Cultura & Gossip
SPETTACOLI - Agenda settimanale dal 16 al 22 aprile 2018 in Campania, programmata dal Circuito Teatro Pubblico Campano
13.04.2018 11:02 di Napoli Magazine
aA

Teatro Magic Vision di Casalnuovo

Info 0818030270, 3292180679

Mercoledì 18 aprile, ore 20.45

 

Teatro Totò

presenta

 

Davide Ferri, Rosario Verde

in

 

Hai un amico all’INPS?

di Rosario Verde e Gaetano Liguori

 

con Rosario Minervini e Edoardo Guadagno

 

e la partecipazione straordinaria di Annamaria Ackermann

 

regia Gaetano Liguori

 

Hai un amico all’INPS? è una moderna e divertentissima commedia che riesce a far ridere partendo da temi attualissimi quali la perdita del lavoro e il problema dei falsi invalidi.

Ad un giovane e bravo ingegnere informatico, divenuto dall’oggi al domani disoccupato, improvvisamente arrivano soldi da enti previdenziali, prima in maniera casuale ed in seguito in maniera fraudolenta. Lui ci prova gusto perché tutto sembra andare bene, finchè…

L’ottima compagnia è capitanata dai bravi Davide Ferri e Rosario Verde con Rosario Minervini e Edoardo Guadagno, inoltre lo spettacolo si avvale della partecipazione di una attrice che ha fatto la storia del Teatro: Annamaria Ackermann. Gaetano Liguori dirige la compagnia con classe, ritmo ed arguzia. Le scene sono realizzate da Tonino Di Ronza e i costumi da Maria Pennacchio.

 

 

Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere

Info 0823799612

Mercoledì 18 aprile, ore 21.00

 

Teatro Kismet OperA

presenta

 

La manomissione delle parole
di e con Gianrico Carofiglio

 

musiche in scena dal vivo Michele Di Lallo

luci e scene Vincent Longuemare

 

regia Teresa Ludovico

 

"Le nostre parole sono spesso prive di significato. Ciò accade perché le abbiamo consumate, estenuate, svuotate con un uso eccessivo e soprattutto inconsapevole, le abbiamo rese bozzoli vuoti.

Per raccontare, dobbiamo rigenerare le nostre parole. Dobbiamo restituire loro senso, consistenza, colore, suono, odore. E per fare questo dobbiamo farle a pezzi e poi ricostruirle. Nei nostri seminari chiamiamo "manomissione" questa operazione di rottura e ricostruzione.

La parola manomissione ha due significati, in apparenza molto diversi. Nel primo significato essa è sinonimo di alterazione, violazione, danneggiamento. Nel secondo, che discende direttamente dall'antico diritto romano (manomissione era la cerimonia con cui uno schiavo veniva liberato), essa è sinonimo di liberazione, riscatto, emancipazione.

La manomissione delle parole include entrambi questi significati. Noi facciamo a pezzi le parole (le manomettiamo, nel senso di alterarle, violarle) e poi le rimontiamo (nel senso di liberarle dai vincoli delle convenzioni verbali e dei non significati). Solo dopo la manomissione, possiamo usare le nostre parole per raccontare storie".

Questo brano è tratto dal romanzo Ragionevoli dubbi  di Gianrico Carofiglio in cui l'avvocato Guido Guerrieri sfoglia tra le mani La manomissione delle parole,  sottotitolo: Appunti per un seminario di scrittura.

Un testo creato dallo  stesso scrittore  per pura finzione letteraria, che con il tempo prende la forma e la consistenza di un saggio.

La manomissione delle parole è una riflessione sull'uso dei termini, sulla loro funzione, sul valore che essi hanno nella costruzione delle storie di ciascuno di noi, tanto da essere pilastri della nostra vita etica e civile. Fondamenta che sempre più spesso vengono logorate dall'abuso e dalla manipolazione dei significati. Come si fa a ridar loro la dignità che meritano? Per Carofiglio l'unico metodo è manometterli, cioè smontarli e rimontarli nel loro verso originario.

L' autore costruisce un'indagine letteraria politica e giudiziaria a partire da alcune citazioni di personaggi diversissimi tra loro, da Aristotele a Cicerone, da Dante a Primo Levi, da Calvino a Nadine Gordimer, da Obama a Bob Dylan.

L'importanza delle parole, delle parole al potere, è al centro del testo di Carofiglio che ci ricorda che dire è fare e:

Le parole come minime dosi di arsenico, dall'effetto lentamente, inesorabilmente tossico: questo è il pericolo delle lingue del potere e dell'oppressione, e soprattutto del nostro uso - e riuso - inconsapevole e passivo.

Per questo è necessaria la cura, l'attenzione, la perizia da disciplinati artigiani della parola, non solo nell'esercizio attivo della lingua - quando parliamo, quando scriviamo - ma ancor più in quello passivo: quando ascoltiamo, quando leggiamo. Il saggio si concentra sulla necessità di riflettere sul significato delle parole.

L'autore parla di vergogna, giustizia, ribellione, bellezza e scelta, 5 termini oggi abusati.

Partiamo dalla Vergogna: incapaci di provarla definisce l'attuale contesto politico e sociale italiano, la vergogna sembra investire direttamente e anzitutto se stessa,  è vergognoso vergognarsi.

La vergogna appare una sorta di ripugnante patologia dalla quale tenersi il più possibile lontani, perché è lo stigma dell'insuccesso, del fallimento, o semplicemente della frustrazione. Ma solo la capacità di provare vergogna implica la capacità di praticare il suo contrario più interessante: l'onore, la dignità, appunto.

La caratteristica della vergogna è di essere un segnale. La capacità di provarla costituisce un fondamentale meccanismo di tutela della salute morale, allo stesso modo in cui il dolore fisiologico è un meccanismo che mira a garantire la salute fisica minacciata.

Il dolore è un sintomo che serve a segnalare l'esistenza di una patologia, in modo che sia possibile contrastarla con le opportune terapie. Se una persona non riesce a provare dolore, si accorgerà troppo tardi di essere malata.

E lo stesso accade per la vergogna. Come il dolore la vergogna è un sintomo, e chi non  è in grado di provarla - siano singoli o collettività più o meno vaste - rischia di scoprire troppo tardi di avere contratto una grave malattia morale. [...] La capacità di provare vergogna  decade con la decadenza.

 

 

Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta

info 0823444051

Venerdì 20 aprile, ore 20.45

 

Promo Music

presenta

 

Corrado Augias

in

 

O patria mia…Leopardi e l’Italia

di Corrado Augias

 

con Marta Dalla Via

musiche eseguite dal vivo da Stefano Albarello

 

regia Angelo Generali

 

Per molti anni Giacomo Leopardi è stato solo l’immenso poeta che tutti conosciamo. Solo in tempi relativamente più recenti si è cominciata ad apprezzare anche la sua attività saggistica che, secondo autorevoli giudizi, toccherebbe il livello di una vera organica filosofia.

Un esempio di questa iniziale sottovalutazione sta nel fatto che il suo ‘Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli Italiani’ scritto da un Leopardi 26enne nel 1824, sia stato pubblicato solo nel 1905.

Lo stesso Zibaldone di pensieri, opera immane composta tra il 1817 e il 1832, venne pubblicato del resto solo alla fine dell’800 da una commissione di studiosi presieduta da Carducci.

I giudizi che il poeta dà sull’Italia e sugli italiani sono diversi e variano con il passare degli anni. Ma non c’è dubbio che negli anni giovanili e soprattutto in alcune opere si senta forte in lui un vivo amor di patria. Ne sono esempio la due famose composizioni patriottiche ‘All’Italia’ e ‘Per il monumento di Dante’.

Partendo da questi versi ma inserendo anche considerazioni prese dallo Zibaldone e versi estratti da alcuni dei ‘Canti’ più belli, Corrado Augias ha montato un testo che ci dà un ritratto sorprendente di Giacomo Leopardi, il suo rapporto con l’Italia, con la vita, con gli amori. Il senso forte di un’immaginazione che fu per molti anni la sua sola vera realtà.

In un itinerario leopardiano non poteva mancare la musica che fu per Giacomo un fondamento della sua immaginazione e creatività letteraria.

Proprio per essere fedeli al tempo e allo stile si è pensato ad un commento sonoro tutto dell’epoca (la prima metà dell’ottocento) tratteggiando i vari capitoli che compongono lo spettacolo di immagini sonore tipiche di quegli anni.

Dalla canzonetta popolare alla romanza sono rappresentati stili e generi degli autori che in parte lo stesso Leopardi ascoltò in prima persona.

Ecco allora aprire l’itinerario musicale una insolita e poco conosciuta  “arietta spagnuola” di Gioacchino Rossini per poi passare ad uno stornello dei primi dell’ottocento romano ad una romanza di grande spessore qual è “Una furtiva lagrima” di Gaetano Donizetti.

Poi si apre allo sconosciuto mondo dei canti risorgimentali con uno degli inni patriottici che echeggiarono in quegli anni rivoluzionari per finire sulla “belliniana” “Fenesta ca lucive” che chiude lo spettacolo.

Il repertorio presentato per canto e chitarra romantica (Albarello suona una rara chitarra del 1830), ci coinvolge in quello stile salottiero di primo ottocento, dove proprio la chitarra ebbe grande successo e sviluppo.

Spesso la chitarra solistica accompagna i momenti della poesia e del racconto di Augias con brani di grandi autori e virtuosi dello strumento quali: Napoleon Coste, José Viñas e Mauro Giuliani.

Emerge il carattere intimo o teatrale di questo strumento come anche è per il canto che ben si forgia intorno alla partitura letteraria realizzata da Augias intorno a Giacomo Leopardi.  

 

 

 

Teatro Diana/Sala Pasolini di Salerno

Info 089662141

Venerdì 20 aprile, ore 21.00

 

QUELLI CHE LA DANZA 2018

 

Borderline

presenta

 

Collective Trip 

Una questione di gender

concept, regia e coreografia Claudio Malangone

 

performers

Luigi Aruta, Adriana Cristiano, Alessandro De Santis,

Antonio Formisano, Francesca Montesanto, Giada Ruoppo

e il pubblico che desidera intervenire

 

RAYMOND CARVER, Voi non sapete che cos'è l'amore...

Collective Trip è il titolo/contenitore del nuovo progetto di Borderlinedanza che ha come fine la realizzazione di performances il cui ambito di indagine macroscopico è la presenza del pubblico all'interno dell'area performativa quasi per decostruire le regole consolidate della finzione.

Partendo dalla necessità di esplorare, verificare e mettere in pratica nuovi modi di composizione e del mettere in scena, i performers (danzatori e pubblico che vuole partecipare all'azione) affronteranno il tema del gender, della trasformazione, dell'amore con lucidità e ambiguità attraversando significati e sensazioni e cercando di mettere in discussione ciò che si prova e le certezze di chi osserva. Con i loro agire e le loro storie si sfideranno i presenti a guardarsi dentro e volendo, a confessare/si l'inconfessabile

 

 

Teatro delle Arti di Salerno

info 089221807

Sabato 21, ore 21.00, e domenica 22 aprile, ore 18.30

 

Lu.Scar Produzioni Teatrali

presenta

 

Mamma…ieri mi sposo!

liberamente tratto da Twixt di Clive Exton
adattamento di Carlo Alighiero e Gustavo Verde
 

con
Gino Riveccio, Sandra Milo, Marina Suma, Fanny Cadeo

 

e con

Ettore Massa

 

costumi Sandra Banco, scene Sissy Granata

luci Alessio Sepe, aiuto regia Alessandra Toniutti
 

regia Patrick Rossi Gastaldi

 

Una commedia borghese ambientata negli anni 70. Ispirata alla grande tradizione del teatro comico inglese, dove gli equivoci generano situazioni paradossali, scambi di persone, straordinari meccanismi teatrali dove la risata scaturisce spontanea e continua.

Un uomo sui 50anni, apprensivo e assolutamente sprovveduto, tiene nascosto alla madre di essersi sposato da alcuni mesi e alla moglie (Marina Suma) di non aver mai detto a sua madre del suo matrimonio.

Per mantenere l’equilibrio suocera-figlio- nuora si inventa ricorrenti trasferte di lavoro e va invece a rifugiarsi in un villino di campagna, tenuto nascosto alla moglie, dove si incontra una volta al mese con un’altra donna, di cui lui subisce lo straripante amore. Sua madre!

Una sera il nostro eroe si trova in casa: prima la sua segretaria in baby doll, inseguita da un marito furioso, poi la madre, quindi il suo socio in affari, il quale è anche l’amante di sua moglie, e infine la moglie avvertita da una telefonata anonima.

Per evitare pericolose rivelazioni, nel forsennato tentativo di tenere all’oscuro sua madre del suo matrimonio, si trova nella necessità di accumulare bugie su bugie sulle rispettive identità.

Ma alla fine la verità sta per emergere, straripare, non c’è più scampo. Deve scegliere, decidere: abbandonare tutti e andarsene con la moglie? Lasciare la moglie e la madre e fuggire con la segretaria? Lasciare moglie la segretaria e la mamma e scappare con il socio? Quale altra scelta gli resta?

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di Napoli Magazine

13/04/2018 - 11:02

Teatro Magic Vision di Casalnuovo

Info 0818030270, 3292180679

Mercoledì 18 aprile, ore 20.45

 

Teatro Totò

presenta

 

Davide Ferri, Rosario Verde

in

 

Hai un amico all’INPS?

di Rosario Verde e Gaetano Liguori

 

con Rosario Minervini e Edoardo Guadagno

 

e la partecipazione straordinaria di Annamaria Ackermann

 

regia Gaetano Liguori

 

Hai un amico all’INPS? è una moderna e divertentissima commedia che riesce a far ridere partendo da temi attualissimi quali la perdita del lavoro e il problema dei falsi invalidi.

Ad un giovane e bravo ingegnere informatico, divenuto dall’oggi al domani disoccupato, improvvisamente arrivano soldi da enti previdenziali, prima in maniera casuale ed in seguito in maniera fraudolenta. Lui ci prova gusto perché tutto sembra andare bene, finchè…

L’ottima compagnia è capitanata dai bravi Davide Ferri e Rosario Verde con Rosario Minervini e Edoardo Guadagno, inoltre lo spettacolo si avvale della partecipazione di una attrice che ha fatto la storia del Teatro: Annamaria Ackermann. Gaetano Liguori dirige la compagnia con classe, ritmo ed arguzia. Le scene sono realizzate da Tonino Di Ronza e i costumi da Maria Pennacchio.

 

 

Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere

Info 0823799612

Mercoledì 18 aprile, ore 21.00

 

Teatro Kismet OperA

presenta

 

La manomissione delle parole
di e con Gianrico Carofiglio

 

musiche in scena dal vivo Michele Di Lallo

luci e scene Vincent Longuemare

 

regia Teresa Ludovico

 

"Le nostre parole sono spesso prive di significato. Ciò accade perché le abbiamo consumate, estenuate, svuotate con un uso eccessivo e soprattutto inconsapevole, le abbiamo rese bozzoli vuoti.

Per raccontare, dobbiamo rigenerare le nostre parole. Dobbiamo restituire loro senso, consistenza, colore, suono, odore. E per fare questo dobbiamo farle a pezzi e poi ricostruirle. Nei nostri seminari chiamiamo "manomissione" questa operazione di rottura e ricostruzione.

La parola manomissione ha due significati, in apparenza molto diversi. Nel primo significato essa è sinonimo di alterazione, violazione, danneggiamento. Nel secondo, che discende direttamente dall'antico diritto romano (manomissione era la cerimonia con cui uno schiavo veniva liberato), essa è sinonimo di liberazione, riscatto, emancipazione.

La manomissione delle parole include entrambi questi significati. Noi facciamo a pezzi le parole (le manomettiamo, nel senso di alterarle, violarle) e poi le rimontiamo (nel senso di liberarle dai vincoli delle convenzioni verbali e dei non significati). Solo dopo la manomissione, possiamo usare le nostre parole per raccontare storie".

Questo brano è tratto dal romanzo Ragionevoli dubbi  di Gianrico Carofiglio in cui l'avvocato Guido Guerrieri sfoglia tra le mani La manomissione delle parole,  sottotitolo: Appunti per un seminario di scrittura.

Un testo creato dallo  stesso scrittore  per pura finzione letteraria, che con il tempo prende la forma e la consistenza di un saggio.

La manomissione delle parole è una riflessione sull'uso dei termini, sulla loro funzione, sul valore che essi hanno nella costruzione delle storie di ciascuno di noi, tanto da essere pilastri della nostra vita etica e civile. Fondamenta che sempre più spesso vengono logorate dall'abuso e dalla manipolazione dei significati. Come si fa a ridar loro la dignità che meritano? Per Carofiglio l'unico metodo è manometterli, cioè smontarli e rimontarli nel loro verso originario.

L' autore costruisce un'indagine letteraria politica e giudiziaria a partire da alcune citazioni di personaggi diversissimi tra loro, da Aristotele a Cicerone, da Dante a Primo Levi, da Calvino a Nadine Gordimer, da Obama a Bob Dylan.

L'importanza delle parole, delle parole al potere, è al centro del testo di Carofiglio che ci ricorda che dire è fare e:

Le parole come minime dosi di arsenico, dall'effetto lentamente, inesorabilmente tossico: questo è il pericolo delle lingue del potere e dell'oppressione, e soprattutto del nostro uso - e riuso - inconsapevole e passivo.

Per questo è necessaria la cura, l'attenzione, la perizia da disciplinati artigiani della parola, non solo nell'esercizio attivo della lingua - quando parliamo, quando scriviamo - ma ancor più in quello passivo: quando ascoltiamo, quando leggiamo. Il saggio si concentra sulla necessità di riflettere sul significato delle parole.

L'autore parla di vergogna, giustizia, ribellione, bellezza e scelta, 5 termini oggi abusati.

Partiamo dalla Vergogna: incapaci di provarla definisce l'attuale contesto politico e sociale italiano, la vergogna sembra investire direttamente e anzitutto se stessa,  è vergognoso vergognarsi.

La vergogna appare una sorta di ripugnante patologia dalla quale tenersi il più possibile lontani, perché è lo stigma dell'insuccesso, del fallimento, o semplicemente della frustrazione. Ma solo la capacità di provare vergogna implica la capacità di praticare il suo contrario più interessante: l'onore, la dignità, appunto.

La caratteristica della vergogna è di essere un segnale. La capacità di provarla costituisce un fondamentale meccanismo di tutela della salute morale, allo stesso modo in cui il dolore fisiologico è un meccanismo che mira a garantire la salute fisica minacciata.

Il dolore è un sintomo che serve a segnalare l'esistenza di una patologia, in modo che sia possibile contrastarla con le opportune terapie. Se una persona non riesce a provare dolore, si accorgerà troppo tardi di essere malata.

E lo stesso accade per la vergogna. Come il dolore la vergogna è un sintomo, e chi non  è in grado di provarla - siano singoli o collettività più o meno vaste - rischia di scoprire troppo tardi di avere contratto una grave malattia morale. [...] La capacità di provare vergogna  decade con la decadenza.

 

 

Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta

info 0823444051

Venerdì 20 aprile, ore 20.45

 

Promo Music

presenta

 

Corrado Augias

in

 

O patria mia…Leopardi e l’Italia

di Corrado Augias

 

con Marta Dalla Via

musiche eseguite dal vivo da Stefano Albarello

 

regia Angelo Generali

 

Per molti anni Giacomo Leopardi è stato solo l’immenso poeta che tutti conosciamo. Solo in tempi relativamente più recenti si è cominciata ad apprezzare anche la sua attività saggistica che, secondo autorevoli giudizi, toccherebbe il livello di una vera organica filosofia.

Un esempio di questa iniziale sottovalutazione sta nel fatto che il suo ‘Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli Italiani’ scritto da un Leopardi 26enne nel 1824, sia stato pubblicato solo nel 1905.

Lo stesso Zibaldone di pensieri, opera immane composta tra il 1817 e il 1832, venne pubblicato del resto solo alla fine dell’800 da una commissione di studiosi presieduta da Carducci.

I giudizi che il poeta dà sull’Italia e sugli italiani sono diversi e variano con il passare degli anni. Ma non c’è dubbio che negli anni giovanili e soprattutto in alcune opere si senta forte in lui un vivo amor di patria. Ne sono esempio la due famose composizioni patriottiche ‘All’Italia’ e ‘Per il monumento di Dante’.

Partendo da questi versi ma inserendo anche considerazioni prese dallo Zibaldone e versi estratti da alcuni dei ‘Canti’ più belli, Corrado Augias ha montato un testo che ci dà un ritratto sorprendente di Giacomo Leopardi, il suo rapporto con l’Italia, con la vita, con gli amori. Il senso forte di un’immaginazione che fu per molti anni la sua sola vera realtà.

In un itinerario leopardiano non poteva mancare la musica che fu per Giacomo un fondamento della sua immaginazione e creatività letteraria.

Proprio per essere fedeli al tempo e allo stile si è pensato ad un commento sonoro tutto dell’epoca (la prima metà dell’ottocento) tratteggiando i vari capitoli che compongono lo spettacolo di immagini sonore tipiche di quegli anni.

Dalla canzonetta popolare alla romanza sono rappresentati stili e generi degli autori che in parte lo stesso Leopardi ascoltò in prima persona.

Ecco allora aprire l’itinerario musicale una insolita e poco conosciuta  “arietta spagnuola” di Gioacchino Rossini per poi passare ad uno stornello dei primi dell’ottocento romano ad una romanza di grande spessore qual è “Una furtiva lagrima” di Gaetano Donizetti.

Poi si apre allo sconosciuto mondo dei canti risorgimentali con uno degli inni patriottici che echeggiarono in quegli anni rivoluzionari per finire sulla “belliniana” “Fenesta ca lucive” che chiude lo spettacolo.

Il repertorio presentato per canto e chitarra romantica (Albarello suona una rara chitarra del 1830), ci coinvolge in quello stile salottiero di primo ottocento, dove proprio la chitarra ebbe grande successo e sviluppo.

Spesso la chitarra solistica accompagna i momenti della poesia e del racconto di Augias con brani di grandi autori e virtuosi dello strumento quali: Napoleon Coste, José Viñas e Mauro Giuliani.

Emerge il carattere intimo o teatrale di questo strumento come anche è per il canto che ben si forgia intorno alla partitura letteraria realizzata da Augias intorno a Giacomo Leopardi.  

 

 

 

Teatro Diana/Sala Pasolini di Salerno

Info 089662141

Venerdì 20 aprile, ore 21.00

 

QUELLI CHE LA DANZA 2018

 

Borderline

presenta

 

Collective Trip 

Una questione di gender

concept, regia e coreografia Claudio Malangone

 

performers

Luigi Aruta, Adriana Cristiano, Alessandro De Santis,

Antonio Formisano, Francesca Montesanto, Giada Ruoppo

e il pubblico che desidera intervenire

 

RAYMOND CARVER, Voi non sapete che cos'è l'amore...

Collective Trip è il titolo/contenitore del nuovo progetto di Borderlinedanza che ha come fine la realizzazione di performances il cui ambito di indagine macroscopico è la presenza del pubblico all'interno dell'area performativa quasi per decostruire le regole consolidate della finzione.

Partendo dalla necessità di esplorare, verificare e mettere in pratica nuovi modi di composizione e del mettere in scena, i performers (danzatori e pubblico che vuole partecipare all'azione) affronteranno il tema del gender, della trasformazione, dell'amore con lucidità e ambiguità attraversando significati e sensazioni e cercando di mettere in discussione ciò che si prova e le certezze di chi osserva. Con i loro agire e le loro storie si sfideranno i presenti a guardarsi dentro e volendo, a confessare/si l'inconfessabile

 

 

Teatro delle Arti di Salerno

info 089221807

Sabato 21, ore 21.00, e domenica 22 aprile, ore 18.30

 

Lu.Scar Produzioni Teatrali

presenta

 

Mamma…ieri mi sposo!

liberamente tratto da Twixt di Clive Exton
adattamento di Carlo Alighiero e Gustavo Verde
 

con
Gino Riveccio, Sandra Milo, Marina Suma, Fanny Cadeo

 

e con

Ettore Massa

 

costumi Sandra Banco, scene Sissy Granata

luci Alessio Sepe, aiuto regia Alessandra Toniutti
 

regia Patrick Rossi Gastaldi

 

Una commedia borghese ambientata negli anni 70. Ispirata alla grande tradizione del teatro comico inglese, dove gli equivoci generano situazioni paradossali, scambi di persone, straordinari meccanismi teatrali dove la risata scaturisce spontanea e continua.

Un uomo sui 50anni, apprensivo e assolutamente sprovveduto, tiene nascosto alla madre di essersi sposato da alcuni mesi e alla moglie (Marina Suma) di non aver mai detto a sua madre del suo matrimonio.

Per mantenere l’equilibrio suocera-figlio- nuora si inventa ricorrenti trasferte di lavoro e va invece a rifugiarsi in un villino di campagna, tenuto nascosto alla moglie, dove si incontra una volta al mese con un’altra donna, di cui lui subisce lo straripante amore. Sua madre!

Una sera il nostro eroe si trova in casa: prima la sua segretaria in baby doll, inseguita da un marito furioso, poi la madre, quindi il suo socio in affari, il quale è anche l’amante di sua moglie, e infine la moglie avvertita da una telefonata anonima.

Per evitare pericolose rivelazioni, nel forsennato tentativo di tenere all’oscuro sua madre del suo matrimonio, si trova nella necessità di accumulare bugie su bugie sulle rispettive identità.

Ma alla fine la verità sta per emergere, straripare, non c’è più scampo. Deve scegliere, decidere: abbandonare tutti e andarsene con la moglie? Lasciare la moglie e la madre e fuggire con la segretaria? Lasciare moglie la segretaria e la mamma e scappare con il socio? Quale altra scelta gli resta?