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IL GRAFFIO - L'analisi di Corbo: "Pazza idea: il Napoli ha davvero voglia di soffrire"
14.02.2020 11:56 di Napoli Magazine Fonte: Antonio Corbo per "Il Graffio" di Repubblica

La prima semifinale di Coppa Italia comincia nella ripresa con il lampo di purissima classe dello spagnolo che si era smarrito. Fabiàn Ruiz ritrova memoria e forma per ripresentarsi in Italia come il campione ammirato come miglior talento degli Europei Under 21. Era finito nel groviglio di scoramenti e contraddizioni tattiche, costretto a un ruolo non suo, quello che Demme sa adesso occupare: schermo davanti alla difesa e capostazione per fischiare le ripartenze. Il primo tempo si era chiuso con una brutta scena, troppo velocemente mandata in archivio. Non c’è gara che non lasci un graffio degli arbitri sulla pelle del Napoli. Se ne parla poco, perché sui torti subiti si sovrappone l’immagine di una squadra che promette molto e delude in pari misura. Il polso destro di De Vrij lascia un’impronta sulla semifinale e un dubbio: come farà la società a liberare i suoi da quella che sembra una silenziosa persecuzione. Se non lo è, i sedici danni accusati e non risarciti finora sono comunque la prova di una costante indifferenza verso le ragioni di un Napoli, precipitato in classifica e derubricato tra i club in disgrazia.

 

I risultati discontinui e troppo spesso negativi lo hanno confinato ad una condizione di consapevole umiltà. Gattuso lo ha liberato di ogni complesso schierando un 4-5-1 con Mertens unica punta, un centrocampo che mette in inferiorità numerica l’Inter nella zona cruciale. Con la qualità del palleggio il Napoli ha il dominio del gioco: l’agitatissimo Antonio Conte tollera lo squilibrio tattico lasciando inoperoso il terzetto difensivo, mai attaccato frontalmente, ma slabbrato da avversari inafferrabili. I movimenti orizzontali di Mertens coincidono con i mulinelli laterali: Elmas tra i migliori è una lama a sinistra, mettendo ma disagio Moses. Il pur flemmatico Callejòn in qualche modo fa girare la giostra a destra, tenendo fermi con il compagno accanto Fabiàn Ruiz (secondo mediano da destra) sia Sensi che Biraghi. Dietro i due interisti, Bastoni non sa che fare. L’Inter non riparte: Mertens in prima battuta e Demme in seconda sbarrano il percorso di Brozovic, come riuscì a Pioli nel primo tempo del derby milanese con Kessie.

 

Il 4-5-1 funziona per un tempo, nel secondo il Napoli deve però proteggere il vantaggio. Conte rifà i conti: fuori De Vrij, difensore inattivo, per ridure l’inferiorità al centro con D’Ambrosio che avanza. Dal pacioso controllo è inevitabile passare ad una sofferta difesa. Perché Conte si gioca tutto, libera finalmente il costosissimo danese Eriksen per l’innocuo Sensi, infine ritira lo scialbo Moses per Alexis Sanchez. La sofferenza del Napoli non scuote subito Gattuso che aspetta un po’ per cambiare Milik per Mertens, ma soprattutto il combattivo, fresco ex Politano per il calante Callejòn e l’affaticato Demme per Allan, già chi si rivede? Al resto pensa Ospina, vola ovunque. Tornare da Milano con i recuperati Fabiàn Ruiz e Politano completa il capolavoro tattico di Gattuso e aiuta a conosce meglio un solo caparbio allenatore. Ma fa sapere che questo Napoli ha voglia e orgoglio per soffrire, e ieri sera (L'altro ieri sera, ndr) vi è riuscito alla grande.

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