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IL GRAFFIO - L'analisi di Corbo: "Il Napoli migliora se crede davvero in Osimhen"
21.09.2020 11:40 di Napoli Magazine Fonte: Antonio Corbo per "Il Graffio" di Repubblica

Vittoria subito, tre punti a Parma e via così, ma la partenza bruciante lascia una nuvola di fumo che può coprire la verità. Qual è il giusto Napoli, quello che nel primo tempo fa possesso palla (60%) e zero tiri, che con il 4-3-3 regala un’ora agli avversari, che implode in una potenza inespressa? Forse è quello del 4-2-3-1 che in due minuti schioda la partita, che rinuncia ad un attacco di tre pesi leggeri ma li schiera con successo tutti e tre alle spalle di Osimhen, che finalmente manda il gioiello dell’estate 2020 ad occupare l’area con tre effetti immediati. Sconvolge la difesa del Parma che deve assegnarlo a Iacoponi, si libera così Mertens di un avversario petulante e può battere a rete un rinvio sgraziato proprio di Iacoponi impegnato da Osimhen, respira Lozano che prepara da destra tutt’e due i gol del Napoli, si rianima a sinistra Insigne esorcizzato per troppo tempo da Darmian.

 

Accade tutto questo, all’improvviso, appena Gattuso manda in campo Osimhen, ritirando Demme mediano tascabile, timido, costretto dal diretto avversario Kucka a passaggetti corti. Ma è soprattutto il cambio di scena.

 

Da un 4-3-3 che soffoca la squadra in ossessivo palleggio, senza ritmo e senza sbocchi, il Napoli finalmente esplode. Trova gli spazi per distendersi, cerca la profondità con Osimhen che presenta doti finora solo immaginate. La più importante è la corsa tonda e veloce quando parte, non in progressione come riesce a chi come lui ha peso e leve lunghe. Vola inserendosi quasi sempre sulla destra aprendo il campo, passa quindi all’indietro per chi sopraggiunge nello scompiglio della difesa avversaria.

 

Ma perché non accadeva prima? Se rivede la partita, il Napoli si accorge di quanto abbia pagato nel finale dello scorso anno con il modesto settimo posto e nella prima ora di ieri a Parma. In nome dell’equilibrio, la squadra si contrae. A destra Lozano soffre all’inizio per l’esuberanza di Pezzella, stenta a salire Di Lorenzo, deve intervenire spesso anche Fabiàn Ruiz che giocando in pochi metri come Zielinski sull’altro versante non dà nulla della sua creatività. Al centro Demme è bloccato da Kucka. Tutta la fascia destra si agita molto proponendo poco, non va meglio la sinistra dove Hysaj si limita a vigilare su Inglese senza rischiare un metro. La stessa presenza del destro Hysaj a sinistra e la sua inattività ripropongono l’interrogativo di Ghoulam con ingaggio inversamente proporzionale ai minuti di gioco. Catena sinistra che non si muove per un’ora quindi, a danno di Insigne costretto a passaggi sbagliati o indietro dal confronto con Darmian.

 

Un’ora e con il cambio Demme-Osimhen, è un’altra domenica per il Napoli. Gattuso deve tenerne conto. L’idea di sfibrare gli avversari con un’ora di non gioco per poi stenderli è una teoria suggestiva, ma il Napoli non troverà sempre il Parma contemplativo di Liverani. Ci sono note molto positive da valutare bene. I centrali di difesa, Manolas e Koulibaly, sono ai livelli migliori. Il reparto va spesso a tre e non quattro. Avanzano spesso Di Lorenzo, Manolas o un concentrato Koulibaly, senza che la linea si rompa o perda le posizioni. C’è infine quella fase finale che consiglia una formula più ambiziosa. Con Osimhen davanti a tutti e Mertens sotto-punta il 4-2-3-1 manda in archivio l’arrugginito 4-3-3 dei 91 punti. Va controllata solo la tenuta dei due mediani. Fabian Ruiz e Zielinski hanno elevata forza ideativa, ma non la sistematica capacità difensiva del ruolo. Finché ci sono Manolas e Koulibaly così puntuali il rischio ha il suo irresistibile fascino.

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