Teatro La Provvidenza di Vallo Della Lucania
info 0974717089
Martedì 30 gennaio, ore 20.45
Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere
Info 0823799612
Mercoledì 31 gennaio, ore 21.00
Teatro Verdi di Salerno
info 089662141
Da giovedì 1 a domenica 4 febbraio
(feriali ore 21,00 - festivi ore 18,30)
GITIESSE Artisti Riuniti
in collaborazione con
Festival dei Due Mondi di Spoleto
presenta
Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses
in
Filumena Marturano
di Eduardo De Filippo
con
Nunzia Schiano, Mimmo Mignemi
e con
Ylenia Oliviero, Elisabetta Mirra, Fabio Pappacena,
Eduardo Scarpetta, Gregorio Maria De Paola, Agostino Pannone
scene e costumi Raimonda Gaetani, musiche originali Teho Teardo
luci Luigi Ascione, assistente alla regia Marina Bianchi
regia Liliana Cavani
Filumena Marturano è il testo di Eduardo più rappresentato all’estero, ispirato da un fatto di cronaca dal quale Eduardo ha costruito una delle più belle commedie dedicata alla sorella Titina.
È la storia di Filumena Marturano e Domenico Soriano: lei è caparbia, accorta, ostinata contro tutto e tutti nel perseguire la propria visione del mondo, con un passato di lotte e tristezze, decisa a difendere fino in fondo la vita e il destino dei suoi figli: è la nostra “Madre Coraggio”.
Lui borghese, figlio di un ricco pasticciere, “campatore”, amante e proprietario di cavalli da corsa, un po’ fiaccato dagli anni che passano e dalla malinconia dei ricordi, è stretto in una morsa dalla donna che ora lo tiene in pugno e a cui si ribella con tutte le sue forze.
Ma è soprattutto la storia di un grande amore.
La commedia porta al pubblico il tema, scottante in quegli anni, dei diritti dei figli illegittimi. Il 23 aprile 1947, infatti, l’Assemblea Costituente approvò l’articolo che stabiliva il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare anche i figli nati fuori dal matrimonio, mentre otto anni più tardi, nel febbraio del 1995, venne approvata la legge che abolì l’uso dell’espressione “figlio di N.N.”.
Nel ruolo di Filumena e Domenico due grandi protagonisti della scena italiana: Mariangela D’Abbraccio, che ha iniziato la sua carriera diretta da Eduardo nella Compagnia di Luca De Filippo, e Geppy Gleijeses, allievo prediletto di Eduardo, che per lui nel ’75 revocò il veto alle sue opere.
A dirigere la commedia la più grande regista di cinema al mondo, italiana e donna, Liliana Cavani, che con questo allestimento debutta nella Prosa.
Teatro Comunale “Mario Scarpetta” di Sala Consilina
Info 3471553257
Giovedì 1 febbraio, ore 20.30
Teatro Delle Rose, Piano Di Sorrento
info 0818786165
Venerdì 2 febbraio, ore 21.00
Teatro S. Alfonso Maria de’ Liguori di Pagani
Info 0815158061, 3381890767
Sabato 3 febbraio, ore 21.00
Teatro Massimo di Benevento
info 082442711
Domenica 4 febbraio, ore 18.30
Compagnia Enfi Teatro
presenta
Biagio Izzo in
Di’ che ti manda Picone
testo di Lucio Aiello
con Rocío Muñoz Morales
e con
Mario Porfito, Lucio Aiello, Agostino Chiummariello, Rosa Miranda,
Antonio Romano, Arduino Speranza, Felicia Del Prete
scene Luigi Ferrigno
disegno luci Gigi Ascione
costumi Anna Zaccarini
regia Giuseppe Miale Di Mauro
dedicato A Elvio Porta
Nel 1984 uscì il film diretto da Nanni Loy, Mi manda Picone, che raccontava la storia di un operaio dell’Italsider di Bagnoli che per protestare contro la chiusura della fabbrica si diede fuoco davanti al consiglio comunale sotto gli occhi della moglie e del figlio piccolo.
Nel 1984 io avevo 9 anni e molto probabilmente il film non lo vidi nemmeno (ho poi recuperato crescendo) ma ricordo perfettamente che nella mia famiglia quando c’era da fare qualche incontro importante o qualche faccenda delicata, si diceva: «Di’ che ti manda Picone».
Per anni mi sono chiesto chi fosse quel fantomatico Picone, che solo a nominarlo come faceva Giannini nel film rilasciava crediti e possibilità, poi con il tempo ho capito cosa voleva dire quella frase.
Così, quando mi hanno chiamato per curare la regia di questo testo che partendo dal film racconta che fine ha fatto quel bambino che ha visto il padre scomparire inghiottito dalle fiamme, ho fatto un tuffo nella mia infanzia.
In quell’universo in cui i bambini si isolano e creano il loro mondo personale. Come Antonio Picone, alias Biagio Izzo, che ormai adulto si isola nella vecchia casa di famiglia e vive nel ricordo di un padre andato via troppo presto. Intanto si è fidanzato e ben presto scoprirà che la sua donna aspetta un bambino.
Ciò vorrà dire assumersi delle responsabilità, diventare adulto. Ma Antonio Picone vuole restare bambino, così convinto che crescere voglia dire solo farsi il sangue amaro e ascoltare verità che non gli piacciono.
Purtroppo per lui un nugolo di personaggi subdoli e spietati invaderanno la casa - isola del povero Antonio e lo condurranno nella piaga sociale di una politica fatta di raggiri e inganni. E il bambino, orfano di un martire del lavoro, sarà costretto a diventare adulto e scegliere da che parte stare nel mondo vero.
Il percorso che porterà a questa scelta sarà fatto di amore, tante risate, ricordi, esami di coscienza e prese di posizione. Alla fine Antonio farà la sua scelta. E proprio come succedeva nella mia famiglia, anche in questa ci sarà chi gli sussurrerà quella fatidica frase: «Di’ che ti manda Picone».
Giuseppe Miale di Mauro
Teatro Barone di Melito di Napoli
Info 0817113455
Giovedì 1 febbraio, ore 20.45
Teatro Umberto di Nola
info 0818231622
Venerdì 2 febbraio, ore 20.45
Artisti Riuniti
presenta
Don Chisciotte
adattamento di Maurizio De Giovanni
con Peppe Barra, Nando Paone
musiche Patrizio Trampetti
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
regia Alessandro Maggi
Pietra miliare del romanzo moderno, il capolavoro della letteratura mondiale di Miguel de Cervantes, “Don Chisciotte”, nella riscrittura di Maurizio De Giovanni, già autore di numerosi racconti e romanzi e padre del commissario Lojacono de “I bastardi di Pizzofalcone”, va in scena, con gli esplosivi ed eclettici Nando Paone e Peppe Barra nei panni del bizzarro hidalgo spagnolo e del suo fido scudiero Sancho.
Un viaggio inconsueto, ironico e profondo, alla ricerca di una identità posseduta e ogni volta riscoperta nell’immaginario del romantico e nobile principio del bene contro il male, combattuto ad ogni costo, a colpi di duro sarcasmo e disarmante coraggio.
E’ la bizzarra impresa dell’ eroe “senza macchia e senza paura” che, fedele alla sua incontrastata passione per la lettura che lo ha indotto alla follia, si decide a rivivere di persona tutte le gesta eroiche che la letteratura gli ha suggerito.
Accompagnato da Sancho, concreto e pragmatico personaggio che egli designa suo compagno di avventure, intraprende un un viaggio di passione e idealismo in cui utopia e realtà rappresentano i confini di un mondo tragico e comico al tempo stesso, grottesco, folle e appassionato.
Nel caotico, dolorante, esilarante e fecondo scenario di un secondo dopoguerra, immaginato dalla penna di De Giovanni, i personaggi muovono i loro passi, riflettono sulle proprie realtà, si configurano come presenze salvifiche di un incontrastato mondo marcio, in un gioco di immaginazione e roboante creatività.
Con la regia di Alessandro Maggi, di forte visione evocativa e ricca di suggestioni, lo spettacolo si propone come una sottile inchiesta che conduce acutamente ad una riflessione su sé stessi e sul mondo tout court, attraversato, ieri come domani, da perenni e universali controversie che, in ogni epoca, si fanno specchio della società contemporanea.
Teatro Gloria di Pomigliano D’Arco
Info 0818843409
Giovedì 1 febbraio, ore 20.45
(alle ore 18.30, Gianfranco Iannuzzo e Debora Caprioglio saranno ospiti della Distilleria Feltrinelli di Via Roma 281, Pomigliano D’Arco), per un incontro con il pubblico
Teatro Diana di Nocera Inferiore
info 3347009811
Venerdì 2 febbraio, ore 20.45
Teatro delle Arti di Salerno
info 089221807
Sabato 3, ore 21.00, e domenica 4 febbraio 2018, ore 18.30
T.T.R. Il teatro di Tato Russo, Compagnia Molière srl
presentano
Gianfranco Jannuzzo, Debora Caprioglio
in
Alla faccia vostra!!
di Pierre Chesnot
con Antonella Piccolo
e con
Antonio Rampino, Gianni Federico, Paola Lavini, Antonio Fulfaro
scenografie Andrea Bianchi
light Designer Mirko Oteri
costumi Valentina De Merulis
regia Patrick Rossi Gastaldi
Commedia esilarante dall’autore de ”L’inquilina del piano di sopra”, un vero e proprio meccanismo ad orologeria fatto di tempi perfetti, di entrate ed uscite a ripetizione e di continui colpi di scena.
Intrighi, sotterfugi, equivoci, ipocrisia, per una vicenda che mette a nudo la parte più meschina e cinica dell’animo umano, che dovrebbe scandalizzare, ma che invece cattura lo spettatore, coinvolgendolo in un vortice di comicità e regalandogli due ore di divertimento e risate.
In scena, nei panni dei protagonisti, due attori d’eccezione, l’esilarante Gianfranco Jannuzzo e la splendida Debora Caprioglio. La regia e l’adattamento sono affidati a un maestro della commedia teatrale, Patrick Rossi Gastaldi.
Note di regia
Roma ai giorni nostri, la commedia si apre su Luisa che piange la morte del suo padrone Stefano Bosco, scrittore di grande successo, settantaquattrenne morto d'infarto.
A poco a poco i conoscenti stretti cominciano ad arrivare nell'appartamento. Il vicino Dott. Garrone è il primo, professore di medicina è lui che decreta il decesso. Poi raggiungono il luogo Lucio Sesto e sua moglie Vanessa, rispettivamente genero e figlia dello scrittore. Per ultima Angela, seconda moglie del defunto, molto più giovane di suo marito, 30 anni , fa la sua entrata agitata nello studio di Stefano Bosco.
Molto velocemente il lutto che riunisce i personaggi si trasforma in una "transizione finanziaria" nella quale tutti vogliono avere parte e guadagnarci: la coppia Sesto cerca di coprire un enorme debito con un prestito della banca garantito dall'eredità di Vanessa, la figlia.
Angela progetta una nuova vita con tanti soldi e il suo nuovo amante francese. Il Dott. Garrone vuole comprare l'appartamento per farne finalmente il suo studio , il banchiere Marmotta che acconsente al prestito vorrebbe intascare una grossa percentuale sui futuri soldi di Vanessa.
Solo Luisa, fedele governante, vive per ricordare il genio dello scrittore. Ma ecco che tutto si capovolge e succedono fatti esilaranti che faranno tremare e crollare questi progetti. Ne nascono situazioni comiche dove una risata cinica e infantile è garantita.
Ovviamente è il personaggio di Gianfranco Jannuzzo, il genero Lucio Sesto, che conduce le avide danze che lo porteranno a crisi di nervi esileranti diventando simpatico per le sue incapacità e disavventure.
Molto comico è anche il personaggio di Debora Caprioglio donna che soddisfa tutti i piaceri di sesso senile dello scrittore per ottenere soldi soldi e ancora soldi. L'adattamento è portato in Italia ai giorni d'oggi per vivificare di più la corsa al denaro e l'isterismo della nostra contemporaneità.
Patrick Rossi Gastaldi
Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta
info 0823444051
Sabato 3, ore 20,45, e domenica 4 febbraio, ore 18.00
Agidi, Enfi Teatro
presentano
Angela Finocchiaro, Laura Curino in
Calendar Girls
Il primo adattamento italiano dello spettacolo campione di incassi in Inghilterra
tratto dall'omonimo film di Tim Firth
basato sul film Miramax scritto da Juliette Towhide & Tim Firth
traduzione e adattamento Stefania Bertola
con Ariella Reggio
e con Carlina Torta, Matilde Facheris, Corinna Lo Castro
e Titino Carrara, Elsa Bossi, Marco Brinzi, Noemi Parroni
scene Rinaldo Rinaldi, costumi Nanà Cecchi
musiche originali Riccardo Tesi, disegno luci Massimo Consoli
regia Cristina Pezzoli
Calendar Girls è un testo teatrale scritto da Tim Firth, tratto dall'omonimo film con la regia di Nigel Cole (lo stesso di L'erba di Grace e We want sex), di cui lo stesso Firth è autore e sceneggiatore. Il film, di cui erano protagoniste - fra le altre - Helen Mirren, Julie Walters, Linda Bassett, è uscito in Italia nel 2004 ottenendo un discreto successo al botteghino, ma diventando un film di culto, molto amato dal pubblico femminile.
Nell'adattamento teatrale viene mantenuta l'impostazione corale, con un ruolo da protagonista definito, quello di Chris, interpretata da Hellen Mirren nella versione cinematografica e da Angela Finocchiaro in questa teatrale. La storia, ispirata ad un fatto realmente accaduto, è quella di un gruppo di donne fra i 50 e i 60 anni, membre del Women's Institute (nata nel 1915, oggi è la più grande organizzazione di volontariato delle donne nel Regno Unito), che si impegna in una raccolta fondi destinati a un ospedale nel quale è morto di leucemia il marito di una di loro (Annie, nel film interpretata da Julie Walters). Chris, stanca di vecchie e fallimentari iniziative di beneficenza, ha l'idea di fare un calendario diverso da tutti gli altri, in cui convince le amiche del gruppo a posare nude. Con l'aiuto di un fotografo amatoriale realizzano così un calendario che le vede ritratte in normali attività domestiche, come preparare dolci e composizioni floreali, ma con un particolare non convenzionale: posano senza vestiti. L'iniziativa riscuote un successo tale da portarle alla ribalta non solo in Inghilterra ma anche in America, dove vengono ospitate in un famoso talk show. L'improvvisa e inaspettata fama, tuttavia, metterà a dura prova le protagoniste.
Lo spettacolo teatrale, al pari del film, ha avuto un enorme successo in Inghilterra, dove è programmato in diverse versioni dal 2008 ed è tuttora in scena.
Le stagioni della vita - note di regia
Calendar Girls è una commedia di culto basata su un fatto realmente accaduto alla fine degli anni ‘90 in Inghilterra: un gruppo di donne di mezza età di un’associazione femminile legata alla chiesa, realizza un calendario di nudi artistici per una raccolta di beneficenza. L’iniziativa fece scalpore: le modelle che posano nude per il calendario sono le attempate signore dell’associazione, la location dello shooting fotografico è la sala parrocchiale accanto alla chiesa, sede dell’associazione.
Il calendario raccoglie oltre un milione di sterline ed una straordinaria notorietà, così come la commedia scritta da Tim Firth partendo dai fatti accaduti, che è diventata successivamente un celebre film ed è stata rappresentata nei teatri di tutta Europa, sempre con straordinario successo. Questo è il primo allestimento di Calendar Girls in Italia.
La traduzione e l’adattamento del testo originale sono stati affidati a Stefania Bertola, autrice che grazie alla sua ironia ed acutezza ha portato a termine brillantemente un lavoro non semplice: superare le difficoltà che pone il passaggio dalla drammaturgia inglese alla sua versione italiana.
Questione di tempi e codici comici che non sempre coincidono. Lavoro ancor più indispensabile considerata l’eccellenza del cast che darà vita allo spettacolo, a partire da un’inedita Angela Finocchiaro impegnata a dar corpo e voce ad una provocatoria femmina alfa di provincia, seppellita in un modesto negozio di fiorista, ma con smanie di protagonismo e slanci di generosità.
Dopo la morte a causa di una devastante leucemia del marito di Annie, sua amica da una vita, sarà lei ad ideare il calendario e a trascinare le amiche nel realizzarlo per raccogliere fondi a favore della ricerca oncologica.
Annie, casalinga a tinte pastello che rinasce alla vita dopo la vedovanza, sarà interpretata da Laura Curino, affiancata da un gruppo di attrici estrose e ardite, le Girls: Ariella Reggio (Jessie), Carlina Torta (Ruth), Corinna Lo Castro (Celia) e Matilde Facheris (Cora), la musicista che fa risuonare con il suo pianoforte e il suo canto le mura della sala parrocchiale di musiche di chiesa virate in rythm and blues e rock sfrenati.
Completano il cast Elsa Bossi, direttrice bacchettona dell’associazione e Titino Carrara, a dar vita al bellissimo personaggio di John, malato terminale che riesce sempre a scherzare su di sé e a sorridere fino alla fine, Marco Brinzi, il barelliere goffo che si trasforma in un fotografo di genio, e la smagliante Noemi Parroni impegnata virtuosisticamente con un poker di personaggi: la conferenziera noiosa, la nobildonna liftata, la giornalista col raffreddore allergico e l’estetista con retrogusto di escort…
Le prime scelte su cui ho basato la regia sono state quindi la lingua e il cast, ingredienti indispensabili per mettere in scena questa commedia, che fa molto ridere ma la cui comicità evolve da un fatto drammatico: la morte di John per una malattia terribile quale la leucemia. Credo che sia indispensabile agganciare la forza comica del testo anche a questo: è una risata in faccia alla morte, è la vitalità dei girasoli che cercano la luce opponendosi al buio dello sparire.
Intendo a questo proposito lavorare intensamente con gli attori per approfondire le relazioni tra i personaggi, in particolare per il gruppo delle donne dell’associazione, in modo da favorire l’umorismo delle situazioni di cui il testo è ricco, puntando sulla leggerezza senza però rinunciare alla profondità dei temi che la storia contiene.
Ho cercato con Rinaldo Rinaldi, che firma le scene, e con Nanà Cecchi, che firma i costumi, di evidenziare la tavolozza delle stagioni che Tim Firth indica per cogliere e sottolineare la relazione tra le stagioni della natura e quelle della vita, non dando un’impostazione visiva troppo realistica e creando un’alternanza tra la claustrofobia della sala parrocchiale dove si svolge gran parte della storia e gli esterni naturali colorati da autunno, inverno, primavera ed estate.
Le musiche originali dello spettacolo hanno tre anime: quella legata alla musica da chiesa spesso presente come indicazione dell'autore che connota l'ambiente religioso dell'associazione, quella che parte dall'anima nera del rythm and blues e l'ultima legata alla sinfonia delle stagioni.
Per un lavoro di così ampio respiro era necessaria la collaborazione di un musicista colto e pop allo stesso tempo e l’abbiamo trovato in Riccardo Tesi organettista di fama internazionale e compositore versatile.
Altra questione centrale che implica precise scelte di messinscena - e forse uno dei motivi del successo evergreen di Calendar Girls - è appunto la realizzazione del calendario. Il nudo di donne che non sono modelle da calendario Pirelli, ma donne con i corpi veri e imperfetti delle donne non photoshoppate, una delle scene più divertenti e più complesse da realizzare dello spettacolo.
Donne che allegramente e serenamente, anche se con il contributo di qualche giro di vodka, si spogliano per una buona causa, sì, ma anche per divertirsi, per riconoscersi ancora belle e seducenti, anche al di fuori dei rigidi canoni della perfezione e dell’eterna giovinezza. Con coraggio e ironia le Girls si offrono allo sguardo della macchina fotografica e del pubblico per dirci che le stagioni della vita possono continuare a sorprendere.
Cristina Pezzoli
Teatro Ricciardi di Capua
Info 0823963874
Venerdì 2 febbraio, ore 21.00
Teatro Nuovo di Salerno
info 089220886
Sabato 3, ore 21.00, e domenica 4 febbraio, ore 18.30
Commedia Futura
presenta
Eduardo Tartaglia, Veronica Mazza
in
Tutto il mare, o due bicchieri?
scritta e diretta da Eduardo Tartaglia
con
Stefano Sarcinelli, Salvatore Misticone, Pierluigi Iorio, Antonio Dell’Isola
scene Luigi Ferrigno, costumi Nunzia Russo, musiche Paolo Coletta
Alla domanda: «Che cosa è il Tesoro di San Gennaro ?» non pochi Napoletani risponderebbero: «Una ricchissima collezione di ori e pietre preziose a lui dedicate».
Ma sicuramente molti di più non esiterebbero ad individuare il Tesoro autentico in quelle piccole teche d’argento (in realtà in sè tutt’altro che di inestimabile valore), che custodiscono le ampolle contenenti quel liquido rosso bruno da tutti indicato come il «Preziosissimo » Sangue del Santo. Testimonianza perenne del suo martirio, certo. Ma anche e soprattutto unico e invalicabile confine tra Fisica e Metafisica.
Tanto premesso, non dovrebbe allora risultare difficile indovinare quale sia lo stato d’animo e quali siano i pensieri del malcapitato Vice Commissario di Polizia Ercole Portone : giunto in piena notte nel Duomo pochi istanti dopo che qualcuno ha trafugato proprio le ampolle con il sangue di San Gennaro ! Ed oltretutto impossibilitato a fare il benchè minimo progresso nelle indagini a causa delle testimonianze sconclusionate ed involontariamente esilaranti del frastornato Angiolino Spertoso aiutante del sagrestano nonchè unico testimone ; spalleggiato dalla moglie Lucia: affetta (tra l’altro !) dalla Sindrome di Tourette ; e dall’amico Gerardo: logorroico ed in perenne conflitto con sintassi e grammatica !...
E quando poi tutte le ipotesi investigative (terrorismo islamico, gesto dimostrativo della Camorra, azione di un mitomane, furto a scopo estorsivo …) verranno clamorosamente smentite, la situazione per lo scalognato Commissario non potrà che complicarsi. Chi si è impossessato del Preziosissimo Sangue lo ha fatto con lo scopo folle di Clonare San Gennaro. Estrarre cioè una cellula dal liquido posto nell’ampolla e riprodurre vivo e vegeto il Santo in carne ed ossa.
Di qui una pirotecnica ed irresistibile ridda di interrogativi e di risposte tutta giocata sul filo del paradosso. Dove San Gennaro potrebbe assumere le vesti ora di un vero e proprio Super Eroe dotato di super poteri a difesa della città, una sorta di Uomo Ragno ante litteram capace di fermare i treni e gli autobus lanciati a folle velocità (ipotesi in vero poco verificabile a Napoli tra infiniti lavori della Metropolitana e annosi problemi di traffico urbano…). Ora di un guaritore su scala mondiale collegato via internet con l’intero universo. Ora di baluardo della Cristianità contro il proliferare delle dottrine new age. Ora, infine, di garante della Pace e della Felicità di tutti i Popoli.
E se invece le motivazioni del gesto nascondessero, soltanto un interesse particolarissimo ed incoffessabile!?... E se, a ben riflettere, più che di San Gennaro in carne ed ossa, il mondo alla fine avesse ancora bisogno solo ed esclusivamente del suo sangue, perchè bisognoso non di testimonianze e fatti, ma solo di una Fede tanto più forte proprio perchè indimostrabile ?!...
Il nuovo lavoro di Eduardo Tartaglia racconta dunque una vicenda solo apparentemente grottesca e surreale. E che invece, ad una analisi meno superficiale, rivela quanto le sue radici affondino ben salde proprio nelle insanabili contraddizioni della nostra epoca e quanto da esse traggano tutta la loro linfa vitale ed autentica.
È così che anche questa commedia presenta, ancora una volta, tutti i tratti distintivi e le caratteristiche più tipiche della drammaturgia dell’Autore che ben ha saputo rinverdire in questi ultimi anni i fasti della Grande Tradizione.
Giudicato dal pubblico e dalla critica come “… l’esponente più vicino alla lezione eduardiana della fiorente scuola napoletana contemporanea …”, Tartaglia nuovamente mette in luce la sua straordinaria capacità di affrontare temi di grande impatto sociale e civile con la leggerezza tipica dello Scrittore comico; confermando quella eccezionale alchimia tra la serietà degli argomenti narrati e la capacità di costruire personaggi e situazioni di irresistibile divertimento, che è stata alla base di tanti suoi successi (basti citare almeno: “Ci sta un Francese, un Inglese e un Napoletano” e “La valigia sul letto”, le cui affermazioni teatrali sono state bissate con i due omonimi film prodotti e distribuiti dalla Medusa nel 2008 e nel 2010; e “Questo bimbo a chi lo do? anch’esso ormai prossimo ad essere trasposto dal palcoscenico al grande schermo).
Saper individuare gli stati d’animo che turbano e inquietano il cosiddetto immaginario contemporaneo, per coglierne con sapienza ed incisività gli esilaranti paradossi che sempre si annidano proprio nelle storie più spinose e difficili, è sicuramente la cifra drammaturgica che contraddistingue la scrittura dell’Autore.
Le mille domande che da sempre accompagnano il progresso tecnico scientifico; gli innumerevoli interrogativi anche angoscianti che si pongono alle coscienze individuali e collettive di fronte al Mistero; l’eterno e insoluto conflitto tra Fede e Scienza, potevano essere certamente l’oggetto di operazioni teatrali di ben altro colore. (Per tutti, si pensi al “Galileo” di B. Brecht).
Ma è proprio nel coraggio di rendere questo soggetto materia di una commedia molto divertente e nella conseguente capacità di trattare questioni delicatissime con leggerezza e non con superficialità, che risiede l’originale misura delle commedie di Tartaglia.
E forse, anche il motivo del loro successo.
Teatro Comunale di Lacedonia
info 3346632836 - 3337448095
Sabato 3 febbraio, ore 20.45
AB Management
in collaborazione con PB Produzioni
presenta
Paolo Belli
in
Pur di fare musica
di Paolo Belli e Alberto Di Risio
Dopo il successo della scorsa stagione, Paolo Belli ripropone “Pur di fare musica”, il nuovo spettacolo teatrale scritto insieme al regista Alberto Di Risio con la partecipazione di una swing band formata da sette musicisti, gli eccezionali e già noti Gabriele Costantini (sassofonista), Mauro Parma (batterista), Enzo Proietti (pianista), Gaetano Puzzutiello (bassista e contrabbassista), Peppe Stefanelli (percussionista), Paolo Varoli (chitarrista) e Juan Carlos Albelo Zamora (polistrumentista), che accompagnano le canzoni con arrangiamenti scoppiettanti, aggiungendovi inaspettate doti recitative.
Il palco è una sala dove alcuni musicisti sono in ritardo per le prove cosicché il percussionista Peppe si offre di dare una mano proponendo altri musicisti di sua fidata conoscenza: un chitarrista sordo, caratterizzato da un’unica impenetrabile espressione, soprannominato Il Gelido e quattro gemelli sudamericani che non possono suonare contemporaneamente per dissapori familiari.
Questo è lo spunto su cui si reggerà, in maniera scorrevole e gradevolissima, l’intero tessuto narrativo della storia.
In un misto di momenti musicali puri, in cui protagonista è l’esecuzione riarrangiata di brani tratti dal repertorio di canzoni dell’artista emiliano e di standard della tradizione italiana e sudamericana, con momenti di esilaranti battute e dialoghi al limite del surreale, il tempo scorre veloce senza mai un attimo in cui potersi e volersi distrarre da quello che accade sul palco e fuori.
Paolo Belli dimostra ancora una volta una capacità istrionica, un talento di artista poliedrico e allo stesso tempo umano, in grado di emozionare perché è lui stesso a emozionarsi per primo.
La sua forza trascinante è tale per cui dal pubblico si levano voci di partecipazione all’azione invitandolo a guardarsi alle spalle e così via.
Uno spettacolo nello spettacolo.
L’artista riesce nell’intento di far eseguire al pubblico qualsiasi comando lui impartisca e a farlo cantare regalandogli una leggerezza e spensieratezza continue per l’intera durata dello spettacolo. Il monologo finale tocca più di una corda, incentrato com’è su un concetto tanto semplice quanto vero: la potenza della musica come elemento salvifico nell’esistenza umana.
di Napoli Magazine
26/01/2018 - 12:02
Teatro La Provvidenza di Vallo Della Lucania
info 0974717089
Martedì 30 gennaio, ore 20.45
Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere
Info 0823799612
Mercoledì 31 gennaio, ore 21.00
Teatro Verdi di Salerno
info 089662141
Da giovedì 1 a domenica 4 febbraio
(feriali ore 21,00 - festivi ore 18,30)
GITIESSE Artisti Riuniti
in collaborazione con
Festival dei Due Mondi di Spoleto
presenta
Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses
in
Filumena Marturano
di Eduardo De Filippo
con
Nunzia Schiano, Mimmo Mignemi
e con
Ylenia Oliviero, Elisabetta Mirra, Fabio Pappacena,
Eduardo Scarpetta, Gregorio Maria De Paola, Agostino Pannone
scene e costumi Raimonda Gaetani, musiche originali Teho Teardo
luci Luigi Ascione, assistente alla regia Marina Bianchi
regia Liliana Cavani
Filumena Marturano è il testo di Eduardo più rappresentato all’estero, ispirato da un fatto di cronaca dal quale Eduardo ha costruito una delle più belle commedie dedicata alla sorella Titina.
È la storia di Filumena Marturano e Domenico Soriano: lei è caparbia, accorta, ostinata contro tutto e tutti nel perseguire la propria visione del mondo, con un passato di lotte e tristezze, decisa a difendere fino in fondo la vita e il destino dei suoi figli: è la nostra “Madre Coraggio”.
Lui borghese, figlio di un ricco pasticciere, “campatore”, amante e proprietario di cavalli da corsa, un po’ fiaccato dagli anni che passano e dalla malinconia dei ricordi, è stretto in una morsa dalla donna che ora lo tiene in pugno e a cui si ribella con tutte le sue forze.
Ma è soprattutto la storia di un grande amore.
La commedia porta al pubblico il tema, scottante in quegli anni, dei diritti dei figli illegittimi. Il 23 aprile 1947, infatti, l’Assemblea Costituente approvò l’articolo che stabiliva il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare anche i figli nati fuori dal matrimonio, mentre otto anni più tardi, nel febbraio del 1995, venne approvata la legge che abolì l’uso dell’espressione “figlio di N.N.”.
Nel ruolo di Filumena e Domenico due grandi protagonisti della scena italiana: Mariangela D’Abbraccio, che ha iniziato la sua carriera diretta da Eduardo nella Compagnia di Luca De Filippo, e Geppy Gleijeses, allievo prediletto di Eduardo, che per lui nel ’75 revocò il veto alle sue opere.
A dirigere la commedia la più grande regista di cinema al mondo, italiana e donna, Liliana Cavani, che con questo allestimento debutta nella Prosa.
Teatro Comunale “Mario Scarpetta” di Sala Consilina
Info 3471553257
Giovedì 1 febbraio, ore 20.30
Teatro Delle Rose, Piano Di Sorrento
info 0818786165
Venerdì 2 febbraio, ore 21.00
Teatro S. Alfonso Maria de’ Liguori di Pagani
Info 0815158061, 3381890767
Sabato 3 febbraio, ore 21.00
Teatro Massimo di Benevento
info 082442711
Domenica 4 febbraio, ore 18.30
Compagnia Enfi Teatro
presenta
Biagio Izzo in
Di’ che ti manda Picone
testo di Lucio Aiello
con Rocío Muñoz Morales
e con
Mario Porfito, Lucio Aiello, Agostino Chiummariello, Rosa Miranda,
Antonio Romano, Arduino Speranza, Felicia Del Prete
scene Luigi Ferrigno
disegno luci Gigi Ascione
costumi Anna Zaccarini
regia Giuseppe Miale Di Mauro
dedicato A Elvio Porta
Nel 1984 uscì il film diretto da Nanni Loy, Mi manda Picone, che raccontava la storia di un operaio dell’Italsider di Bagnoli che per protestare contro la chiusura della fabbrica si diede fuoco davanti al consiglio comunale sotto gli occhi della moglie e del figlio piccolo.
Nel 1984 io avevo 9 anni e molto probabilmente il film non lo vidi nemmeno (ho poi recuperato crescendo) ma ricordo perfettamente che nella mia famiglia quando c’era da fare qualche incontro importante o qualche faccenda delicata, si diceva: «Di’ che ti manda Picone».
Per anni mi sono chiesto chi fosse quel fantomatico Picone, che solo a nominarlo come faceva Giannini nel film rilasciava crediti e possibilità, poi con il tempo ho capito cosa voleva dire quella frase.
Così, quando mi hanno chiamato per curare la regia di questo testo che partendo dal film racconta che fine ha fatto quel bambino che ha visto il padre scomparire inghiottito dalle fiamme, ho fatto un tuffo nella mia infanzia.
In quell’universo in cui i bambini si isolano e creano il loro mondo personale. Come Antonio Picone, alias Biagio Izzo, che ormai adulto si isola nella vecchia casa di famiglia e vive nel ricordo di un padre andato via troppo presto. Intanto si è fidanzato e ben presto scoprirà che la sua donna aspetta un bambino.
Ciò vorrà dire assumersi delle responsabilità, diventare adulto. Ma Antonio Picone vuole restare bambino, così convinto che crescere voglia dire solo farsi il sangue amaro e ascoltare verità che non gli piacciono.
Purtroppo per lui un nugolo di personaggi subdoli e spietati invaderanno la casa - isola del povero Antonio e lo condurranno nella piaga sociale di una politica fatta di raggiri e inganni. E il bambino, orfano di un martire del lavoro, sarà costretto a diventare adulto e scegliere da che parte stare nel mondo vero.
Il percorso che porterà a questa scelta sarà fatto di amore, tante risate, ricordi, esami di coscienza e prese di posizione. Alla fine Antonio farà la sua scelta. E proprio come succedeva nella mia famiglia, anche in questa ci sarà chi gli sussurrerà quella fatidica frase: «Di’ che ti manda Picone».
Giuseppe Miale di Mauro
Teatro Barone di Melito di Napoli
Info 0817113455
Giovedì 1 febbraio, ore 20.45
Teatro Umberto di Nola
info 0818231622
Venerdì 2 febbraio, ore 20.45
Artisti Riuniti
presenta
Don Chisciotte
adattamento di Maurizio De Giovanni
con Peppe Barra, Nando Paone
musiche Patrizio Trampetti
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
regia Alessandro Maggi
Pietra miliare del romanzo moderno, il capolavoro della letteratura mondiale di Miguel de Cervantes, “Don Chisciotte”, nella riscrittura di Maurizio De Giovanni, già autore di numerosi racconti e romanzi e padre del commissario Lojacono de “I bastardi di Pizzofalcone”, va in scena, con gli esplosivi ed eclettici Nando Paone e Peppe Barra nei panni del bizzarro hidalgo spagnolo e del suo fido scudiero Sancho.
Un viaggio inconsueto, ironico e profondo, alla ricerca di una identità posseduta e ogni volta riscoperta nell’immaginario del romantico e nobile principio del bene contro il male, combattuto ad ogni costo, a colpi di duro sarcasmo e disarmante coraggio.
E’ la bizzarra impresa dell’ eroe “senza macchia e senza paura” che, fedele alla sua incontrastata passione per la lettura che lo ha indotto alla follia, si decide a rivivere di persona tutte le gesta eroiche che la letteratura gli ha suggerito.
Accompagnato da Sancho, concreto e pragmatico personaggio che egli designa suo compagno di avventure, intraprende un un viaggio di passione e idealismo in cui utopia e realtà rappresentano i confini di un mondo tragico e comico al tempo stesso, grottesco, folle e appassionato.
Nel caotico, dolorante, esilarante e fecondo scenario di un secondo dopoguerra, immaginato dalla penna di De Giovanni, i personaggi muovono i loro passi, riflettono sulle proprie realtà, si configurano come presenze salvifiche di un incontrastato mondo marcio, in un gioco di immaginazione e roboante creatività.
Con la regia di Alessandro Maggi, di forte visione evocativa e ricca di suggestioni, lo spettacolo si propone come una sottile inchiesta che conduce acutamente ad una riflessione su sé stessi e sul mondo tout court, attraversato, ieri come domani, da perenni e universali controversie che, in ogni epoca, si fanno specchio della società contemporanea.
Teatro Gloria di Pomigliano D’Arco
Info 0818843409
Giovedì 1 febbraio, ore 20.45
(alle ore 18.30, Gianfranco Iannuzzo e Debora Caprioglio saranno ospiti della Distilleria Feltrinelli di Via Roma 281, Pomigliano D’Arco), per un incontro con il pubblico
Teatro Diana di Nocera Inferiore
info 3347009811
Venerdì 2 febbraio, ore 20.45
Teatro delle Arti di Salerno
info 089221807
Sabato 3, ore 21.00, e domenica 4 febbraio 2018, ore 18.30
T.T.R. Il teatro di Tato Russo, Compagnia Molière srl
presentano
Gianfranco Jannuzzo, Debora Caprioglio
in
Alla faccia vostra!!
di Pierre Chesnot
con Antonella Piccolo
e con
Antonio Rampino, Gianni Federico, Paola Lavini, Antonio Fulfaro
scenografie Andrea Bianchi
light Designer Mirko Oteri
costumi Valentina De Merulis
regia Patrick Rossi Gastaldi
Commedia esilarante dall’autore de ”L’inquilina del piano di sopra”, un vero e proprio meccanismo ad orologeria fatto di tempi perfetti, di entrate ed uscite a ripetizione e di continui colpi di scena.
Intrighi, sotterfugi, equivoci, ipocrisia, per una vicenda che mette a nudo la parte più meschina e cinica dell’animo umano, che dovrebbe scandalizzare, ma che invece cattura lo spettatore, coinvolgendolo in un vortice di comicità e regalandogli due ore di divertimento e risate.
In scena, nei panni dei protagonisti, due attori d’eccezione, l’esilarante Gianfranco Jannuzzo e la splendida Debora Caprioglio. La regia e l’adattamento sono affidati a un maestro della commedia teatrale, Patrick Rossi Gastaldi.
Note di regia
Roma ai giorni nostri, la commedia si apre su Luisa che piange la morte del suo padrone Stefano Bosco, scrittore di grande successo, settantaquattrenne morto d'infarto.
A poco a poco i conoscenti stretti cominciano ad arrivare nell'appartamento. Il vicino Dott. Garrone è il primo, professore di medicina è lui che decreta il decesso. Poi raggiungono il luogo Lucio Sesto e sua moglie Vanessa, rispettivamente genero e figlia dello scrittore. Per ultima Angela, seconda moglie del defunto, molto più giovane di suo marito, 30 anni , fa la sua entrata agitata nello studio di Stefano Bosco.
Molto velocemente il lutto che riunisce i personaggi si trasforma in una "transizione finanziaria" nella quale tutti vogliono avere parte e guadagnarci: la coppia Sesto cerca di coprire un enorme debito con un prestito della banca garantito dall'eredità di Vanessa, la figlia.
Angela progetta una nuova vita con tanti soldi e il suo nuovo amante francese. Il Dott. Garrone vuole comprare l'appartamento per farne finalmente il suo studio , il banchiere Marmotta che acconsente al prestito vorrebbe intascare una grossa percentuale sui futuri soldi di Vanessa.
Solo Luisa, fedele governante, vive per ricordare il genio dello scrittore. Ma ecco che tutto si capovolge e succedono fatti esilaranti che faranno tremare e crollare questi progetti. Ne nascono situazioni comiche dove una risata cinica e infantile è garantita.
Ovviamente è il personaggio di Gianfranco Jannuzzo, il genero Lucio Sesto, che conduce le avide danze che lo porteranno a crisi di nervi esileranti diventando simpatico per le sue incapacità e disavventure.
Molto comico è anche il personaggio di Debora Caprioglio donna che soddisfa tutti i piaceri di sesso senile dello scrittore per ottenere soldi soldi e ancora soldi. L'adattamento è portato in Italia ai giorni d'oggi per vivificare di più la corsa al denaro e l'isterismo della nostra contemporaneità.
Patrick Rossi Gastaldi
Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta
info 0823444051
Sabato 3, ore 20,45, e domenica 4 febbraio, ore 18.00
Agidi, Enfi Teatro
presentano
Angela Finocchiaro, Laura Curino in
Calendar Girls
Il primo adattamento italiano dello spettacolo campione di incassi in Inghilterra
tratto dall'omonimo film di Tim Firth
basato sul film Miramax scritto da Juliette Towhide & Tim Firth
traduzione e adattamento Stefania Bertola
con Ariella Reggio
e con Carlina Torta, Matilde Facheris, Corinna Lo Castro
e Titino Carrara, Elsa Bossi, Marco Brinzi, Noemi Parroni
scene Rinaldo Rinaldi, costumi Nanà Cecchi
musiche originali Riccardo Tesi, disegno luci Massimo Consoli
regia Cristina Pezzoli
Calendar Girls è un testo teatrale scritto da Tim Firth, tratto dall'omonimo film con la regia di Nigel Cole (lo stesso di L'erba di Grace e We want sex), di cui lo stesso Firth è autore e sceneggiatore. Il film, di cui erano protagoniste - fra le altre - Helen Mirren, Julie Walters, Linda Bassett, è uscito in Italia nel 2004 ottenendo un discreto successo al botteghino, ma diventando un film di culto, molto amato dal pubblico femminile.
Nell'adattamento teatrale viene mantenuta l'impostazione corale, con un ruolo da protagonista definito, quello di Chris, interpretata da Hellen Mirren nella versione cinematografica e da Angela Finocchiaro in questa teatrale. La storia, ispirata ad un fatto realmente accaduto, è quella di un gruppo di donne fra i 50 e i 60 anni, membre del Women's Institute (nata nel 1915, oggi è la più grande organizzazione di volontariato delle donne nel Regno Unito), che si impegna in una raccolta fondi destinati a un ospedale nel quale è morto di leucemia il marito di una di loro (Annie, nel film interpretata da Julie Walters). Chris, stanca di vecchie e fallimentari iniziative di beneficenza, ha l'idea di fare un calendario diverso da tutti gli altri, in cui convince le amiche del gruppo a posare nude. Con l'aiuto di un fotografo amatoriale realizzano così un calendario che le vede ritratte in normali attività domestiche, come preparare dolci e composizioni floreali, ma con un particolare non convenzionale: posano senza vestiti. L'iniziativa riscuote un successo tale da portarle alla ribalta non solo in Inghilterra ma anche in America, dove vengono ospitate in un famoso talk show. L'improvvisa e inaspettata fama, tuttavia, metterà a dura prova le protagoniste.
Lo spettacolo teatrale, al pari del film, ha avuto un enorme successo in Inghilterra, dove è programmato in diverse versioni dal 2008 ed è tuttora in scena.
Le stagioni della vita - note di regia
Calendar Girls è una commedia di culto basata su un fatto realmente accaduto alla fine degli anni ‘90 in Inghilterra: un gruppo di donne di mezza età di un’associazione femminile legata alla chiesa, realizza un calendario di nudi artistici per una raccolta di beneficenza. L’iniziativa fece scalpore: le modelle che posano nude per il calendario sono le attempate signore dell’associazione, la location dello shooting fotografico è la sala parrocchiale accanto alla chiesa, sede dell’associazione.
Il calendario raccoglie oltre un milione di sterline ed una straordinaria notorietà, così come la commedia scritta da Tim Firth partendo dai fatti accaduti, che è diventata successivamente un celebre film ed è stata rappresentata nei teatri di tutta Europa, sempre con straordinario successo. Questo è il primo allestimento di Calendar Girls in Italia.
La traduzione e l’adattamento del testo originale sono stati affidati a Stefania Bertola, autrice che grazie alla sua ironia ed acutezza ha portato a termine brillantemente un lavoro non semplice: superare le difficoltà che pone il passaggio dalla drammaturgia inglese alla sua versione italiana.
Questione di tempi e codici comici che non sempre coincidono. Lavoro ancor più indispensabile considerata l’eccellenza del cast che darà vita allo spettacolo, a partire da un’inedita Angela Finocchiaro impegnata a dar corpo e voce ad una provocatoria femmina alfa di provincia, seppellita in un modesto negozio di fiorista, ma con smanie di protagonismo e slanci di generosità.
Dopo la morte a causa di una devastante leucemia del marito di Annie, sua amica da una vita, sarà lei ad ideare il calendario e a trascinare le amiche nel realizzarlo per raccogliere fondi a favore della ricerca oncologica.
Annie, casalinga a tinte pastello che rinasce alla vita dopo la vedovanza, sarà interpretata da Laura Curino, affiancata da un gruppo di attrici estrose e ardite, le Girls: Ariella Reggio (Jessie), Carlina Torta (Ruth), Corinna Lo Castro (Celia) e Matilde Facheris (Cora), la musicista che fa risuonare con il suo pianoforte e il suo canto le mura della sala parrocchiale di musiche di chiesa virate in rythm and blues e rock sfrenati.
Completano il cast Elsa Bossi, direttrice bacchettona dell’associazione e Titino Carrara, a dar vita al bellissimo personaggio di John, malato terminale che riesce sempre a scherzare su di sé e a sorridere fino alla fine, Marco Brinzi, il barelliere goffo che si trasforma in un fotografo di genio, e la smagliante Noemi Parroni impegnata virtuosisticamente con un poker di personaggi: la conferenziera noiosa, la nobildonna liftata, la giornalista col raffreddore allergico e l’estetista con retrogusto di escort…
Le prime scelte su cui ho basato la regia sono state quindi la lingua e il cast, ingredienti indispensabili per mettere in scena questa commedia, che fa molto ridere ma la cui comicità evolve da un fatto drammatico: la morte di John per una malattia terribile quale la leucemia. Credo che sia indispensabile agganciare la forza comica del testo anche a questo: è una risata in faccia alla morte, è la vitalità dei girasoli che cercano la luce opponendosi al buio dello sparire.
Intendo a questo proposito lavorare intensamente con gli attori per approfondire le relazioni tra i personaggi, in particolare per il gruppo delle donne dell’associazione, in modo da favorire l’umorismo delle situazioni di cui il testo è ricco, puntando sulla leggerezza senza però rinunciare alla profondità dei temi che la storia contiene.
Ho cercato con Rinaldo Rinaldi, che firma le scene, e con Nanà Cecchi, che firma i costumi, di evidenziare la tavolozza delle stagioni che Tim Firth indica per cogliere e sottolineare la relazione tra le stagioni della natura e quelle della vita, non dando un’impostazione visiva troppo realistica e creando un’alternanza tra la claustrofobia della sala parrocchiale dove si svolge gran parte della storia e gli esterni naturali colorati da autunno, inverno, primavera ed estate.
Le musiche originali dello spettacolo hanno tre anime: quella legata alla musica da chiesa spesso presente come indicazione dell'autore che connota l'ambiente religioso dell'associazione, quella che parte dall'anima nera del rythm and blues e l'ultima legata alla sinfonia delle stagioni.
Per un lavoro di così ampio respiro era necessaria la collaborazione di un musicista colto e pop allo stesso tempo e l’abbiamo trovato in Riccardo Tesi organettista di fama internazionale e compositore versatile.
Altra questione centrale che implica precise scelte di messinscena - e forse uno dei motivi del successo evergreen di Calendar Girls - è appunto la realizzazione del calendario. Il nudo di donne che non sono modelle da calendario Pirelli, ma donne con i corpi veri e imperfetti delle donne non photoshoppate, una delle scene più divertenti e più complesse da realizzare dello spettacolo.
Donne che allegramente e serenamente, anche se con il contributo di qualche giro di vodka, si spogliano per una buona causa, sì, ma anche per divertirsi, per riconoscersi ancora belle e seducenti, anche al di fuori dei rigidi canoni della perfezione e dell’eterna giovinezza. Con coraggio e ironia le Girls si offrono allo sguardo della macchina fotografica e del pubblico per dirci che le stagioni della vita possono continuare a sorprendere.
Cristina Pezzoli
Teatro Ricciardi di Capua
Info 0823963874
Venerdì 2 febbraio, ore 21.00
Teatro Nuovo di Salerno
info 089220886
Sabato 3, ore 21.00, e domenica 4 febbraio, ore 18.30
Commedia Futura
presenta
Eduardo Tartaglia, Veronica Mazza
in
Tutto il mare, o due bicchieri?
scritta e diretta da Eduardo Tartaglia
con
Stefano Sarcinelli, Salvatore Misticone, Pierluigi Iorio, Antonio Dell’Isola
scene Luigi Ferrigno, costumi Nunzia Russo, musiche Paolo Coletta
Alla domanda: «Che cosa è il Tesoro di San Gennaro ?» non pochi Napoletani risponderebbero: «Una ricchissima collezione di ori e pietre preziose a lui dedicate».
Ma sicuramente molti di più non esiterebbero ad individuare il Tesoro autentico in quelle piccole teche d’argento (in realtà in sè tutt’altro che di inestimabile valore), che custodiscono le ampolle contenenti quel liquido rosso bruno da tutti indicato come il «Preziosissimo » Sangue del Santo. Testimonianza perenne del suo martirio, certo. Ma anche e soprattutto unico e invalicabile confine tra Fisica e Metafisica.
Tanto premesso, non dovrebbe allora risultare difficile indovinare quale sia lo stato d’animo e quali siano i pensieri del malcapitato Vice Commissario di Polizia Ercole Portone : giunto in piena notte nel Duomo pochi istanti dopo che qualcuno ha trafugato proprio le ampolle con il sangue di San Gennaro ! Ed oltretutto impossibilitato a fare il benchè minimo progresso nelle indagini a causa delle testimonianze sconclusionate ed involontariamente esilaranti del frastornato Angiolino Spertoso aiutante del sagrestano nonchè unico testimone ; spalleggiato dalla moglie Lucia: affetta (tra l’altro !) dalla Sindrome di Tourette ; e dall’amico Gerardo: logorroico ed in perenne conflitto con sintassi e grammatica !...
E quando poi tutte le ipotesi investigative (terrorismo islamico, gesto dimostrativo della Camorra, azione di un mitomane, furto a scopo estorsivo …) verranno clamorosamente smentite, la situazione per lo scalognato Commissario non potrà che complicarsi. Chi si è impossessato del Preziosissimo Sangue lo ha fatto con lo scopo folle di Clonare San Gennaro. Estrarre cioè una cellula dal liquido posto nell’ampolla e riprodurre vivo e vegeto il Santo in carne ed ossa.
Di qui una pirotecnica ed irresistibile ridda di interrogativi e di risposte tutta giocata sul filo del paradosso. Dove San Gennaro potrebbe assumere le vesti ora di un vero e proprio Super Eroe dotato di super poteri a difesa della città, una sorta di Uomo Ragno ante litteram capace di fermare i treni e gli autobus lanciati a folle velocità (ipotesi in vero poco verificabile a Napoli tra infiniti lavori della Metropolitana e annosi problemi di traffico urbano…). Ora di un guaritore su scala mondiale collegato via internet con l’intero universo. Ora di baluardo della Cristianità contro il proliferare delle dottrine new age. Ora, infine, di garante della Pace e della Felicità di tutti i Popoli.
E se invece le motivazioni del gesto nascondessero, soltanto un interesse particolarissimo ed incoffessabile!?... E se, a ben riflettere, più che di San Gennaro in carne ed ossa, il mondo alla fine avesse ancora bisogno solo ed esclusivamente del suo sangue, perchè bisognoso non di testimonianze e fatti, ma solo di una Fede tanto più forte proprio perchè indimostrabile ?!...
Il nuovo lavoro di Eduardo Tartaglia racconta dunque una vicenda solo apparentemente grottesca e surreale. E che invece, ad una analisi meno superficiale, rivela quanto le sue radici affondino ben salde proprio nelle insanabili contraddizioni della nostra epoca e quanto da esse traggano tutta la loro linfa vitale ed autentica.
È così che anche questa commedia presenta, ancora una volta, tutti i tratti distintivi e le caratteristiche più tipiche della drammaturgia dell’Autore che ben ha saputo rinverdire in questi ultimi anni i fasti della Grande Tradizione.
Giudicato dal pubblico e dalla critica come “… l’esponente più vicino alla lezione eduardiana della fiorente scuola napoletana contemporanea …”, Tartaglia nuovamente mette in luce la sua straordinaria capacità di affrontare temi di grande impatto sociale e civile con la leggerezza tipica dello Scrittore comico; confermando quella eccezionale alchimia tra la serietà degli argomenti narrati e la capacità di costruire personaggi e situazioni di irresistibile divertimento, che è stata alla base di tanti suoi successi (basti citare almeno: “Ci sta un Francese, un Inglese e un Napoletano” e “La valigia sul letto”, le cui affermazioni teatrali sono state bissate con i due omonimi film prodotti e distribuiti dalla Medusa nel 2008 e nel 2010; e “Questo bimbo a chi lo do? anch’esso ormai prossimo ad essere trasposto dal palcoscenico al grande schermo).
Saper individuare gli stati d’animo che turbano e inquietano il cosiddetto immaginario contemporaneo, per coglierne con sapienza ed incisività gli esilaranti paradossi che sempre si annidano proprio nelle storie più spinose e difficili, è sicuramente la cifra drammaturgica che contraddistingue la scrittura dell’Autore.
Le mille domande che da sempre accompagnano il progresso tecnico scientifico; gli innumerevoli interrogativi anche angoscianti che si pongono alle coscienze individuali e collettive di fronte al Mistero; l’eterno e insoluto conflitto tra Fede e Scienza, potevano essere certamente l’oggetto di operazioni teatrali di ben altro colore. (Per tutti, si pensi al “Galileo” di B. Brecht).
Ma è proprio nel coraggio di rendere questo soggetto materia di una commedia molto divertente e nella conseguente capacità di trattare questioni delicatissime con leggerezza e non con superficialità, che risiede l’originale misura delle commedie di Tartaglia.
E forse, anche il motivo del loro successo.
Teatro Comunale di Lacedonia
info 3346632836 - 3337448095
Sabato 3 febbraio, ore 20.45
AB Management
in collaborazione con PB Produzioni
presenta
Paolo Belli
in
Pur di fare musica
di Paolo Belli e Alberto Di Risio
Dopo il successo della scorsa stagione, Paolo Belli ripropone “Pur di fare musica”, il nuovo spettacolo teatrale scritto insieme al regista Alberto Di Risio con la partecipazione di una swing band formata da sette musicisti, gli eccezionali e già noti Gabriele Costantini (sassofonista), Mauro Parma (batterista), Enzo Proietti (pianista), Gaetano Puzzutiello (bassista e contrabbassista), Peppe Stefanelli (percussionista), Paolo Varoli (chitarrista) e Juan Carlos Albelo Zamora (polistrumentista), che accompagnano le canzoni con arrangiamenti scoppiettanti, aggiungendovi inaspettate doti recitative.
Il palco è una sala dove alcuni musicisti sono in ritardo per le prove cosicché il percussionista Peppe si offre di dare una mano proponendo altri musicisti di sua fidata conoscenza: un chitarrista sordo, caratterizzato da un’unica impenetrabile espressione, soprannominato Il Gelido e quattro gemelli sudamericani che non possono suonare contemporaneamente per dissapori familiari.
Questo è lo spunto su cui si reggerà, in maniera scorrevole e gradevolissima, l’intero tessuto narrativo della storia.
In un misto di momenti musicali puri, in cui protagonista è l’esecuzione riarrangiata di brani tratti dal repertorio di canzoni dell’artista emiliano e di standard della tradizione italiana e sudamericana, con momenti di esilaranti battute e dialoghi al limite del surreale, il tempo scorre veloce senza mai un attimo in cui potersi e volersi distrarre da quello che accade sul palco e fuori.
Paolo Belli dimostra ancora una volta una capacità istrionica, un talento di artista poliedrico e allo stesso tempo umano, in grado di emozionare perché è lui stesso a emozionarsi per primo.
La sua forza trascinante è tale per cui dal pubblico si levano voci di partecipazione all’azione invitandolo a guardarsi alle spalle e così via.
Uno spettacolo nello spettacolo.
L’artista riesce nell’intento di far eseguire al pubblico qualsiasi comando lui impartisca e a farlo cantare regalandogli una leggerezza e spensieratezza continue per l’intera durata dello spettacolo. Il monologo finale tocca più di una corda, incentrato com’è su un concetto tanto semplice quanto vero: la potenza della musica come elemento salvifico nell’esistenza umana.