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SPETTACOLI - Silvio Barbiero porta in scena "Barabba" di Antonio Tarantino al Teatro Elicantropo di Napoli
08.11.2026 13:08 di Napoli Magazine
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L'uomo che la folla scelse di salvare al posto di Gesù, Barabba, diventa protagonista dell'omonimo testo di Antonio Tarantino, affidato all'interpretazione di Silvio Barbiero, monologo che attraversa i temi della giustizia, della ribellione e della coscienza collettiva in scena da venerdì 13 novembre 2026 alle ore 20.30 (repliche fino a domenica 15) al Teatro Elicantropo di Napoli.
 
Scritto nel 2010 e rimasto inedito durante la vita dell'autore, il testo è stato pubblicato dopo la sua morte. Composto quasi interamente in versi, conserva i tratti distintivi della scrittura di Tarantino: una lingua stratificata, tagliente e impietosa, nella quale commedia e tragedia convivono, restituendo tutta la complessità di un personaggio lontano da ogni facile giudizio morale.
 
Nei Vangeli, Barabba occupa poche righe. È il prigioniero liberato per volontà popolare mentre Gesù viene condannato alla crocifissione. Tarantino ribalta questa prospettiva e gli restituisce la parola, trasformandolo in un uomo lucido, colto, sarcastico e ribelle, capace di leggere le ipocrisie del potere e di denunciare i meccanismi attraverso i quali la politica e le istituzioni trasformano i propri interessi in giustizia.
 
Dalla sua cella, uno spazio degradato e disumano, Barabba lancia invettive contro il sistema che lo ha condannato, ma lascia emergere anche momenti di pietà e solidarietà, soprattutto nei confronti di Gesù, l'altro condannato. La sua voce attraversa così la denuncia sociale e la riflessione umana, alternando rabbia, ironia e compassione.
 
In scena, Silvio Barbiero affronta questo universo drammaturgico da solo, senza musica né sovrastrutture sceniche. Sessanta minuti a pochi passi dal pubblico, con un maglione liso e affidandosi alla forza della voce e del corpo, dà vita a un uomo qualunque, privato di ogni aura simbolica. Il suo sguardo cerca direttamente gli spettatori, chiamandoli idealmente a rivivere quella scelta che, nel racconto evangelico, ha determinato il destino dei due prigionieri.
 
Il Barabba di Tarantino diventa così uno specchio delle contraddizioni che abitano ciascuno di noi: è la rabbia che nascondiamo, il desiderio di ribellione, il rivoluzionario che sogniamo e insieme temiamo. Una figura che dal passato arriva fino al presente per mettere in discussione il nostro rapporto con il potere, la giustizia e le decisioni collettive.
 
E proprio al pubblico è affidata la riflessione conclusiva: chi viene salvato è davvero assolto? E chi sceglie il destino degli altri è soltanto uno spettatore o diventa, inevitabilmente, complice?
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SPETTACOLI - Silvio Barbiero porta in scena "Barabba" di Antonio Tarantino al Teatro Elicantropo di Napoli

di Napoli Magazine

08/11/2026 - 13:08

L'uomo che la folla scelse di salvare al posto di Gesù, Barabba, diventa protagonista dell'omonimo testo di Antonio Tarantino, affidato all'interpretazione di Silvio Barbiero, monologo che attraversa i temi della giustizia, della ribellione e della coscienza collettiva in scena da venerdì 13 novembre 2026 alle ore 20.30 (repliche fino a domenica 15) al Teatro Elicantropo di Napoli.
 
Scritto nel 2010 e rimasto inedito durante la vita dell'autore, il testo è stato pubblicato dopo la sua morte. Composto quasi interamente in versi, conserva i tratti distintivi della scrittura di Tarantino: una lingua stratificata, tagliente e impietosa, nella quale commedia e tragedia convivono, restituendo tutta la complessità di un personaggio lontano da ogni facile giudizio morale.
 
Nei Vangeli, Barabba occupa poche righe. È il prigioniero liberato per volontà popolare mentre Gesù viene condannato alla crocifissione. Tarantino ribalta questa prospettiva e gli restituisce la parola, trasformandolo in un uomo lucido, colto, sarcastico e ribelle, capace di leggere le ipocrisie del potere e di denunciare i meccanismi attraverso i quali la politica e le istituzioni trasformano i propri interessi in giustizia.
 
Dalla sua cella, uno spazio degradato e disumano, Barabba lancia invettive contro il sistema che lo ha condannato, ma lascia emergere anche momenti di pietà e solidarietà, soprattutto nei confronti di Gesù, l'altro condannato. La sua voce attraversa così la denuncia sociale e la riflessione umana, alternando rabbia, ironia e compassione.
 
In scena, Silvio Barbiero affronta questo universo drammaturgico da solo, senza musica né sovrastrutture sceniche. Sessanta minuti a pochi passi dal pubblico, con un maglione liso e affidandosi alla forza della voce e del corpo, dà vita a un uomo qualunque, privato di ogni aura simbolica. Il suo sguardo cerca direttamente gli spettatori, chiamandoli idealmente a rivivere quella scelta che, nel racconto evangelico, ha determinato il destino dei due prigionieri.
 
Il Barabba di Tarantino diventa così uno specchio delle contraddizioni che abitano ciascuno di noi: è la rabbia che nascondiamo, il desiderio di ribellione, il rivoluzionario che sogniamo e insieme temiamo. Una figura che dal passato arriva fino al presente per mettere in discussione il nostro rapporto con il potere, la giustizia e le decisioni collettive.
 
E proprio al pubblico è affidata la riflessione conclusiva: chi viene salvato è davvero assolto? E chi sceglie il destino degli altri è soltanto uno spettatore o diventa, inevitabilmente, complice?