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ALLA LUISS - Ancelotti: "Condivido il progetto di Aurelio De Laurentiis, sono stato al Milan 8 anni, voglio battere questo record col Napoli!"
25.03.2019 18:09 di Napoli Magazine

L'allenatore azzurro Carlo Ancelotti a colloquio con gli studenti della Luiss, ha rilasciato alcune dichiarazioni riportate dalla SSC Napoli su Twitter: “Il Napoli è da anni ai vertici del calcio italiano e tra le prime squadre d’Europa. È una società molto vicina a raggiungere risultati sportivi importanti. Il Napoli altri risultati molto importanti li ha già raggiunti perché è una società sana, forte e in crescita, e se sono a Napoli è perché condivido e accetto il progetto di De Laurentiis”. Ancelotti alla Luiss conclude così: “Sono stato al Milan 8 anni, voglio battere questo record con il Napoli!”.

 

 

"Faccio una premessa. Oggi è stata una giornata molto emozionante, ho ricevuto tantissimi complimenti. L'università mi mette imbarazzo, non l'ho mai frequentata. Non so realmente come funziona, una volta di obbligavano a studiare mentre all'Università studi per conto tuo ed aumenta il senso di responsabilità. Faccio solamente quello che mi piace fare ed ho avuto la fortuna di fare, per il quale mi sono appassionato quando ero molto giovane, ed ancora adesso sono appassionato. 
 
Ritornare in Italia è stato molto piacevole, all'estero ci sono problematiche di varia natura, la prima è il linguaggio per un allenatore. La cosa importante di vivere all'estero è il linguaggio, la trasmissione dell'emozione è molto importante e si può fare solo con la lingua. Tornare in Italia mi ha avvantaggiato sotto il punto di vista del linguaggio, avendo un dialogo diretto, dall’altra parte vedi delle cose che all’estero sono superate.
 
Razzismo? A livello ambientale l'estero è molto avanti rispetto a noi, si cerca di fare qualcosa.  Credo ci sia stata l’opportunità di fare qualcosa, si sono svegliate le coscienze, le campagne le puoi combattere se hai supporto, c’è stata una sollevazione generale. Tutti sono resi conto che parlare di questo è sciocco, qualcosa è migliorato ma si devono fare tanti passi, credo che ora ci sia la consapevolezza che quello del razzismo è un problema che va risolto.
 
Cosa è successo a Monaco con la società e i giocatori? Nella comunicazione e nella gestione un allenatore deve tenere conto che c’è le gestione con la squadra, la società, l’esterno. A Monaco c’è stato uno scontro non con i giocatori, sono uscite delle storie, il problema era uno scontro di filosofia, quella squadra secondo me aveva bisogno di cambiare filosofia e giocatori, questo si è scontrato con la volontà della società che voleva restare con il gruppo storico. Loro sono stati contenti di aver chiuso in maniera prematura, io altrettanto.
 
Quando il Napoli farà il salto di qualità ed uscirà dal limbo? Mah, il Napoli nel limbo mi sembra una parola grossa, a parte la Juventus se il Napoli è nel limbo allora le altre dove sono? Il Napoli nell’ultimo periodo è sempre stato ai vertici del calcio italiano, poi c’è il risultato sportivo ma in fin dei conti anche questo lo è. Il Napoli negli ultimi 12 anni ha fatto dei passi da gigante, tra le prime squadre d’Europa, questa squadra è molto vicina a raggiungere un risultato sportivo importante. È una società sana, che ha un progetto chiaro, investe in base a quello che ricava. Ci sono regole europee che ti impongono questo, se io sono andato ad allenare il Napoli è perché condivido ed accetto questo progetto. Anche a livello tecnico mi piace, c’è volontà di investire sui giovani, siamo vicini ad ottenere risultati sportivi importanti, altri risultati di altra natura come quella economica sono già stati raggiunti dalla società.
 
Che calcio ho ritrovato in Italia? Il solito calcio italiano, molto considerato in Europa per le conoscenze tattiche. Un campionato molto formativo, qui i sistemi di gioco sono diversi. Nelle infrastrutture siamo indietro, in tutta Europa gli stadi sono stati quasi tutti rinnovati, a livello ambientale ci sono ancora sussulti di violenza, ignoranza, maleducazione, cose che sono state depennate da tutte le parti. In Inghilterra non sono stato mai insultato, in Francia nemmeno, in Italia siamo ancora indietro sotto questo punto di vista, troppa gente maleducata, bisogna migliorare.
 
Quanto è importante la statistica? Statistica è argomento di attualità, è un dato oggettivo, c’è una strumentazione avanzata che permette di valutare esattamente cosa deve fare il giocatore sul campo. Anche quella va interpretata. Sulla statistica noi costruiamo l’allenatore, tutte le squadre fanno lavori con la palla e non a secco, il dato fisico ti dà una valutazione del carico di allenamento, è di fondamentale importanza. Sul dato tecnico ho ancora perplessità, c’è un solo dato tecnico correlato con risultato, gol fatti e gol subiti, se fai più possesso non è detto che vinci, se fai più passaggi non è detto che vinci. C’è un giocatore che può avere 90% di passaggio riusciti, ma se fa 90% di passaggi laterali ed a me non interessa, preferisco uno che fa il passaggio verticale pur rischiando di sbagliarlo.
 
Nazionale? Ho avuto un contatto di questo periodo l'anno scorso, ho avuto un colloquio con la società ma comunque sia la mia volontà era quella di allenare tutti i giorni. Avevo parlato con i dirigenti della nazionale ma avevo espresso il mio desiderio, tanto è vero che il giorno dopo ho incontrato i dirigenti del Napoli ed abbiamo trovato un accordo velocemente. 
 
Liedholm? E' stato un maestro molto importante nella formazione come calciatore, sopratutto a distanza di tempo nella gestione e nel modo di relazionarsi con gli altri, credo che sia stata una persona di grande riferimento. Mi è sempre piaciuto il suo modo di comunicare con gli altri, di avere rapporto con le altre persone. Credo che da quel punto di vista lì, sotto il punto di vista della comunicazione, è stato un grande. Non dico che ho imparato da lui, nella relazione tra le persone diventa di fondamentale importanza che tipo di carattere hai, si forma con l'esperienza che hai avuto e gli esempi che ha seguito da giovane. Dicono tutti che sono un tipo tranquillo, calmo, ma tante volte questo diventa un limite nel lavoro che facciamo, tante volte ti chiedono tutto il contrario, quando le cose non vanno bene, la prima cosa che ti dicono è che sei troppo buono e devi usare la frusta. Io, però, non posso essere diverso. Il mio percorso di crescita è stato formato da persone con questo tipo di carattere. La credibilità in un rapporto, che sia tra genitore figlio o professore alunno, è la credibilità. A quelli che mi dicono che devo usare la frusta gli dico trovatene un altro, non so usarla (il tecnico, a questo punto, mostra un momento di commozione, ndr).
 
Mio figlio? Ha fatto scienze motorie, è diventato preparatore atletico, ha avuto il culo che l'ho portato al Paris Saint Germain, poi al Real Madrid, Bayern Monaco, lì a Monaco ha fatto il corso allenatore. E' molto bravo, punto.
 
Come riesce un mister a motivare i giocatori fino alla fine? Un giocatore vuole sempre giocare, uno strumento è sempre il dialogo, diventa importante anche lo staff per avere un rapporto meno diretto, con le persone dello staff il giocatore si confida molto di più che con te direttamente. Il turnover è un aspetto importante per tenere motivato tutto il gruppo, il fatto che il giocatore sa che potrà essere utilizzato. In questo contesto la presenza della società è molto importante, deve essere presente nel supportare l'allenatore. 
 
Ho avuto difficoltà nel cambiare mentalità dopo Sarri? Ho trovato una squadra che conosce tante cose, la linea difensiva fatta molto bene. Tante cose erano fatte bene, dopo il fatto di cambiare qualcosa era legata all'idea che ho io, difendere in maniera diversa può dare dei vantaggi. Col 4-4-2 si aggredisce meglio in avanti ma non ho mai imposto niente, ho chiesto ai giocatore se c'era disponibilità di farlo, sopratutto ai centrocampisti. Giocatori come Hamsik, Callejon, mi hanno dato subito la loro disponibilità. Provare qualcosa di nuovo dà sempre motivazione, se però c'è imposizione allora no. Abbiamo provato, si sentivano comodi e quindi abbiamo continuato. 
 
Come cambia l'allenatore nei massimi campionati europei? Non credo cambi molto, la maniera di allenare è sempre la stessa, devi avere una metodologia di lavoro, quello che cambia è il contorno, magari la pressione che c'è sul club, sotto questo punto di vista il Real Madrid è il numero uno con distacco. L'esperienza più bella? Non saprei, sono state tutte esperienze indimenticabili. Forse cambia il periodo di permanenza, sono stato al Milan otto anni, adesso voglio battere questo record con il Napoli!
 
Giovani del panorama attuale? Calcio italiano sta esprimendo ottime cose. In tutti i ruoli credo stiano nascendo ottimi giocatori con tanto potenziale, in tutti i ruoli. Abbiamo ottimi portiere, ottimi difensori, centrocampisti non ne parliamo. Fino a qualche anno fa si parlava di carenza, otterremo dei frutti sicuramente con la nazionale italiana.
 
Calcio femminile? Beh siamo indietro. Vado spesso in Canada, l'ultimo mondiale si è svolto in Canada e c'è stata una partecipazione incredibile da parte della gente. L'Italia sta facendo passi in avanti, questo campionato sta diventando interessante anche grazie alla televisione, si migliorerà sicuramente. A differenza di altri stati, anche sotto il punto di vista culturale, gli altri sono avvantaggiati.
 
Rapporti con dirigenze lontane? Il binomio società-allenatore è molto importante, fondamentale che ci sia sintonia. Non importa che la proprietà non sia presente, ho trovato presidenti presenti ma anche distaccati, l'importante è che dia la linea della società e che ci siano interpreti che portino avanti questa linea. L'importante per un allenatore è che la società sia dietro di te, poi la società ha l'obbligo di giudicare l'operato dell'allenatore. Sbagliato continuare se non c'è sintonia. 
 
Come si preparano partite importanti come quelle di Champions? Nelle partite importante sai che i giocatori daranno per certo il 100%, diventa più una componente psicologia, non mettere eccessiva preoccupazione. Quello che frega è l'ansia e la paura".

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