NAPOLI - Che cosa sarebbe successo se Kevin De Bruyne nel calciare quel maledetto (benedetto…) rigore il 25 ottobre 2025, nella sfida al Maradona con l’Inter, non si fosse fatto male? Quale sarebbe ora la posizione degli azzurri in classifica? E’ la domanda che tutti i tifosi del Napoli (e forse anche quelli dell’Inter…) si pongono all’indomani del clamoroso ritorno in campo del campione belga che, sia pure per soli 45’ di gioco, ha dato spettacolo e ha consentito alla sua squadra di ribaltare il risultato della partita con il Lecce, con i salentini che nel primo tempo avevano dominato la scena e che erano andati negli spogliatoi per l’intervallo giustamente in vantaggio. Poi è arrivato lui, il grande fuoriclasse, l’uomo che era stato ingaggiato la scorsa estate per cambiare il volto della squadra e infonderle, oltre che un più elevato tasso tecnico, un più marcato tono di internazionalità. Purtroppo, come sappiamo, quel rigore calciato e trasformato contro l’Inter costò a De Bruyne e al Napoli una dolorosissima assenza di quasi cinque mesi nei quali il giocatore, dopo l’intervento chirurgico, è rimasto in Belgio. Ciò che quest’uomo è riuscito a fare nel suo Paese, aiutato da uno staff di esperti messosi a sua disposizione, ha dello strabiliante. De Bruyne si è presentato a Castel Volturno in condizioni atletiche eccezionali, pronto a scendere subito in campo, senza essere costretto, una volta arrivato in Italia, a un nuovo percorso di avvicinamento alla prestazione agonistica. E’ arrivato e…boom, è sceso subito in campo. E lo straordinario livello di maturazione fisico-atletica raggiunto, questo grande campione lo ha messo subito al servizio del suo sconfinato talento calcistico. Appena è entrato in campo lui, si è accesa subito la luce. Quel che era mancato al Napoli fino a quel momento era proprio la capacità di verticalizzare il gioco offensivo, di indovinare traiettorie ficcanti, di capire in anticipo dove e come un pallone si dovesse indirizzare per bucare la difesa avversaria e mettere i compagni di squadra in condizione di nuocere. Ma il contributo di De Bruyne non si è limitato a questo. Tutti hanno avuto modo di vedere di che razza di leader si tratti: ha comandato il gioco a piacimento, forte della sua condizione atletica strabordante, ha intimorito gli avversari, ha gestito con parole e con gesti i movimenti dei compagni di squadra, ha messo a disposizione del gruppo la tecnica sopraffina dei suoi piedi fatati, facendo spiovere in area di rigore traversoni taglienti, un vero incubo per i portieri e le difese. Insomma De Bruyne è stato autore contro il Lecce di una (mezza) prova scintillante e ora si propone per accompagnare il Napoli fino in fondo in questo scampolo di stagione. Mancano nove partite e la squadra di Conte deve assolutamente concretizzare il suo obiettivo, la conquista di un posto nella prossima Champions League. Ma per come si sono messe le cose, con la sconfitta del Milan ad opera della Lazio e con la diminuzione dello svantaggio a un solo punto, il traguardo da raggiungere diventa inevitabilmente anche la conquista del secondo posto in classifica. In questa lotta con i rossoneri molto dipenderà dall’esito della sfida diretta che si giocherà al Maradona dopo la sosta per gli impegni delle Nazionali. Con un De Bruyne in questa smaglianti condizioni di forma a disposizione il Napoli ha tutte le carte in regola per scavalcare la squadra di Allegri e insediarsi al secondo posto della graduatoria. L’Inter è ormai irraggiungibile, è vero, ma con una rosa disponibile (quasi) integralmente almeno si può dimostrare che se non fosse dipeso dell’accanimento della sfortuna la squadra di Conte avrebbe potuto lottare fino all’ultimo per bissare la conquista dello scudetto. Sarebbe stato il secondo in due anni e il terzo in quattro anni. Che peccato!

Mario Zaccaria
Napoli Magazine
Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com
di Napoli Magazine
17/03/2026 - 08:00
NAPOLI - Che cosa sarebbe successo se Kevin De Bruyne nel calciare quel maledetto (benedetto…) rigore il 25 ottobre 2025, nella sfida al Maradona con l’Inter, non si fosse fatto male? Quale sarebbe ora la posizione degli azzurri in classifica? E’ la domanda che tutti i tifosi del Napoli (e forse anche quelli dell’Inter…) si pongono all’indomani del clamoroso ritorno in campo del campione belga che, sia pure per soli 45’ di gioco, ha dato spettacolo e ha consentito alla sua squadra di ribaltare il risultato della partita con il Lecce, con i salentini che nel primo tempo avevano dominato la scena e che erano andati negli spogliatoi per l’intervallo giustamente in vantaggio. Poi è arrivato lui, il grande fuoriclasse, l’uomo che era stato ingaggiato la scorsa estate per cambiare il volto della squadra e infonderle, oltre che un più elevato tasso tecnico, un più marcato tono di internazionalità. Purtroppo, come sappiamo, quel rigore calciato e trasformato contro l’Inter costò a De Bruyne e al Napoli una dolorosissima assenza di quasi cinque mesi nei quali il giocatore, dopo l’intervento chirurgico, è rimasto in Belgio. Ciò che quest’uomo è riuscito a fare nel suo Paese, aiutato da uno staff di esperti messosi a sua disposizione, ha dello strabiliante. De Bruyne si è presentato a Castel Volturno in condizioni atletiche eccezionali, pronto a scendere subito in campo, senza essere costretto, una volta arrivato in Italia, a un nuovo percorso di avvicinamento alla prestazione agonistica. E’ arrivato e…boom, è sceso subito in campo. E lo straordinario livello di maturazione fisico-atletica raggiunto, questo grande campione lo ha messo subito al servizio del suo sconfinato talento calcistico. Appena è entrato in campo lui, si è accesa subito la luce. Quel che era mancato al Napoli fino a quel momento era proprio la capacità di verticalizzare il gioco offensivo, di indovinare traiettorie ficcanti, di capire in anticipo dove e come un pallone si dovesse indirizzare per bucare la difesa avversaria e mettere i compagni di squadra in condizione di nuocere. Ma il contributo di De Bruyne non si è limitato a questo. Tutti hanno avuto modo di vedere di che razza di leader si tratti: ha comandato il gioco a piacimento, forte della sua condizione atletica strabordante, ha intimorito gli avversari, ha gestito con parole e con gesti i movimenti dei compagni di squadra, ha messo a disposizione del gruppo la tecnica sopraffina dei suoi piedi fatati, facendo spiovere in area di rigore traversoni taglienti, un vero incubo per i portieri e le difese. Insomma De Bruyne è stato autore contro il Lecce di una (mezza) prova scintillante e ora si propone per accompagnare il Napoli fino in fondo in questo scampolo di stagione. Mancano nove partite e la squadra di Conte deve assolutamente concretizzare il suo obiettivo, la conquista di un posto nella prossima Champions League. Ma per come si sono messe le cose, con la sconfitta del Milan ad opera della Lazio e con la diminuzione dello svantaggio a un solo punto, il traguardo da raggiungere diventa inevitabilmente anche la conquista del secondo posto in classifica. In questa lotta con i rossoneri molto dipenderà dall’esito della sfida diretta che si giocherà al Maradona dopo la sosta per gli impegni delle Nazionali. Con un De Bruyne in questa smaglianti condizioni di forma a disposizione il Napoli ha tutte le carte in regola per scavalcare la squadra di Allegri e insediarsi al secondo posto della graduatoria. L’Inter è ormai irraggiungibile, è vero, ma con una rosa disponibile (quasi) integralmente almeno si può dimostrare che se non fosse dipeso dell’accanimento della sfortuna la squadra di Conte avrebbe potuto lottare fino all’ultimo per bissare la conquista dello scudetto. Sarebbe stato il secondo in due anni e il terzo in quattro anni. Che peccato!

Mario Zaccaria
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