Francesco Calzona, ex c.t. della Nazionale slovacca ed ex tecnico del Napoli, ha rilasciato un'intervista al vodcast Sky Calcio Unplugged: "Kvaratskhelia? Penso che era nel suo dna arrivare dove è arrivato. È un giocatore fantastico con qualità non comuni. Purtroppo non siamo riusciti a trattenerlo in Italia ma bisogna dire che ha fatto uno step in avanti. Sta giocando la Champions da protagonista, si parla addirittura di Pallone d'oro. È un ragazzo fantastico da allenare e da vivere, quando lo alleni ti rendi conto delle qualità che ha. Io parto dal concetto che la fase difensiva è la prima cosa e va organizzata bene. Quella offensiva si può anche lasciare alla libertà e inventiva dei calciatori. Ci deve essere il giusto equilibrio, a me piace anche cercare di proporre un calcio che possa divertire. È vero che il risultato è fondamentale, ma ci si vuole anche divertire. Ora non viene ricordato solo chi vince, la gente si ricorda del Napoli di Sarri, dell'Olanda di Cruijff, del Milan di Sacchi, a parte quest'ultima le altre due hanno vinto poco ma vengono ricordate per ciò che hanno espresso. Speculare a me non piace, devo avere la sensazione che posso vincere contro chiunque. In un paese come la Slovacchia che proviene da un calcio speculativo io ho provato a imporre uno stile di gioco, in parte ci siamo riusciti. Se faccio un bilancio dei miei quasi 4 anni in Slovacchia sono molto soddisfatto di ciò che ho fatto. Futuro? La Nazionale ti da tanto ma ti leva tanto. Le partite sono ogni 3-4 mesi e ciò ti mette a dura prova. In poco tempo bisogna dare un'identità alla squadra. Noi avevamo 22 giocatori su 27 che giocano in tutta Europa, riunire questi giocatori con diverse visioni calcistiche in una visione unica è stata una prova veramente dura ma che mi ha dato soddisfazione. Il calcio di club è un'altra cosa, mi piacerebbe tornare in un club, l'Italia avrebbe la priorità ma non disdegno assolutamente l'estero. Italia? Io non sono d'accordo con il fatto che ci siano troppi stranieri e che non ci siano talenti. Dobbiamo avere più coraggio a far giocare i giovani, le nostre nazionali giovanili primeggiano. Bisogna avere più coraggio e pazienza e ripartire da questo. Anche i tifosi e gli addetti ai lavori devono avere pazienza e dare tempo ai ragazzi di sbagliare. Io ho portato all'Europeo un ragazzo del 2005 che giocava nella primavera del Feyenoord, aveva delle qualità e l'ho fatto esordire senza problemi. Non bisogna avere timore di dare spazio ai nostri ragazzi".
di Napoli Magazine
01/05/2026 - 00:12
Francesco Calzona, ex c.t. della Nazionale slovacca ed ex tecnico del Napoli, ha rilasciato un'intervista al vodcast Sky Calcio Unplugged: "Kvaratskhelia? Penso che era nel suo dna arrivare dove è arrivato. È un giocatore fantastico con qualità non comuni. Purtroppo non siamo riusciti a trattenerlo in Italia ma bisogna dire che ha fatto uno step in avanti. Sta giocando la Champions da protagonista, si parla addirittura di Pallone d'oro. È un ragazzo fantastico da allenare e da vivere, quando lo alleni ti rendi conto delle qualità che ha. Io parto dal concetto che la fase difensiva è la prima cosa e va organizzata bene. Quella offensiva si può anche lasciare alla libertà e inventiva dei calciatori. Ci deve essere il giusto equilibrio, a me piace anche cercare di proporre un calcio che possa divertire. È vero che il risultato è fondamentale, ma ci si vuole anche divertire. Ora non viene ricordato solo chi vince, la gente si ricorda del Napoli di Sarri, dell'Olanda di Cruijff, del Milan di Sacchi, a parte quest'ultima le altre due hanno vinto poco ma vengono ricordate per ciò che hanno espresso. Speculare a me non piace, devo avere la sensazione che posso vincere contro chiunque. In un paese come la Slovacchia che proviene da un calcio speculativo io ho provato a imporre uno stile di gioco, in parte ci siamo riusciti. Se faccio un bilancio dei miei quasi 4 anni in Slovacchia sono molto soddisfatto di ciò che ho fatto. Futuro? La Nazionale ti da tanto ma ti leva tanto. Le partite sono ogni 3-4 mesi e ciò ti mette a dura prova. In poco tempo bisogna dare un'identità alla squadra. Noi avevamo 22 giocatori su 27 che giocano in tutta Europa, riunire questi giocatori con diverse visioni calcistiche in una visione unica è stata una prova veramente dura ma che mi ha dato soddisfazione. Il calcio di club è un'altra cosa, mi piacerebbe tornare in un club, l'Italia avrebbe la priorità ma non disdegno assolutamente l'estero. Italia? Io non sono d'accordo con il fatto che ci siano troppi stranieri e che non ci siano talenti. Dobbiamo avere più coraggio a far giocare i giovani, le nostre nazionali giovanili primeggiano. Bisogna avere più coraggio e pazienza e ripartire da questo. Anche i tifosi e gli addetti ai lavori devono avere pazienza e dare tempo ai ragazzi di sbagliare. Io ho portato all'Europeo un ragazzo del 2005 che giocava nella primavera del Feyenoord, aveva delle qualità e l'ho fatto esordire senza problemi. Non bisogna avere timore di dare spazio ai nostri ragazzi".