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VAR - Aia, dossier all'Ifab con possibili correttivi al protocollo riguardo anche la contestatissima dicitura "Chiaro ed evidente errore"
18.12.2018 14:43 di Napoli Magazine

Il Corriere della Sera scrive a proposito del Var: "A preoccupare, più che il sistema in sé, sul quale comunque occorre mettere mano e l’Aia è la prima a saperlo tanto da aver già inviato un dossier all’Ifab con possibili correttivi al protocollo, è il rapporto fiduciario fra le parti che si sta logorando ogni giorno di più. Sprofondo Var: da strumento distensivo s’è trasformata in terreno di scontro. E ora, che è poi l’aspetto peggiore, è tutti contro tutti. Guerra aperta. A due settimane dalla rumorosissima ammissione del capo degli arbitri Nicchi dopo lo sgambetto di D’Ambrosio a Zaniolo in Roma-Inter («errore inconcepibile») adesso sono i presidenti ad andare all’attacco. Il torinista Urbano Cairo ha attaccato Guida per il derby («con la Juve siamo particolarmente sfortunati, la sudditanza psicologica penso ci sia ancora») mentre il genoano Enrico Preziosi è andato giù pesante su Di Bello per la vistosissima spinta di Florenzi su Pandev al 95’: «Un errore in malafede». Né Nicchi né il designatore Rizzoli hanno voluto replicare: va interpretato come un silenzio politico che potrebbe durare anche a lungo. L’Aia, che negli ultimi mesi aveva allentato la tradizionale consegna del «no comment», intende così dare un segnale: voi ci attaccate, noi ce ne torniamo zitti e non spieghiamo più nulla. Ad ogni modo sull’episodio dell’Olimpico i vertici concordano: era rigore, ragione per la quale l’internazionale Di Bello verrà fermato per qualche partita, e probabilmente con lui anche Chiffi, il Var alla prima stagione in A che non è intervenuto per segnalargli l’episodio. Diversa la ricostruzione del derby, sui due rigori reclamati dal Toro: lì, sempre secondo i vertici, Guida ha fatto bene a non andarsi a rivedere le due situazioni con le immagini televisive ma a fidarsi del giudizio dal campo. La direttiva attuale è chiara: per i contrasti relativi alla parte alta del corpo meglio favorire la scelta dal vivo che permette di valutare meglio l’intensità; su quelli a terra, tra gambe, meglio il video. Eppure l’interrogativo resta e non lo si può ignorare: perché non andarsi comunque a rivedere le immagini? Erano due episodi delicati, in area: se la tecnologia c’è, perché non utilizzarla sempre e comunque? Come succede per falli di mano e fuorigioco, dove ormai vengono annullati gol per millimetri come ieri in Atalanta-Lazio? Forse davvero gli arbitri temono di perdere centralità? Se è cosi, non va bene per niente. Tant’è che la stessa Aia, nel suo dossier all’Ifab, suggerisce (saggiamente) l’ipotesi di apportare alcune modifiche al protocollo passando ad esempio dalla contestatissima dicitura attuale («chiaro ed evidente errore») a una classificazione dettagliata di casi nei quali la tecnologia deve intervenire. L’obiettivo è allargare il raggio d’azione diminuendo i buchi neri. Deciderà il Board, vedremo. L’Aia sta riflettendo poi sempre più sul progetto di un pool specializzato alla videoassistenza, magari inserendo arbitri che abbiano appena chiuso la carriera sul campo, in modo da avere solo gente esperta".

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