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CULTURA & GOSSIP
L'ATTRICE - Anna Brancati: "Per me fare l’attrice era fuori da ogni programma"
05.07.2019 21:04 di Napoli Magazine Fonte: IlPiccoleMagazineTv.it

Gli occhi verdi di Anna Brancati, uno dei volti di Gomorra 2, la serie tv italiana più amata al mondo, sono a dir poco ipnotici. E se è facile elogiare la bellezza stupefacente di questa attrice di Manfredonia, più interessante ancora è il ritratto complessivo che emerge di lei in questa intervista: attrice, speaker, doppiatrice, conduttrice e presentatrice. E’ madre di Carlo Eduardo (16 anni) e Rosa Maria (15 anni) ed è conosciuta per essere leader a Napoli della campagna di sensibilizzazione contro le armi nucleari.
 
Insomma, Anna Brancati è una Donna con la D maiuscola. Una Donna che lotta e che nonostante la notorietà raggiunta è rimasta umile, fedele a se stessa e ai suoi valori. "Il Piccole Magazine Tv" l'ha intervistata ricordando che sarà ospite d’onore al concorso di Miss Trans Europa 2019, che si svolgerà nella splendida città partenopea il prossimo week end.
 
Buongiorno Anna, è un piacere. Iniziamo questa intervista in modo un po’ insolito: senza rifletterci troppo, tre aggettivi per descriverti?
Istintiva, frettolosa, maldestra. Ho molti difetti, i pregi li vedono solo gli altri (ride).
 
Sei un’attrice famosa, da Gomorra 2 è stata un’ascesa continua. Avevi mai sognato di calcare i set?
Per me fare l’attrice era fuori da ogni programma. Non avevo mai neanche fatto una recita scolastica. Non avevo mai studiato recitazione e non sapevo neanche cosa significasse un casting.
 
Ho iniziato a studiare dopo “Gomorra” e subito dopo sono stata chiamata per il Cinema nel film “La parrucchiera” per la regia di Stefano Incerti in un ruolo che mi ha fatto vincere il “Premio Malafemmena” e quello come Attrice Esordiente in Puglia. Sono anche stata ospite d’onore al prestigiosissimo ISCHIA GLOBAL FESTIVAL assieme ai più grandi volti del Cinema Internazionale come Antonio Banderas, Armand Assante, Aroon Diaz.
 
Come è nato il tutto?
Quando il fenomeno Gomorra esplose, a fare i provini eravamo in migliaia e alcuni con esperienze decennali soprattutto in teatro. Io no, ma mi presentai. Si trattava di interpretare un dialogo tra me e mia sorella. Tutto bene finché non dovetti far finta di fumare una sigaretta. Non riuscii a simulare un bel niente e l’accesi per davvero. Scomparve la tensione e ad Adele e Max, i miei primi casting directors, piacqui subito molto. Fui chiamata per altri due call-back e alla fine mi fu assegnata la parte della signora Rodriguez, proprietaria di una boutique affianco alle due protagoniste femminili della serie: Cristina Donadio e Cristiana Dell’Anna. Non l’avrei mai immaginato. L’esperienza sul set della serie televisiva più vista al mondo è stata unica.
 
Sei molto passionale e vulcanica nelle interpretazioni: al festival di Napoli New Generation sei stata la rivelazione del cinema italiano perché richiami i canoni estetici delle dive degli anni ‘50 e ti sei fatta notare per la verve con cui hai intervistato Mogol che non si lascia intervistare facilmente da chiunque.
Beh, lui è un’istituzione. E’ molto semplice come persona perciò è stato un piacere. Il panico nelle cose importanti mi passa quando penso che come esseri umani siamo tutti uguali (sorride).
 
Non solo cinema però, sei anche molto richiesta come testimonial a concorsi e attiva in prima linea per importanti campagne sociali.
Sono sempre stata impegnata nel sociale invece e nel 2011, all’interno dell’Istituto Buddista, ho scoperto una Campagna internazionale contro le armi nucleari. La mia riflessione sul mondo nacque contestualmente alla mia conversione al buddismo. Mi interrogavo su come fosse possibile che al mondo esistessero più di 16mila bombe nucleari, di cui più di 70 in Italia. Letteralmente una minaccia per il diritto di esistere dell’umanità.
Credo che l’impulso distruttivo che esiste in ognuno di noi debba essere guidato dalla consapevolezza di coltivare l’autocontrollo, la capacità di governare i nostri impulsi e i nostri desideri nel rispetto degli altri e di noi stessi.
 
E ti sei messa a capo di un’associazione culturale per l’abolizione delle armi nucleari.
Un’associazione piena di persone eccezionali spinte dallo stesso entusiasmo in un movimento pacifista. Ovunque abbiamo portato la mozione per l’abolizione delle armi nucleari c’è stato consenso unanime da parte di movimenti ambientalisti, dei Sindaci, degli Assessori e delle Associazioni. Attraverso la musica e l’arte riuscimmo a coinvolgere quasi tutte le Municipalità e più di cento artisti nazionali e di fama internazionale. Concludemmo con un mega concerto gratuito.
 
Il tuo impegno nel sociale da che cosa nasce?
Dal fatto che ho capito che la lotta contro i propri limiti è la lotta più dura e personale che si possa fare nella vita. Bisogna essere disarmati noi per disarmare gli altri. Dialogare fa crescere prima noi stessi e poi, FORSE, chi ascolta.
 
Sei stata anche ospite d’onore e madrina di “La bella d’Italia”, concorso nazionale per Miss Campania e testimonial della lotta contra la violenza sulle donne. 
Ne sono fiera, ho inaugurato sette centri anti-violenza in un anno. Inoltre la LILT mi ha consegnata una targa per il mio impegno nella lotta contro i tumori.
 
Tornando al mondo dello spettacolo, sarai ospite a Miss Trans Europa, voluta fortemente da Stefania Zambrano, con cui ha recitato anche nel film “La Parrucchiera”.
Penso che questo concorso di bellezza non debba essere finalizzato a farsi una risata, come spesso accade per le strade quando si vede un “femminello”. Le trans non sono clown o zimbelli e mi aspetto da loro molta classe e femminilità, senza ostentazioni, perché riguardo a bellezza già sono avvantaggiate: basti pensare ai loro bacini stretti, alla loro altezza, all’assenza di cellulite. Se si mostrassero più semplici e sobrie batterebbero sicuramente le donne 2 a 0! (sorride)
 
Eventi come Miss Trans Europa sono voluti, oltre per dar visibilità alla bellezza delle concorrenti, anche per lanciare importanti messaggi di uguaglianza e pari diritti. Come reputi l’attuale situazione per le persone LGBT* in Italia?
Se pensiamo alla Tanzania o alla Tunisia dove è “caccia ai gay” perché l’omosessualità è ancora un reato, diciamo che in Italia oggi stiamo meglio ma sicuramente non se ne parla ancora abbastanza nei media, così come per altri reati quali la violenza sulle donne o il femminicidio. Eppure, ogni anno centinaia di persone subiscono abusi a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere e gli episodi di omotransfobia nel nostro paese rimangono numerosi.
 
Tra le vittime ci sono anche donne e bambini, a scuola come in casa e come al lavoro. Non è passato molto dal famoso 17 maggio 1990, giorno in cui l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Idem per la transessualità, depennata da dalla liste di malattie mentali solo un anno fa. Solo trent’anni eppure la storia dell’omosessualità in Italia risale al secolo a.C. E che diamine!
 
Spesso queste ragazze, ma anche tante persone etero, hanno un passato fatto di discriminazioni e bullismo. Tu ha mai assistito ad episodi simili o ne ha mai vissuti in prima persona?
Nell’ultimo numero di Effe magazine, free press di Napoli e provincia, mi hanno dedicato un’intervista di nove pagine sul bullismo che io stessa ho vissuto. Ho avuto l’acne da ragazzina e perciò spesso mi vergognavo ad uscire di giorno con la luce del sole. Niente a confronto con chi fa il bullo contro gli omosessuali ma sempre di imbecillì si tratta. 
Se non sei uguale ai canoni di bellezza che ci hanno imposto per tutta la vita, sei uno sfigato. Per fortuna, mentre ero bullizzata dedicavo tutto il mio tempo allo studio e all’ascolto della musica. Bisogna sempre prendere il lato positivo di ogni cosa, solo così si può trasformare il veleno in medicina.
 
Cosa si può fare oggi per combattere l’omo e la transfobia?
Innanzitutto eliminare la parola omo e trans. Siamo PER-SO-NE! Stop! Di chi ci si innamora fa parte della sfera personale e ognuno fa quello che lo rende felice nel rispetto degli altri. Secondo me dovrebbero essere più presenti delle iniziative nelle scuole perché saper vivere non si apprende con la matematica.
 
Che progetti hai per il futuro? Sogni nel cassetto?
Tre: recitare a teatro, vedere i miei figli felici e poter vivere a Napoli.
 
Un augurio per le partecipanti?
Vi auguro di essere donne, nè femmine, nè femminielli. Donne! Ne sono rimaste poche. E beh, sì. Quelle che si sanno sacrificare, quelle che pazientano, quelle che sono devote al loro compagno e quelle che tolgono sempre l’occasione per fare discussione. Quelle che sono di una parola perché la parola di una persona crea la sua reputazione. Nient’altro. Credete a me, per essere donne dovete evitare di prendere i lati più negativi delle femmine.
 
Grazie Anna Brancati per questa bella intervista, ci vediamo a Miss Trans Europa e in bocca al lupo per tutto!
Spero di vedere delle donne bellissime in passerella ma in tutta la loro naturalezza perché il lato femminile si ha dentro, non fuori. A presto e un abbraccio a tutti i lettori de Il Piccole Magazine!

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