A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Pasquale Salvione, coordinatore del Corriere dello Sport online. Di seguito, un estratto dell’intervista.
Chi potrebbe essere, secondo lei, il primo dei due nuovi del Napoli a essere lanciato nella mischia? Giovane lo abbiamo già visto esordire e fare qualche spezzone, secondo lei a Genova ci sarà la possibilità di vedere in campo anche Alisson?
“Secondo me sì, la possibilità c’è e aumenta chiaramente in caso di necessità. Sono due giocatori che, entrando a gara in corso, possono aiutare molto Conte, soprattutto se la partita non dovesse sbloccarsi. Io penso che possano essere utilizzati sia se il match dovesse mettersi bene per il Napoli, sia soprattutto in situazioni complicate. Rispetto a qualche settimana fa sono due armi importanti in più, perché fino alla partita precedente praticamente non c’erano alternative dalla panchina".
Dal punto di vista dei recuperi in casa Napoli, dovrebbe essere recuperato dal primo minuto Rrahmani. Ha qualche notizia in più su Anguissa?
“Non entro nelle diagnosi mediche non ufficiali per una questione di privacy. Posso dire che, da quello che sappiamo e da quello che ci è stato riferito, si tratta sicuramente di un problema alla schiena. Speriamo davvero che possa risolverlo al più presto, anche per lui, è fermo da novembre, parliamo quindi di oltre tre mesi, praticamente più di un terzo di stagione già andato. Sappiamo quanto sia importante Anguissa per il Napoli e credo che anche dal punto di vista personale sia molto dispiaciuto per quello che gli è successo".
L’Inter oggi ha un vantaggio importante, è a +5 sul Milan e davanti al Napoli di 9. Per lei si è già avviata verso la vittoria dello scudetto o il margine è ancora troppo basso?
“Siamo a febbraio vi ricordo quando Spalletti diceva che non aveva mai visto nessuno vincere uno scudetto a gennaio. Pensare che una corsa sia finita a febbraio è prematuro. È chiaro che l’Inter sia stra-favorita, ma non ha ancora vinto nulla, e questo lo sanno bene anche Milan e Napoli. In questo momento, secondo me, Napoli e Milan più che guardare all’Inter devono guardare a loro stessi, perché se non riescono ad avere una marcia regolare e a fare tanti punti, allora sì che l’Inter può anche adagiarsi e rendere il suo cammino più semplice. Se invece Napoli e Milan trovano continuità, possono sicuramente mettere in difficoltà l’Inter".
Indipendentemente dalla classifica, tra Inter, Milan e Napoli, chi ha più chance secondo lei?
“Chiaramente l’Inter ha più chance, il vantaggio è una cosa importante. Però deve fare i conti con un Milan che,, con il passare delle settimane è diventato più quadrato. La prestazione del Milan a Bologna, ad esempio, è stata impressionante in senso positivo, ha tolto ogni possibilità di attaccare al Bologna, che non ha praticamente mai tirato in porta. Il Milan ha colpito più volte, ha giocato bene e creato tante occasioni. A volte, quando si entra nelle discussioni sul modo di giocare a calcio, Allegri non piace a molti perché non è spettacolare. È più bello vedere squadre che giocano un calcio più offensivo, per carità, ma quando guardi il Milan ti rendi conto che hai davanti una squadra vera. Magari non diverte sempre, ma è efficace, e spesso mette gli avversari in una condizione di inferiorità evidente".
Possiamo dire che Massimiliano Allegri e Antonio Conte rappresentino un certo pragmatismo nel calcio moderno, cioè l’idea di scendere in campo per vincere, al di là dell’estetica del gioco?
“Conte ed Allegri sono gli allenatori più pragmatici, ma anche i più vincenti della Serie A, basta guardare gli almanacchi. Dal 2010-2011 in poi, Conte e Allegri hanno vinto la maggior parte degli scudetti. Se non sbaglio, negli ultimi quindici anni ne hanno conquistati undici, considerando anche quelli vinti da Sarri, Spalletti, Inzaghi e Pioli. È una superiorità evidente. Il discorso su come si debba giocare a calcio è ampio e ognuno può avere la sua opinione, ma quando vai alla concretezza dei risultati, Allegri e Conte hanno davvero pochi rivali".
Chi è stata, secondo lei, la regina di questa finestra di mercato?
“La Roma, senza dubbio. Ha preso un attaccante titolare e un esterno che sembra rientrare pienamente nei piani di Gasperini come titolare importante. Inserire due elementi di questo peso direttamente nella formazione titolare significa rinforzarsi più degli altri. Poi ovviamente il campo dirà se queste scelte pagheranno, lo scopriremo nelle prossime settimane, ma tra le big la Roma è quella che si è rinforzata di più".
Vista l’esplosione di Vergara negli ultimi giorni ed il talento che sta emergendo, come mai la nostra Nazionale fatica ancora a tornare ai livelli di un tempo?
“Io credo che negli anni sia mancato un lavoro strutturato e continuo sui settori giovanili. Andrebbero sostenuti, sovvenzionati e alimentati molto di più. Oggi fare scuola calcio o semplicemente andare a giocare a pallone è diventato più complicato, più costoso e anche più scomodo. I ragazzi, inoltre, vivono in un contesto diverso, tra telefono, social e videogiochi. Il cambiamento dei tempi richiede uno sforzo maggiore da parte di tutto il movimento. Questo, col passare degli anni, ha portato a un impoverimento generale del nostro calcio. È un discorso ampio, che non si risolve certo in una chiacchierata radiofonica, ma investire seriamente sui settori giovanili sarebbe un primo passo fondamentale per tornare a credere davvero nei nostri talenti".
di Napoli Magazine
07/02/2026 - 12:17
A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Pasquale Salvione, coordinatore del Corriere dello Sport online. Di seguito, un estratto dell’intervista.
Chi potrebbe essere, secondo lei, il primo dei due nuovi del Napoli a essere lanciato nella mischia? Giovane lo abbiamo già visto esordire e fare qualche spezzone, secondo lei a Genova ci sarà la possibilità di vedere in campo anche Alisson?
“Secondo me sì, la possibilità c’è e aumenta chiaramente in caso di necessità. Sono due giocatori che, entrando a gara in corso, possono aiutare molto Conte, soprattutto se la partita non dovesse sbloccarsi. Io penso che possano essere utilizzati sia se il match dovesse mettersi bene per il Napoli, sia soprattutto in situazioni complicate. Rispetto a qualche settimana fa sono due armi importanti in più, perché fino alla partita precedente praticamente non c’erano alternative dalla panchina".
Dal punto di vista dei recuperi in casa Napoli, dovrebbe essere recuperato dal primo minuto Rrahmani. Ha qualche notizia in più su Anguissa?
“Non entro nelle diagnosi mediche non ufficiali per una questione di privacy. Posso dire che, da quello che sappiamo e da quello che ci è stato riferito, si tratta sicuramente di un problema alla schiena. Speriamo davvero che possa risolverlo al più presto, anche per lui, è fermo da novembre, parliamo quindi di oltre tre mesi, praticamente più di un terzo di stagione già andato. Sappiamo quanto sia importante Anguissa per il Napoli e credo che anche dal punto di vista personale sia molto dispiaciuto per quello che gli è successo".
L’Inter oggi ha un vantaggio importante, è a +5 sul Milan e davanti al Napoli di 9. Per lei si è già avviata verso la vittoria dello scudetto o il margine è ancora troppo basso?
“Siamo a febbraio vi ricordo quando Spalletti diceva che non aveva mai visto nessuno vincere uno scudetto a gennaio. Pensare che una corsa sia finita a febbraio è prematuro. È chiaro che l’Inter sia stra-favorita, ma non ha ancora vinto nulla, e questo lo sanno bene anche Milan e Napoli. In questo momento, secondo me, Napoli e Milan più che guardare all’Inter devono guardare a loro stessi, perché se non riescono ad avere una marcia regolare e a fare tanti punti, allora sì che l’Inter può anche adagiarsi e rendere il suo cammino più semplice. Se invece Napoli e Milan trovano continuità, possono sicuramente mettere in difficoltà l’Inter".
Indipendentemente dalla classifica, tra Inter, Milan e Napoli, chi ha più chance secondo lei?
“Chiaramente l’Inter ha più chance, il vantaggio è una cosa importante. Però deve fare i conti con un Milan che,, con il passare delle settimane è diventato più quadrato. La prestazione del Milan a Bologna, ad esempio, è stata impressionante in senso positivo, ha tolto ogni possibilità di attaccare al Bologna, che non ha praticamente mai tirato in porta. Il Milan ha colpito più volte, ha giocato bene e creato tante occasioni. A volte, quando si entra nelle discussioni sul modo di giocare a calcio, Allegri non piace a molti perché non è spettacolare. È più bello vedere squadre che giocano un calcio più offensivo, per carità, ma quando guardi il Milan ti rendi conto che hai davanti una squadra vera. Magari non diverte sempre, ma è efficace, e spesso mette gli avversari in una condizione di inferiorità evidente".
Possiamo dire che Massimiliano Allegri e Antonio Conte rappresentino un certo pragmatismo nel calcio moderno, cioè l’idea di scendere in campo per vincere, al di là dell’estetica del gioco?
“Conte ed Allegri sono gli allenatori più pragmatici, ma anche i più vincenti della Serie A, basta guardare gli almanacchi. Dal 2010-2011 in poi, Conte e Allegri hanno vinto la maggior parte degli scudetti. Se non sbaglio, negli ultimi quindici anni ne hanno conquistati undici, considerando anche quelli vinti da Sarri, Spalletti, Inzaghi e Pioli. È una superiorità evidente. Il discorso su come si debba giocare a calcio è ampio e ognuno può avere la sua opinione, ma quando vai alla concretezza dei risultati, Allegri e Conte hanno davvero pochi rivali".
Chi è stata, secondo lei, la regina di questa finestra di mercato?
“La Roma, senza dubbio. Ha preso un attaccante titolare e un esterno che sembra rientrare pienamente nei piani di Gasperini come titolare importante. Inserire due elementi di questo peso direttamente nella formazione titolare significa rinforzarsi più degli altri. Poi ovviamente il campo dirà se queste scelte pagheranno, lo scopriremo nelle prossime settimane, ma tra le big la Roma è quella che si è rinforzata di più".
Vista l’esplosione di Vergara negli ultimi giorni ed il talento che sta emergendo, come mai la nostra Nazionale fatica ancora a tornare ai livelli di un tempo?
“Io credo che negli anni sia mancato un lavoro strutturato e continuo sui settori giovanili. Andrebbero sostenuti, sovvenzionati e alimentati molto di più. Oggi fare scuola calcio o semplicemente andare a giocare a pallone è diventato più complicato, più costoso e anche più scomodo. I ragazzi, inoltre, vivono in un contesto diverso, tra telefono, social e videogiochi. Il cambiamento dei tempi richiede uno sforzo maggiore da parte di tutto il movimento. Questo, col passare degli anni, ha portato a un impoverimento generale del nostro calcio. È un discorso ampio, che non si risolve certo in una chiacchierata radiofonica, ma investire seriamente sui settori giovanili sarebbe un primo passo fondamentale per tornare a credere davvero nei nostri talenti".