NAPOLI - Due gol in cinque giornate non sono un bottino da buttare, ma per un centravanti come Rasmus Hojlund il Napoli ha bisogno di qualcosa in più. Ha bisogno di gol frequenti. Ha bisogno che il suo numero 19 diventi una presenza costante nelle aree avversarie. Ha bisogno, soprattutto, che Hojlund torni ad avere quella fame da bomber che può fare la differenza.
Il dato è semplice: Hojlund (in gol con la Danimarca) ha giocato tutte le prime cinque partite di campionato, sempre da titolare, per un totale di 363 minuti, segnando contro Como e Inter. Nessun assist, quattro conclusioni nello specchio su sei tiri complessivi.
Non è un bilancio negativo in assoluto.
Ma è un bilancio che può e deve crescere.
Perché il Napoli ha bisogno di un centravanti capace di trasformare in gol il lavoro della squadra.
E qui bisogna dividere le responsabilità.
Il Napoli deve mettere Hojlund nelle condizioni migliori per segnare. Hojlund, però, deve anche metterci qualcosa in più.
Non basta aspettare il pallone giusto.
Non basta essere fisicamente presente.
Non basta fare il movimento corretto.
Un centravanti deve andare a cercarsi il gol.
Deve attaccare la porta.
Deve anticipare il difensore.
Deve attaccare il primo palo.
Deve cercare il secondo.
Deve farsi trovare.
Deve pretendere il pallone.
Deve avere quella sensazione, quasi ossessiva, che porta un bomber a pensare alla porta anche quando l'azione sembra ancora lontana dall'area.
Hojlund deve diventare più bomber.
È questo l'invito che mi sento di rivolgergli.
Non gli manca la qualità.
Non gli manca la struttura fisica.
Non gli manca la velocità.
Non gli manca la capacità di attaccare la profondità.
Gli manca, in alcune fasi delle partite, quella continuità offensiva che deve trasformarlo in un riferimento costante.
A Firenze, ad esempio, il Napoli ha trovato il vantaggio con Gilmour e ha avuto anche la possibilità di raddoppiare. La Lega Serie A segnala proprio una grande occasione per Hojlund prima dell'intervallo, fermato da un intervento in scivolata di Dragusin.
Ma il problema è che quella giocata è rimasta troppo isolata.
E quando il centravanti rimane troppo lontano dalla partita, inevitabilmente diminuiscono le possibilità che possa incidere.
Allegri, dopo il pareggio del Franchi, ha parlato di mancanza di lucidità e cattiveria in area, sottolineando la necessità di crescere nella determinazione in zona realizzativa.
È un messaggio che vale per tutta la squadra.
Ma inevitabilmente riguarda anche Hojlund.
Perché se il Napoli vuole competere su più fronti, non può pensare di affidarsi soltanto alle invenzioni di De Bruyne, alle accelerazioni degli esterni o agli inserimenti dei centrocampisti.
Serve il centravanti.
Serve il gol del centravanti.
Serve quel gol che sblocca una partita complicata.
Quel gol che trasforma un pareggio in una vittoria.
Quel gol che permette alla squadra di giocare con maggiore serenità.
E Hojlund deve assumersi questa responsabilità.
Senza pressioni eccessive, ma con la consapevolezza del ruolo.
Due gol in cinque giornate significano che il danese ha già trovato la porta. Il problema è la continuità.
Il Napoli non gli chiede necessariamente di segnare ogni domenica.
Gli chiede di essere pericoloso ogni domenica.
È diverso.
Perché anche quando non arriva il gol, un centravanti può incidere: attaccando gli spazi, creando profondità, portandosi dietro i difensori, facendo sponde, vincendo duelli, liberando la giocata dei compagni.
Ma alla fine deve sempre esserci quella ricerca della porta.
Deve voler segnare.
E deve farlo con maggiore decisione.
Il Napoli, dal canto suo, deve aiutarlo.
Più palloni dentro l'area.
Più verticalizzazioni.
Più cross quando ci sono le condizioni.
Più combinazioni negli ultimi venti metri.
Più uomini capaci di accompagnare l'azione.
Non si può pretendere che Hojlund faccia tutto da solo.
Ma nemmeno il contrario.
Non può essere sempre il Napoli a dovergli costruire l'occasione perfetta.
Un bomber deve anche costruirsi il proprio gol.
Deve crederci prima degli altri.
Deve arrivare prima degli altri.
Deve avere quella frazione di secondo di anticipo che trasforma un pallone normale in un'occasione da rete.
E qui Hojlund può ancora crescere.
A 23 anni ha tempo, margini e qualità per farlo. Il suo percorso al Napoli è ancora lungo e i due gol segnati contro Como e Inter dimostrano che il feeling con la porta non è affatto perduto.
Adesso, però, serve continuità.
Perché il Napoli ha bisogno di gol frequenti.
Ha bisogno di una certezza davanti.
Ha bisogno che Hojlund diventi sempre più centrale nel progetto offensivo.
E Hojlund deve rispondere presente.
Con più cattiveria.
Con più movimenti.
Con più attacchi alla porta.
Con più tiri.
Con più fame.
Con quella sana "ossessione" del gol che appartiene ai grandi centravanti.
Non è una bocciatura.
È una richiesta.
Anzi, è una responsabilità che si dà a chi si ritiene importante.
Il Napoli deve mettere Hojlund nelle condizioni di segnare. Hojlund deve fare il resto.
Perché il centravanti vive di gol.
E il Napoli, oggi più che mai, ha bisogno dei suoi.

di Napoli Magazine
30/09/2026 - 07:00
NAPOLI - Due gol in cinque giornate non sono un bottino da buttare, ma per un centravanti come Rasmus Hojlund il Napoli ha bisogno di qualcosa in più. Ha bisogno di gol frequenti. Ha bisogno che il suo numero 19 diventi una presenza costante nelle aree avversarie. Ha bisogno, soprattutto, che Hojlund torni ad avere quella fame da bomber che può fare la differenza.
Il dato è semplice: Hojlund (in gol con la Danimarca) ha giocato tutte le prime cinque partite di campionato, sempre da titolare, per un totale di 363 minuti, segnando contro Como e Inter. Nessun assist, quattro conclusioni nello specchio su sei tiri complessivi.
Non è un bilancio negativo in assoluto.
Ma è un bilancio che può e deve crescere.
Perché il Napoli ha bisogno di un centravanti capace di trasformare in gol il lavoro della squadra.
E qui bisogna dividere le responsabilità.
Il Napoli deve mettere Hojlund nelle condizioni migliori per segnare. Hojlund, però, deve anche metterci qualcosa in più.
Non basta aspettare il pallone giusto.
Non basta essere fisicamente presente.
Non basta fare il movimento corretto.
Un centravanti deve andare a cercarsi il gol.
Deve attaccare la porta.
Deve anticipare il difensore.
Deve attaccare il primo palo.
Deve cercare il secondo.
Deve farsi trovare.
Deve pretendere il pallone.
Deve avere quella sensazione, quasi ossessiva, che porta un bomber a pensare alla porta anche quando l'azione sembra ancora lontana dall'area.
Hojlund deve diventare più bomber.
È questo l'invito che mi sento di rivolgergli.
Non gli manca la qualità.
Non gli manca la struttura fisica.
Non gli manca la velocità.
Non gli manca la capacità di attaccare la profondità.
Gli manca, in alcune fasi delle partite, quella continuità offensiva che deve trasformarlo in un riferimento costante.
A Firenze, ad esempio, il Napoli ha trovato il vantaggio con Gilmour e ha avuto anche la possibilità di raddoppiare. La Lega Serie A segnala proprio una grande occasione per Hojlund prima dell'intervallo, fermato da un intervento in scivolata di Dragusin.
Ma il problema è che quella giocata è rimasta troppo isolata.
E quando il centravanti rimane troppo lontano dalla partita, inevitabilmente diminuiscono le possibilità che possa incidere.
Allegri, dopo il pareggio del Franchi, ha parlato di mancanza di lucidità e cattiveria in area, sottolineando la necessità di crescere nella determinazione in zona realizzativa.
È un messaggio che vale per tutta la squadra.
Ma inevitabilmente riguarda anche Hojlund.
Perché se il Napoli vuole competere su più fronti, non può pensare di affidarsi soltanto alle invenzioni di De Bruyne, alle accelerazioni degli esterni o agli inserimenti dei centrocampisti.
Serve il centravanti.
Serve il gol del centravanti.
Serve quel gol che sblocca una partita complicata.
Quel gol che trasforma un pareggio in una vittoria.
Quel gol che permette alla squadra di giocare con maggiore serenità.
E Hojlund deve assumersi questa responsabilità.
Senza pressioni eccessive, ma con la consapevolezza del ruolo.
Due gol in cinque giornate significano che il danese ha già trovato la porta. Il problema è la continuità.
Il Napoli non gli chiede necessariamente di segnare ogni domenica.
Gli chiede di essere pericoloso ogni domenica.
È diverso.
Perché anche quando non arriva il gol, un centravanti può incidere: attaccando gli spazi, creando profondità, portandosi dietro i difensori, facendo sponde, vincendo duelli, liberando la giocata dei compagni.
Ma alla fine deve sempre esserci quella ricerca della porta.
Deve voler segnare.
E deve farlo con maggiore decisione.
Il Napoli, dal canto suo, deve aiutarlo.
Più palloni dentro l'area.
Più verticalizzazioni.
Più cross quando ci sono le condizioni.
Più combinazioni negli ultimi venti metri.
Più uomini capaci di accompagnare l'azione.
Non si può pretendere che Hojlund faccia tutto da solo.
Ma nemmeno il contrario.
Non può essere sempre il Napoli a dovergli costruire l'occasione perfetta.
Un bomber deve anche costruirsi il proprio gol.
Deve crederci prima degli altri.
Deve arrivare prima degli altri.
Deve avere quella frazione di secondo di anticipo che trasforma un pallone normale in un'occasione da rete.
E qui Hojlund può ancora crescere.
A 23 anni ha tempo, margini e qualità per farlo. Il suo percorso al Napoli è ancora lungo e i due gol segnati contro Como e Inter dimostrano che il feeling con la porta non è affatto perduto.
Adesso, però, serve continuità.
Perché il Napoli ha bisogno di gol frequenti.
Ha bisogno di una certezza davanti.
Ha bisogno che Hojlund diventi sempre più centrale nel progetto offensivo.
E Hojlund deve rispondere presente.
Con più cattiveria.
Con più movimenti.
Con più attacchi alla porta.
Con più tiri.
Con più fame.
Con quella sana "ossessione" del gol che appartiene ai grandi centravanti.
Non è una bocciatura.
È una richiesta.
Anzi, è una responsabilità che si dà a chi si ritiene importante.
Il Napoli deve mettere Hojlund nelle condizioni di segnare. Hojlund deve fare il resto.
Perché il centravanti vive di gol.
E il Napoli, oggi più che mai, ha bisogno dei suoi.
