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IL COMMENTO - Gianfranco Lucariello: "Don Aurelio ha parlato con convinzione ed i suoi imperativi non ammettono repliche"
18.10.2019 11:07 di Napoli Magazine Fonte: Gianfranco Lucariello per il Roma

Che non venga mai più in mente a chicchessia, nemmeno minimamente, di chiedere al patron il licenziamento di Carlo Ancelotti, come è avvenuto dal dopopartita di Torino, fino a ieri mattina, da parte di chi non ha condiviso quasi nulla dell’operato svolto dall’allenatore più decorato del mondo. Don Aurelio ha parlato, finalmente – e lo leggerete in altra parte del giornale – ed i suoi imperativi non ammettono repliche giacchè è intervenuto un po’ su tutti gli argomenti all’ordine del giorno. Di sicuro non è un ipocrita, è andato sul dunque su tutti i fatti di casa azzurra, con decisione e convinzione. Per quel che ci riguarda, i chiarimenti hanno riguardato gli aspetti legati al suo rapporto con l’allenatore e al suo modo di condurre il Napoli, appropriandosi responsabilmente del suo diritto di aver chiesto tempo addietro al timoniere azzurro – nei patti iniziali – di valorizzare l’intera rosa, cosa che non era stata fatta da Sarri e perché no tra i motivi che avevano portato alla rottura totale tra i due benché De Laurentiis glielo avesse chiesto ripetutamente. Ma l’allenatore divorzista, ora approdato alla Juventus, privilegiava la sua filosofia di gioco e di gestione della squadra ai titolarissimi, cosa che evidentemente non è in linea con gli analoghi principi di Carlo Ancelotti, in linea a sua volta con le massime direttive. E per spegnere tutto il chicchericcio avvelenato e velenoso delle due ultime settimane, don Aurelio ha stretto il Ciglione in un abbraccio decennale. È chiaro tuttavia che le problematiche emerse Ancelotti dovrà risolverle tutte, indipendentemente dagli imperativi del patron d’altronde mirate al consolidamento della posizione del tecnico ed a gettare l’acqua sul fuoco del putiferio che si è scatenato. Già, nella sua agenda di lavoro sicuramente Ancelotti avrà in elenco argomenti di grandissima attualità, come ad esempio il miglioramento della condizione fisico-atletica dei ragazzi a sua disposizione e al conseguente stato di forma, giacchè nessuno potrà mai smentire le sensazioni venute fuori e raccolte in alcune partite: gli azzurri sia a Genk che con il Torino – tanto per citare le ultimissime partite – visti sempre in ritardo sulla palla rispetto agli avversari. Ma il capitolo di maggiore interesse e di più grande valenza è quello che riguarda l’intera rosa. Cosa farà adesso dopo che il presidente si è accollato la responsabilità del gran-tour degli azzurri? Soluzioni e non più rivoluzioni, sarebbe più giusto così senza la presunzione di voler insegnare nulla a nessuno. E nessun gioco al massacro, per carità. Va detto che la rotazione totale non ha portato all’assunzione di una specifica identità della squadra e probabilmente anche ad un po’ di confusione nella testa dei giocatori, talvolta impiegati in un ruolo e in una posizione e altre volte in ruoli e posizioni totalmente difformi. E’ un controverso senso della duttilità che suscita parecchie e fondate perplessità, Ancelotti non lo potrà negare che è cosi. Tocca a lui risolvere la problematica. E’ innegabile in realtà,c’è tanta stima nei suoi confronti, ma non potrà mai pensare – con tutto il rispetto per l’allenatore più decorato del mondo – che da queste parti la favoletta dell’anello al naso possa passare sotto gamba, questo no. Non possiamo mai immaginarlo. Una cosa però vogliamo dirla a lui che secondo i desiderata presidenziali potrebbe guidare il Napoli per altri dieci anni: don Carlo qui qualcosa vogliamo vincerla anche noi. È pretendere troppo?

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