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DAZN - Napoli, Ancelotti: "Così ho convinto Hamsik a restare, ADL? Una persona schietta"
08.11.2018 17:13 di Napoli Magazine

NAPOLI - "Sapevo che Hamsik aveva avuto un'offerta per andare via, allora gli ho spiegato che per me era un giocatore importante e che mi avrebbe fatto piacere se fosse rimasto. Gli ho anticipato che avrei volute cambiargli ruolo: forse è proprio questo che lo ha convinto a rimanere perché' voleva provare qualcosa di nuovo": così l'allenatore del Napoli, Carlo Ancelotti a Dazn. "La possibilità di tornare a parlare italiano è una delle cose che più mi ha convinto ad accettare la proposta del Napoli - spiega il tecnico emiliano -. Dal punto di vista tecnico, parlare in inglese non crea nessun problema, ma dal punto di vista emotivo e psicologico parlare la propria lingua è un'altra cosa". Ancelotti parla anche del suo rapporto con il presidente Aurelio De Laurentiis: "Io e il presidente ci sentivamo ogni tanto da anni. Quest'estate abbiamo fatto anche le vacanze insieme. Lui è un presidente che è diventato appassionato col tempo: adesso segue tutto, si informa su tutto, ma sa delegare. E' una persona molto schietta. Cambio modulo? L'ho proposto piano piano, è stato un processo dolce. Con Mertens non è stato semplice perché non giocava dall’inizio, ma sono cose normali: se non se la fosse presa sarebbe stato peggio. All'inizio era un po' arrabbiato, ma me la prenderei per il contrario, cioè se mostrasse disappunto verso i compagni. Champions? E' un fattore d'esperienza e gestione di grandi stadi e partite. Quando non c'è, allora bisogna focalizzarsi sul campo. Se pensi a quello che devi fare non hai altri pensieri. L'altro giorno parlavo con Sacchi, mi disse: l'autorità ce l'hai per persuasione o percussione (ride, ndr). Io cerco di utilizzare la prima, ma sono pronto anche per la seconda strada. Io ho avuto tanti maestri che utilizzavano entrambe. Bisogna dare responsabilità ai giocatori. Se vuoi avere uno staff coinvolto, devi farlo. Certo, a volte nel delegare si rischia, ma di sicuro aumenta l'autostima delle persone. Leader? Non ce n'è uno solo. Sono tutti sullo stesso piano. Maldini era un leader distaccato rispetto agli altri, il leader perfetto. Quando un allenatore trova un capitano come Maldini o Ramos o Ronaldo, non dico che hai fatto tredici ma ci sei vicino. C'è sempre qualcosa da migliorare, ma a livello di relazioni e ambiente mi trovo benissimo, non solo coi giocatori ma con tutti, con la città, la sua passione".

 

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