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PAUSA NAZIONALI - Napoli, stavolta la sosta sarà benedetta, chissà che non porti consiglio
09.11.2019 11:01 di Napoli Magazine Fonte: Dario Marotta per il Roma

Da domani il “rompete le righe” scatterà in automatico e non sarà figlio di un ammutinamento. I giocatori convocati raggiungeranno le rispettive nazionali mentre tutti gli altri potranno godersi qualche giorno di libertà, prima di ritrovarsi a Castelvolturno per riprendere gli allenamenti. La sosta viene spesso vista come un ingombro, talvolta come un’inutile perdita di tempo e indispettisce i tifosi che vorrebbero sempre avere l’opportunità di veder giocare il Napoli ma stavolta la situazione è decisamente diversa. L’odiata pausa si trasforma in momento di riflessione, necessario per provare a mettere un punto a quanto accaduto negli ultimi giorni. Due settimane per ritrovarsi, per confrontarsi, per capire da dove e da chi ripartire. Lo stop (si spera) contribuirà ad allentare la tensione in città, a trovare il mezzo per ricucire con una squadra che in termini di impegno ha dato tanto e alla quale il pubblico ha sempre riconosciuto grandi meriti, nonostante non siano arrivate gratificazioni importanti. Il gruppo ha sempre risposto presente, si è spinto oltre i suoi limiti e per queste ragioni si è guadagnato la stima della gente.

 

LA ROTTURA con la piazza è giunta come un fulmine a ciel sereno. I risultati deludenti di inizio stagione (specie in campionato) non avevano inficiato affatto il rapporto tra la squadra e l’ambiente ma la mossa di disertare il ritiro non è andata giù ai tifosi azzurri. È chiaro che in un contesto del genere i vecchi “eroi” si sono subito trasformati in bambini viziati che si rifiutano di restare in ritiro per cinque giorni serviti e riveriti, in un hotel extra lusso. È populismo nudo e crudo ma forse nasconde un fondo di verità. Il ragionamento è molto semplice: in una città difficile come Napoli i calciatori, parte di una casta privilegiata, non possono dare il cattivo esempio. Si pone in questi termini la questione morale, evidentemente molto più importante dei risultati sportivi. Le sconfitte passano, i comportamenti sbagliati no, almeno non subito, specie se i tifosi decidono di legarseli al dito.

 

L’AUTOLESIONISMO è il nemico più grande da sconfiggere quando scoppia la guerra del tutti contro tutti. La squadra se la prende con la società, il club minaccia di adire le vie legali per decurtare lo stipendio ai calciatori e per tutelare la sua immagine mentre i tifosi restano nel mezzo, dispensando attacchi a destra e sinistra. L’esito del conflitto non può che essere catastrofico ma chissà che la sosta non porti consiglio.

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