La pioggia non è una novità, lo stadio deserto senza sediolini sì. La fotografia del San Paolo ad un'ora dal fischio d'inizio della partita contro il Cagliari è impressionante: curve vuote, si contano una decina di tifosi in totale per A e B, e settore inferiore con semplici gradoni anni novanta in pieno restyling in vista delle Universiadi. Era prevedibile, nella penultima di campionato a Fuorigrotta, registrare il record negativo in campionato. Sono in totale 16.171 i testimoni del successo in rimonta sul Cagliari, la gara dell'aritmetica certezza del secondo posto, del ritorno al gol di Insigne, della pace coi suoi tifosi dopo il brivido del rigore perfetto concesso da Chiffi col Var solo dopo aver consultato il monitor.
CHE DOMENICA. Differente, diversa dalle altre. Non c'è caos, traffico, auto, persone in coda all'esterno dello stadio. Non sembra una giornata da "partita del Napoli" ed anche Fuorigrotta appare diversa. Tanti, troppi, i motivi che hanno spinto i tifosi a restare a casa, comodamente seduti davanti alla propria tivù. Il tempo, ovviamente, perché il clima invernale a maggio avrebbe scoraggiato chiunque. Il prestigio della sfida, il valore dell'avversario. Poi, soprattutto, la politica dei prezzi scelta dalla società: 30 euro le curve e 40 i distinti, ad esempio, settori popolari eccessivamente costosi per una gara da fine campionato con pochi altri obiettivi in ballo.
LA PARTITA. Si comincia dall'emozionante applauso che il Napoli e il San Paolo concedono alla piccola Noemi, la bimba ferita dopo la sparatoria, e al ricordo del Grande Torino a settant'anni dalla tragedia di Superga. La partita è ricca di spunti, il primo tempo è tutt'altro che entusiasmante, succede tutto o quasi nella ripresa. Si comincia dagli applausi per Callejon quando entra in campo, poi Pavoletti che spiazza tutti, quindi le prodezze di Cragno, il pari di Mertens e il momento più atteso, l'epilogo perfetto per i tifosi del Napoli. Tocco col braccio di Ionita, Chiffi va al Var e lo stadio urla "rigore, rigore, rigore" e poi la decisione del direttore di gara che premia l'attesa dei 16mila di Fuorigrotta. Insigne è sul dischetto e segna, alle spalle l'errore con la Juve, cuore alla famiglia e giallo che sa di dolcissima punizione per scacciar via un periodo difficile.
RIPARTIRE. Ma, nel complesso, è stata una stagione strana, per il San Paolo. Difficile da descrivere e raccontare. La media spettatori in campionato è inferiore ai 30mila, pochi rispetto ai 42mila dello scorso anno quando il Napoli lottò quasi fino alla fine per lo scudetto. In quest'annata un solo pienone, 55mila col Psg in Champions League, e poi tante gare tra pochi intimi. Mai, però, così pochi. In vista del prossimo anno l'obiettivo, uno dei tanti, sarà anche quello di restituire il San Paolo ai suoi tifosi.
di Napoli Magazine
06/05/2019 - 11:03
La pioggia non è una novità, lo stadio deserto senza sediolini sì. La fotografia del San Paolo ad un'ora dal fischio d'inizio della partita contro il Cagliari è impressionante: curve vuote, si contano una decina di tifosi in totale per A e B, e settore inferiore con semplici gradoni anni novanta in pieno restyling in vista delle Universiadi. Era prevedibile, nella penultima di campionato a Fuorigrotta, registrare il record negativo in campionato. Sono in totale 16.171 i testimoni del successo in rimonta sul Cagliari, la gara dell'aritmetica certezza del secondo posto, del ritorno al gol di Insigne, della pace coi suoi tifosi dopo il brivido del rigore perfetto concesso da Chiffi col Var solo dopo aver consultato il monitor.
CHE DOMENICA. Differente, diversa dalle altre. Non c'è caos, traffico, auto, persone in coda all'esterno dello stadio. Non sembra una giornata da "partita del Napoli" ed anche Fuorigrotta appare diversa. Tanti, troppi, i motivi che hanno spinto i tifosi a restare a casa, comodamente seduti davanti alla propria tivù. Il tempo, ovviamente, perché il clima invernale a maggio avrebbe scoraggiato chiunque. Il prestigio della sfida, il valore dell'avversario. Poi, soprattutto, la politica dei prezzi scelta dalla società: 30 euro le curve e 40 i distinti, ad esempio, settori popolari eccessivamente costosi per una gara da fine campionato con pochi altri obiettivi in ballo.
LA PARTITA. Si comincia dall'emozionante applauso che il Napoli e il San Paolo concedono alla piccola Noemi, la bimba ferita dopo la sparatoria, e al ricordo del Grande Torino a settant'anni dalla tragedia di Superga. La partita è ricca di spunti, il primo tempo è tutt'altro che entusiasmante, succede tutto o quasi nella ripresa. Si comincia dagli applausi per Callejon quando entra in campo, poi Pavoletti che spiazza tutti, quindi le prodezze di Cragno, il pari di Mertens e il momento più atteso, l'epilogo perfetto per i tifosi del Napoli. Tocco col braccio di Ionita, Chiffi va al Var e lo stadio urla "rigore, rigore, rigore" e poi la decisione del direttore di gara che premia l'attesa dei 16mila di Fuorigrotta. Insigne è sul dischetto e segna, alle spalle l'errore con la Juve, cuore alla famiglia e giallo che sa di dolcissima punizione per scacciar via un periodo difficile.
RIPARTIRE. Ma, nel complesso, è stata una stagione strana, per il San Paolo. Difficile da descrivere e raccontare. La media spettatori in campionato è inferiore ai 30mila, pochi rispetto ai 42mila dello scorso anno quando il Napoli lottò quasi fino alla fine per lo scudetto. In quest'annata un solo pienone, 55mila col Psg in Champions League, e poi tante gare tra pochi intimi. Mai, però, così pochi. In vista del prossimo anno l'obiettivo, uno dei tanti, sarà anche quello di restituire il San Paolo ai suoi tifosi.