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IL GRAFFIO - Salvini, conosci la regola 5?
12.01.2019 11:21 di Napoli Magazine Fonte: Antonio Corbo per "Il Graffio" di Repubblica

Quel formidabile comunicatore faceva davvero credere che fosse cambiato qualcosa l’altra sera. Ha conquistato pagine e trasmissioni per far sapere all’Italia del calcio che il razzismo non esiste, che cori offensivi e ululati non fermeranno mai le partite né chiuderanno gli stadi, che le trasferte non saranno vietate ai tifosi ma solo organizzate con treni speciali. Matteo Salvini ha dato le cifre per sostenere i suoi annunci: seimila teppisti non valgono 12 milioni di spettatori perbene. Niente paura, avanti così. Ma come accade in Val Padana, dalle parti che Salvini conosce bene, si dirada poi la nebbia. La verità prevale sull’ottimismo. Ed è questa: non cambia nulla dopo il summit al Viminale, la gravità dell’emergenza tifo rimane ancorata alla rissa con omicidio di Santo Stefano, all’inchiesta per la morte dell’ultrà Dedé Belardinelli con decine di indagati, alle ordinanze di un autorevole magistrato, Guido Salvini, solo omonimo di Matteo, giudice istruttore della strage di Piazza Fontana e del calcioscommesse a Cremona.

Sono state messe insieme due diverse realtà nella rassicurante conferenza del ministro dell’Interno. Vanno invece distinte per capire che cosa non cambia.

1) La violenza. Sui reati (rissa e omicidio volontario) indagano due Digos, coordinate dalle rispettive procure. Milano, per competenza territoriale. Ma anche Napoli, con il pool per eventi sportivi, istituito dal procuratore Gianni Melillo, segue con attenzione gruppi e dinamiche. Il Viminale garantirà una maggiore sicurezza per prevenire incidenti fuori degli stadi e sulle autostrade. Senza esito le richieste del questore: trasferte vietate e chiusura delle Curve a San Siro. Si prevede che Marcello Cardona lasci la sede nel prossimo giro di poltrone. Da definire il numero di Daspo, senza escludere un decreto di “sorveglianza” ai tifosi interisti segnalati dalla Digos

2) Il razzismo. L’assenza di Gabriele Gravina e degli altri dirigenti federali alla conferenza rivela una divergenza. Per Salvini, gli ululati a Koulibaly e i cori offensivi non integrano l’accusa di razzismo. Il ministro porta due esempi. «Anche su Bonucci che è bianco, biondo e bellissimo ci sono stati gli insulti per i suoi cambi di squadra». Rivalità sportiva, quindi. Non riferimenti al colore della pelle di Koulibaly ferito il 26 dicembre nella sua sensibilità di senegalese immigrato. Altro esempio di Salvini: i cori contro i napoletani non sono diversi da quelli dei derby tra Brescia e Atalanta. Salvini si oppone allo stop delle partite. La Federcalcio invece «farà di tutto per sradicare violenza e maleducazione ad ogni livello». Aldilà delle parole, rimane un punto fermo. La regola 5 (il calcio ne ha solo 17) al comma 2 dà all’arbitro «la facoltà di sospendere l’incontro o di proseguire pro forma per fini cautelativi o di ordine pubblico».

L’arbitro, nei casi estremi, deve solo consultare il funzionario di polizia presente. Per l’arbitro non cambia niente, la regola è quella. Può bloccarlo invece il vicequestore, ora che conosce le idee del suo ministro.

Il Napoli potrà ancora chiedere la sospensione dopo gli annunci dello speaker, in caso di ululati e cori. Sarà poi l’arbitro a decidere: rispettare la regola 5, tradirla o solo trascurarla. Come Mazzoleni a Milano.

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