Michael Folorunsho, centrocampista dell’Hellas Verona, ha raccontato la sua storia ai microfoni di Cronache di spogliatoio.
ESORDIO IN A
- Se ho esordito in Serie A, lo devo a mia madre. Ce l’ha messa tutta. A scuola ero una frana e non riuscivo a dare il mio meglio, perché ero concentrato sul calcio: l’unico posto in cui i miei ritardi si possono contare sulle dita di una mano. Ogni volta che mi ha messo in punizione, non mi ha mai tolto la possibilità di giocare perché vedeva quanto impegno e diligenza ci mettessi, e soprattutto quanta voglia avessi. Ha fatto sacrifici, prendendomi prima da scuola per portarmi al campo. Mi ha inviato un messaggio prima della partita: «Sono fiera di te». Mia sorella mi ha chiamato dopo la gara per raccontarmi: «Non dirgli che te l’ho detto, ma la mamma si è messa a piangere dall’emozione quando l’arbitro ha fischiato l’inizio. Ha visto i sacrifici di un figlio che aveva un unico sogno, giocare in Serie A».
SIMONE INZAGHI
- Mi ha fatto esordire in Primavera. Quel giorno entrai in campo… non nel migliore dei modi. Il mister ci teneva particolarmente a lanciarmi, quindi a fine partita mi ha ripreso davanti a tutti: nello spogliatoio la sua sgridata è subito diventata un meme, perché ha iniziato ad apostrofarmi in modo divertente e tutta la squadra è scoppiata a ridere. Da un diverbio, ne è nato un modo per confrontarsi: da quel giorno non mi ha più tolto.
LAZIO
- Grazie a Inzaghi ho realizzato parte di un sogno. Quando è andato in Prima Squadra, mi ha convocato per una panchina in Coppa Italia, a San Siro contro l’Inter. La mia prima panchina tra i professionisti, con la mia squadra del cuore. Era il sogno di una vita. A scuola sono da sempre il più competitivo quando si parla di calcio. A Roma in una classe, su 10 bambini… 8 tifano Roma! E io in qualche modo devo difendere la Lazio.
FANTACALCIO IN SERIE A
- Quest’anno ho fatto la mia prima asta... da giocatore di Serie A, dentro al listone. I miei amici mi hanno rilanciato fino a 8. Li ho guardati: «Ma siete pazzi? Secondo voi mi rilancio a 9? Mica li valgo!». Ho già capito quest’anno... in direct prima mi scrivevano soltanto i tifosi del Bari, da quando ho firmato con il Verona mezzo mondo mi chiede i bonus!
L’ARRIVO A VERONA
- Ho firmato con il Verona, finalmente in Serie A. Ritrovo Baroni come allenatore, quando siamo stati insieme alla Reggina mi ha cambiato la carriera. Mi ha completamente aperto la mente: prima di incontrarlo, nella mia testa ero una mezzala e potevo fare soltanto quello; quando qualcuno mi cambiava posizione, pensavo «ma che sta facendo? Io sono una mezzala!». Mi ha fatto capire che posso fare tanti ruoli diversi e farli tutti bene. Uno slancio per prendere fiducia, che avevo perso l’anno precedente. Adesso ritrova un ragazzo che ha la stessa fame di quando mi ha scoperto: mi ha stravolto, io sono un gran lavoratore e voglio dargli qualcosa in cambio. Non cambierei il mio percorso con niente. Tanti mi dicono che sarei potuto arrivare prima in Serie A: ci sono arrivato adesso, da giocatore maturo.
ESULTANZA
- La mia esultanza l’ho creata insieme al mio migliore amico, tempo fa dopo un gol alla Virtus Francavilla. Mi fece notare che non ne avevo una. L’abbiamo inventata, racchiude tutte le persone più intime della mia vita.
BARI
- Lo spogliatoio era diventato invivibile tra dicembre e febbraio, una roba da pazzi! Compagni di 40 anni che dicevano «è il gruppo più bello della mia carriera». Fantastico. Da tre mesi era impossibile fare un errore che diventavi vittima di uno scherzo ahahah! Io ero il più matto, il mister un giorno disse a un compagno che in allenamento al posto degli scarpini sembrava avere delle ciabatte. Così glieli ho messi in un secchio d’acqua e poi nel congelatore. Il giorno dopo è arrivato al campo e ha trovato gli scarpini in un cubo di ghiaccio, ha dovuto buttare via tutto. La delusione a fine campionato è stata tanta: non credo di avere la forza di parlare della finale play-off e di quel palo che ci ha fermato a un centimetro dalla gloria.
NAPOLI
- Non era il primo ritiro che facevo con il Napoli, ma ogni anno a colpirmi è la mentalità: hanno appena vinto lo Scudetto e qui nessuno si è adagiato. Osservo Osimhen e Di Lorenzo... inconsciamente potrebbero essere sazi, e invece ripartono per ripetersi. Le doti tecniche non si discutono, ma è nella testa la vera chiave.
PERCORSO
- Quando esci dalla Primavera, ti rendi conto di aver vissuto sulle nuvole. Credi che sia tutto bello là fuori, che sei bravo quanto i ragazzi che sono già in Prima Squadra. Pensi di essere arrivato, ma non è vero niente. Ognuno ha il proprio percorso, e io non ero pronto al salto. Per questo la Lazio ha deciso di non tenermi. Ho trovato un mondo completamente diverso in Serie C! La cosa più difficile? Vivere uno spogliatoio con persone più grandi di te, cambiano l’approccio e il modo di relazionarti. È l’impatto che ho subito di più. Adesso devo imparare a gestire le emozioni: chi ci aveva mai giocato dentro uno stadio, con le pressioni dei tifosi e le ambizioni stringenti di una società.
SERIE C
- Umanamente la Virtus Francavilla mi ha sempre coccolato, perché ero acerbo e innocuo, e quando sbagliavo non lo facevo con cattiveria. Insomma, ero solo un bambinone. Anche mister D’Agostino mi ha sempre dato un’opportunità. Ma a dicembre mi hanno messo ai margini dopo una bravata: tutti piccoli errori, ma era giunto il momento di sbatterci la testa e farmi capire che non devo commetterli. E mi sono detto: «Un anno fa eri in panchina con la Lazio a San Siro, ora ti alleni con la Berretti alle sette di sera, da solo. Che vuoi fare, la Serie C per sempre?». Dopo Francavilla, mi ha comprato il Napoli e sono andato in prestito al Bari. Ero felicissimo: Bari ti sa formare come calciatore e come uomo, una piazza importante. Volevo fare bene, ma sono stato una delusione. Dopo due anni in C, mi sentivo pronto. Ho giocato poco e male, non ero in condizione e non ero al 100%. Sono ripartito dalla Reggina e lì sì che sono maturato davvero. Ora va alla grande.
di Napoli Magazine
13/09/2023 - 13:23
Michael Folorunsho, centrocampista dell’Hellas Verona, ha raccontato la sua storia ai microfoni di Cronache di spogliatoio.
ESORDIO IN A
- Se ho esordito in Serie A, lo devo a mia madre. Ce l’ha messa tutta. A scuola ero una frana e non riuscivo a dare il mio meglio, perché ero concentrato sul calcio: l’unico posto in cui i miei ritardi si possono contare sulle dita di una mano. Ogni volta che mi ha messo in punizione, non mi ha mai tolto la possibilità di giocare perché vedeva quanto impegno e diligenza ci mettessi, e soprattutto quanta voglia avessi. Ha fatto sacrifici, prendendomi prima da scuola per portarmi al campo. Mi ha inviato un messaggio prima della partita: «Sono fiera di te». Mia sorella mi ha chiamato dopo la gara per raccontarmi: «Non dirgli che te l’ho detto, ma la mamma si è messa a piangere dall’emozione quando l’arbitro ha fischiato l’inizio. Ha visto i sacrifici di un figlio che aveva un unico sogno, giocare in Serie A».
SIMONE INZAGHI
- Mi ha fatto esordire in Primavera. Quel giorno entrai in campo… non nel migliore dei modi. Il mister ci teneva particolarmente a lanciarmi, quindi a fine partita mi ha ripreso davanti a tutti: nello spogliatoio la sua sgridata è subito diventata un meme, perché ha iniziato ad apostrofarmi in modo divertente e tutta la squadra è scoppiata a ridere. Da un diverbio, ne è nato un modo per confrontarsi: da quel giorno non mi ha più tolto.
LAZIO
- Grazie a Inzaghi ho realizzato parte di un sogno. Quando è andato in Prima Squadra, mi ha convocato per una panchina in Coppa Italia, a San Siro contro l’Inter. La mia prima panchina tra i professionisti, con la mia squadra del cuore. Era il sogno di una vita. A scuola sono da sempre il più competitivo quando si parla di calcio. A Roma in una classe, su 10 bambini… 8 tifano Roma! E io in qualche modo devo difendere la Lazio.
FANTACALCIO IN SERIE A
- Quest’anno ho fatto la mia prima asta... da giocatore di Serie A, dentro al listone. I miei amici mi hanno rilanciato fino a 8. Li ho guardati: «Ma siete pazzi? Secondo voi mi rilancio a 9? Mica li valgo!». Ho già capito quest’anno... in direct prima mi scrivevano soltanto i tifosi del Bari, da quando ho firmato con il Verona mezzo mondo mi chiede i bonus!
L’ARRIVO A VERONA
- Ho firmato con il Verona, finalmente in Serie A. Ritrovo Baroni come allenatore, quando siamo stati insieme alla Reggina mi ha cambiato la carriera. Mi ha completamente aperto la mente: prima di incontrarlo, nella mia testa ero una mezzala e potevo fare soltanto quello; quando qualcuno mi cambiava posizione, pensavo «ma che sta facendo? Io sono una mezzala!». Mi ha fatto capire che posso fare tanti ruoli diversi e farli tutti bene. Uno slancio per prendere fiducia, che avevo perso l’anno precedente. Adesso ritrova un ragazzo che ha la stessa fame di quando mi ha scoperto: mi ha stravolto, io sono un gran lavoratore e voglio dargli qualcosa in cambio. Non cambierei il mio percorso con niente. Tanti mi dicono che sarei potuto arrivare prima in Serie A: ci sono arrivato adesso, da giocatore maturo.
ESULTANZA
- La mia esultanza l’ho creata insieme al mio migliore amico, tempo fa dopo un gol alla Virtus Francavilla. Mi fece notare che non ne avevo una. L’abbiamo inventata, racchiude tutte le persone più intime della mia vita.
BARI
- Lo spogliatoio era diventato invivibile tra dicembre e febbraio, una roba da pazzi! Compagni di 40 anni che dicevano «è il gruppo più bello della mia carriera». Fantastico. Da tre mesi era impossibile fare un errore che diventavi vittima di uno scherzo ahahah! Io ero il più matto, il mister un giorno disse a un compagno che in allenamento al posto degli scarpini sembrava avere delle ciabatte. Così glieli ho messi in un secchio d’acqua e poi nel congelatore. Il giorno dopo è arrivato al campo e ha trovato gli scarpini in un cubo di ghiaccio, ha dovuto buttare via tutto. La delusione a fine campionato è stata tanta: non credo di avere la forza di parlare della finale play-off e di quel palo che ci ha fermato a un centimetro dalla gloria.
NAPOLI
- Non era il primo ritiro che facevo con il Napoli, ma ogni anno a colpirmi è la mentalità: hanno appena vinto lo Scudetto e qui nessuno si è adagiato. Osservo Osimhen e Di Lorenzo... inconsciamente potrebbero essere sazi, e invece ripartono per ripetersi. Le doti tecniche non si discutono, ma è nella testa la vera chiave.
PERCORSO
- Quando esci dalla Primavera, ti rendi conto di aver vissuto sulle nuvole. Credi che sia tutto bello là fuori, che sei bravo quanto i ragazzi che sono già in Prima Squadra. Pensi di essere arrivato, ma non è vero niente. Ognuno ha il proprio percorso, e io non ero pronto al salto. Per questo la Lazio ha deciso di non tenermi. Ho trovato un mondo completamente diverso in Serie C! La cosa più difficile? Vivere uno spogliatoio con persone più grandi di te, cambiano l’approccio e il modo di relazionarti. È l’impatto che ho subito di più. Adesso devo imparare a gestire le emozioni: chi ci aveva mai giocato dentro uno stadio, con le pressioni dei tifosi e le ambizioni stringenti di una società.
SERIE C
- Umanamente la Virtus Francavilla mi ha sempre coccolato, perché ero acerbo e innocuo, e quando sbagliavo non lo facevo con cattiveria. Insomma, ero solo un bambinone. Anche mister D’Agostino mi ha sempre dato un’opportunità. Ma a dicembre mi hanno messo ai margini dopo una bravata: tutti piccoli errori, ma era giunto il momento di sbatterci la testa e farmi capire che non devo commetterli. E mi sono detto: «Un anno fa eri in panchina con la Lazio a San Siro, ora ti alleni con la Berretti alle sette di sera, da solo. Che vuoi fare, la Serie C per sempre?». Dopo Francavilla, mi ha comprato il Napoli e sono andato in prestito al Bari. Ero felicissimo: Bari ti sa formare come calciatore e come uomo, una piazza importante. Volevo fare bene, ma sono stato una delusione. Dopo due anni in C, mi sentivo pronto. Ho giocato poco e male, non ero in condizione e non ero al 100%. Sono ripartito dalla Reggina e lì sì che sono maturato davvero. Ora va alla grande.