Cultura & Gossip
MUSICA - "La mia droga", il nuovo singolo di TAO e Andy dei Bluvertigo
23.09.2026 08:59 di Napoli Magazine
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Per anni TAO e la sua compagna hanno cercato di avere un figlio. Quel figlio non è arrivato, ma con il tempo il musicista ha capito che nella loro storia esisteva già una terza presenza e che il figlio era il loro amore. Lo stesso pensiero ha finito per coinvolgere "La mia droga" (Orangle Records), una canzone scritta tempo fa e rimasta a lungo nel cassetto, perché anche un brano viene generato, ha bisogno di cure e, a un certo punto, deve essere accompagnato nel mondo.

Con lui, alla voce, al sax e alle tastiere, c'è Andy, musicista, cantante e storico co-fondatore dei Bluvertigo.

Il loro "bimbo" artistico racconta il legame del cantautore con la musica, quella che lui stesso definisce la droga che lo ha salvato nei momenti più difficili e dalla quale non ha mai voluto liberarsi.

Con questo singolo, TAO, pseudonimo di Valerio Ziglioli, torna a pubblicare un proprio inedito in italiano dopo sedici anni di album interamente in inglese.

Nel testo, la musica bussa alla sua porta, entra senza presentarsi e diventa parte della sua vita. Lo prende per mano nei momenti più complessi e dolorosi, resta con lui e finisce per assumere la forma di un figlio: una canzone generata e accudita fino al momento in cui viene lasciata andare, libera di trovare la propria strada e incontrare chi la ascolterà, senza perdere il legame con chi l'ha creata.

«Per anni io e la mia compagna abbiamo cercato di avere un figlio, che non è mai arrivato – racconta TAO -. Poi ho capito che eravamo già in tre e che il figlio era il nostro amore. Anche una canzone, in fondo, è un figlio: dopo averla partorita devi prendertene cura e aiutarla ad andare nel mondo. "La Mia Droga" è rimasta a lungo nel cassetto; evidentemente aveva bisogno del suo tempo di gestazione prima di nascere davvero».

La droga del titolo è la musica, definita nel brano «la più nobile di tutte le arti», una presenza capace al contempo di salvare e legare a sé con la stessa forza di una dipendenza. Per TAO, essere e fare l'artista non è un mestiere che occupa una parte della sua giornata, ma la ragione attorno alla quale ha organizzato scelte, rinunce, partenze e quasi vent'anni trascorsi a suonare in strada.

«La mia droga non è erba e neanche polvere bianca, non la puoi comperare neanche se hai miliardi in banca», canta, prima di riconoscerla nei dischi che hanno offerto a intere generazioni un rifugio, un linguaggio nel quale riconoscersi e uno spazio capace di accogliere senza giudizio. Il titolo perde così ogni intenzione provocatoria e diventa una dichiarazione d'amore, perché la musica può curare, chiedere tutto e rendere impossibile immaginarsi senza la sua presenza.

La strofa conclusiva riporta il brano alla storia dalla quale è nato. La musica «aspetta un bambino» e ha bisogno di TAO; quel figlio sta già suonando «note nel vento» ed è una canzone destinata a qualcuno. Il dolore privato non viene esibito né risolto con una consolazione di comodo, ma trova un'altra forma e diventa qualcosa che può uscire dalla casa in cui è rimasto per anni.

TAO aveva immaginato fin dall'inizio di coinvolgere Andy, cofondatore dei Bluvertigo, musicista e artista visivo che ha contribuito a cambiare il suono del rock italiano attraverso tastiere, sintetizzatori e sax. La sua presenza non è stata pensata come un nome rilevante da aggiungere ai crediti, perché Andy è entrato nel brano, ne ha condiviso il carattere e ha contribuito a definirne il suono.

«Avevo immaginato Andy in questa canzone quando il progetto era ancora fermo – prosegue TAO -. Lo considero un musicista straordinario e un artista puro, uno che accetta di collaborare alle cose quando sente che sono vere. Ci siamo piaciuti e abbiamo lavorato in totale armonia. Non ho mai considerato il suo intervento un semplice featuring: il 'bambino' è nato con grande gioia di entrambi».

L'impronta di Andy si innesta nel brano attraverso la voce, il sax e le tastiere, contribuendo al suo carattere eighties, mentre TAO canta, suona chitarre, basso e batteria, arrangia, produce e cura il mix. L'incontro fra i due prende forma quindi nell'esecuzione e nella costruzione del suono, prima ancora che nell'affinità artistica.

«Ho riconosciuto in 'La mia droga' una storia vissuta e un rapporto con la musica che appartiene profondamente a TAO – dichiara Andy -. Il brano aveva già un'identità ben definita e il nostro lavoro è consistito nell'ascoltarla e nel capire dove la mia voce e i miei strumenti potessero aprire altri spazi. Tutto è avvenuto in maniera naturale, libera e con una grande intesa».

"La mia droga" segna anche un passaggio importante nel percorso di TAO, facendo da apripista a "L'ultima cosa dolce del mondo", il nuovo album di prossima uscita che riporta il musicista meneghino alla scrittura in italiano dopo sedici anni, e inaugura la collaborazione con Orangle Records. È la prima volta che TAO, indipendente per scelta lungo gran parte della propria carriera, affida le sue canzoni a una label; una decisione arrivata dopo aver trovato una struttura disposta a rispettarne pienamente la libertà artistica.

Il brano è stato cantato, suonato, arrangiato, prodotto e mixato da TAO senza campioni, basi, type beat, autotune o intelligenza artificiale. Una precisazione che non accompagna il singolo come un bollino di purezza e non nega il ruolo che la tecnologia può avere nella produzione musicale, ma stabilisce da quale parte TAO ha scelto di stare: quella di un musicista che esegue, interpreta e si assume interamente la responsabilità dei propri lavori.

«Va bene la tecnologia, ma dobbiamo tornare ad ascoltare e a fare musica vera, senza trucchi. Oggi spesso non distinguiamo più ciò che è vero da ciò che è stato creato, o per meglio dire costruito, per sembrarlo. Sono stanco dell'ignoranza arrogante, della perdita del gusto e dell'eleganza. Possiamo parlare anche del male del mondo attraverso la musica, ma facciamolo con passione e poesia».

Alle spalle di questo ritorno ci sono otto album, un film documentario e oltre 1.500 concerti in diciannove anni. Dal 2007 TAO attraversa l'Italia e l'Europa a bordo del TAO Love Bus, un Volkswagen del 1974 trasformato in palco itinerante, con impianto audio e strumentazione al suo interno. Il progetto, diventato negli anni un tour, uno show e una performance originale e distintiva, lo ha portato nei festival e nei meeting, al fianco di realtà come Volkswagen, EICMA e Virgin Radio, e sui palchi in apertura ad artisti come Anastacia, Glenn Hughes, Eric Gales, Dr. Feelgood ed Eric Martin.

Il pulmino ha permesso a TAO di portare la propria musica direttamente alle persone, sottraendola ai confini dei locali, dei palchi tradizionali e delle piattaforme di streaming. La potenza dell'immagine, però, ha spesso finito per anticipare il contenuto: TAO è diventato per molti "the man in a van", l'uomo che suona nel pulmino, prima ancora che un autore, compositore, polistrumentista e produttore.

Per questo, "La mia droga" non chiude la strada del Love Bus, ma riporta, più semplicemente, le canzoni al centro del suo progetto.

«Non mi sono stancato di esibirmi a bordo del TAO Love Bus e non intendo fermarlo – conclude -. Quel pulmino mi ha permesso di raggiungere tantissime persone ed è una parte fondamentale della mia storia. Vorrei, però, essere riconosciuto anche per ciò che scrivo, suono e produco. Dietro "the man in a van" ci sono otto dischi e vent'anni di lavoro. Credo che canzoni come "La mia droga" meritino di essere ascoltate prima ancora di vedere il pulmino».

Il videoclip ufficiale che accompagna la release, diretto da Gurkan Mehmet per Memo Media Production, riprende il carattere eighties della produzione e consolida visivamente l'intesa tra TAO e Andy. I due hanno girato mentre erano alle prese con l'influenza e con temperature particolarmente rigide, ma il set ha preso una direzione totalmente opposta, impreziosendosi di colore, movimento, ironia e il piacere evidente di suonare insieme.

Con "La mia droga", TAO non rinnega l'uomo che ha trasformato un pulmino in un palco e percorso la strada per quasi vent'anni, ma chiede che, accanto a quell'immagine, venga finalmente ascoltato ciò che lo ha spinto a mettersi in viaggio: le canzoni. La prima di questo nuovo viaggio è quella rimasta più a lungo a casa, come accade talvolta ai figli prima di intraprendere il loro cammino.

 

Biografie.
TAO, pseudonimo di Valerio Ziglioli, è un cantante, compositore, polistrumentista e produttore discografico milanese. Dal 2005 al 2025 ha pubblicato otto album e il film documentario "TAO – Spirit of Rock". Dal 2007 è noto come ideatore del TAO Love Bus Experience, rock 'n' roll tour, show e performance realizzato a bordo del "TAO Love Bus", un pulmino Volkswagen del 1974 decorato graficamente e trasformato in palco itinerante, dotato di service audio e strumentazione completa. In diciannove anni ha tenuto oltre 1.500 concerti, partecipando a festival e meeting, collaborando con realtà come Volkswagen, EICMA e Virgin Radio e aprendo i concerti di Anastacia, Glenn Hughes dei Deep Purple, Eric Gales, Dr. Feelgood ed Eric Martin dei Mr. Big. Nel 2023 è stato inserito nel dizionario "Cantautori e Cantautrici del Nuovo Millennio", curato da Michele Neri. Ha collaborato, fra gli altri, con Alberto Fortis, Garbo, Andy dei Bluvertigo, Frida Bollani Magoni e Claudio Batta.

Andy, nome d'arte di Andrea Fumagalli, è musicista, cantante, polistrumentista, artista visivo e DJ. Cofondatore insieme a Morgan dei Bluvertigo, ha contribuito a definire il suono della band attraverso tastiere, sintetizzatori, sax, vocoder e voce, diventando una delle figure riconoscibili della scena alternativa italiana dagli anni Novanta. Parallelamente all'attività con i Bluvertigo ha sviluppato un percorso personale nel quale musica e arti visive convivono costantemente. Diplomato in ambito artistico e specializzato in illustrazione e grafica pubblicitaria, porta avanti da anni anche l'attività di pittore, con una ricerca fortemente legata alla Pop Art, al colore e alla contaminazione tra linguaggi. Dal 2002 è attivo anche come DJ con set dedicati in particolare alla cultura musicale degli anni Ottanta. Nel corso degli anni ha preso parte a numerosi progetti e collaborazioni, tra cui Rezophonic, e nel 2012 ha dato vita ai Fluon, progetto che unisce musica, grafica, pittura, design e dimensione performativa. La sua attività ha attraversato anche televisione e cultura pop, con partecipazioni e collaborazioni per programmi e realtà come MTV e X Factor. La ricerca di Andy continua a muoversi tra suono e immagine, mantenendo al centro una concezione dell'arte nella quale musica, estetica e sperimentazione fanno parte dello stesso linguaggio.

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MUSICA - "La mia droga", il nuovo singolo di TAO e Andy dei Bluvertigo

di Napoli Magazine

23/09/2026 - 08:59

Per anni TAO e la sua compagna hanno cercato di avere un figlio. Quel figlio non è arrivato, ma con il tempo il musicista ha capito che nella loro storia esisteva già una terza presenza e che il figlio era il loro amore. Lo stesso pensiero ha finito per coinvolgere "La mia droga" (Orangle Records), una canzone scritta tempo fa e rimasta a lungo nel cassetto, perché anche un brano viene generato, ha bisogno di cure e, a un certo punto, deve essere accompagnato nel mondo.

Con lui, alla voce, al sax e alle tastiere, c'è Andy, musicista, cantante e storico co-fondatore dei Bluvertigo.

Il loro "bimbo" artistico racconta il legame del cantautore con la musica, quella che lui stesso definisce la droga che lo ha salvato nei momenti più difficili e dalla quale non ha mai voluto liberarsi.

Con questo singolo, TAO, pseudonimo di Valerio Ziglioli, torna a pubblicare un proprio inedito in italiano dopo sedici anni di album interamente in inglese.

Nel testo, la musica bussa alla sua porta, entra senza presentarsi e diventa parte della sua vita. Lo prende per mano nei momenti più complessi e dolorosi, resta con lui e finisce per assumere la forma di un figlio: una canzone generata e accudita fino al momento in cui viene lasciata andare, libera di trovare la propria strada e incontrare chi la ascolterà, senza perdere il legame con chi l'ha creata.

«Per anni io e la mia compagna abbiamo cercato di avere un figlio, che non è mai arrivato – racconta TAO -. Poi ho capito che eravamo già in tre e che il figlio era il nostro amore. Anche una canzone, in fondo, è un figlio: dopo averla partorita devi prendertene cura e aiutarla ad andare nel mondo. "La Mia Droga" è rimasta a lungo nel cassetto; evidentemente aveva bisogno del suo tempo di gestazione prima di nascere davvero».

La droga del titolo è la musica, definita nel brano «la più nobile di tutte le arti», una presenza capace al contempo di salvare e legare a sé con la stessa forza di una dipendenza. Per TAO, essere e fare l'artista non è un mestiere che occupa una parte della sua giornata, ma la ragione attorno alla quale ha organizzato scelte, rinunce, partenze e quasi vent'anni trascorsi a suonare in strada.

«La mia droga non è erba e neanche polvere bianca, non la puoi comperare neanche se hai miliardi in banca», canta, prima di riconoscerla nei dischi che hanno offerto a intere generazioni un rifugio, un linguaggio nel quale riconoscersi e uno spazio capace di accogliere senza giudizio. Il titolo perde così ogni intenzione provocatoria e diventa una dichiarazione d'amore, perché la musica può curare, chiedere tutto e rendere impossibile immaginarsi senza la sua presenza.

La strofa conclusiva riporta il brano alla storia dalla quale è nato. La musica «aspetta un bambino» e ha bisogno di TAO; quel figlio sta già suonando «note nel vento» ed è una canzone destinata a qualcuno. Il dolore privato non viene esibito né risolto con una consolazione di comodo, ma trova un'altra forma e diventa qualcosa che può uscire dalla casa in cui è rimasto per anni.

TAO aveva immaginato fin dall'inizio di coinvolgere Andy, cofondatore dei Bluvertigo, musicista e artista visivo che ha contribuito a cambiare il suono del rock italiano attraverso tastiere, sintetizzatori e sax. La sua presenza non è stata pensata come un nome rilevante da aggiungere ai crediti, perché Andy è entrato nel brano, ne ha condiviso il carattere e ha contribuito a definirne il suono.

«Avevo immaginato Andy in questa canzone quando il progetto era ancora fermo – prosegue TAO -. Lo considero un musicista straordinario e un artista puro, uno che accetta di collaborare alle cose quando sente che sono vere. Ci siamo piaciuti e abbiamo lavorato in totale armonia. Non ho mai considerato il suo intervento un semplice featuring: il 'bambino' è nato con grande gioia di entrambi».

L'impronta di Andy si innesta nel brano attraverso la voce, il sax e le tastiere, contribuendo al suo carattere eighties, mentre TAO canta, suona chitarre, basso e batteria, arrangia, produce e cura il mix. L'incontro fra i due prende forma quindi nell'esecuzione e nella costruzione del suono, prima ancora che nell'affinità artistica.

«Ho riconosciuto in 'La mia droga' una storia vissuta e un rapporto con la musica che appartiene profondamente a TAO – dichiara Andy -. Il brano aveva già un'identità ben definita e il nostro lavoro è consistito nell'ascoltarla e nel capire dove la mia voce e i miei strumenti potessero aprire altri spazi. Tutto è avvenuto in maniera naturale, libera e con una grande intesa».

"La mia droga" segna anche un passaggio importante nel percorso di TAO, facendo da apripista a "L'ultima cosa dolce del mondo", il nuovo album di prossima uscita che riporta il musicista meneghino alla scrittura in italiano dopo sedici anni, e inaugura la collaborazione con Orangle Records. È la prima volta che TAO, indipendente per scelta lungo gran parte della propria carriera, affida le sue canzoni a una label; una decisione arrivata dopo aver trovato una struttura disposta a rispettarne pienamente la libertà artistica.

Il brano è stato cantato, suonato, arrangiato, prodotto e mixato da TAO senza campioni, basi, type beat, autotune o intelligenza artificiale. Una precisazione che non accompagna il singolo come un bollino di purezza e non nega il ruolo che la tecnologia può avere nella produzione musicale, ma stabilisce da quale parte TAO ha scelto di stare: quella di un musicista che esegue, interpreta e si assume interamente la responsabilità dei propri lavori.

«Va bene la tecnologia, ma dobbiamo tornare ad ascoltare e a fare musica vera, senza trucchi. Oggi spesso non distinguiamo più ciò che è vero da ciò che è stato creato, o per meglio dire costruito, per sembrarlo. Sono stanco dell'ignoranza arrogante, della perdita del gusto e dell'eleganza. Possiamo parlare anche del male del mondo attraverso la musica, ma facciamolo con passione e poesia».

Alle spalle di questo ritorno ci sono otto album, un film documentario e oltre 1.500 concerti in diciannove anni. Dal 2007 TAO attraversa l'Italia e l'Europa a bordo del TAO Love Bus, un Volkswagen del 1974 trasformato in palco itinerante, con impianto audio e strumentazione al suo interno. Il progetto, diventato negli anni un tour, uno show e una performance originale e distintiva, lo ha portato nei festival e nei meeting, al fianco di realtà come Volkswagen, EICMA e Virgin Radio, e sui palchi in apertura ad artisti come Anastacia, Glenn Hughes, Eric Gales, Dr. Feelgood ed Eric Martin.

Il pulmino ha permesso a TAO di portare la propria musica direttamente alle persone, sottraendola ai confini dei locali, dei palchi tradizionali e delle piattaforme di streaming. La potenza dell'immagine, però, ha spesso finito per anticipare il contenuto: TAO è diventato per molti "the man in a van", l'uomo che suona nel pulmino, prima ancora che un autore, compositore, polistrumentista e produttore.

Per questo, "La mia droga" non chiude la strada del Love Bus, ma riporta, più semplicemente, le canzoni al centro del suo progetto.

«Non mi sono stancato di esibirmi a bordo del TAO Love Bus e non intendo fermarlo – conclude -. Quel pulmino mi ha permesso di raggiungere tantissime persone ed è una parte fondamentale della mia storia. Vorrei, però, essere riconosciuto anche per ciò che scrivo, suono e produco. Dietro "the man in a van" ci sono otto dischi e vent'anni di lavoro. Credo che canzoni come "La mia droga" meritino di essere ascoltate prima ancora di vedere il pulmino».

Il videoclip ufficiale che accompagna la release, diretto da Gurkan Mehmet per Memo Media Production, riprende il carattere eighties della produzione e consolida visivamente l'intesa tra TAO e Andy. I due hanno girato mentre erano alle prese con l'influenza e con temperature particolarmente rigide, ma il set ha preso una direzione totalmente opposta, impreziosendosi di colore, movimento, ironia e il piacere evidente di suonare insieme.

Con "La mia droga", TAO non rinnega l'uomo che ha trasformato un pulmino in un palco e percorso la strada per quasi vent'anni, ma chiede che, accanto a quell'immagine, venga finalmente ascoltato ciò che lo ha spinto a mettersi in viaggio: le canzoni. La prima di questo nuovo viaggio è quella rimasta più a lungo a casa, come accade talvolta ai figli prima di intraprendere il loro cammino.

 

Biografie.
TAO, pseudonimo di Valerio Ziglioli, è un cantante, compositore, polistrumentista e produttore discografico milanese. Dal 2005 al 2025 ha pubblicato otto album e il film documentario "TAO – Spirit of Rock". Dal 2007 è noto come ideatore del TAO Love Bus Experience, rock 'n' roll tour, show e performance realizzato a bordo del "TAO Love Bus", un pulmino Volkswagen del 1974 decorato graficamente e trasformato in palco itinerante, dotato di service audio e strumentazione completa. In diciannove anni ha tenuto oltre 1.500 concerti, partecipando a festival e meeting, collaborando con realtà come Volkswagen, EICMA e Virgin Radio e aprendo i concerti di Anastacia, Glenn Hughes dei Deep Purple, Eric Gales, Dr. Feelgood ed Eric Martin dei Mr. Big. Nel 2023 è stato inserito nel dizionario "Cantautori e Cantautrici del Nuovo Millennio", curato da Michele Neri. Ha collaborato, fra gli altri, con Alberto Fortis, Garbo, Andy dei Bluvertigo, Frida Bollani Magoni e Claudio Batta.

Andy, nome d'arte di Andrea Fumagalli, è musicista, cantante, polistrumentista, artista visivo e DJ. Cofondatore insieme a Morgan dei Bluvertigo, ha contribuito a definire il suono della band attraverso tastiere, sintetizzatori, sax, vocoder e voce, diventando una delle figure riconoscibili della scena alternativa italiana dagli anni Novanta. Parallelamente all'attività con i Bluvertigo ha sviluppato un percorso personale nel quale musica e arti visive convivono costantemente. Diplomato in ambito artistico e specializzato in illustrazione e grafica pubblicitaria, porta avanti da anni anche l'attività di pittore, con una ricerca fortemente legata alla Pop Art, al colore e alla contaminazione tra linguaggi. Dal 2002 è attivo anche come DJ con set dedicati in particolare alla cultura musicale degli anni Ottanta. Nel corso degli anni ha preso parte a numerosi progetti e collaborazioni, tra cui Rezophonic, e nel 2012 ha dato vita ai Fluon, progetto che unisce musica, grafica, pittura, design e dimensione performativa. La sua attività ha attraversato anche televisione e cultura pop, con partecipazioni e collaborazioni per programmi e realtà come MTV e X Factor. La ricerca di Andy continua a muoversi tra suono e immagine, mantenendo al centro una concezione dell'arte nella quale musica, estetica e sperimentazione fanno parte dello stesso linguaggio.