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L'EX ARBITRO - Gavillucci: "L’uomo onesto è colui che vive in un contesto di onestà, i miei colleghi non sono garantiti da un sistema trasparente, ho ricevuto attestati d'affetto per la mia prestazione in Samp-Napoli dai napoletani"
25.05.2020 15:03 di Napoli Magazine

Claudio Gavillucci, ex arbitro, ha rilasciato alcune dichiarazioni durante la trasmissione sportiva Radio Goal su Radio Kiss Kiss Napoli. Ecco quanto evidenziato da "Napoli Magazine": “Io ho scritto il mio libro perché a 38 anni sono stato dismesso dall’AIA dopo un sms. Ho deciso di andare in fondo alla questione per capire se le ragioni tecniche che erano alla base di questa decisione sussistevano. Ho scoperto molte cose importanti, tra le quali riguardavano motivi di discriminazione. L’ho scritto per amore del mio lavoro e per l’amore che ho nei confronti del calcio. Ho riscontrato la mancanza di volontà di voler aprire verso l’esterno e di voler per forza nascondere qualcosa. Io sui miei colleghi ci metto la mano sul fuoco, purtroppo non sono garantiti da un sistema trasparente e non funziona come dovrebbe fare. L’uomo onesto è quello che vive in un contesto di onestà. Referti pubblici come in Spagna? L'intento del libro è questo, con documenti che fanno capire ai lettori la situazione. La mia prestazione di Sampdoria-Napoli ha ricevuto molto attestati d’affetto da parte dei napoletani (riguardo alla sospensione della gara per i cori razzisti, ndr) ma non solo, da molti amanti del calcio e dello sport. La mia prestazione in Samp-Napoli fu paragonata per 8,50 alla stessa di Orsato in Inter-Juve. L'Aia deve spiegare, Nicchi è lì da 12 anni. Nicchi non è l’AIA. L’AIA è di 30mila associati. Nicchi ha il diritto di stare lì dove sta perché le regole glielo consentono. Dal punto di vista personale ritengo che non sia più al passo con i tempi. Se ci fosse stato Collina non penso che staremo qui a discutere se i 4 mandati siano o meno congrui. Si può tranquillamente non essere più al passo con i tempi, Nicchi è lì da 12 anni. Il sistema elettorale dell’AIA è una sorta di democrazia incompiuta che non prevede garanzie per le minoranze. Io, con i miei avvocati, abbiamo portato davanti al Giudice la questione che i parametri con i quali vengono giudicati gli arbitri sono inadeguati”.

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