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NAZIONALE - Ventura: "Complimenti a Mancini, se non ci fosse stata la Spagna anche noi ci saremmo qualificati con due mesi d'anticipo"
14.10.2019 11:46 di Napoli Magazine

Giampiero Ventura, allenatore della Salernitana ed ex ct dell’Italia, ha parlato della Nazionale azzurra ai microfoni di Radio Anch’io lo Sport: “L’Italia di Mancini? C’è un percorso straordinariamente positivo, basti pensare alla qualificazione con tre partite di anticipo. La cosa migliore è quest’infornata di giovani, questa crescita esponenziale, dai Chiesa ai Bernardeschi per arrivare a Sensi e Barella. Mancini ha seminato per creare lo zoccolo duro per l’Italia del futuro, molti stanno facendo esperienza, le coppe, è un’immagine positiva. Faccio i complimenti a Mancini, spero che l’Italia possa tornare dove merita, io ne sono il primo tifoso. Credo che solo ed esclusivamente la crescita di giovani di qualità possa fare aprire cicli. Poi il grande merito è dare la possibilità a questi ragazzi di crescere, di dare esperienza. Quando ho convocato Barella in molti si stupirono, ora gioca nell’Inter, a Barcellona, è una crescita per la Nazionale. È un augurio, il mio, che sia iniziata la crescita. Io in Nazionale nel momento sbagliato? Ma no, forse avrei dovuto pensarci quando ho accettato che non era la cosa più giusta da fare. Ho accettato con il cuore, chi lo fa nel calcio spesso sbaglia, bisogna avere più raziocinio. Se non ci fosse stata la Spagna ci saremmo qualificati con due mesi d’anticipo. Me ne dispiaccio, non tanto come ct, bensì come tifoso. Al 4-3 di Rivera, contro la Germania, esultai. Ora gli avversari erano meno duri? Rimango dell’idea che vincere non sia mai facile, rimane un percorso straordinariamente positivo. È ovvio che arriveranno gare più difficili. Invidia? In realtà no, mi sono un poco allontanato. È stata un’esperienza dura, in molti hanno visto solo il risultato sportivo, invece c’è stato qualcosa di più, di epocale. Non bisognava pensare al risultato finale, ma anche ai presupposti. Ho dovuto prenderne le distanze, per riprendere la mia vita. Quella sconfitta ha tentato di cancellare i 34 anni di vita calcistica che ho fatto. L’obiettivo era tornare sul campo di calcio, il filo conduttore della mia vita”.

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