NAPOLI - L’amaro alla fine riempiva il Tardini, dal tunnel che dal campo porta agli spogliatoi, fino al retrobottega dello stadiolo parmense. Era come se i parmigiani, come sappiamo già ultra-retrocessi, falliti e senza un centesimo, avessero voluto trascinare tutti nel loro stesso destino, che ha un odore cattivo. E ci sono anche riusciti. Il Napoli non è invece riuscito “a starne fuori”. Spinte, gomitate, dispetti, malignità, insulti tra giocatori e dirigenti: il finale e il dopo-partita di Parma-Napoli sono stati anche peggiori della partitaccia. E non era facile. I responsabili della comunicazione azzurri, sollecitati (anche da chi scrive) a farsi sentire, hanno voluto star zitti, almeno inizialmente minimizzando; era difficile, perché lo stato maggiore emiliano accusava gli azzurri di insulti molto brutti (“Ci dicevano: che lottate a fare così, se siete già retrocessi e falliti?”), ma forse era giusto così. Anzi, giusto no, saggio e comodo sì. Pescare dal mazzo i ‘buoni’ così non è facile; la tristezza ci mangia il cuore, ma ci tocca. Un pari triste, mogio, da lacrime, per tutti, napoletani e parmensi. Non ci viene facile la solita vena ironica, cari lettori, spero apprezziate almeno la buona volontà.
BUONI
Gabbiadini 6,5 – Non è che faccia mirabilie o miracoli come al solito, non era la giornata giusta. Però almeno ci prova, sempre. Insomma lui c’è stato, appunto, anche stavolta. Sia quando ha dovuto fare la seconda punta, quando doveva inventare spunti o farsi venire idee, sia quando poteva concludere. Col solito malefico (per gli avversari), sapiente (per gli azzurri) sinistro, ha messo dentro il gol dell’1-1 risistemando una partita nata male. Ci ha provato sino alla fine, rompendo le scatole alla difesa di casa fino allo stremo, garantito che Donadoni se lo sognerà nelle prossime notti.
Mertens 6 – Il Peter Pan belga stavolta fa solo (solo…) gol, ma zampilla calcio meno effervescente del solito. Però almeno fa illudere. E vista la giornata che è stata, accontentiamoci. Aggiungeremo una bustina in più di Idrolitina, se c’è ancora.
CATTIVI
Andujar 4 – E già, quanno ce vo ce vo…. Sennò si penserà che le mille bocciature in passato date a Rafael erano pilotate/motivate da antipatia. Lui, che era sempre stato almeno affidabile, cicca di brutto la partita. Il fatto è che quando lo fa il portiere sono c. (cavoli, che avevate malignato?) amari. Sembrava la controfigura di Rafael, specie sulla prima uscita, quella che ha portato il loro 1-0. E anche la botta di Jorquera poi lo sorprende, costringendo i cronisti a parlare di ‘bomba imprendibile’ per quella che era, appunto, solo una ‘botta’. Pepe Reina, non pensarci più, lasciaci almeno dormire sicuri del futuro...
Zapata 4 – Capisce presto che non è aria. Col piedino di fata (di marmo) che ha non aveva mai fatto arabeschi, nessuno glieli chiede, figurati. Ma quando comincia a sbagliare i controlli minimi, quelli da “6 politico” e fa solo a spallate e sportellate allora non fa football. Il guaio è che invece si giocava a calcio e non era una sfida di wrestling. Cambiate canale, va, che per lui stava diventando un cocktail di Scherzi a Parte e Oggi le Comiche.
Koulibaly 4 – Si giocava al calcio, maledizione. Quello dove si deve persino colpire la palla col piede per magari passarla a un compagno. “Sono quelli con la maglia uguale alla tua”, gli hanno detto i tecnici. Non ci riusciva, ma lui, mannaggia, non è scarso, è solo daltonico.
Inler 4 – Siamo buoni e democratici, non è giusto prendersela con i piccoli. E neanche con i troppo lenti. E allora non gli diamo un voto più basso dei suoi compagni di giochi. Ma lui non era quello che DeLa presentò con la maschera del leone? No, no, forse ricordiamo male, doveva essere un altro film…

Paolo Prestisimone
Napoli Magazine
Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com
di Napoli Magazine
11/05/2015 - 16:00
NAPOLI - L’amaro alla fine riempiva il Tardini, dal tunnel che dal campo porta agli spogliatoi, fino al retrobottega dello stadiolo parmense. Era come se i parmigiani, come sappiamo già ultra-retrocessi, falliti e senza un centesimo, avessero voluto trascinare tutti nel loro stesso destino, che ha un odore cattivo. E ci sono anche riusciti. Il Napoli non è invece riuscito “a starne fuori”. Spinte, gomitate, dispetti, malignità, insulti tra giocatori e dirigenti: il finale e il dopo-partita di Parma-Napoli sono stati anche peggiori della partitaccia. E non era facile. I responsabili della comunicazione azzurri, sollecitati (anche da chi scrive) a farsi sentire, hanno voluto star zitti, almeno inizialmente minimizzando; era difficile, perché lo stato maggiore emiliano accusava gli azzurri di insulti molto brutti (“Ci dicevano: che lottate a fare così, se siete già retrocessi e falliti?”), ma forse era giusto così. Anzi, giusto no, saggio e comodo sì. Pescare dal mazzo i ‘buoni’ così non è facile; la tristezza ci mangia il cuore, ma ci tocca. Un pari triste, mogio, da lacrime, per tutti, napoletani e parmensi. Non ci viene facile la solita vena ironica, cari lettori, spero apprezziate almeno la buona volontà.
BUONI
Gabbiadini 6,5 – Non è che faccia mirabilie o miracoli come al solito, non era la giornata giusta. Però almeno ci prova, sempre. Insomma lui c’è stato, appunto, anche stavolta. Sia quando ha dovuto fare la seconda punta, quando doveva inventare spunti o farsi venire idee, sia quando poteva concludere. Col solito malefico (per gli avversari), sapiente (per gli azzurri) sinistro, ha messo dentro il gol dell’1-1 risistemando una partita nata male. Ci ha provato sino alla fine, rompendo le scatole alla difesa di casa fino allo stremo, garantito che Donadoni se lo sognerà nelle prossime notti.
Mertens 6 – Il Peter Pan belga stavolta fa solo (solo…) gol, ma zampilla calcio meno effervescente del solito. Però almeno fa illudere. E vista la giornata che è stata, accontentiamoci. Aggiungeremo una bustina in più di Idrolitina, se c’è ancora.
CATTIVI
Andujar 4 – E già, quanno ce vo ce vo…. Sennò si penserà che le mille bocciature in passato date a Rafael erano pilotate/motivate da antipatia. Lui, che era sempre stato almeno affidabile, cicca di brutto la partita. Il fatto è che quando lo fa il portiere sono c. (cavoli, che avevate malignato?) amari. Sembrava la controfigura di Rafael, specie sulla prima uscita, quella che ha portato il loro 1-0. E anche la botta di Jorquera poi lo sorprende, costringendo i cronisti a parlare di ‘bomba imprendibile’ per quella che era, appunto, solo una ‘botta’. Pepe Reina, non pensarci più, lasciaci almeno dormire sicuri del futuro...
Zapata 4 – Capisce presto che non è aria. Col piedino di fata (di marmo) che ha non aveva mai fatto arabeschi, nessuno glieli chiede, figurati. Ma quando comincia a sbagliare i controlli minimi, quelli da “6 politico” e fa solo a spallate e sportellate allora non fa football. Il guaio è che invece si giocava a calcio e non era una sfida di wrestling. Cambiate canale, va, che per lui stava diventando un cocktail di Scherzi a Parte e Oggi le Comiche.
Koulibaly 4 – Si giocava al calcio, maledizione. Quello dove si deve persino colpire la palla col piede per magari passarla a un compagno. “Sono quelli con la maglia uguale alla tua”, gli hanno detto i tecnici. Non ci riusciva, ma lui, mannaggia, non è scarso, è solo daltonico.
Inler 4 – Siamo buoni e democratici, non è giusto prendersela con i piccoli. E neanche con i troppo lenti. E allora non gli diamo un voto più basso dei suoi compagni di giochi. Ma lui non era quello che DeLa presentò con la maschera del leone? No, no, forse ricordiamo male, doveva essere un altro film…

Paolo Prestisimone
Napoli Magazine
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