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GOLAZO - Adolfo Mollichelli su "NM": "Napoli, il futuro è tutto da scrivere"
11.04.2018 18:35 di Napoli Magazine

NAPOLI - C'è stato qualcosa di strano nel sole sanpaolino, anzi d'antico. Tanti temi, emozioni, incomprensioni, fischi che non t'aspetti. Il tema principale è naturalmente la vittoria sul Chievo. Sbocciata all'improvviso allo spirare di una prova non esaltante dal punto di vista della qualità della manovra. E' un parere personale senza alcuna pretesa di infallibilità. Razionalmente, appariva improbabile il pari ed impossibile il successo pieno. Che è arrivato. Grazie al cuore ed alla volontà. Da qui, le emozioni forti che soltanto il calcio sa dare. Dalla depressione alla felicità. Dalla sfida finita al sogno che resiste. Dai 7 ai 6 punti di distacco dalla Juve al ripristino di una distanza ancora, di nuovo colmabile. Tutto come prima. Con rabbia ed orgoglio. E forse meglio di prima. Perché quando risali dal baratro e rivedi il cielo ti viene voglia di affrontare la vita con rinnovata lena. Questo ha significato psicologicamente il successo rocambolesco sui clivensi. Si andrà ad affrontare i rossoneri di Gattuso con la certezza che è possibile un nuovo "miracolo a Milano". E con una spinta dalla forza del destino. Perché se a zio Maurizio mancherà Mario Rui a Ringhio mancheranno Bonucci e Romagnoli la coppia di centrali titolari. Se Sparta piange, Atene non ride. Altro tema. Sono apparsi usurati - e da un po' - i garretti di diversi titolari. Di molti titolarissimi. I preferiti da Sarri. Del trio dei piccoletti, uno solo ha corso agile per l'intera partita col Chievo: Insigne. Che, a parer mio, insieme con Milik (portentoso) e Diawara (stupendamente decisivo) si divide la palma di migliore in campo. Calma, calma. Sappiamo tutto. Che parte del pubblico lo ha fischiato. Che Lorenzinho ha imitato Grillo (Beppe). Che c'è stato il gesto ad indicare "zitti" dopo la stella filante indirizzata sulla testa magica di Milik. A questo punto, mi chiedo: perché? E più che cercare una risposta, mi affido ad un ragionamento. Premessa: Napoli è storicamente nemica dei suoi figli migliori (non solo nello sport) salvo poi piangerli e rimpiangerli. Insigne è stato beccato anche altre volte in anni passati. Quindi la storia si ripete. Calma, calma. So bene che lo spettatore paga il biglietto ed è nel suo diritto contestare. Come a teatro, se il tenore stecca. Ma è altrettanto ragionevole che il "tenore" reagisca se la stecca viene dopo aver cantato da dio nella romanza principale. Ora, dico: coloro che hanno contestato alcuni tiri a giro di Lorenzinho dovrebbero sapere oramai che quella giocata fa parte del suo dna. E non credo che si siano accorti che Insigne è stato il più continuo (e alla fine decisivo) di tutti i titolarissimi in campo. Così è se vi pare. Concludo: con il polacco tornato alle fantasie improvvise (Chopin) ed il guineano alla Yaya Touré il futuro è tutto da scrivere. Il sogno ancora realizzabile.

 

 

Adolfo Mollichelli

 

Napoli Magazine

 

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