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LIBRI - "Divino demone", il racconto su Falcao e la sua Roma
06.06.2023 09:24 di Napoli Magazine

Estate 1980, l'Italia del calcio riapre le frontiere agli stranieri. Dino Viola, presidente della Roma, tira fuori dal cilindro Paulo Roberto Falcao. Un grandissimo, anche se molti nella capitale aspettavano l'altro asso brasiliano Zico, finito poi all'Udinese. L'infanzia, la povertà, i primi scarpini, la Seleçao, Pelè, Roma in 5000 a Fiumicino, poi in campo e nei salotti "bene", niente colpi di tacco e fisico di un tedesco, i trionfi. Il tutto in un libro in uscita 'divino demone' scritto da Mauro De Cesare ed Enzo Palladini con prefazione targata Luigi Ferrarjolo e Marco Evangelisti. Con altri campioni, da Di Bartolomei a Conti, da Pruzzo a Nela, il divino Falcao fa grande la squadra giallorossa. Sfide al veleno con la Juve, saranno Regine degli Anni Ottanta. Niente più inferiorità o frustrazioni anche per merito del "Divino", forte come pochi altri. La Roma vince lo scudetto 1982-83. Piazze, vicoli, quartieri, rioni, nobili o proletari vestiti di giallo ocra e rosso pompeiano. Emozioni, gioia. Ma il brasiliano cerca e trova, a sorpresa, un accordo con l'Inter e Sandro Mazzola, che solo Giulio Andreotti fa strappare a Ivanoe Fraizzoli. Accade. Ma accade anche che un anno dopo, la Roma sia in finale di Coppa dei Campioni all'Olimpico contro il Liverpool. Un segno del destino. Una città sogna l'estasi,120 minuti di ansie, paure, speranze. Rigori: Falcao decide di non tirare. La Coppa vola in Inghilterra, si divide la tifoseria, la stampa, perfino società e spogliatoio. Da allora sarà meno divino. Dolore, lacrime, accuse, rimpianti, tribunale. E' addio, la fiaba di Paulo Roberto Falcao si conclude, la verità è come una moneta: ha due facce. Le stesse di una storia che sembra ripetersi, proprio adesso, con la Roma di oggi, quella di Mourinho, uscita sconfitta sempre ai rigori dalla sfortunata finale di Europa League a Budapest contro il Siviglia.

 

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LIBRI - "Divino demone", il racconto su Falcao e la sua Roma

di Napoli Magazine

06/06/2024 - 09:24

Estate 1980, l'Italia del calcio riapre le frontiere agli stranieri. Dino Viola, presidente della Roma, tira fuori dal cilindro Paulo Roberto Falcao. Un grandissimo, anche se molti nella capitale aspettavano l'altro asso brasiliano Zico, finito poi all'Udinese. L'infanzia, la povertà, i primi scarpini, la Seleçao, Pelè, Roma in 5000 a Fiumicino, poi in campo e nei salotti "bene", niente colpi di tacco e fisico di un tedesco, i trionfi. Il tutto in un libro in uscita 'divino demone' scritto da Mauro De Cesare ed Enzo Palladini con prefazione targata Luigi Ferrarjolo e Marco Evangelisti. Con altri campioni, da Di Bartolomei a Conti, da Pruzzo a Nela, il divino Falcao fa grande la squadra giallorossa. Sfide al veleno con la Juve, saranno Regine degli Anni Ottanta. Niente più inferiorità o frustrazioni anche per merito del "Divino", forte come pochi altri. La Roma vince lo scudetto 1982-83. Piazze, vicoli, quartieri, rioni, nobili o proletari vestiti di giallo ocra e rosso pompeiano. Emozioni, gioia. Ma il brasiliano cerca e trova, a sorpresa, un accordo con l'Inter e Sandro Mazzola, che solo Giulio Andreotti fa strappare a Ivanoe Fraizzoli. Accade. Ma accade anche che un anno dopo, la Roma sia in finale di Coppa dei Campioni all'Olimpico contro il Liverpool. Un segno del destino. Una città sogna l'estasi,120 minuti di ansie, paure, speranze. Rigori: Falcao decide di non tirare. La Coppa vola in Inghilterra, si divide la tifoseria, la stampa, perfino società e spogliatoio. Da allora sarà meno divino. Dolore, lacrime, accuse, rimpianti, tribunale. E' addio, la fiaba di Paulo Roberto Falcao si conclude, la verità è come una moneta: ha due facce. Le stesse di una storia che sembra ripetersi, proprio adesso, con la Roma di oggi, quella di Mourinho, uscita sconfitta sempre ai rigori dalla sfortunata finale di Europa League a Budapest contro il Siviglia.