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venerdì 22 marzo 2019, ore
L'ANGOLO
L'ALLENATORE - Ancelotti: "Il Napoli sembra il mio Milan: qui vincerò, questa squadra può e deve riuscirci a competere con la Juventus"
28.02.2019 11:36 di Napoli Magazine

NAPOLI - L'allenatore azzurro Carlo Ancelotti ha rilasciato un'intervista a La Stampa: "Il Napoli sembra il mio Milan: qui vincerò. La classifica non mente. Merito della Juve e demerito nostro. Loro sono sopra la media, noi dentro una media molto elevata. Abbiamo sbagliato poche partite e fatto un campionato buono, ma è un giudizio annacquato dalla straordinarietà della Juve. Questa squadra può e deve riuscirci a competere con la Juve, altrimenti non sarei venuto qui. Prima o poi vinceremo, sono sicuro. Lo stress da panchina? Se lo conoscessi, avrei accettato di allenare la Nazionale, ma io ho bisogno di lavorare tutti i giorni. Questa città non trasmette tensioni, ma molto amore. Anche se le cose non vanno bene. A Napoli c’è un clima ovattato, la gente non si prende troppo sul serio. E ci sono meno problemi di quello che sembra da fuori. E io sono uno del Nord... Juventus? Al di là del momento, difficilmente sbagliano certe partite. Verranno qui per chiudere la pratica scudetto sfruttando le loro caratteristiche: difesa solida, contropiede, agonismo, velocità. Cristiano Ronaldo è molto motivato e concentrato su quanto deve fare. È sempre uguale. A lui non devi dire molto, è uno di quei giocatori che è meglio ascoltare. Non ci sono segreti tra queste due squadre. Certo se vincono possono pensare ad altro, se perdono devono stare ancora all’erta. Atletico-Juve? Non mi aspettavo il risultato, ma quel tipo di partita sì. Attenzione, aggressività: qualità che prescindono dal gioco. L’Atletico la mette sempre su quel piano, sono bravissimi. Forzare il gioco, tenerne il controllo con più lucidità. A Madrid la Juve ha provato a gestire la partita e con l’Atletico è rischioso: finisce sui loro binari e non la recuperi più. Se esiste l'ancelottismo? Non esiste, a me interessa avere una squadra che non abbia una sola identità ma che sappia fare di tutto. Devi costruire in base alle caratteristiche dei giocatori che hai, non puoi fare una granita senza il ghiaccio. Il calcio si può giocare in tante maniere. Com'è lavorare al Napoli? Il gruppo dei giocatori è meno formato rispetto a Real, Bayern o Chelsea per esempio, quindi puoi incidere di più. In questo mi ricorda l’esperienza al Milan. E De Laurentiis è simile a Berlusconi, gestisce la società come una grande famiglia. E io mi sento uno di famiglia. Meret è un grande talento, a livello tecnico mi ricorda il primo Buffon. Ha avuto tanti problemi fisici e quindi è un po’ apprensivo, ma con il tempo guadagnerà in personalità. Koulibaly appartiene alla categoria di Maldini, Thuram, Thiago Silva e Sergio Ramos. È molto intelligente, di solito chi è così forte e veloce pensa che non serva altro per risolvere i problemi. Io divido i giocatori in ottimisti e pessimisti. Lui è pessimista, sa che non basta solo quello. Per cui è molto attento e ha una forte personalità. Se Insigne può crescere ancora? No, la sua crescita sta nel trovare continuità. Deve raggiungerla anche attraverso le pause, basta che non siano ripetute. Al talento non puoi chiedere troppo: nel Real a Ronaldo piaceva giocare a sinistra, avrebbe dovuto lavorare anche in copertura, ma neanche ci provavo. Preferivo aggiustarmi sacrificando altri. Sacchi si arrabbiava con Van Basten perché correva poco, lo facevo io volentieri per lui. E Marco mi diceva 'dammi la palla e corri ad abbracciarmi'". Che mondo è dove si insulta a morte la figlia di Simeone e si oltraggia la memoria di Astori? "Un mondo malato. Sono venuti a mancare i cardini, una volta si rispettavano le differenze tra il genitore e il figlio, tra il professore e l’ alunno. Ora non più. Se uno oltraggia la memoria di Astori è malato nella testa, i social hanno dato la parola a tutti, ma uno che è malato nella testa non ha il diritto di parlare. Siamo in un eccesso di democrazia, dovremmo limitarla per evitare certe degenerazioni".

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