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IL GRAFFIO - L'analisi di Antonio Corbo: "Sarri, campione di un calcio senza memoria"
17.06.2019 21:08 di Napoli Magazine Fonte: Antonio Corbo per "Il Graffio" di Repubblica

Torno sul tema Sarri. A Torino gli juventini hanno qualche perplessità, a Napoli i tifosi non sanno trattenere l'amareggiato stupore. Più che vedere un allenatore amico su una panchina rivale, i napoletani non sanno spiegarsi come un uomo stimato per il suo inflessibile rigore e integralismo abbia con una firma smentito se stesso, i suoi pregiudizi, le polemiche che svilirono il Napoli dopo Inter-Juve. Tutto dimenticato? Forse. Ma il cacio è senza memoria per Sarri. Cancellino i migliori ricordi anche i tifosi. Si apre una storia nuova tra Juve e Napoli. Ciano i personaggi della sfida. Ma che sia sempre e ancora sfida. Nel concetto di civiltà che piace a questo Blog. Rimetto in giro l'articolo apparso su Repubblica.

 

L’annuncio arriva alle 15,09 di una indecifrabile domenica per gli italiani. Tasche vuote e spiagge piene. Per i tifosi del Napoli il sole brucia come il timore che si portano dentro da giorni, come il dubbio che anticipa il rancore, come l’incubo di un tradimento imminente: «Ma davvero Sarri, che lottava con noi contro il Palazzo, va alla Juve?» è la domanda che un Sarri muto lascia senza risposta nel suo eremo di Acquaviva Picena, 3.789 abitanti nella Valle del Tronto, paesotto marchigiano di collina scelto non a caso. Consente di fissare i Monti Sibillini. Dire e non dire. Ecco, essere sibillino è lo stile della sua vita, tacere e far capire chissà cosa, i suoi silenzi erano tradotti come grugniti contro De Laurentiis, non li chiariva mai, forse gli piaceva che i tifosi pensassero peggio delle parole mai dette. Tifosi fieri a loro volta di Sarri, sedicente di sinistra, insofferente al padrone, «Sarri uno di noi». Mai giudizi sulla squadra né richieste di acquisti. Passava così il dogma che a vincere fosse il possesso palla mica i giocatori, «mai rinvio lungo del portiere o contropiede, piuttosto torno in banca».


La notizia diffusa con due crocette dall’Ansa, segnale di media urgenza come il codice giallo al pronto accorso, conferma il segreto più conosciuto del calcio europeo. La Juve falliti i contatti con Guardiola, Klopp e Pochettino punta su Sarri, quarta scelta, comunque un sosia di Guardiola nel gioco, quanto basta per sostituire l’Allegri dei cinque scudetti mai amato dai tifosi, perché non dà spettacolo. «Ma per quello si va al circo», ribatte il compagno di Ambra Angiolini, conduttrice tv. Dalle 15,09 i tifosi del Napoli sono però sconcertati. Già Higuain si consegnò alla Juve dopo la struggente scena del 31 maggio 2015, lui che segna il 36esimo gol, record dopo 64 anni in Italia, lui che travolge Sarri nell’abbraccio, lui che canta e piange sotto la curva B quella sera, chi la dimentica? Era d’accordo anche Sarri ( «Mi sento come un padre tradito») ma lo trascina un anno dopo a Londra, e ora a Torino. Sarri e Higuain con la Juve, chi l’avrebbe detto?


Nelle contraddizioni, Sarri il sibillino s’impiglia spesso. Brontola perché gli sta stretto il primo contratto di 650 mila euro, basta l’invito alla Filmauro (27 maggio 2016) per esplodere in tv: «Mi ha trattato come un padre». Cifra doppia, con i bonus 2,5 milioni. Ma si lamenta anche dopo, vuol rompere il contratto, minaccia di pagare la penale di otto milioni, implora l’agente Ramadani per cercargli un posto in Premier. Motivo? «Voglio diventare ricco, lo devo alla mia famiglia, le ho tolto tanto per il calcio». Zitto anche dopo l’ingaggio di Ancelotti e il virtuale esonero, giugno 2018, fino all’annuncio di luglio, «Chelsea yes, eccomi a Londra». In giacca e cravatta l’uomo della tuta nera. Contratto di tre anni. Ne basta uno per la nuova fuga. Dice Marina Granovskaia, che dirige il Chelsea del suo amico Abramovich. «Maurizio ci ha chiesto di tornare in Italia, deve stare vicino alla famiglia e agli anziani genitori». Già, sempre la famiglia.


Si sentiva napoletano, «mio padre operaio dell’Ilva», ma una sola volta è andato a Bagnoli per rivedere la vecchia casa, e di notte. Viveva lontano dalla città e vicino ai campi di Castel Volturno. Giurava eterno amore. «Non resto perché non sono sicuro di dare tutto a questi tifosi che amo», allude a fatturati stretti e mercato avaro. Sull’amore la pensa come il suo mito letterario, Charles Bukowski. «Si ama quello di cui si ha bisogno». Lo capiranno presto i tifosi italiani, addio bandiere, lacrime, sentimenti. Contano ambizioni, successi, soldi. Il calcio è professione. Rassegnatevi. Va rispettata anche la scelta di Sarri. Sibillino, ma gran professionista.

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