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L'OPINIONE - Carratelli: "Il lavoro di Ancelotti si vedrà nella prossima stagione a patto che sia sostenuto da un adeguato calciomercato in entrate e in uscita"
21.04.2019 12:19 di Napoli Magazine Fonte: Mimmo Carratelli per il Roma

Sei partite alla fine del campionato. Atalanta (domani), Cagliari, Inter al San Paolo; Frosinone, Spal e Bologna fuori. Tra infortuni, bronci e varie, Ancelotti mischierà ancora la squadra per scovare definitivamente chi tenere e chi lasciare andare via. Si parla di ricostruzione con giocatori più adatti al 4-4-2 del tecnico di Reggiolo per il salto in avanti che non si poteva fare quest’anno (e perché no?). Scotta il “caso Insigne”, si teme che arrivi una proposta indecente per Koulibaly, non si sa che succederà ad Allan, alcuni trentenni hanno concluso il ciclo azzurro. Ricostruzione, rivoluzione, rifondazione: il futuro del Napoli più interessante del presente, svanito l’ultimo traguardo. Nel presente la difesa del secondo posto dall’inseguimento dell’Inter (confronto diretto al San Paolo il 19 maggio). Poca cosa. Resta un mistero il calo della squadra nel 2019. Vengono date assicurazioni sulle condizioni fisiche Stanno tutti bene. Bene anche la preparazione finalizzata al rendimento crescente in primavera che non c’è stato? Nelle prime quattordici giornate dell’andata 32 punti, nel ritorno 23. Che cosa non ha funzionato? Nel girone di ritorno, il Napoli è da quinto posto. Troppe rotazioni, troppe incertezze? L’ingaggio di Ancelotti aveva come primo obiettivo la conquista di qualche trofeo dopo i “zero tituli” della grande bellezza. Lasciamo stare il campionato, appannaggio esclusivo della Juventus. La Coppa Italia era possibile. L’Europa League è stata dichiarata l’obiettivo che avrebbe valorizzato la stagione. Al primo anno di Ancelotti non si potevano pretendere risultati immediati. Il risvolto negativo è un altro: il Napoli non ha più alcuna personalità. Non si tratta di avere o non avere gli “attributi”, gli stimoli e altre baggianate. Si tratta che non è mai nata una squadra (bella, brutta, passabile) con una sua fisionomia ben precisa. Nella rotazione della “rosa” molti giocatori sono stati impiegati in ruoli non congeniali. Alla fine, non c’è stata alcuna valorizzazione dei giocatori promettenti. Sono rimasti una promessa. Il centrocampo s’è dissolto. L’attacco è vissuto sui gol di Milik, ma non ha mai convinto, eliminato l’antico tridente. La fase difensiva ha fatto un passo indietro. A sei giornate dalla fine, il Napoli ha incassato 28 gol (29 in tutto il campionato scorso). Il lavoro di Ancelotti si vedrà nella prossima stagione a patto che sia sostenuto da un adeguato calciomercato in entrate e in uscita. E’ necessario un paio di innesti di grande personalità, leader in campo, trascinatori. Minimo un leader in difesa e uno a centrocampo. E, in attacco, servirà una partner adeguato per Milik. Non è questione di soldi, il Napoli può spendere. Sarà questione di competenza, acume, scelta. Arriva la magnifica Atalanta di Gasperini, seconda migliore squadra del girone di ritorno dopo la Juve e avanti a Milan, Roma e Napoli. Lotta per un traguardo ambizioso: inserirsi in zona Champions. Lo meriterebbe. E’ la squadra più “europea” delle italiane. Un blocco compatto, palla sempre avanti, pressing alto, marcature a uomo per tutto il campo, grande forma fisica e i gol di Zapata (20), più di Ronaldo. Ha buttato fuori la Juventus nei quarti di Coppa Italia (3-0). Fuori casa non ha perso con Inter, Milan e Roma (tre pareggi). Fa punti in casa (25) e fuori (28). Se è una questione di stimoli, come si ama dire, l’Atalanta (3-4-1-2) viene al San Paolo per vincere. All’andata (sempre di lunedì) fu piegata da un gran gol di Milik a cinque minuti dalla fine. Sta meglio del Napoli e ha una “carica” superiore. Non perde da sette partite (4 vittorie, 3 pareggi) rallentando nelle due ultime uscite: 0-0 a Milano con l’Inter, 0-0 in casa contro l’Empoli. Mezza squadra azzurra ha giocato giovedì contro l’Arsenal, l’Atalanta è fresca e riposata. E l’umore del Napoli non è dei migliori.

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