio: lui dovrà fingere di essere Giorgio per sistemare il matrimonio di quest’ultimo, e in cambio riceverà una somma che potrebbe risolvere i suoi problemi economici.

Quello che sembra un piano geniale si trasforma ben presto in un vortice di equivoci, bugie e situazioni surreali. Carla e Costanza, ignare della farsa, complicano ulteriormente le cose, mentre Pasquale, sempre pronto a giocare su due fronti, crea un caos totale.

Tra risate, malintesi e colpi di scena, tutti i personaggi si ritrovano nel medesimo appartamento, cercando disperatamente di mantenere in piedi una farsa sempre più difficile da sostenere.

Riuscirà Antonio a risolvere i suoi problemi finanziari? Giorgio riuscirà finalmente a essere un marito decente? E soprattutto, di chi è davvero il bebè del titolo?

 

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di Napoli Magazine

29/11/2025 - 15:12

Agenda settimanale spettacoli dall'1 al 7 dicembre 2025 in Campania, programmati dal Circuito Teatro Pubblico Campano.

Cinema Teatro Italia di Eboli

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Martedì 2 dicembre, ore 20.45

Cinema Teatro Modernissimo di Telese

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Mercoledì 3 dicembre, ore 20.45

Teatro Comunale Mario Scarpetta di Sala Consilina

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Venerdì 5 dicembre, ore 20.45

Teatro Partenio di Avellino

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Sabato 6, ore 20.45, e domenica 7 dicembre, ore 18.00

Le prénom

Cena fra amici

di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte

versione italiana Fausto Paravidino

con

Lisa Galantini, Alberto Giusta, Davide Lorino, Elisabetta Mazzullo e Aldo Ottobrino

scene e costumi Laura Benzi

luci Sandro Sussi

regia Antonio Zavatteri

produzione Nidodiragno, Teatro Stabile di Verona

Quarantenni a confronto tra colpi di scena, battute comiche, amicizia, rancori e legami profondi. Serata conviviale a casa di due professori (liceo lei, università lui) dichiaratamente di sinistra. Tra parenti e amici inizia un gioco di provocazione e di verità che si allarga sino a diventare il ritratto di una generazione: tra piccole meschinità e grandi sentimenti.

Una sera come tante altre tra cinque amici quarantenni. Tutti appartenenti alla media borghesia. Oltre ai padroni di casa, ci sono il fratello di lei che fa l’agente immobiliare e la sua compagna in ritardo a causa di un impegno di lavoro con dei giapponesi, mentre l’amico single (sospettato di essere omosessuale) è trombonista in un’orchestra sinfonica. Quella sera, il fratello comunica alla compagnia che diventerà padre. Felicitazioni, baci e abbracci. Poi le solite domande: sarà maschio o femmina, che nome gli metterete?

Il futuro papà non ha dubbi che sarà maschio; ma lo sconcerto nasce quando egli comunica il nome che hanno deciso di mettere al figlio. Un nome che evoca imbarazzanti memorie storiche. Il dubbio è che si tratti di uno scherzo, ma la discussione degenera ben presto investendo valori e scelte personali.

Tra offese reciproche che non mancano di ferire tutti (nessuno escluso), nasce così il ritratto di una generazione allo sbando, dove tutti hanno qualche segreto da nascondere o da rinfacciarsi.

Teatro Delle Rose, Piano Di Sorrento

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Martedì 2 dicembre, ore 21.00

Teatro Lendi di Sant’Arpino (CE)

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Da mercoledì 3 a venerdì 5 dicembre, ore 20.45

Teatro Umberto di Nola

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Sabato 6 dicembre, ore 20.45

Teatro Eduardo De  Filippo di Agropoli

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Domenica 7 dicembre, ore 18.00

Magnifica presenza

uno spettacolo di Ferzan Ozpetek

con

Serra Yilmaz, Tosca D’Aquino, Erik Tonelli

e con

Toni Fornari, Luciano Scarpa, Tina Agrippino,

Sara Bosi, Fabio Zarrella

scene Luigi Ferrigno

costumi Monica Gaetani

luci Pasquale Mari

una coproduzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

e Fondazione Teatro della Toscana

Illusione e realtà, sogno e verità, amore e cinismo, cinema, teatro e incanto. Dopo Mine Vaganti, Ferzan Ozpetek torna al teatro con il nuovo adattamento di uno dei suoi successi cinematografici: Magnifica presenza.

Il regista, tra i più amati del nostro cinema, prosegue così il percorso inaugurato con Mine vaganti, e fa rivivere in teatro uno dei suoi film cult portando con sé in questa avventura una compagnia di attori esplosivi: Serra Yilmaz, Tosca D’Aquino, Erik Tonelli, Toni Fornari, Luciano Scarpa, Tina Agrippino, Sara Bosi, Fabio Zarrella.

Pietro è un giovane che si trasferisce a Roma con l’ambizione di diventare attore. La sua esistenza nella nuova abitazione romana viene tuttavia turbata da strane presenze, che solo lui può vedere; si tratta di una bizzarra compagnia teatrale con cui poi instaura un rapporto d’amicizia. Compatito dalla cugina Maria, che cerca di guarirlo da queste continue allucinazioni, Pietro tenterà invece di andare a fondo della storia, cercando di capire le ragioni che trattengono nel presente questa sorta di fantasmi.

La trama, che naviga tra il sogno e la realtà, promette di essere un’esperienza teatrale immersiva. Magnifica presenza rappresenta un’opportunità per il pubblico di assistere alla trasposizione teatrale di un film acclamato, evidenziando la capacità di Ozpetek di trasportare le sue storie dallo schermo al palcoscenico con maestria e sensibilità.

Teatro Barone di Melito di Napoli

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Venerdì 5 dicembre ore 20.45, Fuori abbonamento

Gianfranco Gallo in

Ti ho sposato per ignoranza

scritto e diretto da Gianfranco Gallo

con Gianluca Di Gennaro

e con Lisa Imperatore, Bianca Gallo, Alessia Cacace, Alfonso Strumolo

scenografie Clelio Alfinito, costumi Anna Giordano

assistente alla regia Alfonso Le Boffe

Ritorna in Teatro dopo 15 anni quello che ormai è diventato uno spettacolo Cult grazie ai Social. Alcuni brani esilaranti tratti dalla commedia, su Youtube e su altri siti, hanno raggiunto milioni di visualizzazioni, cosa molto rara per piccoli frammenti di Teatro di prosa. Mi è capitato di lavorare con tanti colleghi attori e registi di fama nazionale e non pochi di loro, anche insospettabili dai Jackal a Frassica, ai registi Manfredonia o Garrone mi hanno confessato che, almeno una volta al mese, li vanno a rivedere per farsi quattro risate.
La messinscena è un omaggio al Teatro dal quale provengo e dal quale sono partito, quel Teatro comico napoletano di nobile tradizione che porto con me come un fiore all’occhiello. Un Teatro i cui eroi furono Antonio Petito e la sua famiglia, Cammarano, Eduardo Scarpetta e tanti altri che traghettarono il palcoscenico partenopeo dalla Commedia dell’Arte ai testi di Eduardo e dei nuovi drammaturghi. Una antica farsa di Pasquale Petito è lo spunto per un esilarante spettacolo, il cui titolo originale, “’A scarrecavarrile” (“A Scarica barile”), spiega tutta la trama: storia di tradimenti e
perdoni nel segno di una grande tradizione comica rinnovata, protagonista incolpevole un bastone da uomo che fa da asse per una serie di costruzioni comiche di grande eleganza ed efficacia.

Il lavoro di Pasquale Petito mi ha interessato subito perché riferendosi a suo modo alla classica pochade francese e dunque allontanandosi dalle farse del più rinomato fratello Antonio Petito, anticipa lo stile e la forma di colui il quale fu forse il più grande commediografo napoletano e cioè Eduardo Scarpetta. Io mi sono divertito a metterci del mio per cui lo spettacolo acquista modernità

e forza nella rielaborazione, quasi una riscrittura per un testo del quale più che altro ho conservato lo spunto centrale che è poi la vera macchina teatrale dell’antica farsa. Una messa in scena di sicuro effetto che trascinerà lo spettatore in un’epoca, passata e indefinita allo stesso tempo, nella quale ritroverà una vis comica, un linguaggio e un’attualità del tutto originali e vicini al moderno sentire.

Una produzione Immaginando Produzioni

Teatro delle Arti di Salerno

Sabato 6, ore 20.45, e domenica 7 dicembre, ore 18.00

Anni ‘90…Noi che volevamo la favola!

uno spettacolo di Massimiliano Gallo

con Carmen Scognamiglio

e con il corpo di ballo Anni 90 Dance
 

musiche eseguite da Ensemble Napolinord Big Band

Eravamo rimasti alla caduta del muro di Berlino. Così era finito il mio spettacolo sugli anni 80: “Stasera, Punto e a Capo!”, quello in cui ho raccontato la mia adolescenza a metà tra purezza e infinito incanto.

Le immagini della caduta del Muro di Berlino, i berlinesi armati di piccone, le folle che attraversano il Checkpoint Charlie, gli abbracci tra sconosciuti, i balli in cima a quello che fino a poche ore prima era il simbolo della divisione del mondo in due fazioni.

Riguardando a quell’epoca, sembra che col muro sia caduta la prima casella di un domino di eventi positivi che negli anni successivi ha sconvolto gli equilibri del mondo. Insomma, sembrava tutto bellissimo ma forse niente é veramente cambiato!

Erano gli anni di “Certe Notti” di Ligabue, dell’ “Ombelico del mondo” di Jovanotti. Di Fiorello e del suo “Karaoke”, di “Non è la rai”, di “Bim, bum, bam” e di “Bay Watch”, di “Blob” e “Art Attack”, di “La vita è bella”, “Forrest Gump” e “Mamma, ho perso l’aereo”, de la pillola rossa o la pillola blu di “Matrix”.

Erano gli anni in cui si giocava a “Super Mario” e “Pac-Man”, in cui si parlava di un mondo da connettere. Erano gli anni del Viagra, come ha detto Douglas Coupland, lo scrittore che ha coniato il termine Generazione X: “La storia era finita, e la sensazione era ottima”.

Quello degli anni Novanta è stato apparentemente un decennio perfetto, ma in realtà sono molte le cose che preferiamo non ricordare sui nostri profili social, ma d’altronde fa piacere ricordare solo le cose belle.

Quello di cui la nostalgia non tiene conto è, per esempio, la guerra: dal massacro di Srebrenica al genocidio in Ruanda.

La stessa sorte è toccata alla svalutazione della Lira e alla progressiva perdita di potere d’acquisto da parte degli italiani successive a Mani Pulite, ed è proprio nel gennaio 1994 che con un videomessaggio di 9 minuti Silvio Berlusconi ha fatto il suo ingresso in politica, non uscendone per i vent’anni successivi.

È sempre in questo periodo che si è iniziata ad affermare in Italia la Lega Nord di Bossi che è arrivata al Governo.

Ed allora divertiamoci a raccontarli questi anni 90’, ridendo sulle nostre disgrazie, su quello che siamo stati e su quanto ci eravamo promessi. Che la festa continui…

 

Teatro Nuovo di Napoli

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Sabato 6 dicembre, ore 19.00

C’era una volta

Manuale di sopravvivenza per immagini
testo e regia Noemi Francesca

con Michelangelo Dalisi, Noemi Francesca

scene Cristiano Carotti

luci Carmine Pierri

aiuto regia e dramaturg Riccardo Festa

direttrice di scena Teresa Cibelli

datrice luci Desideria Angeloni

datore video Daniele Rosselli

testo vincitore del premio Nuove sensibilità 2024

nell’ambito della collaborazione tra i Premi Leo de Berardinis, promosso dal Teatro di Napoli, e Nuove Sensibilità 2.0, promosso dal Teatro Pubblico Campano

Cosa muore anzitutto quando qualcuno muore? C’è una particolare forma di trascendenza che potremmo quasi definire -mutuando l’espressione dalla tecnica cinematografica- una soggettiva, l’unicità di una postura alle prese con la scelta costante di decidere dove posare lo sguardo, cosa mettere a fuoco, dove soffermarsi, cosa lasciare fuori campo. 

C’era una volta. Manuale di sopravvivenza per immagini è il tentativo di evocare lo spegnersi di uno sguardo sul mondo, è la soggettiva di un uomo nella fase terminale della sua vita, alle prese con la veglia di parenti e amici, con gli ultimi sorrisi, gli ultimi saluti, gli ultimi sguardi, appunto.

L’incombenza della fine sradica la linearità del tempo, percepito qui come una parentesi nel tempo ordinario, come un in più di tempo, un in più di vita, dove il passato riemerge nella radicalità di un’eco ancora presente, in una forma mitica che suggerisce la lontananza dal mondo concreto della realtà di tutti i giorni.

Lo spettacolo si dispiega “come fosse” un film che al suo interno recupera il linguaggio privato del filmato di famiglia e lo fa reagire con quel particolare mito rappresentato dalla fiaba.

Nella prima infanzia, le fiabe, tutte le fiabe, arrivano in soccorso per aiutare a restituire senso al vissuto di incertezza che può colpire un bambino alle prese con le prime tortuose esperienze del suo cammino.

E se fosse così all’inizio come alla fine della vita? Se in prossimità della morte si potesse riscrivere il senso della vita alla luce di un’avventura?

Ed è così che nella rappresentazione di questo fine vita, parenti e amici evocano la presenza di personaggi fiabeschi, assumono agli occhi del morente quel particolare aspetto come sintesi ultima di una vita vissuta insieme, di un’avventura condivisa, facendo riemergere la memoria di un passato che, fondendosi a un presente incerto, crea l’immagine di un istante eterno e circolare, dell’unione impossibile dell’essere ancora col non essere più.

Teatro Pasolini di Salerno

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Da sabato 6 a lunedì 8 dicembre

(sabato e lunedì ore 20.00, domenica ore 18.00)

nell’ambito della rassegna Coniugare il Teatro - Scena Immersiva

Con le ali di Peter

tratto da J. M. Barrie

uno spettacolo di Giovanna Facciolo

con

Adele Amato de Serpis, Alessandro Esposito, Monica Costigliola,

Valentina Carbonara, Raffaele Parisi

scene Giovanna Napolitano

produzione I Teatrini

“Salve amici, io sono Peter e non ho mai smesso di volare, e voi?”

Come nel romanzo di Barry, Peter, il bambino che ha deciso di non crescere mai, ci ricorda che sappiamo e possiamo volare, e che se chiudiamo gli occhi, lo faremo con lui, atterrando sull’ Isola che non c’è, là “…dove si può rimanere bambini per sempre e divertirsi un sacco!”. 

Per incontrarlo, entreremo in punta di piedi in una notte stellata, dove il sogno sospende la realtà e la realtà diventa sogno. Dove WENDY può ancora aspettare Peter, di nuovo, ancora una volta. Forse l’ultima… E noi con lei.

Gianni e Michele sono già pronti per mille avventure e tutti diventeremo Bambini Smarriti, con tanto di giuramento e di sigillo, per non avere paura di niente e rimanere per sempre lì, nell’Isola che non c’è, dove i Pirati sono sempre in agguato e Capitan Uncino ha sempre un conto in sospeso con Peter… 

Peter, l’eterno fanciullo che abita sicuramente ancora in molti di noi. Con lui tutto è un gioco e la finzione è la realtà. Non c’è posto per nient’altro. Forse è per questo che è così distratto… “Wendy, se vedi che mi sto dimenticando di te, ripetimi spesso “sono Wendy”, così me ne ricorderò!…”

Lì, nell’Isola che non c’è, tra Fate, Sirene, bambine e bambini, molti sono i cuori che battono per Peter, e naturalmente anche quello di Wendy, che sogna però una vita da “grandi” con lui. Ma Peter desidera solo una mamma… e non è l’unico sull’isola che non c’è! 

Così è Wendy a rompere il gioco, decidendo di tornare a casa per continuare a crescere, come fanno tutti… sapendo che forse non tornerà più… 

 E noi?

 “…Tornerete a trovarmi presto vero? Io vi aspetto qui, nell’Isola che non c’è. Per sempreee!” 

 

Teatro Nuovo di Salerno

stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano

Sabato 6, ore 21.00, e domenica 7 dicembre, ore 18.30

Due mariti per un bebè
di Rosario Verde, Marco Lanzuise

“Due Mariti per un Bebè” è una commedia brillante che mescola risate, tensione e sorprese, con un ritmo incalzante e gag esilaranti, trascinando il pubblico in un turbine di emozioni fino all’ultimo, inaspettato colpo di scena.

Antonio è un uomo onesto travolto dai debiti, che ha perso tutto: lavoro, casa e dignità. Dopo il fallimento della sua piccola manifattura di scarpe, che ha ceduto a causa della concorrenza cinese, è costretto a rifugiarsi con la moglie

Carla, bella e viziata, e la suocera Costanza, una donna eccentrica, nell’abitazione disastrata del fratello Pasquale, un truffatore incallito. La situazione familiare sembra già abbastanza complicata, ma la tempesta è appena iniziata.

L’incontro casuale con il Commendatore Mario De Pretis, una delle vittime di Pasquale, porta a galla una proposta impensabile: Antonio è l’esatto sosia di Giorgio, il figlio sfaticato e vizioso del Commendatore, che è sposato con Sara, una giovane e ricca donna che ha promesso al padre una cospicua somma di denaro non appena partorirà il primo figlio.

Ma Giorgio, nonostante sia sposato, non ha ancora consumato il matrimonio a causa di un blocco psicologico, mettendo a rischio la promessa fatta al padre. De Pretis propone ad Antonio uno scambio: lui dovrà fingere di essere Giorgio per sistemare il matrimonio di quest’ultimo, e in cambio riceverà una somma che potrebbe risolvere i suoi problemi economici.

Quello che sembra un piano geniale si trasforma ben presto in un vortice di equivoci, bugie e situazioni surreali. Carla e Costanza, ignare della farsa, complicano ulteriormente le cose, mentre Pasquale, sempre pronto a giocare su due fronti, crea un caos totale.

Tra risate, malintesi e colpi di scena, tutti i personaggi si ritrovano nel medesimo appartamento, cercando disperatamente di mantenere in piedi una farsa sempre più difficile da sostenere.

Riuscirà Antonio a risolvere i suoi problemi finanziari? Giorgio riuscirà finalmente a essere un marito decente? E soprattutto, di chi è davvero il bebè del titolo?