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FIORENTINA - Bernardeschi: "Mi sento legato a questo club, se penso alla Juve penso a Buffon, definirei il Napoli con 'gioco'..."
05.02.2017 12:39 di Napoli Magazine
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Federico Bernardeschi, attaccante della Fiorentina, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Questa Fiorentina è frutto del bel lavoro che c'è dietro e che, di solito e forse purtroppo, si apprezza solo alla fine. Attorno a noi e tanti altri giovani c'è un progetto ed è questo che fa la differenza. E' giusto che una società debba difendere sempre i propri talenti. Mi sento davvero fiorentino, perché sono arrivato a Firenze che avevo 12 anni: ho giocato nelle giovanili e sono arrivato fino alla prima squadra e questo è qualcosa che mi porterò dietro per sempre. Mi sento legato alla Fiorentina, credo che sia giusto e ne sono persino orgoglioso. Se dovesse presentarsi l'interesse di un altro club, l'amore per la maglia viola, sulla bilancia, peserà eccome. Io sono abituato a stare zitto e a lavorare. Quando un ostacolo ti si mette nel mezzo, intralciandoti la strada, vuol dire che va bene. Se non hai mai nessun intoppo significa che sei appagato, per certi versi persino morto. Da bambino tifavo Milan, quegli erano gli anni d'oro dei rossoneri. Come ho cominciato a capire che questa poteva diventare davvero la mia professione ho messo da parte tutto: per un professionista il tifo non esiste. La mia prima squadra è stata l'Atletico Carrara, dai 4 ai 7 anni. Poi sono passato all'Empoli: in quegli anni, tra i dirigenti azzurri c'erano Niccolini e Cappelletti che poi ho ritrovato qui. Siccome l'Empoli non aveva la squadra per la mia categoria, passai al Panzano, società affiliata. A 10 anni sono arrivato a Firenze: mi ha preso il direttore Leonardi. Ho avuto Gabbanini, che oggi allena i Giovanissimi Nazionali, Semplici, Guerri, Sarti e qualche volta Buso. Quando ero giovane il campione della Viola che mi piaceva di più era Mutu. Era il più rappresentativo di quella Fiorentina e, quando ho avuto modo di conoscerlo, anche dopo il suo addio alla Fiorentina, ho incontrato una persona straordinaria, bravissimo. In campo me lo ricordo ancora, lavorava come un matto. Se penso alla Juve penso a Buffon, campione che non ti aspetti, perché si mette subito al tuo stesso livello. La Roma è Totti, uno che non ha limiti. Definirei il Napoli con 'gioco', il Milan con 'Rivoluzione'. In Europa mi piacerebbe incontrare il Manchester United. Mi piace il calcio, ma non in Cina. Per me è ancora presto pensare ad una soluzione simile, poi magari quando sarò vecchio chissà se sarà ancora così".

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05/02/2017 - 12:39

Federico Bernardeschi, attaccante della Fiorentina, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Questa Fiorentina è frutto del bel lavoro che c'è dietro e che, di solito e forse purtroppo, si apprezza solo alla fine. Attorno a noi e tanti altri giovani c'è un progetto ed è questo che fa la differenza. E' giusto che una società debba difendere sempre i propri talenti. Mi sento davvero fiorentino, perché sono arrivato a Firenze che avevo 12 anni: ho giocato nelle giovanili e sono arrivato fino alla prima squadra e questo è qualcosa che mi porterò dietro per sempre. Mi sento legato alla Fiorentina, credo che sia giusto e ne sono persino orgoglioso. Se dovesse presentarsi l'interesse di un altro club, l'amore per la maglia viola, sulla bilancia, peserà eccome. Io sono abituato a stare zitto e a lavorare. Quando un ostacolo ti si mette nel mezzo, intralciandoti la strada, vuol dire che va bene. Se non hai mai nessun intoppo significa che sei appagato, per certi versi persino morto. Da bambino tifavo Milan, quegli erano gli anni d'oro dei rossoneri. Come ho cominciato a capire che questa poteva diventare davvero la mia professione ho messo da parte tutto: per un professionista il tifo non esiste. La mia prima squadra è stata l'Atletico Carrara, dai 4 ai 7 anni. Poi sono passato all'Empoli: in quegli anni, tra i dirigenti azzurri c'erano Niccolini e Cappelletti che poi ho ritrovato qui. Siccome l'Empoli non aveva la squadra per la mia categoria, passai al Panzano, società affiliata. A 10 anni sono arrivato a Firenze: mi ha preso il direttore Leonardi. Ho avuto Gabbanini, che oggi allena i Giovanissimi Nazionali, Semplici, Guerri, Sarti e qualche volta Buso. Quando ero giovane il campione della Viola che mi piaceva di più era Mutu. Era il più rappresentativo di quella Fiorentina e, quando ho avuto modo di conoscerlo, anche dopo il suo addio alla Fiorentina, ho incontrato una persona straordinaria, bravissimo. In campo me lo ricordo ancora, lavorava come un matto. Se penso alla Juve penso a Buffon, campione che non ti aspetti, perché si mette subito al tuo stesso livello. La Roma è Totti, uno che non ha limiti. Definirei il Napoli con 'gioco', il Milan con 'Rivoluzione'. In Europa mi piacerebbe incontrare il Manchester United. Mi piace il calcio, ma non in Cina. Per me è ancora presto pensare ad una soluzione simile, poi magari quando sarò vecchio chissà se sarà ancora così".