Cinema Teatro Italia di Eboli
Info 0828365333
Lunedì 12 marzo, ore 20.30
Best Live
presenta
Gigi e Ross in
Troppo napoletano
di Alessandro Siani
con Gennaro Guazzo
e con
Giorgia Agata, Luigi Attrice, Alessandro Bolide, Nicoletta D’Addio, Cristiano di Maio,
Gennaro Di Biase, Ivan Fedele, Loredana Simioli,Ester Gatta, Ciro Villano,
e la partecipazione straordinaria di Valentina Stella,
interprete delle canzoni scritte da Siani e Bruno Lanza
scene Roberto Crea, coreografie Naike Orilio e Giuseppe Farruggio,
realizzazione scene dei F.lli Giustiniani, musiche scritte da Bosnia e Gallo,
le canzoni sono di Alessandro Siani e di Bruno Lanza.
grafiche di Luca Auletta, videografica e disegno luci Francesco Adinolfi.
regia Gianluca Ansanelli
Dopo il successo cinematografico del film “Troppo napoletano”, il primo lungometraggio prodotto da Alessandro Siani e Cattleya, percepito da molti come un film piccolo ma dalle grandi emozioni, arriva l’adattamento della pellicola in versione teatrale.
Diretto da Gianluca Ansanelli e con la supervisione artistica Alessandro Siani, la commedia, impreziosita anche da alcuni brani musicali scritti dallo stesso Siani, conferma i protagonisti del grande schermo Gigi e Ross con i piccoli Gennaro Guazzo e Giorgia Agata che guideranno un cast rinnovato con tante soprese.
Troppo napoletano è una storia semplice, una storia d’amore vista con gli occhi di un bambino e che racconta le differenze tra due quartieri di Napoli, il Rione Sanità e Posillipo. Sarà proprio l’amore tra uno scugnizzo e una posillipina a far emergere i contrasti, ma soprattutto le tradizioni, le speranze e i sentimenti che hanno lo stesso sapore per chi è nato a Napoli. Con questo carico di emozioni, Troppo Napoletano sbarca a teatro, ma in una versione che si dirige tra la commedia ed il musical.
Teatro Eduardo De Filippo di Agropoli
Info 0974282362, 3383096807
Martedì 13 marzo, ore 20.45
Teatro Delle Rose, Piano Di Sorrento
info 0818786165
Mercoledì 14 marzo, ore 21.00
Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta
info 0823444051
Da venerdì 16 a domenica 18 marzo
(feriali ore 20.45, domenica ore 18.00)
Elledieffe
La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo
presenta
Questi fantasmi!
di Eduardo De Filippo
personaggi e interpreti
Pasquale Lojacono (anima in pena), Gianfelice Imparato
Maria, sua moglie (anima perduta), Carolina Rosi
Alfredo Marigliano (anima irrequieta), Massimo De Matteo
Armida, sua moglie (anima triste), Paola Fulciniti
Silvia , Loro figlia (anima innocente), Federica Altamura
Arturo, Loro figlio (anima innocente), Andrea Cioffi
Raffaele, portiere (anima nera), Nicola Di Pinto
Carmela, sua sorella (anima dannata), Viola Forestiero
Gastone Califano (anima libera), Giovanni Allocca
Saverio Califano, maestro di Musica (anima inutile), Gianni Cannavacciuolo
Due facchini (anime condannate) , Gianni Cannavacciuolo, Andrea Cioffi
Il Professor Santanna (anima utile, ma non appare mai)
scene e luci Gianni Carluccio
costumi Francesca Livia Sartori
musiche Andrea Farri
regia Marco Tullio Giordana
Durata spettacolo
45 minuti (primo atto), 20 minuti (intervallo), 55 minuti (secondo atto)
Pasquale Lojacono si trasferisce con la giovane moglie Maria in un appartamento all’ultimo piano di un palazzo seicentesco (in via Tribunali 176). Maria non sa che il marito ha ottenuto il fitto gratuito per cinque anni di quell’enorme casa (18 camere e 68 balconi) in cambio del compito di sfatare la leggenda sulla presenza di spiriti nella casa.
Il portiere Raffaele spiega al nuovo inquilino cosa dovrà fare per ottemperare al suo impegno contrattuale: per dimostrare che non ci sono fantasmi dovrà mostrarsi ogni giorno, due volte al giorno, fuori tutti i 68 balconi, mostrando serenità e allegria. A tal scopo dovrà anche cantare ad alta voce (inizierà con Lucean le stelle, continuerà con Ah l’ammorre che fa fa)!
Ascoltando però i racconti del portiere, della sorella di quest’ultimo e del “dirimpettaio” di casa, tal Professor Santanna, il nostro protagonista incomincia a credere all’esistenza degli spiriti; pertanto, quando s’imbatte in Alfredo, l’amante della moglie, lo scambia per un fantasma.
La storia di Questi fantasmi! prosegue con Alfredo che fa pervenire sostanziosi aiuti economici alla famiglia Lojacono, aiuti che vengono interpretati da Pasquale come regali degli spiriti che l’avrebbero preso a ben volere!
L’equivoco prosegue e il nostro protagonista è l’unico a non avvedersi di quello che sta realmente accadendo; dopo un’esilarante scena nella quale, per Pasquale, si consuma un litigio tra spiriti (in effetti i litiganti sono Alfredo, sua moglie, i suoi bambini e altri parenti), l’amante di Maria decide, apparentemente, di tornare in famiglia privando dei suoi regali il povero Pasquale. La storia si avvia alla conclusione: con un marchingegno Pasquale riesce a incontrare ancora Alfredo, chiedendogli un ulteriore e sostanzioso aiuto economico, spiegando allo “spirito” che i soldi gli servono per riconquistare la moglie di cui è perdutamente innamorato. Alfredo, commosso per la triste confessione, gli lascia un pacco di banconote e scompare dalla loro vita.
Nota di Carolina Rosi
L’improvvisa scomparsa di Luca è stata crudele e destabilizzante. Ho dovuto imparare a guardare la vita da un altro lato. Reagire al dolore di una perdita, una ferita profonda che non smetterà mai di sanguinare, ripensare il presente, innanzitutto, e immaginare un futuro possibile, e non solo per me. Tutto il mio mondo è saltato in un istante, negli affetti, a casa, nel lavoro. E’ umano, certo, e non esiste un addio che non sia struggente, ma perdere tutto così, all'improvviso, è qualcosa di indicibile.
Ho cercato una direzione, imponendomi una lucidità necessaria. L’ho trovata nel ricordo vivo di Luca, nella sua tenace ostinazione, nel rispetto per la vita e per gli altri, nell’amore profondo verso la famiglia e verso i suoi compagni di palcoscenico. Un pensiero che mi conforta, che mi spinge ad affrontare con forza nuove sfide.
A partire da quel prezioso scrigno di passione ed umanità che è la Elledieffe, la nostra compagnia, di cui ho assunto la responsabilità della direzione.
La Compagnia è restata unita, sia nella tournèe di “Non ti pago” (l’ultimo titolo portato in scena da Luca, ripreso anche nella stagione teatrale 2016/2017), che nella costruzione del fortunato debutto di “Questi fantasmi!” di Eduardo, nella preziosa ed attenta regia di Tullio Giordana, al quale ho affidato questo testo perché sicura che ne avrebbe esaltato i valori ed i contenuti, che avrebbe abbracciato la compagnia e diretto la messinscena con lo stesso amore con il quale cura ogni fotogramma.
Abbiamo proseguito nel dedicare cura e rigorosa attenzione al repertorio eduardiano, così da non disperdere il patrimonio culturale rappresentato da una delle più antiche famiglie della tradizione teatrale italiana, anche avviando collaborazioni con altri registi ed attori, “maestri della scena”, con cui eravamo certi di poter avere una completa condivisione di intenti.
E’ il caso, ad esempio, del progetto proposto dal NEST di Napoli sull’allestimento de “Il sindaco del rione Sanità”, che produciamo insieme al Teatro Stabile di Torino, con la regia di Mario Martone.
Allo stesso tempo abbiamo dedicato spazio ed impegno produttivo a tanti altri progetti, trasformando in lavoro una passione e una curiosità condivisa con Luca verso la drammaturgia contemporanea, in modo particolare verso quella napoletana, espressa da più generazioni di autori e scrittori.
Sono nati “Bordello di mare con città” di Enzo Moscato affidato alla regia di Carlo Cerciello, di cui è stato riproposto in tournèe anche “Scannasurice”, ancora di Moscato, prodotto nella passata stagione, e la nuova tournèe di Daniela Marazita con “Hai appena applaudito un criminale” con cui si ripropongono temi, sull’esclusione ed il disagio, cari sia ad Eduardo che a Luca.
Nota di Marco Tullio Giordana
La prematura scomparsa di Luca De Filippo è stata per tutti quelli che lo amavano uno shock. A me reso ancor più insopportabile dal fatto che la nostra amicizia era appena nata, ancora verde, e non aveva potuto maturare ancora i suoi frutti.
Per questo quando Carolina Rosi, la sua battagliera compagna in teatro come nella vita, mi ha chiesto di continuare i progetti che stavamo accarezzando, ho aderito con entusiasmo. Per me, più che raccogliere un’eredità, si tratta di continuare il lavoro che Luca ha svolto sul repertorio di Eduardo, un lavoro che definirei di precisione filologica e contemporaneamente di continuo aggiornamento.
Questo non ha significato per Luca l’asserzione di un unico paradigma né lo sbarramento di altre strade (tant’è vero che le commedie di Eduardo sono sempre state a disposizione anche di altre compagnie), ma per lui, che l’aveva “nel sangue”, il mondo di Eduardo non poteva che rispettare le intenzioni dell’Autore, intenzioni di cui era stato addirittura testimone.
Non potrò ovviamente fare la stessa cosa, ma per quel che mi sarà possibile intendo rimanere fedele al suo esempio. D’altronde Il manoscritto originale di Questi fantasmi!, datato 1945, dà indicazioni dettagliatissime. Assieme a Gianni Carluccio -- che oltre alle scene cura le luci dello spettacolo – abbiamo inteso riprodurre l’ambiente e gli arredi descritti in modo così puntiglioso. Tuttavia non si tratta di una scena realistica (anche se non mancano i panni stesi e l’evocazione del palazzo “dello Spagnuolo”).
Quinte, pareti, mobili, pavimento, è come fossero stati dilavati dal tempo, coperti da una polvere impalpabile. Uno spazio che tende al monocromatismo, che vuole evocare le immagini come se emergessero dalla memoria, labili e imprecisate come i fantasmi del titolo. In teatro, molto più che nel cinema, ci si può liberare dagli obblighi realistici addirittura nei materiali.
Arredi e fondali possono esser costruiti con qualunque cosa o dipinti in modo da renderli simili a illusioni. E’ un vantaggio di cui cerco di approfittare il più possibile ogni volta che affronto un testo teatrale, anche nella scelta dei costumi, qui disegnati da Francesca Sartori, altra mia fedele collaboratrice, con evidente richiamo agli anni ‘40, ma completamente re--interpretati e quasi stilizzati – soprattutto nella scelta dei tessuti.
Eduardo è uno dei nostri grandi monumenti del ‘900, conosciuto e rappresentato, insieme a Pirandello, nei teatri di tutto il mondo. Grandezza che non è sbiadita col tempo, non vale solo come testimone di un’epoca. Al contrario l’attualità di un testo come Questi fantasmi! è per me addirittura sconcertante.
Emerge dal testo non solo la Napoli grandiosa e miserabile del dopoguerra, la vita grama, la presenza liberatrice/dominatrice degli Alleati, ma anche un sentimento che ritrovo intatto in questo tempo, un dolore che non ha mai abbandonato la città e insieme il suo controcanto gioioso, quello che Ungaretti chiamerebbe l’allegria del naufragio.
Il tipo incarnato da Pasquale Lojacono - replicato nelle figure di Alfredo, di Gastone, del portiere Raffaele - con la sua inconcludenza, l’arte di arrangiarsi, la disinvoltura morale, l’opportunismo, i sogni ingenui e le meschinità, non è molto diverso dai connazionali d’oggi. La grandezza di Eduardo sta nel non ergersi a giudice, nel non sentirsi migliore di lui, di loro.
Non condanna né assolve, semplicemente rappresenta quel mondo senza sconti e senza stizza. Il suo sguardo non teme la compassione, rifiuta la rigidità del moralista. Sembra anzi identificarsi in Pasquale, riconoscersi perlomeno nelle sue qualità di visionario sognatore che non si arrende mai, nemmeno quando gli altri vedono in lui solo un fallito.
Altrimenti perché Maria starebbe con lui, perché non l’ha già lasciato? Per tornaconto, per vigliaccheria? E se avesse invece visto in lui qualcosa di commovente? Se ne avesse colto la voglia di vivere, di cacciare la testa fuori dall’acqua? La sua disperata vitalità.
Teatro S. Alfonso Maria de’ Liguori di Pagani
Info 0815158061, 3381890767
Giovedì 15 marzo, ore 21.00
Teatro Gloria di Pomigliano D’Arco
Info 0818843409
Venerdì 16 marzo, ore 20.45
Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere
Info 0823799612
Sabato 17 marzo, ore 21.00
Artisti Riuniti
presenta
Don Chisciotte
adattamento di Maurizio De Giovanni
con Peppe Barra, Nando Paone
musiche Patrizio Trampetti
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
regia Alessandro Maggi
Pietra miliare del romanzo moderno, il capolavoro della letteratura mondiale di Miguel de Cervantes, “Don Chisciotte”, nella riscrittura di Maurizio De Giovanni, già autore di numerosi racconti e romanzi e padre del commissario Lojacono de “I bastardi di Pizzofalcone”, va in scena, con gli esplosivi ed eclettici Nando Paone e Peppe Barra nei panni del bizzarro hidalgo spagnolo e del suo fido scudiero Sancho.
Un viaggio inconsueto, ironico e profondo, alla ricerca di una identità posseduta e ogni volta riscoperta nell’immaginario del romantico e nobile principio del bene contro il male, combattuto ad ogni costo, a colpi di duro sarcasmo e disarmante coraggio.
E’ la bizzarra impresa dell’ eroe “senza macchia e senza paura” che, fedele alla sua incontrastata passione per la lettura che lo ha indotto alla follia, si decide a rivivere di persona tutte le gesta eroiche che la letteratura gli ha suggerito.
Accompagnato da Sancho, concreto e pragmatico personaggio che egli designa suo compagno di avventure, intraprende un un viaggio di passione e idealismo in cui utopia e realtà rappresentano i confini di un mondo tragico e comico al tempo stesso, grottesco, folle e appassionato.
Nel caotico, dolorante, esilarante e fecondo scenario di un secondo dopoguerra, immaginato dalla penna di De Giovanni, i personaggi muovono i loro passi, riflettono sulle proprie realtà, si configurano come presenze salvifiche di un incontrastato mondo marcio, in un gioco di immaginazione e roboante creatività.
Con la regia di Alessandro Maggi, di forte visione evocativa e ricca di suggestioni, lo spettacolo si propone come una sottile inchiesta che conduce acutamente ad una riflessione su sé stessi e sul mondo tout court, attraversato, ieri come domani, da perenni e universali controversie che, in ogni epoca, si fanno specchio della società contemporanea.
Teatro Verdi di Salerno
info 089662141
Da giovedì 15 a domenica 18 marzo
(feriali ore 21,00 - festivi ore 18,30)
Khora.teatro, Teatro Stabile d’Abruzzo
in collaborazione con Festival dei due mondi di Spoleto
presentano
Vincent Van Gogh
L'odore assordante del bianco
di Stefano Massini
con Alessandro Preziosi
e con
Francesco Biscione, Massimo Nicolini, Roberto Manzi
Alessio Genchi, Vincenzo Zampa
regia Alessandro Maggi
Testo vincitore del Premio Tondelli Riccione Teatro 2005
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta,
disegno luci Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta
musiche Giacomo Vezzani
supervisione artistica Alessandro Preziosi
Le austere pareti di una stanza del manicomio di Saint Paul. Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco? È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire da quelle mura, la sua prima speranza è riposta nell’inaspettata visita del
fratello Theo che ha dovuto prendere quattro treni e persino un carretto per andarlo a trovare.
Attraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent Van Gogh in manicomio, interpretato da Alessandro Preziosi, lo spettacolo di Khora.teatro in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo, che si avvale della messa in scena di Alessandro Maggi è una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica che lascia lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.
Il testo vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la “…scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva” (dalla motivazione della Giuria n.d.r.) firmato da Stefano Massini con la sua drammaturgia asciutta ma ricca di spunti poetici, offre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea.
Note di regia
Sospensione, labilità, confine. Sono questi i luoghi, accidentati e mobili, suggeriti dalla traiettoria, indotti dallo scavo. Soggetti interni di difficile identificazione, collocati nel complesso meccanismo dell’organicità della mente umana. Offerti e denudati dalla puntuale dinamicità e dalla concretezza del testo, aprono strade a potenziali orizzonti di ricerca.
La scrittura di Massini, limpida, squisitamente intrinseca e tagliente, nella sua galoppante
tensione narrativa, offre evidentemente la possibilità di questa indagine. Il serrato e tuttavia andante dialogo tra Van Gogh - internato nel manicomio di Saint Paul de Manson - e suo fratello Theo, propone non soltanto un oggettivo grandangolo sulla vicenda umana
dell’artista, ma piuttosto ne rivela uno stadio sommerso.
Lo spettacolo è aperto contrappunto all’incalzante partita dialogica. Sottinteso. Latente. Van Gogh, assoggettato e fortuitamente piegato dalla sua stessa dinamica cerebrale incarnata da Alessandro Preziosi, si lascia vivere già presente al suo disturbo. È nella stanza di un manicomio che ci appare. Nella devastante neutralità di un vuoto. E dunque, è nel dato di fatto che si rivela e si indaga la sua disperazione. Il suo ragionato tentativo di sfuggire all’immutabilità del tempo, all’assenza di colore alla quale è costretto, a quell’irrimediabile strepito perenne di cui è vittima cosciente, all’interno come all’esterno del granitico “castello bianco” e soprattutto al costante dubbio sull’esatta collocazione e consistenza della realtà.
La tangente che segue la messinscena resta dunque sospesa tra il senso del reale e il suo esatto opposto. In una spaccatura in cui domina la sola logica della sinestesia, nella quale ogni senso è plausibilmente contenitore di sensi altri, modulandone infinite variabili, Van Gogh è significante e significato di sé stesso. Lo scarto emotivo che subisce e da cui è irrimediabilmente dipendente, rappresenta causa ed effetto della sua stessa creazione artistica, non più dissociata dalla singolarità della sua esistenza e lo obbliga a percorrere un sentiero isolato in cui il solo punto fermo resta la plausibilità di un’infinita serie di universi possibili nei quali ogni tangibilità può rappresentare il contrario di ciò che è.
La riflessione percorre questa suggestione; non il racconto quindi, ma il divenire e la resa
delle infinite varianti conduttrici di un processo creativo filtrate da un’induzione sensoriale il cui respiro, non ultimo, diviene tela su cui restano impresse assenze, mancanze e sorde
cecità. Un’evoluzione lucida, condotta nello straziante sforzo di liberarsi e rendersi tangibile, nel volume e nella densità immanente del colore, che smette la sua primaria connotazione e assume i termini di sensi altri e potenzialmente distanti, ponendo in essere una deriva che trova nel suo rovescio la realtà di opera d’arte.
Lo spettacolo accompagna questa non-logica dei sensi, attraverso uno sfiorarsi dei personaggi che fonde il desiderio alla necessità, sviluppando un alternarsi di simmetrie semantiche a dissonanze di cognizione, un conflitto mutabile, ma mai assente.
È in questo campo, su cui si allineano piani paralleli, pur non senza sovrapporsi, che la potenziale oggettività diviene odorare un suono, ascoltare un colore, toccare un sapore, assaggiare un tessuto, vedere un profumo. Un complesso disegno, tuttavia ferocemente semplice, la cui connotazione intrinseca cambia in funzione della distanza da cui si guarda o si sceglie di percepirlo. E’ un passaggio aperto alla volta della stretta fessura che permette la visione di un assurdo reso accettabile dalla semplicità espressiva dei sensi che
restano qui, nudi e spasmodicamente attivi, esattamente in quel punto della coscienza, attraversato da nient’altro che miliardi e miliardi di neuroni carichi di un unico e solo senso: la vita. Non più “come siamo fatti”. Ma “di che cosa”.
Alessandro Maggi
Teatro Umberto di Nola
info 0818231622
Venerdì 16 marzo, ore 20.45
Compagnia Enfi Teatro
Presenta
Biagio Izzo in
Di’ che ti manda Picone
testo di Lucio Aiello
con Rocío Muñoz Morales
e con
Mario Porfito, Lucio Aiello, Agostino Chiummariello, Rosa Miranda,
Antonio Romano, Arduino Speranza, Felicia Del Prete
scene Luigi Ferrigno
disegno luci Gigi Ascione
costumi Anna Zaccarini
regia Giuseppe Miale Di Mauro
dedicato A Elvio Porta
Nel 1984 uscì il film diretto da Nanni Loy, Mi manda Picone, che raccontava la storia di un operaio dell’Italsider di Bagnoli che per protestare contro la chiusura della fabbrica si diede fuoco davanti al consiglio comunale sotto gli occhi della moglie e del figlio piccolo.
Nel 1984 io avevo 9 anni e molto probabilmente il film non lo vidi nemmeno (ho poi recuperato crescendo) ma ricordo perfettamente che nella mia famiglia quando c’era da fare qualche incontro importante o qualche faccenda delicata, si diceva: «Di’ che ti manda Picone».
Per anni mi sono chiesto chi fosse quel fantomatico Picone, che solo a nominarlo come faceva Giannini nel film rilasciava crediti e possibilità, poi con il tempo ho capito cosa voleva dire quella frase.
Così, quando mi hanno chiamato per curare la regia di questo testo che partendo dal film racconta che fine ha fatto quel bambino che ha visto il padre scomparire inghiottito dalle fiamme, ho fatto un tuffo nella mia infanzia.
In quell’universo in cui i bambini si isolano e creano il loro mondo personale. Come Antonio Picone, alias Biagio Izzo, che ormai adulto si isola nella vecchia casa di famiglia e vive nel ricordo di un padre andato via troppo presto. Intanto si è fidanzato e ben presto scoprirà che la sua donna aspetta un bambino.
Ciò vorrà dire assumersi delle responsabilità, diventare adulto. Ma Antonio Picone vuole restare bambino, così convinto che crescere voglia dire solo farsi il sangue amaro e ascoltare verità che non gli piacciono.
Purtroppo per lui un nugolo di personaggi subdoli e spietati invaderanno la casa - isola del povero Antonio e lo condurranno nella piaga sociale di una politica fatta di raggiri e inganni. E il bambino, orfano di un martire del lavoro, sarà costretto a diventare adulto e scegliere da che parte stare nel mondo vero.
Il percorso che porterà a questa scelta sarà fatto di amore, tante risate, ricordi, esami di coscienza e prese di posizione. Alla fine Antonio farà la sua scelta. E proprio come succedeva nella mia famiglia, anche in questa ci sarà chi gli sussurrerà quella fatidica frase: «Di’ che ti manda Picone».
Giuseppe Miale di Mauro
Teatro Comunale “Mario Scarpetta” di Sala Consilina
Info 3471553257
Venerdì 16 marzo, ore 20.30
Teatro delle Arti di Salerno
info 089221807
Sabato 17, ore 21.00, e domenica 18 marzo, ore 18.30
Teatro e Società srl, Accademia Perduta Romagna Teatri
presentano
Il mondo non mi deve nulla
di Massimo Carlotto
con Pamela Villoresi e Claudio Casadio
regia Francesco Zecca
Nomination a Pamela Villoresi quale migliore attrice
al “Premio “Le Maschere del Teatro italiano 2016”
regista assistente Ilaria Genatiempo, scene di Gianluca Amodio
musiche di Paolo Daniele, costumi di Lucia Mariani
disegno luci di Alberto Biondi, disegni di Laura Riccioli
Il cuore di Rimini pulsa tranquillo in attesa dell'arrivo chiassoso dei turisti. Adelmo, un ladro stanco e sfortunato, nota una finestra aperta sulla facciata di una palazzina ricca e discreta. La tentazione è irresistibile e conduce l’uomo a trovarsi faccia a faccia con Lise, la stravagante padrona di casa, una croupier tedesca in pensione.
Nessuno dei due corrisponde al ruolo che dovrebbe ricoprire e, in una spirale di equivoci, eccessi e ironia, si sviluppa un rapporto strano, bizzarro ma allo stesso tempo complesso e intenso sul piano dei sentimenti.
Adelmo cerca di arginare la precarietà che lo sta allontanando da un’esistenza normale; Lise, invece, è convinta di non avere più crediti da riscuotere dal mondo intero e sogna che Rimini si stacchi dalla terra e vada alla deriva per l’eternità.
Due personaggi infinitamente lontani, nulla li accomuna, eppure entrambi cercano il modo di essere compresi e amati dall’altro.
Dopo Oscura immensità, Il mondo non mi deve nulla è la nuova pièce teatrale di Massimo Carlotto. Un testo intenso, una commedia ironica e amara a ritmo di mambo; una riflessione sul senso che diamo alle nostre vite, sul peso del caso e della nemesi, sulla libertà di scelta delle nostre coscienze.
Note di regia
Avete mai sentito parlare dell'attrazione del vuoto? Si dice che sia inspiegabile, perché tocca corde sopite che hanno a che fare con la coscienza, chiede attenzione e sensibilità. Quando si parla di vuoto si parla di una forza centripeta, di uno spazio leggero, impalpabile, di un peso netto argenteo.
Bisogna conoscere le regole della sua attrazione perché passare da vittima a carnefice è facile, è un gioco di ruolo in cui si confonde la sottile linea di divisione. E come si crea il vuoto? Come ci si svuota? Con la morte? In un certo senso sì.
La morte dell’ambizione, la fine di ciò che si chiede a se stessi, ci si svuota degli obblighi e dei vincoli, delle necessità che si credevano importanti. Lo fa Lise. Lo fa Adelmo. Uno strumento dell’altra, necessari e imprescindibili, ma sideralmente distanti.
Perché Lise non si permette un’alternativa. Lei che per tutta la vita ha vissuto nel lusso, non si permette il lusso più importante, ingabbiata nella convinzione che “solo i disperati vagano alla ricerca dell'occasione giusta”.
E in quello scalino appena prima del vuoto, quando il cuore pare fermarsi e il respiro sospendersi, quando solo il coraggio può farti vedere cosa c’è oltre, Lise decide di chiudere gli occhi per sempre. Per Adelmo, invece, quell’istante di apnea coincide con l’attimo precedente al vagito di una nuova vita.
Pamela Villoresi scava in un personaggio che la vita ha indurito facendolo vibrare straordinariamente di una fragilità e ironia commoventi. Guardandola ci si incanta nel suo continuo svelare di Lise la sensibilità, l’indulgenza e l’amarezza amabilmente celate sotto un forte velo rosso di testardaggine, inclemenza e durezza.
Pamela porta in scena perfettamente le due facce di Lise e la muove sul precipizio del vuoto come un ventriloquo fa con la sua bambola: la guida, la copre, la svela, la zittisce ed infine la sacrifica.
Claudio Casadio indaga con grande sensibilità un’anima intrappolata in una vita disperata, regalandogli poesia e una purezza incantatrice, che rende il suo personaggio struggente. Restituisce al personaggio di Adelmo tutta la sua “veracità”, la forza ed il “non arrendersi” tipico di chi è attaccato alla vita con i denti perché dalla vita ha avuto ancora troppo poco per mollare gli ormeggi.
L’Adelmo di Claudio è più vitale e popolano che mai e di un popolo lavoratore e sacrificato porta in scena il riscatto con il buon senso che a volte viene meno ai più acuti filosofi. L’Adelmo di Claudio è credibile, concreto, meravigliosamente vivo, acuto e di una esuberanza necessaria per lasciare spazio alla speranza di una rinascita.
Massimo Carlotto con il suo noir lascia la possibilità di muoversi in un testo pieno di molteplici opzioni. Il suo testo non patteggia per nessuno, non salva nessuno è un testo senza vincitori e senza vinti ma è anche un testo senza Dio che restituisce all’uomo la chance di guidare i suoi propri fili fino alla fine.
È dunque un testo ideale per un regista che voglia dare una sua personalissima interpretazione. Di questa battaglia senza vincitori né vinti, senza eroi, di questo testo in cui da un lato c’è chi sceglie che il mondo non gli deve più nulla e dall’altro chi va a prendersi ciò che ancora il mondo gli deve, io ho scelto di lasciarmi tentare dal vuoto come fa Lise resistendogli come fa Adelmo.
Francesco Zecca
Teatro Barone di Melito di Napoli
Info 0817113455
Venerdì 16 marzo, ore 20.45
AR. TE. TE. CA. – Teatro Bracco
presenta
Giacomo Rizzo
con
Caterina De Santis
in
Un figlio per lo sceicco
scritto e diretto da Giacomo Rizzo
con la partecipazione di Corrado Taranto e Daniela Cenciotti
Una commedia divertente e scoppiettante adatta a tutta la famiglia, la cui trama narra sulla vita tranquilla di una coppia di coniugi, pace stravolta dalla venuta dal Sudan del ricco zio Nicola, il quale ha promesso una fortuna in denaro se il suo unico nipote avesse avuto un figlio.
Da qui nasce l’idea di mentire allo zio Nicola e fargli credere che il bambino sia già nato, ma lo zio insiste nel far celebrare il battesimo al bambino in sua presenza e questa sua volontà mette in crisi il piano escogitato dalla coppia.
Giacomo Rizzo ha scelto questi ingredienti per lo spettacolo Un figlio per lo sceicco, una comicità leggere con l'unico scopo di far svagare la mente degli spettatori.
Teatro Diana/Sala Pasolini di Salerno
Info 089662141
Venerdì 16 marzo, ore 21.00
QUELLI CHE LA DANZA 2018
Fc@pin.doc
presenta
Just Two
due assoli
Sull'identità,
di e con Giuseppe Muscarello
Look me inside,
di e con Giovanna Velardi
In una serata condivisa, due coreografi palermitani over 40, Giuseppe Muscarello e Giovanna Velardi, propongono due assoli sul tema dell'espressività e dell'identità. Due coreografi dal respiro internazionale, la cui cifra linguistica e stilistica è fortemente radicata nella sicilianità.
Sull'identità, di e con Giuseppe Muscarello, è un disegno coreografico di sfumature differenti, la cui danza è realizzata con semplicità meccanica. in cui il protagonista Gengè indossa l'immagine esteriore cui è affidata la quotidianità. Immagini di sé, proiezioni personali e sociali di un soggetto smarrito nella frammentazione.
Look me inside, di e con Giovanna Velardi, è il ritratto di Lu una donna che si mette simbolicamente a nudo ed indaga il corpo esposto allo sguardo degli altri. Lu si accende e si spegne come il suo costume di luce e quando è accesa è pura luce, si esprime libera, senza timore di alcun giudizio, incita il pubblico a trovare lo stesso slancio.
Cinema Teatro Modernissimo di Telese
Info 0824976106
Venerdì 16 marzo, ore 20.30
Teatro Totò srl
presenta
Verso il mito...Edith Piaf
di Gianmarco Cesario, Antonio Mocciola
con
Francesca Marini, Massimo Masiello
regia Gaetano Liguori
Parlare di Edith Piaf, senza entrare nell’iperrealismo, col rischio della narrazione didascalica che occhieggi alla fiction (già abbondantemente utilizzata sia in cinema che in teatro), a questo punta lo spettacolo dove la donna Edith si confronta con il suo mito, l’immortalità della sua figura e della sua arte con la fine della sua vita umana.
Le canzoni, gli uomini, e gli episodi della sua vita si susseguono sulla scena con leggerezza e surrealismo: in un solo uomo lei rivede tutti quelli che l’hanno incontrata, aiutata, sfruttata, amata, odiata, George Moustaki, Yves Montand, Charles Aznavour, Gilbert Becaup, Leo Ferré, Eddie Constantine e Theo Sarapo.
Tutti, in qualche modo, uguali, tranne lui, Marcel Cardan, l’unico a non aver sfruttato il suo nome per diventare famoso, lui che veniva da un mondo diverso, quello dello sport, e che era già famosissimo, ma che un tragico destino le tolse, e dal quale non si sarebbe mai separata, fino ed oltre la morte.
Il testo, pensato e scritto per due interpreti di grande spessore, quali Francesca Marini e Massimo Masiello, rispettivamente nei ruoli della Piaf e di tutti gli uomini (o uno solo?) che con lei hanno cantato e vissuto, che grazie a lei hanno avuto la possibilità di provare cosa significhi attraversare l’amore, l’arte, la gioia e il dolore.
Teatro Nuovo di Salerno
info 089220886
Sabato 17, ore 21.00, e domenica 18 marzo, ore 18.30
Piero Vitolo e Marco Lanzuise
in
Il matrimonio come va? Bene, corna facendo
Novità comica scritta e diretta da Marco Lanzuise
di Napoli Magazine
09/03/2018 - 11:45
Cinema Teatro Italia di Eboli
Info 0828365333
Lunedì 12 marzo, ore 20.30
Best Live
presenta
Gigi e Ross in
Troppo napoletano
di Alessandro Siani
con Gennaro Guazzo
e con
Giorgia Agata, Luigi Attrice, Alessandro Bolide, Nicoletta D’Addio, Cristiano di Maio,
Gennaro Di Biase, Ivan Fedele, Loredana Simioli,Ester Gatta, Ciro Villano,
e la partecipazione straordinaria di Valentina Stella,
interprete delle canzoni scritte da Siani e Bruno Lanza
scene Roberto Crea, coreografie Naike Orilio e Giuseppe Farruggio,
realizzazione scene dei F.lli Giustiniani, musiche scritte da Bosnia e Gallo,
le canzoni sono di Alessandro Siani e di Bruno Lanza.
grafiche di Luca Auletta, videografica e disegno luci Francesco Adinolfi.
regia Gianluca Ansanelli
Dopo il successo cinematografico del film “Troppo napoletano”, il primo lungometraggio prodotto da Alessandro Siani e Cattleya, percepito da molti come un film piccolo ma dalle grandi emozioni, arriva l’adattamento della pellicola in versione teatrale.
Diretto da Gianluca Ansanelli e con la supervisione artistica Alessandro Siani, la commedia, impreziosita anche da alcuni brani musicali scritti dallo stesso Siani, conferma i protagonisti del grande schermo Gigi e Ross con i piccoli Gennaro Guazzo e Giorgia Agata che guideranno un cast rinnovato con tante soprese.
Troppo napoletano è una storia semplice, una storia d’amore vista con gli occhi di un bambino e che racconta le differenze tra due quartieri di Napoli, il Rione Sanità e Posillipo. Sarà proprio l’amore tra uno scugnizzo e una posillipina a far emergere i contrasti, ma soprattutto le tradizioni, le speranze e i sentimenti che hanno lo stesso sapore per chi è nato a Napoli. Con questo carico di emozioni, Troppo Napoletano sbarca a teatro, ma in una versione che si dirige tra la commedia ed il musical.
Teatro Eduardo De Filippo di Agropoli
Info 0974282362, 3383096807
Martedì 13 marzo, ore 20.45
Teatro Delle Rose, Piano Di Sorrento
info 0818786165
Mercoledì 14 marzo, ore 21.00
Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta
info 0823444051
Da venerdì 16 a domenica 18 marzo
(feriali ore 20.45, domenica ore 18.00)
Elledieffe
La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo
presenta
Questi fantasmi!
di Eduardo De Filippo
personaggi e interpreti
Pasquale Lojacono (anima in pena), Gianfelice Imparato
Maria, sua moglie (anima perduta), Carolina Rosi
Alfredo Marigliano (anima irrequieta), Massimo De Matteo
Armida, sua moglie (anima triste), Paola Fulciniti
Silvia , Loro figlia (anima innocente), Federica Altamura
Arturo, Loro figlio (anima innocente), Andrea Cioffi
Raffaele, portiere (anima nera), Nicola Di Pinto
Carmela, sua sorella (anima dannata), Viola Forestiero
Gastone Califano (anima libera), Giovanni Allocca
Saverio Califano, maestro di Musica (anima inutile), Gianni Cannavacciuolo
Due facchini (anime condannate) , Gianni Cannavacciuolo, Andrea Cioffi
Il Professor Santanna (anima utile, ma non appare mai)
scene e luci Gianni Carluccio
costumi Francesca Livia Sartori
musiche Andrea Farri
regia Marco Tullio Giordana
Durata spettacolo
45 minuti (primo atto), 20 minuti (intervallo), 55 minuti (secondo atto)
Pasquale Lojacono si trasferisce con la giovane moglie Maria in un appartamento all’ultimo piano di un palazzo seicentesco (in via Tribunali 176). Maria non sa che il marito ha ottenuto il fitto gratuito per cinque anni di quell’enorme casa (18 camere e 68 balconi) in cambio del compito di sfatare la leggenda sulla presenza di spiriti nella casa.
Il portiere Raffaele spiega al nuovo inquilino cosa dovrà fare per ottemperare al suo impegno contrattuale: per dimostrare che non ci sono fantasmi dovrà mostrarsi ogni giorno, due volte al giorno, fuori tutti i 68 balconi, mostrando serenità e allegria. A tal scopo dovrà anche cantare ad alta voce (inizierà con Lucean le stelle, continuerà con Ah l’ammorre che fa fa)!
Ascoltando però i racconti del portiere, della sorella di quest’ultimo e del “dirimpettaio” di casa, tal Professor Santanna, il nostro protagonista incomincia a credere all’esistenza degli spiriti; pertanto, quando s’imbatte in Alfredo, l’amante della moglie, lo scambia per un fantasma.
La storia di Questi fantasmi! prosegue con Alfredo che fa pervenire sostanziosi aiuti economici alla famiglia Lojacono, aiuti che vengono interpretati da Pasquale come regali degli spiriti che l’avrebbero preso a ben volere!
L’equivoco prosegue e il nostro protagonista è l’unico a non avvedersi di quello che sta realmente accadendo; dopo un’esilarante scena nella quale, per Pasquale, si consuma un litigio tra spiriti (in effetti i litiganti sono Alfredo, sua moglie, i suoi bambini e altri parenti), l’amante di Maria decide, apparentemente, di tornare in famiglia privando dei suoi regali il povero Pasquale. La storia si avvia alla conclusione: con un marchingegno Pasquale riesce a incontrare ancora Alfredo, chiedendogli un ulteriore e sostanzioso aiuto economico, spiegando allo “spirito” che i soldi gli servono per riconquistare la moglie di cui è perdutamente innamorato. Alfredo, commosso per la triste confessione, gli lascia un pacco di banconote e scompare dalla loro vita.
Nota di Carolina Rosi
L’improvvisa scomparsa di Luca è stata crudele e destabilizzante. Ho dovuto imparare a guardare la vita da un altro lato. Reagire al dolore di una perdita, una ferita profonda che non smetterà mai di sanguinare, ripensare il presente, innanzitutto, e immaginare un futuro possibile, e non solo per me. Tutto il mio mondo è saltato in un istante, negli affetti, a casa, nel lavoro. E’ umano, certo, e non esiste un addio che non sia struggente, ma perdere tutto così, all'improvviso, è qualcosa di indicibile.
Ho cercato una direzione, imponendomi una lucidità necessaria. L’ho trovata nel ricordo vivo di Luca, nella sua tenace ostinazione, nel rispetto per la vita e per gli altri, nell’amore profondo verso la famiglia e verso i suoi compagni di palcoscenico. Un pensiero che mi conforta, che mi spinge ad affrontare con forza nuove sfide.
A partire da quel prezioso scrigno di passione ed umanità che è la Elledieffe, la nostra compagnia, di cui ho assunto la responsabilità della direzione.
La Compagnia è restata unita, sia nella tournèe di “Non ti pago” (l’ultimo titolo portato in scena da Luca, ripreso anche nella stagione teatrale 2016/2017), che nella costruzione del fortunato debutto di “Questi fantasmi!” di Eduardo, nella preziosa ed attenta regia di Tullio Giordana, al quale ho affidato questo testo perché sicura che ne avrebbe esaltato i valori ed i contenuti, che avrebbe abbracciato la compagnia e diretto la messinscena con lo stesso amore con il quale cura ogni fotogramma.
Abbiamo proseguito nel dedicare cura e rigorosa attenzione al repertorio eduardiano, così da non disperdere il patrimonio culturale rappresentato da una delle più antiche famiglie della tradizione teatrale italiana, anche avviando collaborazioni con altri registi ed attori, “maestri della scena”, con cui eravamo certi di poter avere una completa condivisione di intenti.
E’ il caso, ad esempio, del progetto proposto dal NEST di Napoli sull’allestimento de “Il sindaco del rione Sanità”, che produciamo insieme al Teatro Stabile di Torino, con la regia di Mario Martone.
Allo stesso tempo abbiamo dedicato spazio ed impegno produttivo a tanti altri progetti, trasformando in lavoro una passione e una curiosità condivisa con Luca verso la drammaturgia contemporanea, in modo particolare verso quella napoletana, espressa da più generazioni di autori e scrittori.
Sono nati “Bordello di mare con città” di Enzo Moscato affidato alla regia di Carlo Cerciello, di cui è stato riproposto in tournèe anche “Scannasurice”, ancora di Moscato, prodotto nella passata stagione, e la nuova tournèe di Daniela Marazita con “Hai appena applaudito un criminale” con cui si ripropongono temi, sull’esclusione ed il disagio, cari sia ad Eduardo che a Luca.
Nota di Marco Tullio Giordana
La prematura scomparsa di Luca De Filippo è stata per tutti quelli che lo amavano uno shock. A me reso ancor più insopportabile dal fatto che la nostra amicizia era appena nata, ancora verde, e non aveva potuto maturare ancora i suoi frutti.
Per questo quando Carolina Rosi, la sua battagliera compagna in teatro come nella vita, mi ha chiesto di continuare i progetti che stavamo accarezzando, ho aderito con entusiasmo. Per me, più che raccogliere un’eredità, si tratta di continuare il lavoro che Luca ha svolto sul repertorio di Eduardo, un lavoro che definirei di precisione filologica e contemporaneamente di continuo aggiornamento.
Questo non ha significato per Luca l’asserzione di un unico paradigma né lo sbarramento di altre strade (tant’è vero che le commedie di Eduardo sono sempre state a disposizione anche di altre compagnie), ma per lui, che l’aveva “nel sangue”, il mondo di Eduardo non poteva che rispettare le intenzioni dell’Autore, intenzioni di cui era stato addirittura testimone.
Non potrò ovviamente fare la stessa cosa, ma per quel che mi sarà possibile intendo rimanere fedele al suo esempio. D’altronde Il manoscritto originale di Questi fantasmi!, datato 1945, dà indicazioni dettagliatissime. Assieme a Gianni Carluccio -- che oltre alle scene cura le luci dello spettacolo – abbiamo inteso riprodurre l’ambiente e gli arredi descritti in modo così puntiglioso. Tuttavia non si tratta di una scena realistica (anche se non mancano i panni stesi e l’evocazione del palazzo “dello Spagnuolo”).
Quinte, pareti, mobili, pavimento, è come fossero stati dilavati dal tempo, coperti da una polvere impalpabile. Uno spazio che tende al monocromatismo, che vuole evocare le immagini come se emergessero dalla memoria, labili e imprecisate come i fantasmi del titolo. In teatro, molto più che nel cinema, ci si può liberare dagli obblighi realistici addirittura nei materiali.
Arredi e fondali possono esser costruiti con qualunque cosa o dipinti in modo da renderli simili a illusioni. E’ un vantaggio di cui cerco di approfittare il più possibile ogni volta che affronto un testo teatrale, anche nella scelta dei costumi, qui disegnati da Francesca Sartori, altra mia fedele collaboratrice, con evidente richiamo agli anni ‘40, ma completamente re--interpretati e quasi stilizzati – soprattutto nella scelta dei tessuti.
Eduardo è uno dei nostri grandi monumenti del ‘900, conosciuto e rappresentato, insieme a Pirandello, nei teatri di tutto il mondo. Grandezza che non è sbiadita col tempo, non vale solo come testimone di un’epoca. Al contrario l’attualità di un testo come Questi fantasmi! è per me addirittura sconcertante.
Emerge dal testo non solo la Napoli grandiosa e miserabile del dopoguerra, la vita grama, la presenza liberatrice/dominatrice degli Alleati, ma anche un sentimento che ritrovo intatto in questo tempo, un dolore che non ha mai abbandonato la città e insieme il suo controcanto gioioso, quello che Ungaretti chiamerebbe l’allegria del naufragio.
Il tipo incarnato da Pasquale Lojacono - replicato nelle figure di Alfredo, di Gastone, del portiere Raffaele - con la sua inconcludenza, l’arte di arrangiarsi, la disinvoltura morale, l’opportunismo, i sogni ingenui e le meschinità, non è molto diverso dai connazionali d’oggi. La grandezza di Eduardo sta nel non ergersi a giudice, nel non sentirsi migliore di lui, di loro.
Non condanna né assolve, semplicemente rappresenta quel mondo senza sconti e senza stizza. Il suo sguardo non teme la compassione, rifiuta la rigidità del moralista. Sembra anzi identificarsi in Pasquale, riconoscersi perlomeno nelle sue qualità di visionario sognatore che non si arrende mai, nemmeno quando gli altri vedono in lui solo un fallito.
Altrimenti perché Maria starebbe con lui, perché non l’ha già lasciato? Per tornaconto, per vigliaccheria? E se avesse invece visto in lui qualcosa di commovente? Se ne avesse colto la voglia di vivere, di cacciare la testa fuori dall’acqua? La sua disperata vitalità.
Teatro S. Alfonso Maria de’ Liguori di Pagani
Info 0815158061, 3381890767
Giovedì 15 marzo, ore 21.00
Teatro Gloria di Pomigliano D’Arco
Info 0818843409
Venerdì 16 marzo, ore 20.45
Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere
Info 0823799612
Sabato 17 marzo, ore 21.00
Artisti Riuniti
presenta
Don Chisciotte
adattamento di Maurizio De Giovanni
con Peppe Barra, Nando Paone
musiche Patrizio Trampetti
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
regia Alessandro Maggi
Pietra miliare del romanzo moderno, il capolavoro della letteratura mondiale di Miguel de Cervantes, “Don Chisciotte”, nella riscrittura di Maurizio De Giovanni, già autore di numerosi racconti e romanzi e padre del commissario Lojacono de “I bastardi di Pizzofalcone”, va in scena, con gli esplosivi ed eclettici Nando Paone e Peppe Barra nei panni del bizzarro hidalgo spagnolo e del suo fido scudiero Sancho.
Un viaggio inconsueto, ironico e profondo, alla ricerca di una identità posseduta e ogni volta riscoperta nell’immaginario del romantico e nobile principio del bene contro il male, combattuto ad ogni costo, a colpi di duro sarcasmo e disarmante coraggio.
E’ la bizzarra impresa dell’ eroe “senza macchia e senza paura” che, fedele alla sua incontrastata passione per la lettura che lo ha indotto alla follia, si decide a rivivere di persona tutte le gesta eroiche che la letteratura gli ha suggerito.
Accompagnato da Sancho, concreto e pragmatico personaggio che egli designa suo compagno di avventure, intraprende un un viaggio di passione e idealismo in cui utopia e realtà rappresentano i confini di un mondo tragico e comico al tempo stesso, grottesco, folle e appassionato.
Nel caotico, dolorante, esilarante e fecondo scenario di un secondo dopoguerra, immaginato dalla penna di De Giovanni, i personaggi muovono i loro passi, riflettono sulle proprie realtà, si configurano come presenze salvifiche di un incontrastato mondo marcio, in un gioco di immaginazione e roboante creatività.
Con la regia di Alessandro Maggi, di forte visione evocativa e ricca di suggestioni, lo spettacolo si propone come una sottile inchiesta che conduce acutamente ad una riflessione su sé stessi e sul mondo tout court, attraversato, ieri come domani, da perenni e universali controversie che, in ogni epoca, si fanno specchio della società contemporanea.
Teatro Verdi di Salerno
info 089662141
Da giovedì 15 a domenica 18 marzo
(feriali ore 21,00 - festivi ore 18,30)
Khora.teatro, Teatro Stabile d’Abruzzo
in collaborazione con Festival dei due mondi di Spoleto
presentano
Vincent Van Gogh
L'odore assordante del bianco
di Stefano Massini
con Alessandro Preziosi
e con
Francesco Biscione, Massimo Nicolini, Roberto Manzi
Alessio Genchi, Vincenzo Zampa
regia Alessandro Maggi
Testo vincitore del Premio Tondelli Riccione Teatro 2005
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta,
disegno luci Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta
musiche Giacomo Vezzani
supervisione artistica Alessandro Preziosi
Le austere pareti di una stanza del manicomio di Saint Paul. Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco? È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire da quelle mura, la sua prima speranza è riposta nell’inaspettata visita del
fratello Theo che ha dovuto prendere quattro treni e persino un carretto per andarlo a trovare.
Attraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent Van Gogh in manicomio, interpretato da Alessandro Preziosi, lo spettacolo di Khora.teatro in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo, che si avvale della messa in scena di Alessandro Maggi è una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica che lascia lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.
Il testo vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la “…scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva” (dalla motivazione della Giuria n.d.r.) firmato da Stefano Massini con la sua drammaturgia asciutta ma ricca di spunti poetici, offre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea.
Note di regia
Sospensione, labilità, confine. Sono questi i luoghi, accidentati e mobili, suggeriti dalla traiettoria, indotti dallo scavo. Soggetti interni di difficile identificazione, collocati nel complesso meccanismo dell’organicità della mente umana. Offerti e denudati dalla puntuale dinamicità e dalla concretezza del testo, aprono strade a potenziali orizzonti di ricerca.
La scrittura di Massini, limpida, squisitamente intrinseca e tagliente, nella sua galoppante
tensione narrativa, offre evidentemente la possibilità di questa indagine. Il serrato e tuttavia andante dialogo tra Van Gogh - internato nel manicomio di Saint Paul de Manson - e suo fratello Theo, propone non soltanto un oggettivo grandangolo sulla vicenda umana
dell’artista, ma piuttosto ne rivela uno stadio sommerso.
Lo spettacolo è aperto contrappunto all’incalzante partita dialogica. Sottinteso. Latente. Van Gogh, assoggettato e fortuitamente piegato dalla sua stessa dinamica cerebrale incarnata da Alessandro Preziosi, si lascia vivere già presente al suo disturbo. È nella stanza di un manicomio che ci appare. Nella devastante neutralità di un vuoto. E dunque, è nel dato di fatto che si rivela e si indaga la sua disperazione. Il suo ragionato tentativo di sfuggire all’immutabilità del tempo, all’assenza di colore alla quale è costretto, a quell’irrimediabile strepito perenne di cui è vittima cosciente, all’interno come all’esterno del granitico “castello bianco” e soprattutto al costante dubbio sull’esatta collocazione e consistenza della realtà.
La tangente che segue la messinscena resta dunque sospesa tra il senso del reale e il suo esatto opposto. In una spaccatura in cui domina la sola logica della sinestesia, nella quale ogni senso è plausibilmente contenitore di sensi altri, modulandone infinite variabili, Van Gogh è significante e significato di sé stesso. Lo scarto emotivo che subisce e da cui è irrimediabilmente dipendente, rappresenta causa ed effetto della sua stessa creazione artistica, non più dissociata dalla singolarità della sua esistenza e lo obbliga a percorrere un sentiero isolato in cui il solo punto fermo resta la plausibilità di un’infinita serie di universi possibili nei quali ogni tangibilità può rappresentare il contrario di ciò che è.
La riflessione percorre questa suggestione; non il racconto quindi, ma il divenire e la resa
delle infinite varianti conduttrici di un processo creativo filtrate da un’induzione sensoriale il cui respiro, non ultimo, diviene tela su cui restano impresse assenze, mancanze e sorde
cecità. Un’evoluzione lucida, condotta nello straziante sforzo di liberarsi e rendersi tangibile, nel volume e nella densità immanente del colore, che smette la sua primaria connotazione e assume i termini di sensi altri e potenzialmente distanti, ponendo in essere una deriva che trova nel suo rovescio la realtà di opera d’arte.
Lo spettacolo accompagna questa non-logica dei sensi, attraverso uno sfiorarsi dei personaggi che fonde il desiderio alla necessità, sviluppando un alternarsi di simmetrie semantiche a dissonanze di cognizione, un conflitto mutabile, ma mai assente.
È in questo campo, su cui si allineano piani paralleli, pur non senza sovrapporsi, che la potenziale oggettività diviene odorare un suono, ascoltare un colore, toccare un sapore, assaggiare un tessuto, vedere un profumo. Un complesso disegno, tuttavia ferocemente semplice, la cui connotazione intrinseca cambia in funzione della distanza da cui si guarda o si sceglie di percepirlo. E’ un passaggio aperto alla volta della stretta fessura che permette la visione di un assurdo reso accettabile dalla semplicità espressiva dei sensi che
restano qui, nudi e spasmodicamente attivi, esattamente in quel punto della coscienza, attraversato da nient’altro che miliardi e miliardi di neuroni carichi di un unico e solo senso: la vita. Non più “come siamo fatti”. Ma “di che cosa”.
Alessandro Maggi
Teatro Umberto di Nola
info 0818231622
Venerdì 16 marzo, ore 20.45
Compagnia Enfi Teatro
Presenta
Biagio Izzo in
Di’ che ti manda Picone
testo di Lucio Aiello
con Rocío Muñoz Morales
e con
Mario Porfito, Lucio Aiello, Agostino Chiummariello, Rosa Miranda,
Antonio Romano, Arduino Speranza, Felicia Del Prete
scene Luigi Ferrigno
disegno luci Gigi Ascione
costumi Anna Zaccarini
regia Giuseppe Miale Di Mauro
dedicato A Elvio Porta
Nel 1984 uscì il film diretto da Nanni Loy, Mi manda Picone, che raccontava la storia di un operaio dell’Italsider di Bagnoli che per protestare contro la chiusura della fabbrica si diede fuoco davanti al consiglio comunale sotto gli occhi della moglie e del figlio piccolo.
Nel 1984 io avevo 9 anni e molto probabilmente il film non lo vidi nemmeno (ho poi recuperato crescendo) ma ricordo perfettamente che nella mia famiglia quando c’era da fare qualche incontro importante o qualche faccenda delicata, si diceva: «Di’ che ti manda Picone».
Per anni mi sono chiesto chi fosse quel fantomatico Picone, che solo a nominarlo come faceva Giannini nel film rilasciava crediti e possibilità, poi con il tempo ho capito cosa voleva dire quella frase.
Così, quando mi hanno chiamato per curare la regia di questo testo che partendo dal film racconta che fine ha fatto quel bambino che ha visto il padre scomparire inghiottito dalle fiamme, ho fatto un tuffo nella mia infanzia.
In quell’universo in cui i bambini si isolano e creano il loro mondo personale. Come Antonio Picone, alias Biagio Izzo, che ormai adulto si isola nella vecchia casa di famiglia e vive nel ricordo di un padre andato via troppo presto. Intanto si è fidanzato e ben presto scoprirà che la sua donna aspetta un bambino.
Ciò vorrà dire assumersi delle responsabilità, diventare adulto. Ma Antonio Picone vuole restare bambino, così convinto che crescere voglia dire solo farsi il sangue amaro e ascoltare verità che non gli piacciono.
Purtroppo per lui un nugolo di personaggi subdoli e spietati invaderanno la casa - isola del povero Antonio e lo condurranno nella piaga sociale di una politica fatta di raggiri e inganni. E il bambino, orfano di un martire del lavoro, sarà costretto a diventare adulto e scegliere da che parte stare nel mondo vero.
Il percorso che porterà a questa scelta sarà fatto di amore, tante risate, ricordi, esami di coscienza e prese di posizione. Alla fine Antonio farà la sua scelta. E proprio come succedeva nella mia famiglia, anche in questa ci sarà chi gli sussurrerà quella fatidica frase: «Di’ che ti manda Picone».
Giuseppe Miale di Mauro
Teatro Comunale “Mario Scarpetta” di Sala Consilina
Info 3471553257
Venerdì 16 marzo, ore 20.30
Teatro delle Arti di Salerno
info 089221807
Sabato 17, ore 21.00, e domenica 18 marzo, ore 18.30
Teatro e Società srl, Accademia Perduta Romagna Teatri
presentano
Il mondo non mi deve nulla
di Massimo Carlotto
con Pamela Villoresi e Claudio Casadio
regia Francesco Zecca
Nomination a Pamela Villoresi quale migliore attrice
al “Premio “Le Maschere del Teatro italiano 2016”
regista assistente Ilaria Genatiempo, scene di Gianluca Amodio
musiche di Paolo Daniele, costumi di Lucia Mariani
disegno luci di Alberto Biondi, disegni di Laura Riccioli
Il cuore di Rimini pulsa tranquillo in attesa dell'arrivo chiassoso dei turisti. Adelmo, un ladro stanco e sfortunato, nota una finestra aperta sulla facciata di una palazzina ricca e discreta. La tentazione è irresistibile e conduce l’uomo a trovarsi faccia a faccia con Lise, la stravagante padrona di casa, una croupier tedesca in pensione.
Nessuno dei due corrisponde al ruolo che dovrebbe ricoprire e, in una spirale di equivoci, eccessi e ironia, si sviluppa un rapporto strano, bizzarro ma allo stesso tempo complesso e intenso sul piano dei sentimenti.
Adelmo cerca di arginare la precarietà che lo sta allontanando da un’esistenza normale; Lise, invece, è convinta di non avere più crediti da riscuotere dal mondo intero e sogna che Rimini si stacchi dalla terra e vada alla deriva per l’eternità.
Due personaggi infinitamente lontani, nulla li accomuna, eppure entrambi cercano il modo di essere compresi e amati dall’altro.
Dopo Oscura immensità, Il mondo non mi deve nulla è la nuova pièce teatrale di Massimo Carlotto. Un testo intenso, una commedia ironica e amara a ritmo di mambo; una riflessione sul senso che diamo alle nostre vite, sul peso del caso e della nemesi, sulla libertà di scelta delle nostre coscienze.
Note di regia
Avete mai sentito parlare dell'attrazione del vuoto? Si dice che sia inspiegabile, perché tocca corde sopite che hanno a che fare con la coscienza, chiede attenzione e sensibilità. Quando si parla di vuoto si parla di una forza centripeta, di uno spazio leggero, impalpabile, di un peso netto argenteo.
Bisogna conoscere le regole della sua attrazione perché passare da vittima a carnefice è facile, è un gioco di ruolo in cui si confonde la sottile linea di divisione. E come si crea il vuoto? Come ci si svuota? Con la morte? In un certo senso sì.
La morte dell’ambizione, la fine di ciò che si chiede a se stessi, ci si svuota degli obblighi e dei vincoli, delle necessità che si credevano importanti. Lo fa Lise. Lo fa Adelmo. Uno strumento dell’altra, necessari e imprescindibili, ma sideralmente distanti.
Perché Lise non si permette un’alternativa. Lei che per tutta la vita ha vissuto nel lusso, non si permette il lusso più importante, ingabbiata nella convinzione che “solo i disperati vagano alla ricerca dell'occasione giusta”.
E in quello scalino appena prima del vuoto, quando il cuore pare fermarsi e il respiro sospendersi, quando solo il coraggio può farti vedere cosa c’è oltre, Lise decide di chiudere gli occhi per sempre. Per Adelmo, invece, quell’istante di apnea coincide con l’attimo precedente al vagito di una nuova vita.
Pamela Villoresi scava in un personaggio che la vita ha indurito facendolo vibrare straordinariamente di una fragilità e ironia commoventi. Guardandola ci si incanta nel suo continuo svelare di Lise la sensibilità, l’indulgenza e l’amarezza amabilmente celate sotto un forte velo rosso di testardaggine, inclemenza e durezza.
Pamela porta in scena perfettamente le due facce di Lise e la muove sul precipizio del vuoto come un ventriloquo fa con la sua bambola: la guida, la copre, la svela, la zittisce ed infine la sacrifica.
Claudio Casadio indaga con grande sensibilità un’anima intrappolata in una vita disperata, regalandogli poesia e una purezza incantatrice, che rende il suo personaggio struggente. Restituisce al personaggio di Adelmo tutta la sua “veracità”, la forza ed il “non arrendersi” tipico di chi è attaccato alla vita con i denti perché dalla vita ha avuto ancora troppo poco per mollare gli ormeggi.
L’Adelmo di Claudio è più vitale e popolano che mai e di un popolo lavoratore e sacrificato porta in scena il riscatto con il buon senso che a volte viene meno ai più acuti filosofi. L’Adelmo di Claudio è credibile, concreto, meravigliosamente vivo, acuto e di una esuberanza necessaria per lasciare spazio alla speranza di una rinascita.
Massimo Carlotto con il suo noir lascia la possibilità di muoversi in un testo pieno di molteplici opzioni. Il suo testo non patteggia per nessuno, non salva nessuno è un testo senza vincitori e senza vinti ma è anche un testo senza Dio che restituisce all’uomo la chance di guidare i suoi propri fili fino alla fine.
È dunque un testo ideale per un regista che voglia dare una sua personalissima interpretazione. Di questa battaglia senza vincitori né vinti, senza eroi, di questo testo in cui da un lato c’è chi sceglie che il mondo non gli deve più nulla e dall’altro chi va a prendersi ciò che ancora il mondo gli deve, io ho scelto di lasciarmi tentare dal vuoto come fa Lise resistendogli come fa Adelmo.
Francesco Zecca
Teatro Barone di Melito di Napoli
Info 0817113455
Venerdì 16 marzo, ore 20.45
AR. TE. TE. CA. – Teatro Bracco
presenta
Giacomo Rizzo
con
Caterina De Santis
in
Un figlio per lo sceicco
scritto e diretto da Giacomo Rizzo
con la partecipazione di Corrado Taranto e Daniela Cenciotti
Una commedia divertente e scoppiettante adatta a tutta la famiglia, la cui trama narra sulla vita tranquilla di una coppia di coniugi, pace stravolta dalla venuta dal Sudan del ricco zio Nicola, il quale ha promesso una fortuna in denaro se il suo unico nipote avesse avuto un figlio.
Da qui nasce l’idea di mentire allo zio Nicola e fargli credere che il bambino sia già nato, ma lo zio insiste nel far celebrare il battesimo al bambino in sua presenza e questa sua volontà mette in crisi il piano escogitato dalla coppia.
Giacomo Rizzo ha scelto questi ingredienti per lo spettacolo Un figlio per lo sceicco, una comicità leggere con l'unico scopo di far svagare la mente degli spettatori.
Teatro Diana/Sala Pasolini di Salerno
Info 089662141
Venerdì 16 marzo, ore 21.00
QUELLI CHE LA DANZA 2018
Fc@pin.doc
presenta
Just Two
due assoli
Sull'identità,
di e con Giuseppe Muscarello
Look me inside,
di e con Giovanna Velardi
In una serata condivisa, due coreografi palermitani over 40, Giuseppe Muscarello e Giovanna Velardi, propongono due assoli sul tema dell'espressività e dell'identità. Due coreografi dal respiro internazionale, la cui cifra linguistica e stilistica è fortemente radicata nella sicilianità.
Sull'identità, di e con Giuseppe Muscarello, è un disegno coreografico di sfumature differenti, la cui danza è realizzata con semplicità meccanica. in cui il protagonista Gengè indossa l'immagine esteriore cui è affidata la quotidianità. Immagini di sé, proiezioni personali e sociali di un soggetto smarrito nella frammentazione.
Look me inside, di e con Giovanna Velardi, è il ritratto di Lu una donna che si mette simbolicamente a nudo ed indaga il corpo esposto allo sguardo degli altri. Lu si accende e si spegne come il suo costume di luce e quando è accesa è pura luce, si esprime libera, senza timore di alcun giudizio, incita il pubblico a trovare lo stesso slancio.
Cinema Teatro Modernissimo di Telese
Info 0824976106
Venerdì 16 marzo, ore 20.30
Teatro Totò srl
presenta
Verso il mito...Edith Piaf
di Gianmarco Cesario, Antonio Mocciola
con
Francesca Marini, Massimo Masiello
regia Gaetano Liguori
Parlare di Edith Piaf, senza entrare nell’iperrealismo, col rischio della narrazione didascalica che occhieggi alla fiction (già abbondantemente utilizzata sia in cinema che in teatro), a questo punta lo spettacolo dove la donna Edith si confronta con il suo mito, l’immortalità della sua figura e della sua arte con la fine della sua vita umana.
Le canzoni, gli uomini, e gli episodi della sua vita si susseguono sulla scena con leggerezza e surrealismo: in un solo uomo lei rivede tutti quelli che l’hanno incontrata, aiutata, sfruttata, amata, odiata, George Moustaki, Yves Montand, Charles Aznavour, Gilbert Becaup, Leo Ferré, Eddie Constantine e Theo Sarapo.
Tutti, in qualche modo, uguali, tranne lui, Marcel Cardan, l’unico a non aver sfruttato il suo nome per diventare famoso, lui che veniva da un mondo diverso, quello dello sport, e che era già famosissimo, ma che un tragico destino le tolse, e dal quale non si sarebbe mai separata, fino ed oltre la morte.
Il testo, pensato e scritto per due interpreti di grande spessore, quali Francesca Marini e Massimo Masiello, rispettivamente nei ruoli della Piaf e di tutti gli uomini (o uno solo?) che con lei hanno cantato e vissuto, che grazie a lei hanno avuto la possibilità di provare cosa significhi attraversare l’amore, l’arte, la gioia e il dolore.
Teatro Nuovo di Salerno
info 089220886
Sabato 17, ore 21.00, e domenica 18 marzo, ore 18.30
Piero Vitolo e Marco Lanzuise
in
Il matrimonio come va? Bene, corna facendo
Novità comica scritta e diretta da Marco Lanzuise