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L'EDITORIALE - Antonio Petrazzuolo: "Napoli, 3 gol e 5 minuti di relax: il ritorno di Lorenzo, Josè e Piotr, in attesa di Fabian, Dries ed Arkadiusz"
15.02.2019 23:33 di Napoli Magazine

NAPOLI - Nel giorno di San Valentino e dell'addio ufficiale a Marek Hamsik, il Napoli ritrova gol e vittoria. Sono sincero: sin dalle prime battute della sfida contro lo Zurigo ho pensato che potesse finire in goleada. E il calo di tensione negli ultimi 5 minuti non è che mi ha fatto sobbalzare più di tanto dalla sedia. Al di là del terreno di gioco non in perfette condizioni e del pallone più leggero del solito, un pò come quando si bucava il "Super Santos" e dall'edicolante trovavi solo il "Super Tele" che se lo portava via il vento, subito è balzata agli occhi l'evidente differenza tecnica. Il Napoli è molto più forte dello Zurigo. E si è visto. E' anche vero che, rispetto a Firenze, qualche guizzo in più c'è stato. Regalato il primo gol, grazie all'ingenuità del portiere Brecher, che ha consegnato un pacco dono nei piedi di Milik per il sinistro di Insigne, molto bello il raddoppio firmato Malcuit-Callejon. In questo caso si è rivisto il vecchio spirito, quello che fa la differenza, con lo spagnolo che non perdona. A suggellare il tutto il terzo timbro di Zielinski, dopo una prestazione di carattere, gagliarda, di personalità. Se poi aggiungiamo qualche cross ben calibrato di Ghoulam per la testa di Koulibaly, con l'algerino schierato finalmente alto a sinistra e bravo ad andare oltre gli accendini piovuti inspiegabilmente dagli spalti, ecco che la soddisfazione per il risultato conseguito aumenta. Di sicuro, però, è lecito attendersi molto di più. Bravo Meret a negare un gol a Khelifi nel finale, anche se su qualche rinvio non è stato super reattivo, soprattutto nelle fasi iniziali del match. Bene Maksimovic, punito in maniera eccessiva dall'arbitro con la massima punizione per un tocco involontario di mano: giallo e rigore. Dal dischetto, onestamente, ho trovato di pessimo gusto il cucchiaio di Kololli: essendo quasi fuori dall'Europa League, sotto di 3 gol, mi è sembrato un vezzo fuori contesto, un tentativo di imitare Totti in Olanda-Italia, semifinale degli Europei del 2000, riuscito nella sostanza ma non nella dimensione del risultato; tutto sommato comunque il gol c'è stato, quindi in fin dei conti ha avuto ragione lui. Ma tornando al Napoli, vorrei riflettere su alcuni aspetti. Insigne deve stare tranquillo: nel post gara piu' volte ha sottolineato che nelle ultime settimana non era sereno per il periodo nero in zona realizzativa. E' tornato al gol, il sorriso e' rispuntato, ma non occorre caricarlo di eccessive pressioni. Piuttosto, in attesa che Mertens si riprenda dalle "non perfette condizioni" evidenziate da Giuntoli ed Ancelotti, mi aspetto molto di più da Milik. Il polacco deve essere il trascinatore dell'attacco, il "Piatek" della situazione, quello che ti risolve le partite e segna a raffica contro avversari alla portata e contro quelli di pari livello, se non piu' forti, con gol semplici e complicati. Un pò com'è accaduto fino a dicembre, quando la media gol l'aveva portato a essere il migliore della serie A. In poche parole voglio un Arek più cattivo, spietato, assatanato, mai sazio: deve diventare irritante, perchè è l'unico terminale offensivo della squadra in questo periodo storico. Altrimenti, se il processo di maturazione non e' ancora in procinto di arrivare al dunque, se si pensa che si rischia di caricarlo di eccessive responsabilità, andrei a rispolverare il Mertens punta centrale che in due stagioni di gol ne ha marcati 60, alternando gare e posizioni, in una staffetta che potrebbe diventare galvanizzante per entrambi. A centrocampo, invece, Allan è tornato quello di un tempo: tant'e' vero che dal momento in cui ha lasciato il campo, si e' avvertita la sua assenza, con un paio di leggerenze griffate Diawara del tutto evitabili, di cui una l'ha portato all'ammonizione. Se Ounas ha sfiorato il gol nel finale, in pochi minuti, chi sta avvertendo il peso dell'eredità lasciata da Marek Hamsik è Fabian Ruiz: in alcuni casi tenta troppo il possesso palla, quando la giocata di prima, invece, gli gioverebbe notevolmente per aprire e velocizzare il gioco verso i compagni: le capacità tecniche le ha, ma non deve strafare. Appunti positivi, in estrema sintesi, per Carlo Ancelotti, dalla trasferta in Svizzera, in vista del Torino. L'Europa League è diventata prepotentemente un obiettivo. Il campionato però non va abbandonato. Servono gol, punti e vittorie per costruire il futuro di questa e delle prossime stagioni. 

 

 

Antonio Petrazzuolo
 
 
Napoli Magazine
 
 
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