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GOLAZO
GOLAZO - Adolfo Mollichelli su "NM": "121 minuti di solitudine"
27.06.2021 01:42 di Napoli Magazine

NAPOLI - Molti anni dopo, di fronte ai bianchi figli di Radetzky, gli azzurri si sarebbero ricordato di quei remoti pomeriggi in cui presero legnate storiche: tu chiamale se vuoi, amichevoli. Il calcio era così recente che i modi di praticarlo avevano nomi strani - piramide, wunderteam, metodo, sistema - e per citarli bisognava cercarli con un dito tra le righe che rotolavano per un letto di nomi sull''enciclopedia Eupalla. Fu così che gli osterreich decisero che la marcia del maresciallo - composta da Johann Strauss padre (il figlio era in altre faccende affaccendato) per celebrare la riconquista di Milano dopo i moti del '48 (da allora il celebre detto: ca' succede 'o quarantotto) - fosse suonata non soltanto a Vienna nel gran finale dei concerti di capodanno. Per ripicca, ai più recenti rendez vous tra azzurri e bianchi è sempre finita che si suonasse la marcia trionfale dell'Aida del cigno di Busseto. Per non umiliare gli osterreich con il valzer composto da Giuseppe Verdi che rivisitato da Rota è quello che Burt Lancaster e Claudia Cardinale danzano nel Gattopardo e che ha una durata di tre quarti d'ora senza cooling break. Col trascorrere del tempo, sempre per ripicca, c'infilammo anche un po' di pizzica e di tarantella e insomma fu zittito il valzer che, comunque, resta un ballo trainante, specie quando a danzarlo sono i cavalli lipizzani. Preceduto da ore e ore di analisi (meglio psicanalisi) nel salotto di Sky che riserva scomodi sgabelli ai commentatori, il nostro ottavo s'allontanava sempre di più verso l'ora nona della sera. Si veniva così catapultati in una pellicola tutta nuova sotto il cielo di Londra, nel tempio di Wembley, pieno-vuoto, meno di un terzo della capienza. E come fossi stato a Macondo, eri proiettato in un mondo favoloso nel quale non sentivi note del valzer e neppure i tamburi e gli zufoli delle nostre tarantelle. I bianchi austriaci avevano un novello Melquiades in quell'Alaba che stufo del Bayern ha riparato a Madrid alla corte di Ancelotti. Ma la meraviglia autentica era la possanza degli osterreich al confronto dei quali gli azzurri apparivano come nanetti. Troppi errori di misura e (primo tempo) il solito Spinazzola e Ciro Immobile che sbatte sull'incrocio dei pali. Con lo spavento di un gol annullato al rissoso e monumentale Arnautovic (un passato remoto nell'Inter) e dopo un'insulsa giocata al volo di Berardi, ci si avviava ai supplementari coronati dalle imprese di Chiesa e Pessina. L'ambasciatore Trombetta ha fatto immediatamente richiesta di erigere due statute ai suddetti eroi all'ingresso di Wembley. Nei quarti di nobiltà ci toccherà la vincente di Belgio-Portogallo. E sotto a chi tocca. Tre ore prima ad Amsterdam tutta canali, ponticelli e vetrine a luci rosse, la sirenetta aveva ammaliato i dragoni ed era volata ai quarti con doppietta di Dolberg che gioca nel Nizza e golazo di Maehle il giovin signore svezzato da Gasperini nell'Atalanta. I danesotti attendono il prossimo avversario che verrà fuori dalla sfida tra Olanda e Repubblica Ceca.

 

 

Adolfo Mollichelli

 

Napoli Magazine

 

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