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Anno XV n° 47
mercoledì 21 novembre 2018, ore
IL PUNTO
GENOA - Preziosi: "Chi vorrà Piatek dovrà parlare con me, l'intuizione la ebbi ad Ibiza, non c'era niente su cui riflettere, con ADL ne abbiamo già parlato? Lo ha detto lui..."
17.10.2018 10:35 di Napoli Magazine

NAPOLI - Enrico Preziosi, presidente del Genoa, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Piatek è essenziale per il Genoa e io devo pensare al Genoa. Poi, non ci prendiamo in giro, io lo so che me lo porteranno via, perché è stratosferico e gli moltiplicheranno l’ingaggio per dieci: ci guadagnerà lui, ci guadagnerà il Genoa e noi punteremo su Favilli. Siamo già tempestati di telefonate, dall’Italia e dall’Europa, tutti top club: chi vorrà Piatek dovrà essere serio e parlare con me, il resto lo considererò malcostume. De Laurentiis ha detto che ne abbiamo già parlato? Lo ha detto lui: io non dico mai con chi parlo e chi è interessato a un mio giocatore. Non so quale sia il suo prezzo ora e non mi pongo il problema. Non c'è clausola rescissoria, di solito non la metto mai. Le mie trattative sono libere, se un club vuole un mio giocatore ci sediamo e parliamo: “Questo è il prezzo, lo volete?”. La segnalazione fu di un procuratore amico, Gabriele Giuffrida. Solita trafila: highlights - ma lì sono tutti fenomeni, li scorro appena - un link di Wyscout e poi, visto che un giocatore da prendere lo devi studiare e non solo guardare, una partita intera. Non ricordo Cracovia contro chi, ma ricordo dove l’ho vista. A Ibiza, casa mia: era fine maggio. Io, la tv e nessun altro: ho un modo di valutare i giocatori tutto mio, devo essere da solo, senza condizionamenti. Vidi un attaccante che aveva tutto: destro, sinistro, colpo di testa, cattiveria. E che era sempre dove arrivava la palla. Telefonai a Giuffrida e dissi 'lo prendo', poi a Perinetti dissi che bisognava incontrare subito il Cracovia. l giorno dopo era tutto fatto. Io sono così, un ansioso: una scelta la azzecco o la sbaglio, ma non mi piace aspettare. Ci sono giocatori che vedi e rivedi: con Piatek non c’era niente su cui riflettere. D'insegnamento le esperienze con Messi e Lewandowski? Con Messi sbagliai, il problema con Lewandowski fu tecnico ed economico con il suo procuratore, che cambiò le carte in tavola: per me era già del Genoa, aveva anche fatto le visite. Milito, Thiago Motta e Piatek sono i tre gioielli della mia gestione ma Piatek è molto diverso dal Principe. Le sterzate di Milito erano inimitabili, Krzysztof è più “moderno”, un centravanti classico ma completo: lo lasci che fa salire la squadra e lo ritrovi che è già in area, al momento giusto. Sa a chi assomiglia Piatek? Solo a Piatek. 4 milioni? Mi sembrava un prezzo congruo, onesto. Lo stavo prendendo per il Genoa, non per rivenderlo. E anzi in quel momento mi dissi: comprerò anche Favilli, così se non funziona Piatek avrò comunque un buon centravanti".

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